Rainbow Six: Rogue Spear  0

Agenti! Indossate le tute mimetiche al Kevlar, scegliete un fucile, date un bacio alla foto della vostra ragazza ed andate a liberare l'ambasciata dai terroristi. Mi raccomando, esigo che almeno il 60% degli ostaggi sopravviva!

Ma prima consentitemi un excursus letterario che non fa mai male…

Se il nome Ian Fleming ci fa subito pensare al celeberrimo James Bond, lo stesso algoritmo associativo applicato su Tom Clancy produrrà in uscita il sicuramente meno famoso Jack Ryan. Impersonato sul grande schermo da Alec Baldwin (in 'Caccia a Ottobre Rosso') ed Harrison Ford (in 'Giochi di Potere' e 'Sotto il segno del pericolo'), Jack Ryan non è l'esatta controparte di 007, tutt'altro. Pur non disdegnando l'azione, Jack usa soprattutto il cerebellum e la sua esperienza di statista; è caratterizzato inoltre da un'umanità che lo rende molto più simpatico e credibile del coatto Bond James Bond. Nell'universo narrativo creato da Tom Clancy, Jack Ryan inizia la sua carriera come agente della CIA specializzato in strategie militari e, romanzo dopo romanzo, è recentemente divenuto presidente degli USA. E' verosimile pensare che da qui in avanti il compito più eccitante del vecchio Jack sarà farsi lucidare il pomello dalla stagista di turno, varrà la pena di scrivere un libro intero su tali prestazioni? Per fortuna (?) non ce ne è bisogno perché Jack Ryan non è l'unico personaggio che Clancy ha avuto l'accortezza di creare, l'altro pezzo da 90 è John Clark. Like Bond ed unlike Ryan, Clark (Willelm Dafoe su pellicola) è un tipo dall'alto coefficiente testosteronico, un agente che ti ammazza 5 volte prima di farti cadere a terra, uno che ti fa la mattina una missione di recupero ostaggi, il pomeriggio assassina un funzionario corrotto e se c'e' tempo prima di cena bombarda pure l'ambasciata cinese a Belgrado. E' lui il protagonista dei romanzi più recenti di Clancy ed in particolare di Rainbow Six (Rizzoli, pagine 778), libro in cui si nomina solo in un'occasione Jack Ryan e pure di sfuggita.

Fine dell'excursus, svegliatevi pure...

Il primo Rainbow Six giunse su Playstation in uno stato penoso: la caratteristica più importante, la pianificazione accurata della missione da compiere, era stata ridotta ai minimi termini. Del tipo: scegli da quale delle due entrate fare irruzione; questo per venire incontro alle ridotte capacità mentali degli utenti consolari, almeno secondo il giudizio di Red Storm. Naturalmente fu il flop. Fortunatamente con il sequel la casa di Tom Clancy pare aver imparato dai propri errori. Il gruppo anti terrorismo denominato Arcobaleno Sei e capitanato dall'immarcescibile John Clark dovrà farsi carico della difesa della Democrazia mondiale uccidendo tutti i cattivi terroristi e salvando gli inermi ostaggi in amene località come musei, areoporti, navi, Genova durante il G8 (it's a joke)... Come detto poco sopra il briefing in Rogue Spear occupa una bella fetta del gameplay, potrete scegliere gli elementi del team di attacco da una rosa di agenti specializzati in campi diversi come la ricognizione, la demolizione ed il cecchinaggio. A questo punto dovrete suddividerli in sottosquadre ed assegnare loro l'equipaggiamento più adatto poi, mappa 3D dell'area alla mano, bisognerà stabilire il piano d'azione. Questa parte è sicuramente la cosa migliore del titolo, sarà possibile indicare per ogni gruppo un percorso all'interno dell'area di gioco ed una serie di azioni da effettuare lungo questo percorso (copertura, posiziona telecamera, disinnesca bomba...), si potranno inoltre stabilire dei punti di 'blocco'. Mi spiego, se ad un certo punto del percorso posiziono un blocco e lo chiamo 'Tango', gli agenti seguiranno gli ordini impartiti fino a tale zona, quindi si fermeranno lì fino a quando non impartirò per radio l'ordine 'Tango', a quel punto il piano riprende. Geniale no? Naturalmente si potrà modificare la tabella di marcia anche on the fly durante il gioco ridistribuendo ordini per ovviare agli inevitabili intoppi che ogni piano che si rispetti è destinato ad avere...

But it's worth the time?

Fin qui direi che è tutto molto bello, putroppo gli 'ahinoi' arrivano quando si passa all'azione, la realizzazione tecnica è infatti molto mediocre e denota quante poche risorse si stanno ormai riservando per produrre giochi per questa un tempo gloriosa console. La complessità poligonale delle aree è veramente poca cosa ma sono soprattutto le texture che rovinano l'atmosfera: scarsamente colorate e dalla risoluzione infima, pare d'essere in un gigantesco mosaico. I poligoni che scompaiono sono all'ordine del giorno e spesso, per vedere chi c'è al di là del muro, si fa affidamento a questo bug piuttosto che agli occhiali sensibili al calore (!). Animazioni da dimenticare. Ma la grafica scarna, si sa, non basta di per se a demolire un titolo, purtroppo Rogue Spear difetta anche in un campo dal quale, in giochi come questi, non si può proprio prescindere: l'intelligenza artificiale. Per quanto riguarda i colleghi capitanati dalla CPU, tutto va bene finché hanno un piano da seguire, sono ligi al dovere e piuttosto efficienti, ma in assenza di esso rimangono immobili come marionette, assolutamente inaccettabile soprattutto se si è avuta l'occasione di ammirare la splendida IA di un giocone come SWAT3. Anche i cattivi non se la passano bene, stanno immobili cercando di avvistare il nemico come in ogni gioco dell'era post MGS, a quel punto sparano con precisione millimetrica (un colpo può essere sufficiente a decretare la morte). Voi quindi dovrete essere più veloci di loro o, possibilmente, coglierli di sorpresa, a quel punto potrebbero anche decidere di arrendersi ed inginocchiarsi a mani alzate, stranamente però manca l'opzione per ammanettarli quindi, per non rischiare, in questi casi ho sempre preferito giustiziarli con un colpo alla nuca... però non ditelo ad Amnesty International! ;) Anche l'algoritmo di pathfinding a volte fa cilecca, una volta mi è capitato che l'ostaggio che dovevo scortare fino al punto di recupero si bloccasse contro un muro, ho provato a dargli uno spintone ma gli sono passato attraverso, ho provato a sparagli ad una gamba ma... niente, a quel punto mi sono arrabbiato e gli ho lanciato una granata, poi ho spento la console, e che cavolo...

Effetto Rick Dangerous

Putroppo il problema più grave che affligge l'IA avversaria è ciò che, chi vi scrive, ama chiamare 'Effetto Rick Dangerous (TM)'. In soldoni: entrate in una stanza, vi scordate di controllare a sinistra, vuole il caso che a sinistra ci sia un malvivente, vi spara, crepate. Quando rigiocherete la missione e rientrete in quella stanza il malvivente sarà sempre nello stesso luogo ma a quel punto lo saprete e vi comporterete di conseguenza. Questo a mio avviso è uno degli effetti più deleteri in un videogioco in quanto porta il giocatore a superare la missione memorizzando una serie di elementi morte dopo morte, piuttosto che imparando la tattica ed usandola costruttivamente. Questo accade magnificamente in SWAT3 (dove ogni partita è diversa dalla precedente) ma non in Rogue Spear che rimane purtroppo un gioco con buone intuizioni ma realizzato mediocremente e privo di personalità. Il consiglio quindi è di risparmiare i soldi dell'acquisto e di leggersi piuttosto un libro di Clancy, uno con Jack Ryan magari, che John Clark è più antipatico di Bond…

    Pro:
  • Ottima la sezione di briefing
  • Bella la topografia delle arene di gioco
    Contro:
  • Realizzazione tecnica mediocre
  • IA ampiamente migliorabile

Ottobre rosso chiama Settembre Nero: dove si è cacciato Aprile Viola?

Divenuto famoso per romanzi densi di fantapolitica ed azione militare, dal taglio estremaente realistico, con descrizioni talvolta maniacali di armi e strategie di guerra, Tom Clancy si è recentemente lanciato nel mondo dei videogiochi fondando la Red Storm Entertainment ed ha sconvolto l'utenza PC con il primo Rainbow Six, un FPS in cui la pianificazione delle missioni da compiere assumeva un' importanza mai vista prima nella terra dei giochi spara-spara-e-poi-forse-pensa. Il successo della formula (sempre su PC eh...) ha partorito in breve tempo il sequel Rogue Spear che, con buon ritardo, giunge ora sullo scatolotto Sony numero 1.