Star Wars Galactic BattlegroundsRecensione di Star Wars - Galactic Battlegrounds 

Dopo la mezza delusione di Force Commander, la Lucas ritorna nel campo dei giochi di strategia con l'ultimo titolo dedicato all'universo di Guerre Stellari, Galactic Battlegrounds . La scelta di utilizzare un motore bidimensionale (quello di Age of Kings) già apprezzato dal pubblico, e di concentrarsi sullla storia e sugli elementi di contorno, può bastare a produrre un titolo di successo e risollevare una Software House in apparente declino? Solo Paolo Matrascia può darci la risposta .

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Tanto, tanto tempo fa …

L’introduzione del gioco è quella classica dei prodotti made in Star Wars: full motion video, spezzoni tratti direttamente dai film della saga, musiche orchestrali e quel pizzico di epicità che non guasta mai.
Dopo pochi secondi ecco apparire il menù principale, il motivo forse più famoso di John Williams ci da il benvenuto e noi ci troviamo davanti le scelte che, seppure camuffate, ci fanno subito avere la brutta impressione di trovarci davanti ad una suntosuosa MODification di AOEII … mah … forse siamo solo prevenuti, e comunque questo non dovrebbe per forza essere un difetto: soprassediamo.
Le Campagne selezionabili sono 6 (Tutorial incluso) e permettono di giocare con ognuna delle civiltà disponibili: Alleanza Ribelle, Impero, Naboo Reali, Gungan, Federazione dei Mercanti e Wookie. Quando ci stuferemo delle campagne standard e degli scontri casuali potremo giocare anche a mappe singole o Campagne sviluppate direttamente dagli appassionati o chi per loro. All’interno nel gioco è infatti incluso un completissimo Editor di missioni che consentirà di ricreare, ad esempio, tutti i maggiori conflitti “storici” raccontati da libri, fumetti e film ispirati a Star Wars.
Non dimentichiamo poi che potremo sfruttare le nostre connessioni TCP/IP per sfidare altri giocatori umani dall’altra parte del globo. In Multplayer continueremo a trovare le modalità di gioco che hanno fatto il successo e la fortuna di AOEII, degno nota solo il fatto che potremmo annullare tutti i Bonus/Malus associati ad ogni singola razza per avere partite più equilibrate e nulla più. Per il resto ci collegheremo al servizio Multiplayer di Microsoft (The Zone) e troveremo decine di appassionati pronti a spaccarci i denti a forza di spadate laser.

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Tanto, tanto tempo fa …

La struttura classica degli RTS non subirà certo grossi scossoni in Galactic Battlegrounds: dovremo raccogliere un certo quantitativo di risorse (cibo, diversi tipi di minerale, carbone) per poter supportare la creazione ed il sostentamento di diverse unità belliche/logistiche.
Le unità e le abitazioni che potremo costruire sono fondamentalmente le stesse per ogni razza ma cambierà, in minima parte, la quantità ed il tipo di risorsa richiesto e soprattutto l’aspetto esteriore. Una volta raggiunto un certo livello di ricchezza, intesa sia in termini di risorse accumulate che di edifici costruiti, sarà possibile aumentare il livello tecnologico del proprio insediamento ed accedere così ogni volta ad strutture ed unità sempre nuove o più potenti.
Ogni civiltà oltre ad alcune unità particolari (ovviamente i Ribelli potranno fregiarsi dell’apporto dei Cavalieri Jedi) del sarà caratterizzata da alcuni vantaggi/svantaggi, la Federazione dei Mercanti ad esempio, visto che utilizza un esercito composto unicamente da androidi non avrà bisogno di costruire alloggi per le truppe (di solito invece più le vostre truppe crescono numericamente e più unità abitative dovrete costruire) ma sarà meno efficace nell’estrazione del carbone, inoltre alcune potenze avranno complessivamente un esercito più portato per i combattimenti a terra piuttosto che via terra o via mare.
Una volta sul campo di battaglia potremo dare alle nostre truppe i più diversi comandi come il tipo di formazione (sparsa, a quadrato, a cuneo, ...), la difesa di determinati obiettivi, l'inseguimento di un'unità nemica o l'attacco incondizionato. Generalmente non avremo mai una unità industruttibile perchè, come in una partita di scacchi, ad ogni mossa corrisponde una adeguata contromossa: il problema è solo quello di trovarla e farlo il più in fretta possibile.

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… in una galassia lontana lontana …

Per entrare subito nel vivo decidiamo di partire subito con qualche missione di tutorial, non tanto perché pensiamo che ci debbano servire ma perché è un modo come un altro per fare le prime conoscenze con la prima “razza” utilizzabile: quella dei Wookie. L’impressione di trovarsi davanti a AOEII travestito in abiti spaziali ritorna di nuovo: le opzioni sono quelle, le meccaniche pure, le strutture camuffate sono facilmente riconoscibili, gli scontri armati sfruttano le stesse regole (nonostante l’inserimento dei mezzi aerei) … ma continuiamo a ripeterci che tutto non è un difetto: dopotutto ci siamo divertiti molto con Age of Kings.
Un poco sconsolati ma pur sempre rinvigoriti dalla Forza (che è forte in noi) ci avventuriamo nella prima Campagna: che fine hanno fatto i bellissimi intermezzi animati che da arricchiscono i titoli LucasArts? Scomparsi, ci rimangono le schermate di Briefing accompagnate da artwork stilizzati e voci ottimamente curate: chissà perché ma ci ricorda qualcosa. Inoltre le musiche, che tanto ci hanno ringalluzzito nei menu di contorno, scompaiono quando siamo sul campo di battaglia e ci lasciano in balia del nostro truce destino, che poi tanto truce non è perché gli effetti sonori sono comunque ben fatti.
Le voci poi, completamente in italiano (così come tutto il gioco del resto), arricchiscono non poco il gioco e sono tutte perfettamente caratterizzanti. Ad esempio sentire parlare Casco Nero … pardon .. Darth Vader esalta non poco, il doppiatore non è certamente quello originale ma l’unico difetto che ci sentiamo di muovere è la mancanza del caratteristico “respiro pesante” che tanti brividi ci fece venire da bambini. Le risposte che di danno le nostre unità sono abbastanza varie ed annoiano difficilmente.

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… in una galassia lontana lontana …

La grafica invece, ci duole davvero dirlo, è parecchio bruttina. Sarà che ci siamo rammolliti con i modelli tridimensionali di Battle Realms, sarà che ci siamo abituati alle visuali di Empire Earth … fatto sta che le rappresentazioni grafiche delle unità, oltre ad essere parecchio piccole, risultano alcune volte “fuori scala” e soprattutto malfatti (i modelli dei Tie Fighter mi hanno deluso parecchio).
Quest’ultimo è davvero un grosso difetto se consideriamo che il punto forte della produzione dovrebbe proprio essere la componente cosmetica. Si, perché i produttori del gioco sembrano non aver cambiato una virgola sotto il punto di vista Gameplay e si sono portati dietro tutti i pregi e i difetti del buon vecchio AOE.
Sul manuale di gioco (a proposito, almeno sotto questo punto di vista non rimarremo delusi, il manuale è ottimo ed a correndo troveremo un poster gigante a colori con tutte le unità di gioco) vengono menzionate diverse “innovazioni” che, a conti fatti, risultano poco più che cosmetiche. Adesso alcune unità ed edifici saranno dotate di scudi rigeneranti (in pieno stile StarCraft oserei dire), con tutti i popoli potremo costruire unità aree ed antiaeree, mentre in alcuni casi sarà possibile produrre unità stealth.
Carne al fuoco sembrerebbe essercene relativamente tanta quindi ma, alla fin fine, non avremo modo di accorgercene perché molto spesso le innovazioni introdotte non apportano molti cambiamenti alle tattiche di gioco.
Se poi consideriamo che uno dei grandi difetti di Age Of Kings, ossia la poca caratterizzazione delle varie civiltà, è stato ripreso anche da Galactic Battlegrounds ci rammarichiamo per l’occasione persa. Star Wars è fucina di decine di ambientazioni e popolazioni diverse, in teoria sarebbe stato facile ispirarsi ad esse e ricreare diverse situazioni di gioco.
In pratica invece utilizzando un motore di gioco preconfezionato, e evidentemente poco flessibile, le uniche differenziazioni degne di nota sono la possibilità per i Naboo di costruire abitazioni sotto l’acqua e la presenza dei cavalieri Jedi/Sith a seconda che si decida di comandare i Ribelli o gli Imperiali.
Davvero tropo poco, soprattutto se pensiamo a ciò che succedeva in StarCraft utilizzando gli Zerg e utilizzando gli Umani: quasi due giochi diversi.

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… Guerre Stellari!

Se per caso vi fosse sfuggito il concetto: Galactic Battlegrounds non è nient’altro che una Total Conversion di un titolo uscito circa 24 mesi fa. A poco serve la differenziazione offerta dagli scenari marini/spaziali, a poco serve lo sforzo profuso per offrire al giocatore più di 300 diverse unità: lo stile di gioco è quello vecchio di due anni e nonostante le (poche) modifiche giocando a questo titolo avremo sempre l’impressione di trovarci di fronte ad un RTS di due anni fa.
Riuscito e collaudato quanto volete ma pur sempre di due anni fa. Il gioco diverte ancora certo, ma siete sicuri di non voler provare qualcosa di diverso?
Anche la grafica, se da un lato rende bene l’atmosfera di Guerre Stellari, pare un poco obsoleta e non regge sicuramente il passo con i titoli attuali. Da buttare quindi? No, certo che no. Se amate Star Wars molto probabilmente amerete anche Galactic Battlegrounds: la sensazione che si prova a comandare eserciti di 100 e passa androidi vi soddisferà certamente, per non parlare della possibilità di poter dirigere i tutti nostri eroi preferiti e mandare in ricognizione i nostri amati X-Wing.
In Multiplayer poi è molto più emozionante combattere contro le truppe del malefico Imperatore che non contro il Feroce Saladino. Per non parlare delle trame che reggono le diverse campagne: le storie sono ben scritte, magari a volte banali ma rendono bene lo spirito che da anni racconta le gesta di Skyluke e soci.
Se invece vi interessa “solo” giocare ad un buon RTS ed avete già saggiato le doti del titolo Ensemble Studios, prima vi consiglio di comprare Battle Realms o Empire Earth, solo dopo averli sviscerati fino alla noia potreste pensare di dedicarvi a questo titolo.

Introduzione

Force Commander: chi non lo conoscesse sappia che trattasi di un RTS ambientato nell’universo di Guerre Stellari: gioco tanto promettente quanto poi rivelatosi insulso.
Oggi, dopo circa 3 anni, LucasArts riprova a proporre un titolo del genere ma, per rischiare il minimo possibile, decide di affondare le proprie radici sulle fondamenta di uno degli strategici in tempo reale meglio riusciti degli ultimi anni: Age of Empires 2 - The Age of Kings, della Ensemble Studios.
Metodo di gioco collaudato, ambientazione amata ed apprezzata da milioni di fans: un sicuro successo? Cerchiamo di scorpirlo assieme.

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