HarbingerRecensione di Harbinger 

Un'astronave grande quanto un pianeta, un oscuro signore che la comanda, e all'interno di questa una babilonia di razze aliene diverse e a volte in lotta fra loro. Questo è il mondo di Harbinger, in cui i ragazzi di Silverback ci invitano a calarci.

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Le origini

Come già accennato, Harbinger è un gioco ad ambientazione futuristica, per la precisione la quasi totalità della trama si svolge a bordo di una astronave.
Scordatevi però le classiche navi alla Star Trek o i giganteschi Super Star Destroyer di Guerre Stellari, la Harbinger è un vascello di dimensioni immense, paragonabili a quelle di un pianeta, un piccolo mondo alla deriva nello spazio apparentemente senza uno scopo. A governare i suoi movimenti e le trame che si svolgono nelle sue viscere c’è l’Overlord, un oscuro e misterioso personaggio che tutto sa e tutto vede.
Già da questa introduzione potete facilmente comprendere quanto l’atmosfera possa essere oppressiva e misteriosa; dovete sapere infatti che all’interno di questa astronave vivono centinaia di razze appartenenti ai più sperduti angoli della galassia, popoli strappati dai propri mondi che si sono organizzati in gruppi per sopravvivere in questo ambiente estremamente inospitale.
Il nostro personaggio appartiene ad uno di questi, un piccolo mondo (molto piccolo a giudicare dal numero di personaggi non giocanti coi quali potremo interagire…) che vive in un angolo dimenticato da tutto e da tutti, un mondo che cerca in tutti i modi di sopravvivere ad eventi più grandi lui e che ci vedrà impegnati nella sua difesa.

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Tra le tante razze aliene presenti sulla Harbinger, quelle di particolare interesse sono in realtà solo quattro.
Innanzitutto vi è la razza umana, onnipresente come in tutti i videogiochi; gli umani sono riuniti in una piccola comunità guidata da un certo Solomon Torvus, in realtà si tratta di un gruppo piuttosto variegato in quanto sono presenti anche alcuni alieni.
Vi è poi la razza dei Vantir, i quali rappresentano una sorta di forza di polizia al comando dell’Overlord; numerosi e ben armati, gli appartenenti a questo gruppo sono guerrieri nati e modificati attraverso apparati cibernetici (se non addirittura dei veri e propri robot).
Opposti a questa fazione ci sono gli Scintilla; si tratta di una razza aliena molto complessa e dotata di diversi poteri mentali e fisici. In passato si opposero all’Overlord ma ben presto furono sottomessi, da allora svolgono una indispensabile funzione di controllo sui portali che congiungono le varie zone della nave spaziale.
L’ultima razza con la quale avremo a che fare è quella dei Cimicidae, delle specie di insettoni (ricordano vagamente gli alien della famosa saga cinematografica) assetati di sangue e sempre impegnati in strani traffici di organi.
Vi starete chiedendo che ruolo abbia il nostro personaggio all’interno di questo minestrone di razze, sarò sincero, inizialmente il nostro beniamino non ha uno scopo preciso, si limita a guadagnarsi da vivere all’interno della comunità svolgendo vari lavori.
In base alla scelta del personaggio, pian piano ci si trova immersi in questo strano mondo composto da faide tra le razze dominanti, spargimenti di sangue, giustizia sommaria, alla costante ricerca della pace necessaria per permettere al proprio gruppo di vivere tranquillamente.
L’atmosfera che si respira è tesa, tutto concorre ad aumentare questa sensazione: le texture che ricoprono le pareti dei livelli, i modelli per personaggi, la musica, ecc... Inizialmente ci si sente impotenti di fronte alle oscure trame che si sviluppano all’interno della Harbinger, ci si sente estranei a tutto questo, lo svolgersi delle quest però costringe ad entrare a farne parte, a diventarne protagonisti mettendo il naso in affari che sarebbe meglio ignorare.
I dialoghi sono a scelta multipla, e le risposte date dal giocatore non influenzano ne il percorso da seguire, tantomeno il comportamento dei personaggi non giocanti nei nostri confronti.
Inizialmente sembra quasi che essi possano dar vita a delle biforcazioni nella trama, dopo poco però l’incantesimo si rompe, e ci si rende conto di quanto il gioco sia sostanzialmente lineare.

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Let’s fight!

Il gioco, come era facile presupporre, inizia con la scelta del personaggio da utilizzare tra i tre disponibili: umano, Gladiator e Culibine. Il primo è un combattente umano (razza in via d’estinzione sulla Harbinger), in passato imprigionato dall’Overlord a causa di un tentato furto d’armi. E’ caratterizzato da una buona agilità e velocità di movimento che gli garantiscono buone probabilità di schivare gli attacchi avversari. Dotato di un’armatura composta da corazza ed elmetto, l’umano possiede buone doti difensive, mentre dal punto di vista offensivo può fare affidamento su di un’arma da fuoco e sulla relativa baionetta.
Inoltre ha la possibilità di utilizzare mine di vario genere (di prossimità, a controllo remoto, EMP, etc etc…), che gli garantiscono un buon vantaggio in caso di scontro a distanza con degli avversari.
Il Gladiator è un organismo cibernetico in passato membro dell’esercito dell’Overlord e poi abbandonato. Nel gioco rappresenta il classico “picchiatore”, è dotato di un’ottima capacità difensiva a causa della robusta corazza, e di un set di armi simili a quelle dell’umano ma decisamente più devastanti. Al posto di un braccio ha montato un fucile in grado di emettere proiettili di varia natura (plasma, emp, elettrici, etc etc), mentre al posto dell’altro ha montato una sorta di machete, un’arma adatta ai combattimenti ravvicinati.
Possiede inoltre la capacità di controllare a distanza una serie di piccole telecamere aventi funzioni offensive o di avanscoperta. Il problema del loro utilizzo sta nel fatto che mentre questo avviene, il nostro personaggio rimane totalmente in balia degli avversari, quindi praticamente vulnerabile a qualsiasi attacco.
L’ultimo personaggio disponibile è quello della Culibine. Appartiene ad una razza aliena dotata di diversi poteri, tra i quali vi è la possibilità di generare proiettili energetici (simili a quelli sparati dai fucili degli altri due personaggi), e l’emissione di un campo di forza (anch’esso di vari tipi, al plasma, emp, elettrico, etc etc…) che si irradia dal personaggio stesso. Oltre a queste due armi, la Culibine è in grado di controllare alcune particolari sfere in grado di ferire gli avversari nelle vicinanze, oppure di parare i loro colpi.
Tutto sommato, nonostante le capacità difensiva di quest’ultimo personaggio sia obbiettivamente ridicola rispetto al robot o all’umano, la Culibine si è rivelata essere il personaggio non solo più versatile ma anche più devastante, soprattutto grazie alla sua capacità di annientare interi gruppi di avversari in un colpo solo.
E’ proprio questo uno dei primi aspetti in cui Harbinger si dimostra carente.
Non fraintendetemi, non voglio dire che gli scontri siano eccessivamente banali o estremamente difficili, semplicemente il gioco mette il giocatore in condizione di usare sempre e soltanto due tecniche, e questo può facilmente dare origine a noia, pura e semplice noia.

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Da una parte vi è la già citata Culibine, in grado sia di liquidare con un paio di colpi l’avversario più ostico, che di rigenerare in tempi relativamente brevi le ferite più gravi; dall’altro ci sono gli altri due personaggi, costretti ad utilizzare sempre la solita tecnica dello spara e fuggi, allontanandosi dagli avversari quel tanto che basta per massacrarli a suon di plasma.
Altro tasto dolente è quello delle armi, se è vero che ce ne sono veramente tante e sono customizzabili utilizzando chip e modificatori vari, c’è anche da dire che in sostanza il giocatore non fa altro che selezionare semplicemente quella più potente; nonostante ci sia la possibilità di utilizzare un buon numero di agenti offensivi (plasma, elettricità, disgregatori, impulsi elettromagnetici, tossine, agenti corrosivi, droghe e danni fisici), ci si limita ad usarne al massimo un paio, se non addirittura soltanto il plasma. In pratica è assente il benché minimo fattore tattico.
Come se non bastasse, le fonti di approvvigionamento delle armi si limitano ad uno dei tre npc presenti alla propria base, un alieno di nome Ona, il quale possiede quasi sempre armi inferiori a quelle che è possibile raccogliere nei livelli del gioco; come se non bastasse, le sue mercanzie sono sempre facilmente acquistabili, visto il numero assolutamente sproporzionato di crediti che si riesce ad accumulare.
La dimensione dell’inventario varia in base alla corporatura del personaggio, la sua struttura invece è quella classica a quadrati; non so voi, ma io comincio ad averne le “tasche” piene di questi quadrati, tutte le volte che l’inventario comincia a riempirsi di oggetti interessanti, si finisce col giocare a tetris per riuscire a incastrare tutto alla perfezione…
L’evoluzione del proprio personaggio rappresenta un altro degli anelli deboli di Harbinger, una volta raccolta l’esperienza necessaria per passare di livello, è possibile incrementare soltanto quattro attributi; tre di questi rappresentano l’abilità in ciascuna delle tre armi di cui è dotato il nostro alterego la quarta rappresenta i suoi punti ferita. Francamente non posso che essere deluso da una scelta di questo tipo, Diablo 2 possedeva un numero di variabili estremamente più elevato, e per chi non lo ricordasse stiamo parlando di un gioco uscito tre anni fa, poco dopo che iniziasse lo sviluppo di Harbinger.

Gli avversari e i livelli.

Vista la natura di questo gioco e la sua appartenenza al genere action, gli avversari e la struttura dei livelli acquistano un’importanza tutt’altro che secondaria.
Fortunatamente sotto questi aspetti Harbinger si difende molto meglio di quanto faccia con i personaggi e gli upgrades degli stessi. Gli avversari si limitano a poche razze e a qualche organismo animale che si presenta solo in alcuni livelli; ciascuna di queste possiede alcuni tipi differenti, caratterizzati da un proprio stile di combattimento e da una diversa resistenza ai nostri colpi.
In generale possiamo distinguere tra avversari in grado di portare attacchi ravvicinati oppure a distanza. Se i primi sono praticamente inutili (con uno qualsiasi dei tre personaggi ucciderli è un gioco da ragazzi), i secondi danno un discreto filo da torcere, essendo dotati di un buon potenziale offensivo e un’ottima mira, pensate che a volte sembra quasi che riescano ad anticipare i movimenti del giocatore, obbligandolo a continui cambi di direzione imprevisti.
I livelli sono tutto sommato ben progettati, ne troppo lunghi ne troppo corti; ciascuno è collegato agli altri tramite degli appositi canali (che ricordano vagamente i teletrasporti del film “La mosca”) attivabili solo se in possesso del relativo codice.
Per completare una quest a volte è necessario attraversare più di un livello, fortunatamente per tornare alla base si possono usare questi teletrasporti per evitare di dover ripercorrere i nostri passi.
Esplorando i livelli di gioco è possibile imbattersi in contenitori di vario genere, una volta aperti questi rilasceranno oggetti generati in modo totalmente casuale, tant’è che spesso non sono nemmeno adatti al proprio personaggio. E’ possibile inoltre trovare sulla propria strada strutture che possono aiutare o meno il nostro percorso, come generatori di radiazioni (che favoriscono la rigenerazione dell’energia), caldaie o punti di assorbimento energetico (decisamente nocivi per la nostra salute).

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Tecnicamente

Dal punto di vista tecnico non si può certo dire che Harbinger sfiori la perfezione. Sebbene il gioco sia tutto tranne che esoso in termini di risorse hardware, c’è da notare una certa ripetitività nei colori e negli elementi che compongono i livelli. In tutto i set di texture si contano sulle dita di una mano, e come se non bastasse, ad aumentare ancora di più la sensazione di monotonia grafica, ci pensano i modelli degli avversari. Come già detto non sono pochi, ma l’eccessiva somiglianza tra alcuni di essi, e il fatto che si arrivi ad essere attaccati contemporaneamente al massimo da un paio di tipi differenti, fanno si che si generi un’ulteriore sensazione di “già visto”… Le animazioni sono dotate di un numero sufficientemente alto di frame, pertanto i modelli sono sempre rappresentati con una buona fluidità di movimento; per quanto riguarda il personaggio principale c’è da notare come il suo aspetto cambi in base alle armi adottate.
I controlli sono estremamente semplici in quanto il gioco utilizza un’interfaccia punta e clicca. Il tasto sinistro del mouse viene utilizzato per spostarsi, in alternativa può essere utilizzato per fare fuoco con l’arma primaria, il tasto destro attiva l’arma secondaria, mentre lo spazio ripristina l’energia del personaggio consumando i medikit (sempre estremamente abbondanti).
Gli effetti grafici si limitano a esplosioni particellari e alle scie di luce dei colpi che si fanno strada nel buio, mettetevi l’anima in pace non vedrete nemmeno lontanamente sfruttate le caratteristiche più recenti della vostra fiammante Radeon o GeForce.
Come altri aspetti del gioco, anche l’audio mostra alti e bassi; gli effetti sonori incrementano la sensazione di noia, gira e rigira si tratta di due o tre suoni ripetuti un’infinità di volte, il parlato invece è convincente e ben fatto, anche se presente soltanto in poche occasioni. La musica è forse uno degli aspetti meglio riusciti di Harbinger, obbiettivamente non brilla per varietà dei pezzi, ma aiuta enormemente a mantenere quel clima teso e misterioso che pervade tutte le vicende della trama.
L’interfaccia iniziale con cui il gioco si presenta è essenziale e molto funzionale, i controlli da configurare non sono molti, idem per le opzioni.
Come già detto, Harbinger non necessità di un computer ninja per poter girare fluidamente, ho testato il tutto su un AMD Athlon Xp 2000+, dotato di 512 MB di RAM e di una scheda video Ati Radeon 9500PRO da 128 MB, con questa configurazione ovviamente il gioco non ha mostrato la benché minima indecisione alla risoluzione di 1024x768 pixel (la massima raggiungibile); tutto sommato direi che per giocare decentemente è necessario un processore da 1 GHz, 128 MB di RAM, una scheda video da almeno 32 MB di RAM (GeForce 2 MX o superiore), e poco più di 500 MB di spazio su disco fisso.
Per quanto riguarda l’audio, il gioco supporta diversi protocolli, quali EAX Creative, DirectSound3D e Dolby Surround, pertanto dotarsi di un sistema di casse quadrifonico o superiore può solo che aumentare il livello di coinvolgimento.

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Concludendo

Definire Harbinger un capolavoro nel suo genere (ricordiamo ancora una volta che si tratta di un action crpg, pertanto non azzardate confronti con Planescape Torment o con Baldur’s Gate &C) sarebbe un’affermazione esagerata e tutt’altro che veritiera.
La trama, sebbene lineare, rappresenta insieme all’atmosfera l’aspetto meglio riuscito di questo gioco; purtroppo non si può dire lo stesso del resto, specialmente dello sviluppo del personaggio e della varietà delle armi e degli stili di combattimento.
A distanza di anni dal primo Diablo, alla Silverback sono riusciti a sfornare un gioco che riesce soltanto parzialmente ad avvicinarsi alla complessità del gioco targato Blizzard, e che non impensierisce nemmeno lontanamente il suo seguito.
Tirando le somme però non mi sento di bocciare totalmente Harbinger, gli aspetti negativi ci sono, ma vanno considerate anche alcune attenuanti; prima di tutto la buona realizzazione tecnica e in secondo luogo il coraggio del team di sviluppo, che ha saputo esordire con un gioco tutt’altro che impresentabile, e coraggiosamente basato su un’ambientazione originale non legata a marchi già affermati.
Probabilmente Harbinger non sarà certo campione di vendite, ma rappresenta un ottimo inizio per una software house giovane ed estremamente promettente.

Pro: buona atmosfera stabilità e realizzazione tecnica trama interessante controlli semplici e comodi Contro: gameplay ripetitivo graficamente piatto scarsa interazione con l’ambiente dialoghi poco interattivi

Facciamo chiarezza

Sebbene il genere dei crpg (giochi di ruolo per computer) rappresenti tutto sommato un settore di nicchia del mondo dei videogiochi, negli ultimi anni la sua importanza è aumentata notevolmente, e con essa anche il numero dei suoi appassionati.
Come conseguenza di tutto questo si è andata via via formando una sempre crescente “cultura” del crpg, fenomeno che ha portato alla classificazione dei vari giochi in diverse sottocategorie, tra le quali quella degli action crpg.
Con questo termine si indicano tutti quei giochi di ruolo per pc che basano il proprio schema sulla pura azione, preferendo concentrare l’attenzione del giocatore su inventari, incantesimi e caratteristiche puramente belliche del personaggio, piuttosto che prediligere dialoghi e sviluppo della trama.
Harbinger, il gioco di cui stiamo per parlare, appartiene a questa categoria e rappresenta la più recente incarnazione di questo genere.
Chi di voi segue assiduamente il nostro Network, avrà notato come RPGPlayer abbia seguito con molta attenzione questo gioco sviluppato dall’americana Silverback Entertainment e distribuito dalla canadese Dreamcatcher Interactive; con questo il numero degli articoli dedicati ad Harbinger sale a 4 (escludendo screenshots e news), e francamente, non senza un po’ di orgoglio personale e redazionale, credo che nessuno in Italia abbia dato tutto questo spazio a questo titolo.
Ovviamente tutto ciò ha anche dei lati negativi, come proporre ai propri lettori nuovi spunti quando tanto è già stato detto? Proprio per questo vorrei fare di questa recensione una sorta di summa di tutto quanto fin’ora pubblicato, giusto per chiarire le idee anche a chi non ha avuto il tempo o la voglia di leggerselo.

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