RPGPlayer Classic - Recensione di Baldur's Gate  0

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Inizia una nuova era

Ebbene sì, da orgoglioso NON giocatore di crpg che non fossero confacenti ai dettami di AD&D, Baldur’s Gate era per me un figlio da accurare, una creaturina docile da amare. Naturalmente ignorai le critiche sterili di qualche rivista (tipo una il cui nome comincia con T e finisce con giemme) che si era permessa di criticare il sistema di combattimenti in real time con pausa “attiva” (tanto sapete di cosa parliamo, no?). Vorrei vedere in faccia e schernire il buontempone che decretò il fallimento di questa formula, asserendo che Baldur’s Gate sarebbe stato ingiocabile, ahaha, che beata ignoranza… eh vabbé che volete farci…
Scherzi a parte, si vedeva che BG era un gioco massiccio. Lo scatolone di immane dimensioni (anche come spessore) pesava parecchio, dentro c’era un gigantesco manuale, una stratosferica confezione cartonata contenente cinque (tantissimi all’epoca, ma pure oggi) CD, un modulo introduttivo ad AD&D (grande pensata) e vari opuscoletti informativi. Grande, clamorosa assenza di una mappa, anche in carta igienica, che inspiegabilmente mancava.
Ovviamente parlo della versione in italiano del gioco, quella inglese non fu da me nemmeno presa in considerazione (installai un modem con costoso abbonamento a pagamento solo il mese prima di prendere il gioco, e di internet e degli store on line, non sapevo nulla).
L’interminabile installazione (650 mega) abusò dello spazio del mio corposo (all’epoca) hard disk da 4,3 giga, su cui crashava con la solita sapienza un simpatico windows 95. Per fortuna Baldur funzionava e dopo aver mandato via tutti gli intrusi dalla mia casa e spento le luci, mi feci il segno della croce e feci quel fatidico doppio clic.
E qui ci ricolleghiamo all’inizio di questo articolo…già mi bastò osservare l’alternarsi dei loghi di Black Isle, Interplay e Bioware (e Wizard of the Coast? NdLello) per farmi comprendere che questo era molto più di un gioco; la presentazione del titolo, inoltre, seppur non aggiungendo praticamente nulla alla trama, era molto suggestiva e accendeva una curiosità che si sarebbe esaurita solo alla fine del gioco. Poi, alla fine di tutto ciò, la mitica schermata di presentazione con quella musica pomposamente attraente.
Tralascio le descrizioni sulla creazione del personaggio, visto che la conoscete bene (lo schema è rimasto intatto anche oggi con NWN) ed arrivo subito al sodo.
Naturalmente l’estasi era già incontrollabile all’avvio del gioco, figuriamoci quando il mio personaggio fu bello e pronto. Asciugandomi le lacrime di commozione, avvio il tutorial del gioco, che poi è anche l’inizio dell’avventura.
Beh, spettacolo puro.
Naturalmente, vi ricordo, siamo all’inizio del 1998, e la grafica a 640x480 era una risoluzione perfetta. Ma ciò che lasciava esterrefatto fu la ricchezza della grafica, con costruzioni e paesaggi disegnati come un piccolo quadro, con effetti di animazioni sorprendenti, con uccellini, acqua e quant’altro che dava vita allo scenario. Anche il sonoro era stratosferico, con una miriade di effetti praticamente indistinguibili dalla realtà. Suoni della natura, voci, carri che camminano, insomma sembrava proprio di esserci.
Baldur’s Gate, per la cronaca, fu anche uno dei primissimi titoli ad utilizzare l’audio ambientale di Creative (l’EAX della SoundBlaster Live!) che io potetti apprezzare solo qualche mese dopo…
Insomma, del resto, se lo schema grafico è rimasto intatto sino ad oggi (Icewind Dale II) un motivo ci sarà, no? Ovviamente c’erano le piccole magagne. A parte la grafica dell’interfaccia che era gradevolissima (l’apoteosi arrivò con BG 2), l’area di gioco era un po’ piccola, in quanto non c’era possibilità di liberarsi delle corpose barre contenenti i tantissimi comandi. Complice anche la risoluzione, sembrava di giocare in una cartolina. Per fortuna ci si fa presto l’abitudine. Ultima piccola magagnetta riguardava le animazioni dei personaggi (simpatiche ma non perfette) ed i modelli (o meglio gli sprites) dei personaggi umani, praticamente tutti uguali tra loro.

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Candlekeep è anche un po’ casa nostra

Chi ha giocato a Baldur’s Gate sa cosa intendo. In effetti l’avventura (che proseguirà a lungo, e non parlo solo della serie di BG) comincia proprio da lì. Il nostro personaggio (che avrà il nome che gli daremo in fase di creazione, bellissimo!!!) è un figlio adottivo di un potente Mago, il quale ci ha preso in custodia sin da bambini.
Improvvisamente, dopo che il nostro padre ci ha ricordato che dobbiamo imparare a cavarcela da soli, dovrà mettersi rapidamente in viaggio, ma non si sa il perché. La nostra curiosità, però, ci spinge a voler in qualche modo accompagnare nostro padre, e complice anche la nostra amichetta, una ladra peperina di nome Imoen, seguiremo il nostro anziano patrigno nei suo viaggio. Purtroppo, qualcosa di terribile accade. Infatti, al calar della notte, il nostro genitore adottivo cade vittima di un agguato, nel quale la sua orgogliosa difesa nulla può contro i mascalzoni, che vigliaccamente tolgono la vita al nostro anziano, amatissimo padre.
Dopo il misfatto i mascalzoni scappano e l’esanime mago avvisa noi e Imoen (scampati all’agguato) che occorre proseguire ciò che lui ha iniziato, e quindi ci raccomanda di raggiungere al più presto la Taverna del Braccio Amico, meglio conosciuta come The Friendly Arms Inn.
Il viaggio fino alla succitata locanda è una sorta di assaggio di quello che ci aspetterà durante la nostra avventura. Incontreremo i primi nemici, adatti alle nostra scarsa esperienza (naturalmente partiremo dal primo livello e da zero px) e potremo anche ingaggiare i primi due compari, per dar vita alla nostra bozza di party.
In realtà i primi due personaggi sono poco più che due buffoni, di cui uno mi è morto quasi subito e l’altro, invece, è sopravvissuto. Uno di questi due personaggi (questo è un piccolissimo spoiler) farà una comparsa anche nel seguito di Baldur’s Gate. Una volta arrivati alla Friendly Arms Inn entreremo appieno nella magia che Baldur’s Gate sa offrirci. La locanda nella quale la trama comincerà a svilupparsi seriamente è a dir poco suggestiva, e non poco contribuisce la stupenda musica che accompagnerà il nostro arrivo alla taverna. Si tratta di una composizione a dir poco magnifica, che immerge appieno nell’atmosfera gotico-medievale del gioco. Pensate che ho convertito questo e altri mp3 dal titolo Bioware, che ascolto quotidianamente nella mia playlist di Winamp.
All’interno del Braccio Amico conosceremo Jaheira e suo marito, due personaggi discreti, che però avranno un ruolo predominante nella trama del gioco. Soprattutto la bella elfa Jaheira, finirà col diventare un personaggio chiave anche del seguito di Baldur’s Gate.
Da lì comincerà il nostro peregrinare attraverso i Forgotten Realms…

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Un’esperienza indimenticabile

Lo schema del gioco è questo: la libertà d’azione è praticamente totale, nel senso che potremo andare dove vogliamo, uccidere chi ci pare, e parlare con chiunque.
L’interazione invece, è meno importante, nel senso che potremo agire soltanto con pochi oggetti (ma questo accade anche con gli altri giochi che usano il motore di BG). Ovviamente girare a zonzo può scatenare la fantasia di qualcuno, ma personalmente, penso che la cosa migliore sia seguire la trama del gioco (semplice ma accattivante), e se vorremmo divagare, ci sono una miriade di sottoquest da svolgere, tutte abbastanza carine e tutto sommato varie.
Alcune di esse, come quella dell’artista Prism, sono davvero belle e quasi commoventi (nel senso che sono suggestive). Il piatto forte però è quello dato dalla trama principale, dove il fulcro della vicenda sarà quello di potenziare i nostri personaggi al fine di battere i nemici, sempre più potenti.
La storia dei combattimenti è un polpettone che ci si tira dietro fino ad oggi con Neverwinter Nights, eppure qualcuno sembra dimenticare che questi giochi sono tratti da AD&D, il gioco di ruolo (mi riferisco a quelli su carta) “combattivo” per eccellenza. Essendo Baldur’s Gate una fedele trasposizione della controparte su carta, è ovvio che il gioco sia incentrato sui combattimenti contro mostri spaventosi e sull’esplorazione dei dungeon, esattamente come la controparte cartacea. Insomma, altrimenti perché si chiamerebbe Dungeons&Dragons?? Per chi ama le chiacchiere e gli enigmi consiglierei di rivolgersi a qualche avventura grafica, o al limite, a Planescape Torment…
Dei quattro episodi della saga, Baldur’s Gate è il più lineare o, più correttamente, il meno dispersivo, nel senso che non si raggiunge la spaventosa quantità di locazioni, personaggi, quest e dialoghi con cui avere a che fare. In BG, tutto è dosato per bene e sapremo sempre cosa fare e soprattutto perché.
Ovviamente potremo sceglierci la nostra compagnia migliore, scegliendo tra un buon numero di personaggi con cui farci accompagnare. Purtroppo, devo dire, alla fin fine, qualsiasi sia la classe che scegliamo, il gruppo migliore è obbligatoriamente uno (con una, al massimo, due varianti) nel senso che ci sono personaggi che sono effettivamente migliori di altri e che vanno obbligatoriamente ingaggiati se si vuole avere il party migliore.
Insomma, non siamo affatto ai livelli di BG 2 dove ci sono un quintale di personaggi da scegliere, tutti fortissimi allo stesso modo, dove fare il party “migliore” in assoluto è impossibile e, per chi ci prova, addirittura frustrante.
Vanno presi in considerazione anche i discorsi sulla classe del personaggio, l’allineamento, tutte idee ben convertite da AD&D, ma che sono state sviluppate meglio nel successore.

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Concludendo

Allora, perché prendere Baldur’s Gate? Sicuramente per il fascino. BG, rispetto al sequel, è più semplice a livello di struttura, più genuino, meno ricercato e più “avventuroso”. La trama, inoltre, è più bella del sequel, proprio perché più semplice e meno complessa.
In BG 2 avremo tutto e subito (si parte dall’ottavo livello!!). In BG invece, il cammino sarà lungo e periglioso, partiremo da zero e potremo arrivare ad 89.000 px. Insomma, cresceremo assieme al nostro personaggio: all’inizio scapperemo anche dalle rane, alla fine del gioco invece, ci sentiremo forti e sicuri di noi impugnando il nostro fido spadone a due mani + 2.
Enorme contributo a tutto ciò è dato da un comparto sonoro clamoroso, oltre alle musiche di cui vi ho già parlato, le voci dei personaggi (in inglese, il gioco non è stato doppiato per fortuna) sono fantastiche, specialmente quelle del personaggio principale. Ciò che fa adorare Baldur’s Gate sono i tocchi di classe, come i personaggi che parlano e addirittura litigano tra loro, feature mai vista prima (niente manfrine e “romance” stucchevoli come in BG 2, però!), altri tocchi di classe sono i libri deliziosi, i dialoghi davvero ben scritti e alcune finezze tipo citazioni e sciccherie come i bambinetti che ci avvicinano nei villaggi, dicendo “Do you wonna fight with me, you wonna fight??” con tono provocatorio, oppure ci chiedono di raccontarci i nostri viaggi.
Insomma, Baldur’s Gate è IL crpg della nuova generazione, almeno a livello di single player. Imperdibile, perfetto per iniziare e stupendo per chi è già esperto. Mio modestissimo parere: con Baldur’s Gate è nata una nuova era per i crpg. E scusatemi se è poco.

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Sì, ma dove lo trovo?

Bella domanda questa. Per qualche strano motivo, fino ad ora, non è stata pubblicata alcuna edizione budget di BG. Vuoi perché il gioco è ancora molto venduto nonostante l’età, vuoi per i cinque CD, insomma, scordatevi (almeno per questi tempi) BG in omaggio con qualche rivista.
La cosa più semplice è cercare il gioco a prezzo pieno, cosa che però potrebbe intristire non poco. Si sappia però, che almeno in USA BG è venduto assieme alla sua espansione al prezzo di un unico titolo, e già è qualcosa. In Italia è stata pubblicata una confezione contenente BG, i due Fallout e Planescape Torment, tutti assieme ed a prezzo vantaggioso. Il problema è che BG, in questo caso, è completamente in inglese. Bisognerebbe quindi procurarsi il file con i dialoghi in italiano, cosa non facile, e soprattutto, a rischio in quanto legalità. Si vocifera, però, che quando Bioware la smetterà di scrivere una patch al giorno per Neverwinter Nights, potrebbe decidere di pubblicare assieme ai vecchi soci di Black Isle i due Baldur’s Gate e il primo Icewind Dale in edizione budget. Voci o leggende, questo non si sa…



Giovanni "Ezechiele 25,17" Scotto





Sito ufficiale: Baldur's Gate
Publisher: Interplay
Sviluppatore: Bioware
Distributore: Halifax
Sito utile: Planetbaldursgate

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Alle porte di Baldur

Il motivetto iniziale di Baldur’s Gate, quello della schermata delle opzioni, per intenderci, rimarrà scolpito nella mia memoria per tutta la vita. Anche a costo di farmi dubitare della mia sanità mentale, la musica iniziale di questo gioco è stata (ed è tutt’ora) perennemente nella mia testa. Il perché è presto detto: il motivo incalzante, dal tono epico, ed anche un pò enfatico, è quanto di più esaltante le mie orecchie abbiano ascoltato dalle casse del mio PC con un videogioco in funzione.
Immaginate la mia faccia, nel marzo del 1998 quando, letteralmente basito, osservavo con grande folgore l’intro di Baldur’s Gate, alla quale seguiva la pittoresca schermata delle opzioni accompagnata da quella splendida musica.
Il gasamento in me saliva in maniera preoccupante, logorato da anni di forzata lontanza da AD&D dovuta ai troppi impegni lavorativi e/o sociali. AD&D è stata una delle esperienze più belle e interessanti della mia vita, e come è facile immaginare, difficilmente si può sostituire l’esperienza di una “partita” a questo gioco di ruolo con qualcos’altro. Ovviamente non cito i vecchi (anzi paleolitici) videogiochi ispirati ad AD&D che hanno visto la luce sul Commodore 64 e sui primi proto-pc. I prodotti SSI, e successivamente Pool of Radiance (il precursore, non l’ultimo) erano giochi carini, che solo in maniera lieve riuscivano a trasmettere le emozioni di una partita ad AD&D. Ovviamente la “colpa” era da attribuire alla sconfortante limitatezza delle macchine dell’epoca (parliamo di circa 10-12 anni fa!!) che non potevano offrire un’esperienza degna di questo nome. Fu così, che dopo quei gloriosi tentativi monocromatici, la serie AD&D si allontanò dai nostri computer.
Ovviamente il gioco di ruolo per PC non sparì e complice anche la sopravvivenza di supporti come Amiga e Snes (una console), giochi di ruolo importanti continuarono ad uscire (la serie di Ultima per PC e quella di Final Fantasy per console è un esempio che vale per tutti).
Sì ma il party? La Thac0? I tiri salvezza? Che fine avevano fatto? A cosa doveva rassegnarsi un giocatore incallito di AD&D che a causa anche dell’età che saliva e portava con sé impegni sempre più gravosi doveva rinunciare alle chilometriche sedute passate a giocare? Un barlume di speranza arrivò nel 1996, quando una non ancora molto conosciuta software house canadese annunciò al mondo intero di essere in piena fase di realizzazione di un videogame interamente dedicato ad AD&D!! Secondo i primi proclami stampa (che al tempo, non avendo internet leggevo sulle riviste con quasi due mesi di ritardo dalla loro uscita) il titolo, in uscita entro un paio di anni, sarebbe stato delle più fedele trasposizione di AD&D per computer mai creata, che avrebbe sfruttato fino all’ultimo spicciolo la potenza dei PC (allora il massimo concepibile era un Pentium 2 233 con 64 mega di Ram e il sistema ideale era un Pentium 200 MMX con 32 mega). Naturalmente è facile immaginare l’espressione esterrefatta del mio volto alla lettura di simili poetiche parole.
L’attesa, divenuta straziante dopo i primi (stupendamente attraenti) shots, e soprattutto dopo aver saputo che “il gioco avrebbe avuto una trama incredibile, una grafica mozzafiato, eventi atmosferici dinamici, ed una piena facoltà di scelta da parte del protagonista, che accompagnato da un party composto fino a sei personaggi, ognuno con la propria storia, il proprio comportamento…” sbav, sbav… basta! Questo bastò a decidermi a sborsare sonanti danari (utilizzando i soldi di un rimborso assicurativo) per comprarmi un PC spaziale (un p2 233 acquistato ad una settimana dalla sua uscita, gennaio 1998) ed attendere impaziente la release del nuovo profeta del ludo elettronico: Baldur’s Gate!!!
Non presi il gioco nel giorno della sua uscita in quanto mi promisi di acquistarlo dopo aver brillantemente superato l’esame di Storia Moderna… una volta sbrigata la pratica (era il mese di marzo), con dignitoso orgoglio e con fare da rito ecumenico, mi reco dal negoziante a consegnare il mio sacro centone, che una volta infilato nell’avida cassa del commesso, mi restituì una copia della magica scatola marrone. E l’incanto ebbe inizio…