Recensione: Oddworld Stranger's Wrath  0

Siete pronti per un trionfale ritorno nel bizzarro universo di Oddworld?

Il primo Oddworld senza Abe

Questo nuovo capitolo vede infatti messo per la prima volta da parte il buon Abe, vera e propria mascotte della serie, in favore di una new entry assoluta, il cacciatore di taglie Stranger, portandoci a scoprire un lato di Oddworld dai toni decisamente western che, francamente, non ci saremmo mai aspettati. A livello di meccanica di gioco le novità sono forse ancora più radicali, a partire dalla possibilità di alternare in qualsiasi momento della partita una visuale in prima ed in terza persona, a seconda di quello che accade su schermo (ma anche dei gusti personali): la prima è ovviamente perfetta per i combattimenti, la seconda è più adatta per le sezioni platform ed in generale per muoversi lungo la mappa. In realtà la stragrande maggioranza dell’avventura viene giocata in prima persona, dato che i frequenti scontri con i nemici beneficiano non poco della maggiore sensibilità nel puntamento che tale visuale riesce a concedere, oppure a causa del level design non troppo complesso, tuttavia non mancano certo le situazioni in cui la maggiore precisione nei movimenti di una visuale esterna è fondamentale, a tutto vantaggio della varietà di gioco.
Il sistema di combattimento mostra evidenti contaminazioni da stealth game (basti solo vedere il radar che compare nell’angolo in basso a sinistra dello schermo, che ci indica la posizione dei nemici ed il loro cono visivo), e privilegia nettamente un approccio cauto e ragionato, piuttosto che incentivare il giocatore a lanciarsi a testa bassa nella mischia. Originalissimo il sistema di gestione della armi, anzi dell’arma, dato che il buon Stranger avrà a disposizione unicamente la sua balestra, potendo però scegliere da una gamma di nove tipi diversi di munizioni, tutte da ricercarsi tra i piccoli roditori e gli insetti che pullulano i vari livelli. Avete capito bene: gli animaletti sono le vostre uniche risorse belliche e dovrete imparare a sfruttarne le diverse peculiarità per proseguire con successo nell’avventura (ad esempio ci sono degli insetti che, quando lanciati contro il nemico, lo avvolgono in una sorta di bozzolo e lo immobilizzano, permettendovi di catturarlo con facilità, oppure una specie di istrice che procura dei danni grazie ai suoi aculei, ed ogni nemico è più o meno vulnerabile a ciascuno di essi),

Originalissimo il sistema di gestione della armi, anzi dell’arma, dato che il buon Stranger avrà a disposizione unicamente la sua balestra

dosandone con parsimonia l’impiego dato che ne avrete a disposizione una quantità, almeno all’inizio dell’avventura, limitata, e fermandovi a stanarli e catturarli nel caso rimaniate a secco. Data l’elevata specificità dell’effetto sortito da ognuno di questi animaletti, gli sviluppatori hanno inoltre sagacemente implementato la possibilità di caricarne sulla balestra 2 diversi tipi in contemporanea, ciascuno dei quali viene assegnato ad uno dei grilletti analogici, in modo da non costringere il giocatore ad un continuo accesso al menù di selezione delle munizioni durante i combattimenti più caotici. In generale comunque tutto il sistema di controllo si è dimostrato sufficientemente comodo ed intuitivo, nonostante dal doppia visuale da gestire, sebbene non abbiamo apprezzato il fatto che il gioco selezioni automaticamente la terza persona in occasione di certe azioni del giocatore (come quando si cattura un malvivente), generando quell’attimo di confusione che può anche rivelarsi fatale nelle situazioni più critiche.

Una gioia per gli occhi

In passato gli Oddworld Inhabitants si sono contraddistinti per un magistrale uso della grafica bidimensionale, conquistando i videogiocatori non solo grazie a valenti doti tecniche, ma soprattutto per uno stile inconfondibile, capace di donare alle ambientazioni ed ai personaggi un fascino del tutto particolare. Finalmente (dopo il mezzo passo falso di Munch’s Odyssee) tali capacità hanno trovato il giusto sbocco in un contesto completamente tridimensionale, rendendo questo Stranger’s Wrath uno dei titoli graficamente più sontuosi disponibili per la console crociata di mamma Microsoft. Tutto è realizzato con una cura ed un gusto maniacale, e l’apparente semplicità con cui il motore macina tonnellate di poligoni e texture dettagliatissime è davvero incredibile, lasciandoci a bocca aperta con ambientazioni vive e rigogliose e modelli dei personaggi che incantano per originalità e design, e che in movimento sembrano poter uscire dallo schermo da un momento all’altro. Si passa dalle desolate atmosfere del deserto, con le sparute cittadine ad interrompere l’apparente monotonia dei canyon e delle radure, alle verdi foreste impreziosite da splendidi giochi di luce, il tutto senza mai tradire quell’inconfondibile appeal che ha reso gli Oddworld Inhabitants tanto celebri.

l’apparente semplicità con cui il motore macina tonnellate di poligoni e texture dettagliatissime è davvero incredibile

Una gioia per gli occhi

Discorso decisamente meno positivo invece per quel che concerne il comparto sonoro, caratterizzato da effetti nella media e da un accompagnamento musicale tutto sommato valido, che ben si sposa con le atmosfere del gioco, sebbene tenda a diventare leggermente ripetitivo, e che si adatta in maniera dinamica con il quello che accade su schermo. Il vero problema risiede però nel doppiaggio, che nonostante una buona interpretazione dei dialoghi compromette in parte l’esperienza a causa di una limitatissima gamma di voci, tra l’altro “sporcate” da un’eccessiva compressione che dona al tutto una resa decisamente sgradevole.
Sul fronte longevità c’è da segnalare una durata quantificabile tra le 18 e le 20 ore di gioco, sicuramente un valore superiore alla media degli altri FPS (sebbene questo Oddworld Stranger’s Wrath non sia propriamente uno sparatutto in prima persona canonico) disponibili sul mercato, tuttavia gli stimoli a riprenderlo in mano una volta terminato sono pochi, e la totale mancanza di una qualsiasi modalità multiplayer si fa inevitabilmente sentire.

Commento

Oddworld Stranger’s Wrath riesce a riabilitare in maniera completa la fama del team di Lorne Lanning dopo il mediocre debutto nelle tre dimensioni con Munch’s Odyssee, dimostrandosi un prodotto estremamente curato e valido sotto praticamente ogni punto di vista, con alcuni picchi di eccellenza in campo grafico assolutamente degni di nota. Peccato solo per alcune leggerezze, come il comparto sonoro rovinato da un doppiaggio non all’altezza, la limitata utilità della visuale in terza persona, oppure la totale mancanza di una modalità multiplayer, che influenzano inevitabilmente il giudizio globale, tuttavia senza intaccare in maniera eccessiva la qualità di un titolo che ci sentiamo senza dubbio di consigliare a tutti, con l'avvertenza del mancato doppiaggio in italiano.

    Pro:
  • Graficamente mastodontico
  • Gameplay originale e divertente
  • Ispirato e curato come da buona tradizione Oddworld
    Contro:
  • Sonoro non all'altezza
  • Multiplayer completamente assente
  • La visuale in terza persona poteva essere sfruttata meglio

Strano destino quello degli Oddworld Inhabitants. Dopo aver contribuito al battesimo mondiale di Xbox con Oddworld: Munch's Oddysee, ora si riaffacciano sul mercato con la console crociata ormai indirizzata lungo il viale del tramonto, pronta a cedere il passo all’imminente cambio generazionale. Ma se il primo titolo aveva fatto storcere il naso, facendo temere ai più una certa idiosincrasia del team capitanato da Lorne Lanning per la terza dimensione, questo Oddworld Stranger’s Wrath li riabilita in pieno, riuscendo a trasportare in un contesto finalmente poligonale tutta la magia ed il fascino dell’universo di Abe e compagni. Ma senza rinunciare a quegli stravolgimenti e rivoluzioni cui Lanning ci ha abituati in passato, sia per quanto concerne il gameplay che ambientazione e protagonista.