Rainbow Six: Lockdown - Recensione  0

Il ritorno del gruppo antiterroristico più famoso: stravolgimenti in vista!

insomma uno stravolgimento completo

Squadra che vince non si cambia? Magari…

L’aspetto fondamentale su cui si basava la saga era quello della pianificazione: dal menù principale ci si accorge a malincuore che è possibile selezionare solo il tipo di armamento dei nostri uomini. Stranamente poi, secondo il tipo d’ambientazione, sono presenti solo poche varianti dell’abbigliamento protettivo (mentre nel gioco precedente si poteva scegliere fra tutti i tipi di protezioni esistenti) e neppure è possibile cambiare i soldati. Per una scelta a dir poco discutibile, sarà il gioco ad assegnarci i personaggi della squadra, limitati a quattro e non divisibili in gruppi o presi per le loro caratteristiche; infatti è sparito anche il fattore esperienza, e la possibilità di scegliere tra le varie categorie (non ci sono neanche più i cecchini da posizionare!). Questo appare come un ridicolo tentativo di esaltare i membri della squadra, che però non è che godano di particolari presentazioni o di uno straccio di background storico (come succedeva precedentemente). Per rincarare la dose aggiungiamo che le mappe di gioco si dividono in sottomappe: in pratica dopo aver ripulito una zona si passerà a quella successiva con dei caricamenti di mezzo. Oltre a spezzare l’azione e la pianificazione non sono ben chiare le limitazioni tecniche che hanno portato a questa decisione visto che i livelli sono di breve durata. Ciò va ad aggiungersi ad una trama praticamente inesistente, che gode solamente di alcuni “spezzoni” evitabili, a volte presenti anche in-game: questi mostrano l’arrivo o la posizione di altri nemici eliminando del tutto il fattore sorpresa.
In ultimo il fattore difficoltà è stato notevolmente ridotto in favore di un esagerato numero di avversari. Ogni livello pullula di terroristi, a volte nascosti nei luoghi più disparati. Da qui l’introduzione dei salvataggi quando si vuole (che per alcuni reduci dai vecchi giochi è una manna) e l’ennesimo elemento di massa: è possibile essere colpiti diverse volte prima di morire (in passato uno/due colpi erano la morte), e non ci sono più gli effetti da “sofferenza” come la difficoltà di respirare per il troppo fumo (l’accecamento da flashbang incredibilmente funziona solo se troppo vicini alla granata). Insomma uno stravolgimento completo.

Incapacità Artificiale

La gestione della squadra e la sua capacità operativa è pervasa da alti e bassi: stavolta è possibile indicare un punto preciso dove mandare i nostri uomini (sulla falsariga di Brothers in Arms) e spesso diventa d’obbligo per farli proseguire; sovente capita che restino indietro e non si muovano. Questo comporta un’altra novità più negativa che positiva: in molti livelli è possibile procedere tenendo ferma la squadra e avanzando da soli spesso con successo! Ciò è dovuto alla riduzione del fattore difficoltà. Trovarsi faccia a faccia con i terroristi comporta una mira ridicola da parte loro: spesso sparano a casaccio senza colpirci e, in diversi frangenti, restano a guardarci inebetiti facendosi massacrare impunemente. Non sono rari i casi in cui saltano fuori gruppetti di questi a mò di trenino, pronti ad essere impallinati. Tornando ai nostri uomini si può dire che svolgano decentemente il lavoro di copertura, anche se a volte non vedono proprio i nemici. In determinati livelli sono presenti dei terminali o altri oggetti con cui interagire (bombe, PC, metal detector). Questi richiedono alcuni secondi di transizione che possono lasciarci in pericolo; è quindi possibile mandare un uomo a fare il lavoro mentre noi gli guardiamo le spalle. La lista degli ordini prevede i classici comandi come apertura/sfondamento porte, copertura, attacco. Qualche caso di “stupidità” lo si è avuto anche da parte dei nostri uomini, che ad esempio nell’ingresso in certe zone, davano le spalle al nemico o facevano altri giri esponendosi al fuoco avversario (per tacere che in vicinanza delle granate restano lì pronti a saltare per aria). Speriamo in qualche patch al più presto…

Gadget a go-go!

In quest’ultimo capitolo troviamo qualche nuovo gadget con cui armare i nostri uomini. Si va dalla granata flash posizionabile, che si può piazzare come trappola su porte o percorsi (quando qualcuno v’incappa, la granata esplode accencandolo) a quella al fosforo (che brucia chi si trova nei pressi). Il visore notturno è poi affiancato da quello termico, che con un effetto molto particolare mostra gli individui dietro muri e porte. Le armi poi si differenziano notevolmente (e ci mancherebbe) secondo la categoria, con modelli di assoluta precisione o di grande potenza di fuoco. Oltre alle cariche esplosive per far saltare le porte, i nostri colleghi potranno far uso di un martello di sfondamento, utile per aprirle velocemente, anche se si corre il rischio di trovare elementi minati!

Rainbow next...

La parte grafica non ha subito modifiche rispetto alla versione preview di poco tempo fa. Quindi diciamolo subito: R6 porta assaggi di next generation su un motore inadeguato. Il primo aspetto totalmente negativo riguarda i terroristi: i loro corpi sono poligonalmente osceni, con pochissime varianti a livello di texture. Considerando che in alcune missioni si arriva ad ucciderne più di cinquanta, si può capire la monotonia di sparare ad individui anonimi e quasi uguali. Si salva solo la realizzazione delle teste, meno spigolosa ma con un aspetto plasticoso. I nostri uomini invece sono ben modellati, con armi e attrezzature in rilievo, ma anch’essi con una pelle che sembra porcellana. Purtroppo i volti non mostrano emozioni e tutti i personaggi hanno occhi “di ghiaccio”, probabilmente a causa degli occhiali di protezione. Si ha quindi la sensazione di guardare delle bambole inespressive. Meglio invece le animazioni, comprensive di ragdoll. Sparare una fucilata in petto ad un cattivo ne comporta il volo all’indietro. Questo da soddisfazione. Come già accennato in fase di preview, non vi è localizzazione dei colpi (se non per la testa); se quindi vedrete spuntare un piede od un braccio potrete far fuori l’avversario con qualche proiettile sulla parte scoperta. Molto poco realistico. Altra nota di demerito l’effetto delle esplosioni come le granate: uno scoppio fatto di triangoli! In termini positivi troviamo l’introduzione dell’HDR (High Dinamic Range) che provoca l’effetto tipico di quando si fissa una luce e quindi si guarda altrove, con un breve momento di messa a fuoco. A far da corredo ci sono le ombre dinamiche, che però non esistono sugli oggetti; ne deriva che alcune cose sembrano “staccate” dall’ambiente in cui ci troviamo. Sono inoltre presenti anche effetti come la distorsione del calore, modelli d’ambiente (tipo le auto) e texture di un certo spessore. Il risultato finale vede degli ambienti a volte fotorealistici scontrarsi con elementi veramente poco dettagliati, dando l’idea che molte cose sono state realizzate superficialmente. Probabilmente una maggior cura avrebbe potuto portare Lockdown a livelli d’eccellenza, ma così si ha l’idea di un titolo visivamente vecchio “truccato” da nuova generazione.

Havok, questo sconosciuto…

Un’altra innovazione per la serie è l’introduzione di una fisica simile a quella proposta dall’Havok. Sfortunatamente si tratta di un’applicazione a mezzo servizio: alcuni oggetti (quelli più piccoli) possono essere colpiti o spostati, ma solo in rari casi. La cosa peggiore è vedere una granata esplodere sotto un auto e non riscontrare effetto alcuno. Un vero peccato perché un sistema adeguato, unito al buon ragdoll del gioco, avrebbe potuto permettere delle tattiche interessanti.

Rainbow vs. Tango

La parte multiplayer prevede la solita registrazione sui server di Ubisoft. E’ possibile creare un personaggio utilizzando un certo numero di skin e vestiti. Fatto questo ci si può lanciare in missione su una decina di mappe, in diverse modalità. Le possibilità di sfida sono: “Recupero” (un "conquista la bandiera" con un contenitore), Tutti contro tutti (vince il migliore), Rivalità (vince la squadra che realizza x prima gli obiettivi indicati), l’interessante “missione cooperativa”, in cui si affronta la campagna in squadra con altri giocatori umani (Caccia ai Terroristi è la stessa cosa in livelli singoli) e per ultima “Competitiva a squadre” che in pratica segue lo stile di Counter-Strike; è da notare come nel Multigiocatore non vi è alcuna descrizione delle caratteristiche delle armi, che quindi, a meno di non conoscerle perfettamente, vengono scelte a casaccio. Giocare con avversari umani fa guadagnare dei punti al titolo, specie rigiocandolo con al fianco soldati non guidati dalla CPU.

una serie ormai entrata nel mito, ritrasformata in un gioco senza tante pretese

Commento finale

Lockdown arriva sul mercato in tutta l’amara realtà del mass-market. I fan e tutti gli amanti degli sparatutto tattici devono affrontare una grossa delusione: una serie ormai entrata nel mito, ritrasformata in un gioco senza tante pretese (anche nel divertimento). Quasi totale assenza di pianificazione, IA scadente, esagerato numero di avversari, fanno di questo quarto capitolo il “Serious Sam” della saga. Appare ormai chiaro perché il gioco viene venduto a prezzo ridotto (29,90 euro) e sorge il dubbio che i giochi di Tom Clancy stiano seguendo l’autore: da un po’ di tempo dedito a romanzetti inferiori rispetto a quanto ci ha abituato in passato. Sconsigliato a chi si aspettava un prodotto curato nella parte tattica, i fan possono solo accontentarsi della nuova grafica (fintamente) next-generation, e tutti gli altri possono dargli un’occhiata e valutarne l’acquisto (visto il prezzo abbordabile). Non resta che sperare nel nuovo Ghost Recon, che a detta di molti sarà una vera rivoluzione.

Pro

  • Sprazzi di next generation
  • Comandi vocali in single player
  • Multiplayer valido con anche il cooperative
Contro
  • Sparita la parte tattica
  • Diversi bug
  • IA scadente

Breach And Clear! Go! Go! Go!

Il comparto audio vede qualche musica in linea con la serie apparire in alcune fasi concitate. Per gli effetti sonori è possibile utilizzare le librerie EAX di Creative, che incrementano notevolmente il rumore ambientale. Stranamente nella versione da noi provata vi erano misteriose sparizioni di audio, specie utilizzando le pistole: sembra un problema legato anche al gioco in vendita, uscito con qualche bug di troppo. Un’altra introduzione che su carta fa scintille è la possibilità di impartire ordini vocali alla squadra tramite microfono! Ciò però richiede una corretta pronuncia inglese e la pressione di un tasto. Alcuni comandi poi ricevono sistematicamente il rifiuto da parte dei compagni che non vogliono saperne (si specifica che il gioco non è doppiato in italiano, ma gode di un buon doppiaggio inglese, con i personaggi che cambiano accento a seconda del loro paese d'origine). Per godere di questa funzione al meglio è importante ricordarsi bene le parole da pronunciare e avere un buon microfono. Sicuramente un nuovo modo di interagire che coinvolge non poco! Ma anche qui c’è ancora da fare…

Squadra che vince non si cambia? Magari…

La saga di Rainbow Six può vantarsi di aver introdotto per prima il genere degli sparatutto tattici, e dopo molta attesa, ecco giungere il quarto capitolo. Punto di svolta nella serie, diciamolo subito, per lo scandaloso abbandono del cardine di essa, in pratica la (quasi) completa eliminazione della pianificazione tattica, che permetteva ai più smaliziati di preparare totalmente le missioni.
Dopo aver dato un'occhiata al gioco nell'hands on, era sorto il drammatico dubbio che la serie, come altri giochi, si fosse votata al mercato di massa, quello delle mere conversioni pc/console, in cui si cerca di rivolgere il prodotto alla più ampia fetta di pubblico possibile. Purtroppo è proprio ciò che è successo e i risultati non sono certo esaltanti.