Prince of Persia: The Sands of Time  1

Le sabbie sempiterne del tempo si muovono. Dopo 14 anni e due seguiti da dimenticare, il Principe di Persia ritorna in grande stile grazie a Ubisoft. Riuscirà il nostro eroe a salvare la sua bella, uccidere il Maharajah, fuggire dalle prigioni, conquistare il tesoro perduto, far trionfare la pace, l'amore, la giustizia, la libertà, la fratellanza, la...

Puzza di cammello.

Ora nel 2003 ritorna Jordan Mechner, già creatore del primo fortunatissimo episodio, e ritorna dietro una scrivania marchiata Ubisoft, per riproporci altre nuove avventure del principe acrobata che per questo round si è rifatto pesantemente il trucco. La trama di questo quarto capitolo della saga (si in effetti ci fu pure un Prince of Persia 3D pubblicato con doloroso esito nel 1999) non possiede elementi particolarmente significativi: il protagonista assalta insieme all’esercito del padre la fortezza del perfido Maharajah di cui pure si ignora amabilmente nome e background, con il nobilissimo scopo di depredare l’intero palazzo e far fuori il vegliardo sovrano. All’interno della fortezza il principe scopre due preziosissimi oggetti, il cui enorme potere verrà da egli stesso scatenato, portando l’intero regno alla rovina e trasformando gli abitanti in mostri di sabbia.
Grati di questo delizioso cambiamento tutti i paesani del regno si raduneranno per spezzare la schiena dell’imberbe (e alquanto poco scaltro) protagonista, mentre egli cercherà di rimediare al danno causato saltando da una piattaforma all’altra.
Questa è la storia che scorrerà davanti ai vostri occhi per le circa dieci ore di gameplay offerte da Ubisoft e da Mr. Mechner: leggero ma intrattenitivo, aromatizzato di incenso e cuscus.

Un principe esteta.

Non è solo cuscus quello che ci si para davanti agli occhi non appena eseguiamo il gioco. Nonostante il “porting” da console si faccia sentire pesantemente e si noti la mancanza di dettagli rispetto ad altri titoli contemporanei per pc (basterebbe pensare al signor Payne), l’aspetto grafico di Prince of Persia sorpassa di misura la sufficienza, toccando a tratti livelli di sicura eccellenza. Il motore grafico scorre leggero, nessuno scatto evidente, nessun rallentamento e al contempo lo scenario presentato passa non di rado dal "buono" al "delizioso". Non è una questione tecnica, ma piuttosto qui si parla di uso sapiente di palette di colori, effetti speciali e design dei livelli. Tutti questi elementi sono amalgamati in una misura notevolmente (e sorprendentemente aggiungerei) equilibrata in ogni scenario del gioco, con il risultato che ogni livello che visiterete vi rimarrà facilmente impresso per il suo impatto scenico. Se dovessi menzionare qualche particolare più significativo dovrei citare l’effetto di deformazione dell’acqua, niente di nuovo sotto il sole, ma decisamente ben realizzato e pittorescamente efficace.
All’interno di questi paesaggi da “Mille e una Notte” si muove il nostro eroe, scivolando e saltellando di piattaforma in piattaforma sempre più fluidamente. Si sarà capito che sto andando a parare sull’animazione del personaggio e pure in questo caso la mia verve critica viene zittita da animazioni fluide, morbide e cartoonesche degne del principe annata 1989, o meglio ancora, degne di un qualche cartoon firmato di Don Bluth o Disney, a scelta.

Musiche d'oriente.

Un buon cibo deve accompagnarsi sempre ad un buon vino e un buon gioco deve possedere decisamente un buon audio per poter assicurare al giocatore un’esperienza memorabile. Prince of Persia sicuramente non possiede un audio di basso livello: per quanto riguarda suoni ed effetti vari siamo costantemente sopra la mera sufficienza, l'EAX è usato adeguatamente e tutti i rumori prodotti dal nostro e dall’ambiente circostante sono niente meno che realistici, chiari e generalmente ben campionati. L’appunto andrebbe fatto alla colonna sonora, ben scritta e musicata, ma non tanto buona da rimanere impressa come accadeva, tanto per citare, in Morrowind o in Medal of Honor.
Invero il giudizio su una colonna sonora è ancora più difficile in quanto è ancora più legato alla propria soggettività più di ogni altro dettaglio, nonostante tutto i temi mediorientali di PoP proprio non riescono a centrare il bersaglio, limitandosi ad accompagnare la scena, ma senza costituirne una parte decisiva.

Muovere il principe.

Se finora abbiamo parlato del guscio ora sarebbe bene entrare nel cuore del nostro principino, per scoprire alla fin fine che cos’è che Ubisoft porta sui nostri scaffali. La risposta è un arcade-platform in 3D, condito frequentemente da una serie di enigmi assolutamente alla portata di tutti per la loro bambinesca linearità e che più che al ragionamento vi istigheranno a sequenze vertiginose di manovre acrobatiche per superare livelli sempre più impervi. A contorcere le falangi del giocatore ci penseranno anche i numerosi combattimenti contro guardie di palazzo e mostri di sabbia, nonostante anche qui il gameplay sia “disturbato” da una certa semplicità non si potrà non notare la spettacolarità delle movenze del principe in combattimento e, in ogni caso, visto il rapporto numerico sfavorevole, ogni combattimento vinto regalerà ugualmente soddisfazione.
Il sistema di salvataggio automatico è fondamentalmente perfetto, intervenendo sempre prima di ogni passaggio critico, ma se non dovesse bastare pensate alla possibilità di tornare indietro nel tempo: come se poteste premere il tasto “rewind” su un videoregistratore per fare in modo di risalire magicamente la parete di quel fosso in cui stavate per sfracellarvi… se vi dicessi di più mi macchierei di “spoilerismo” rivelandovi una sorpresa che è più piacevole scorprire da soli, ma posso aggiungere che quello che troverete in PoP è forse una delle novità più originali mai introdotte in un arcade, in grado di cambiare la giocabilità in maniera tanto decisiva quanto inaspettata.
Un neo in tutto questo splendore c’è ed è abbastanza evidente: il sistema di controllo. Tanto è grande l’appeal del titolo, la realizzazione e la giocabilità, tanto è penoso spostare il nostro baldo principino. La telecamera a volte scarroccia come un cammello ubriaco, e molto spesso si rischia di perdere l’orientamento in spettacolari, ma troppo repentini e inconsulti cambi di visuale e/o rotazioni di telecamera. E’ un vero peccato non si sia riusciti a regalare alla versione PC un sistema di controllo più razionale e funzionale, in ogni caso questo è forse l’unico difetto oggettivamente grave di cui soffre questo titolo Ubisoft.

Commento finale

Ubisoft quest’anno ci ha decisamente coccolati, tra Raven Shield, XIII e questo Prince of Persia potremmo dire che siamo stati abituati fin troppo bene. Come si può intuire dal tono ho deciso di essere buono con il principe, ad essere sincero ero partito con l’idea di assegnare un 7.5: questo voto dovrebbe prenderlo in considerazione chiunque odi gli arcade e odi il principe in persona, a dimostrazione che in ogni caso, anche al di fuori della sua categoria di appartenenza Prince of Persia: The Sands of Time resta un gran bel gioco. Per tutti gli altri si può aggiungere tranquillamente mezzo punto in più, perché nonostante la trama tenue e i problemi frequenti nell’usare controlli, PoP è un titolo dalla magistrale realizzazione tecnica e dalla grande atmosfera. Gli arcade hanno un nuovo sovrano: il principe è ritornato ai suoi antichi sfarzi.

    Pro:
  • Graficamente brillante
  • Buona giocabilità
    Contro:
  • Controlli confusi
  • Poco longevo

Quattordici lunghi anni...

Anno di grazia 1989, che tempo lontano sembra a vederlo dalla prospettiva di undici anni più in avanti. Eppure ricordo molto bene il primo Prince of Persia girare sul mio caro vecchio 8086 con un mega di ram, un vero lusso, altro che Amiga! Bei tempi in cui la Broderbund software se ne usciva con questo platform meraviglioso, ricco d’atmosfera, azione e splendore tecnico. Le animazioni, per l’epoca erano semplicemente impareggiabili e da sole facevano metà del gioco, fu un successo trionfale e il principe in fuga dalle catacombe entrò di diritto nella storia dei videogame.
Anni più tardi i Broderbund ci riprovarono presentando un seguito: nonostante la grafica al passo coi tempi, il principe numero 2 finì presto nel dimenticatoio, come un fallito e un po’ patetico tentativo di bissare un successo fin troppo clamoroso.