Recensione : Jade Empire  0

Dopo il fortunato debutto su Xbox con Star Wars: Knights of the Old Republic, Bioware si rituffa nuovamente sulla console Microsoft nel tentativo di bissare il successo del suo esordio.

Shoot’em up che passione

Per spostare il nostro alter ego ed il resto della ciurma da un posto all’altro dell’Impero di Giada sarà necessario armarsi delle preziose mappe dei venti e, ovviamente, di un velivolo in grado di volare ed al contempo dare battaglia a tutti i malintenzionati che ostacoleranno il nostro tragitto. Poteva Bioware limitarsi a mostrare lo spostamento grazie all’animazione di una freccia sulla mappa? Certo che no, ed ecco quindi che Jade Empire si trasforma in uno shoot’em up a scrolling verticale, con tanto di power up e nemici in ogni cantone. Il giocatore sarà inoltre in grado di rigiocare gli schemi aperti ogni volta che vorrà, così come sarà libero di saltare tali sessioni all’interno del gioco.

Knights of Jade Empire

Il successo ottenuto con Star Wars: Knights of the Old Republic Bioware se l’è guadagnato meritatamente anche mettendo in piedi una trama credibile e del tutto in linea con l’epopea LucasArts. Non deve essere stato in ogni caso facile restare dentro i rigidi schemi dettati dal mondo di Guerre Stellari e, nonostante questo, imbastire un plot coinvolgente. In questo Jade Empire il problema non s’è logicamente presentato, e la softco canadese ha potuto spaziare in ogni meandro della mitologia orientale, dando libero sfogo a tutti quegli incipt che da sempre la contraddistinguono. Dopo la selezione del personaggio fra quelli disponibili, scopriremo, infatti, che il nostro alter ego è una sorta di eletto per la salvaguardia del mondo, l’ultimo di un’importante stirpe di monaci. Ovviamente nelle battute iniziali non c’è dato a sapere né i motivi di questa riverenza nei nostri confronti, n’è l'arduo compito che grava sul nostro groppone. Il plot narrativo si rivela ben presto congeniato a dovere, se pur senza eccessivi picchi d’originalità, così come diventa chiaro quanto il lavoro svolto in termini di storyline sia al servizio della moralità, che come un marchio di fabbrica Bioware presenzia anche in questo titolo. Innumerevoli saranno difatti le occasioni per dimostrarsi di essere buoni, e quindi seguaci del sentiero della Mano Aperta, oppure cattivi e adepti del Pugno Chiuso. L’interazione con i numerosi NPC sarà fulcro del gioco, o meglio di quella porzione di gioco fine a costruire il personaggio con cui girovagare per l’Impero di Giada. Le numerose righe di testo porteranno a dialoghi propriamente sviluppati, ai quali il giocatore dovrà associare le risposte che più trova congeniali. Chi gioca ha la facoltà in primis di scegliere se ascoltare o meno la storia di chi ha di fronte, opzione questa che renderà felici gli accaniti fan dello skip, salvo poi perdere una buona porzione di side quest. Dialogando, difatti, con i NPC si attiveranno missioni principali e secondarie, che oltre a dare compensi materiali avranno un peso sulla moralità del proprio alter ego e, di conseguenza, sul suo rapporto con i personaggi incontrati. Aiutare un mercante, ad esempio, può portare quest’ultimo a farci sconti sulla merce venduta, oppure seguire un sentiero morale piuttosto che un altro può convincere un maestro d’arti marziali ad insegnarci il suo stile. Le stesse azioni hanno un peso ben preciso sul prosieguo del gioco, stando sempre sul meccanismo di bene/male tanto caro a Bioware. Peccato solo per un certo immobilismo da parte dei coder, che poco hanno fatto per innovare il concetto di moralità già ampiamente assaporato in KotOR.

Balli mortali

Esplorare il mondo di Jade Empire significa, innanzi tutto, essere pronti a combattere in qualsiasi momento. In tal senso sorprende, piacevolmente s’intende, la scelta fatta dagli sviluppatori di prediligere il combattimento totalmente in real time piuttosto che confermare quello ibrido visto in KotOR. A buona ragione, verrebbe d’aggiungere, dato che qui si parla di letali arti marziali. Pad alla mano viene voglia di offrire un caffè, o magari anche una birra, a tutti i dipendenti di una Bioware capace di creare un sistema di combattimento tanto coreografico quanto bello da giocare. Come danze, difatti, i duelli saranno intrisi di armonia e stile, complici anche le splendide animazioni di cui s’aggraziano i partecipanti. Equilibrati e complementari, gli stili di combattimento diventano ben presto punto cardine dello sviluppo del proprio alter ego. Potremo rallentare il nemico con uno stile di supporto per poi colpirlo con un ferale colpo di spada, o magari pietrificarlo con un potente incantesimo dopo averlo prosciugato di tutto il Ki di cui è in possesso. Cambiare sovente tecnica non è solo opzionale, bensì necessario, dato che buona parte dei nemici riesce ad immunizzare almeno uno stile. Tutto ruota nel conoscere lo stile usato e nel saper usare a dovere i punti energia, i punti Ki (magia) ed i punti concentrazione. Questi ultimi, necessari per utilizzare un’arma o per rallentare drasticamente il tempo, risultano ben presto necessari quanto il Ki e l’energia vitale proprio per uscire dalle situazioni più concitate, oppure, più semplicemente, per alternare gli stili al fine di non consumare tutti i punti dell’uno o dell'altro. Numerose sono le combinazioni, alle quali s’aggiunge anche la possibilità di trasformarsi in alcuni de nemici incontrati, ed ogni giocatore può shakerare il tutto al fine di creare un unico, personalizzato stile.

Pad alla mano viene voglia di offrire un caffè, o magari anche una birra, a tutti i dipendenti di una Bioware capace di creare un sistema di combattimento tanto coreografico quanto bello da giocare.

Balli mortali

Nota di merito anche per il comparto grafico messo in piedi da Bioware, che è riuscita nell’ardua impresa di riprodurre, preservandone comunque credibilità e fascino, quello spizzico di mondo orientale legato a miti e leggende. Alcune locazioni tolgono letteralmente il fiato da tanto sono belle, poetiche e affascinanti. L’illuminazione, così come il sapiente uso dei colori, in tal senso contribuisce pesantemente nel donare al gioco scenari degni di una cartolina. Buone le costruzioni poligonali delle ambientazioni e dei personaggi, così come le texture a loro applicate. Peccato giusto per qualche incertezza di troppo del motore grafico e per una camera non sempre affidabile. Di buona fattura invece la traduzione in italiano, se pur solo testuale. Soundtrack senza infamia e senza lode, un peccato se si considera l’ambientazione ispirata come quella di Jade Empire.

Commento

Jade Empire è, innanzitutto, un’enorme dichiarazione d’amore verso la cultura orientale. Difficile, se non impossibile, non restare ammaliati dinanzi certi panorami, certe storie e certi combattimenti proposti da Bioware. Ci si aspettava qualcosa di più da quella moralità tanto cara alla softco canadese, che invece s’è limitata a riproporre in buona parte quella vista in KotOR. Funziona bene, per carità, però un passetto avanti non ci avrebbe di certo scontentato. È anche vero che il grosso del lavoro, parlando in termini d’innovazione, è stato fatto su di un sistema di combattimento dannatamente divertente, quanto profondo e vario. Qualche lacuna tecnica di troppo scalfisce, se pur solo in superficie, un titolo in grado di sedurre chiunque. Consigliato a tutti i fan Bioware, agli amanti dei Rpg fatti con cura e dovizia, delle arti marziali e, più in generale, dei giochi divertenti ed appassionanti.

    Pro:
  • Trama curata, così come i NPC al suo interno.
  • Combattimenti profondi e divertenti.
  • Tecnicamente di ottima fattura...
    Contro:
  • ...se pur con qualche spiacevole lacuna.
  • Innovazione zero in ambito moralità.
  • Soundtrack poco ispirata.

Io come Bruce Lee

La creazione del proprio personaggio passa attraverso alcuni step fondamentali. Prima di tutto bisogna decidere il tipo di guerriero che si vuole creare fra alcuni stereotipi presenti, poi si passa alla fase di assegnazione punti, che si ripresenta ad ogni level up. Necessario sarà assegnare i punti scegliendo cosa aumentare fra energia fisica, concentrazione e Ki, in seguito si passa all’assegnazione dei punti per stile. Qui logicamente le scelte sono più ardue poiché più numerose le voci presenti, ma una volta trovate le tecniche preferite diventa meno sofferta ogni scelta. A prendere il posto che in genere spetta all’equip in questo genere di giochi sono delle gemme in grado di aumentare le statistiche del personaggio, anche qui la scelta dovrà essere oculata e rispecchiare il tipo di combattente che si vuole essere.

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Sognare di essere una rockstar talvolta risulta essere nocivo. Ti ritrovi lì, seduto sul tuo fido divano, ad immaginarti vestito solo di un paio di pantaloni in pelle ed un gilet nero, a cavallo di una limousine, ovviamente sovrappopolata di ragazze belle quanto audaci, che ti traghetterà alla più mondana delle manifestazioni. Fin qui tutto bene. Il problema nasce nel momento stesso in cui il tuo sogno ad occhi aperti ti spinge, come ogni rockstar che si rispetti, a buttarti a pesce in mezzo alla folla esaltata, salvo poi svegliarti bruscamente col faccione ben stampato sul pavimento di casa. C’è invece chi i sogni, oltre che a farli, riesce pure a concretizzarli. Questo è esattamente il caso della blasonata softco canadese Bioware, che, dopo aver incantato per anni i giocatori di ruolo di tutto il mondo, ha deciso di realizzare un sogno tenuto nel cassetto per anni: un Rpg ambientato in oriente, con combattimenti a base di arti marziali e guerrieri dalle mosse fulminee, il tutto condito con miti e leggende tipici della cultura orientale. Fortuna vuole che i creatori di tanti capolavori, Baldur's Gate e Neverwinter Nights su tutti, abbiano finalmente trovato le dovute risorse per finalizzare quest’importante progetto: Jade Empire. Dopo il fortunato debutto su Xbox con Star Wars: Knights of the Old Republic, Bioware si rituffa nuovamente sulla console Microsoft nel tentativo di bissare il successo del suo esordio.