Rule of RoseRule of Rose 

Controverso, ambiguo, cupo, osteggiato dalla stampa per le tematiche adulte e forti trattati nella trama. Arrivo il gioco più "disturbante" e chiacchierato degli ultimi mesi.

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Haunting Ground...

Il gameplay è il solito proposto in ogni survival horror tradizionale. Il giocatore impersona l'indifesa Jennifer e la guida attraverso i vari scenari nel tentativo di progredire nella storia, raccogliendo oggetti e indizi, risolvendo enigmi, fuggendo dagli aggressori oppure affrontandoli e uccidendoli. Anche la struttura stessa delle sequenze in cui si muoverà all'interno degli ambienti da esplorare mantiene una componente "classica", anzi, per certi versi forse un tantino superiore alla media, visto che globalmente il titolo scorre via in maniera piuttosto lineare. Non c'è, infatti, molta libertà di movimento (ma ormai è quasi la regola in questa generazione di survival), e spesso ci si ritroverà a muoversi entro un percorso obbligato dagli eventi, come all'inizio dell'avventura, quando si dovrà seguire il bambino che ci ha consegnato il libro per tutto l’orfanotrofio e se si tenta di andare in altre direzioni ci si troverà di fronte a porte sbarrate o richiuse da qualche antipatica bimbetta. La situazione migliora leggermente più avanti, ma non di molto. A confermare questo suo essere tradizionale negli schemi, cosa che comunque non è detto sia un limite, Rule of Rose ripropone un elemento già visto in Hounting Ground, e cioè un cane come compagno di avventura e guardia del corpo. La bestiola, di nome Brown, dopo esser stato liberato diventerà il nostro inseparabile compagno di viaggio, guidandoci spesso nei punti più difficili in cui orientarsi, scovando per noi oggetti rari nascosti e difendendoci dagli attacchi dei nemici. In questi frangenti il gioco mostra invece un aspetto un tantino più "innovativo" (per modo di dire, visto che in parte anche questo particolare lo troviamo nel sopraccitato Haunting Ground). Jennifer, infatti, non è certo la Jill Valentine di Resident Evil o la spericolata Lara Croft di Tomb Raider, ma una normale ragazza catapultata in un incubo ad occhi aperti. Per cui, terrorizzata, è impacciata quando si trova a dover affrontare un avversario armi in pugno. Il che per alcuni può essere frustrante (specie se si considera che talvolta bastano un paio di colpi al nemico di turno per abbatterci), per altri piuttosto realistico.

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Come si può uccidere un bambino?

La forza di Rule of Rose resta, a nostro parere, la trama adulta e a tratti disturbante. E’ lei il perno sul quale ruota l’intero gioco. Ambientato nella Londra degli anni Trenta, il titolo sviluppato da Punchline è definibile come uno psico-thriller, in cui la giovane protagonista, la 19enne Jennifer, i cui genitori sono morti in un tragico incidente aereo, viene accolta in un orfanotrofio della remota campagna Inglese. Sull'autobus che la conduce verso la sua nuova casa riceve da un misterioso bambino un libro di fiabe disegnato a mano intitolato "La piccola principessa". Come da tradizione dei film a tema, la ragazza pensa bene di inseguire il piccolo che nel frattempo è sceso di tutta fretta. Da li a poco, persa nella nebbiosa brughiera, Jennifer si ritrova dinanzi ad un fatiscente maniero vittoriano... Il Rose Garden. Qui qualcosa di orrendo è accaduto non solo nella mente contorta di alcune bambine che apparentemente sembrano "le padrone di casa". Sono l'ambigua Diana, che si fa chiamare la "duchessa", la perfida e astuta Meg (la "contessa") e la stupida e sadica Amanda (la "baronessa"), “ispirate” nella loro condotta da quelli che loro stesse definiscono "i comandamenti rossi", che catturano Jennifer e ne diventano le aguzzine. Qual'è il segreto del Rose Garden, dove sono gli adulti, cosa è successo di inenarrabile in quel posto? Misteri, domande a cui la protagonista dovrà trovare risposta nel tentativo di fuggire da quell'orrore, prima che la follia e il terrore prendano il sopravvento. Rule of Rose gioca proprio su queste paure ancestrali, sulle atmosfere lovecraftiane, sull'orrore generato dai mostri della psiche umana, con una strizzatina d'occhio a film come "Suspiria" di Dario Argento (il collegio buio e terrificante), a "Grano rosso sangue", e "Come si può uccidere un bambino" di Narciso Ibáñez Serrador (i piccoli che diventano carnefici) per sedurre il videogamer e coinvolgerlo in un gioco in cui non dovrà, come detto, affrontare orde di creature mostruose, ma ragionare, riflettere e districare i fili della trama per superare gli ostacoli costituiti da enigmi e situazioni in cui spesso nulla è come sembra.

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Effetto disturbante

Se la tecnica di base del gameplay di Rule Of Rose può essere definita dunque "classica", per il genere, la stessa cosa la si può tranquillamente affermare anche a proposito della grafica. Da questo punto di vista il gioco non si distacca dalla media qualitativa di altri suoi più illustri "colleghi": i vari personaggi sono formati da un discreto numero di poligoni e rivestiti da texture di buona fattura, mentre gli ambienti in generale appaiono stilisticamente un tantino ripetitivi in alcuni frangenti e meno curati rispetto a Jennifer e Co. Da segnalare, quasi i programmatori volessero omaggiare il titolo Konami oltre che sfruttarne i vantaggi, derivanti dall’ artefatto, un filtro opzionabile sul modello di quello visto in Silent Hill 2, che riveste lo schermo e le immagini di una certa granulosità. Oltre che per dare un effetto ancora più cupo alle vicende, tale filtro appare un escamotage visivo per mascherare la povertà di dettaglio di alcuni di quegli ambienti che citavamo poc' anzi. Più interessante a nostro parere sembra il comparto audio. Oltre alle musiche curate dallo stesso autore delle colonne sonore di Skies Of Arcadia e Panzer Dragoon Orta, Yutaka Minobe, davvero d'atmosfera con i suoi archi suonati in solitaria, da sottolineare il discreto doppiaggio in inglese e, soprattutto, le vocine, le risatine nervose e stridule, spesso da brivido, delle bambine, che accompagnano più volte il videogiocatore durante l'esplorazione di certi ambienti, suscitando in esso, specie se questi possiede un apposito impianto stereo collegato alla Ps2 o alla tv, una sensazione continua di pericolo imminente e ansia.

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Conclusioni

Rule Of Rose è uno di quei giochi difficili da valutare. Se ci si soffermasse sull'aspetto prettamente tecnicoil gioco rischierebbe di vedersi affibiato una votazione abbastanza bassa, visti alcuni difetti di programmazione e un certa linearità nello svolgersi dell'avventura. Ma un gioco, come si sa, non va valutato solo per questo. La trama, basata su tematiche forti, insolite, indubbiamente non "da tutti giorni" nel mondo videoludico, è una delle più intriganti vissute da un videogame. L'atmosfera stessa del gioco è accattivante, spinge a giocare, per vedere cosa accade a Jennifer, cosa si cela dietro determinate situazioni o omicidi. Elementi, questi, che possono dare forza ad un titolo più di qualsiasi altra cosa. Ci sono giochi destinati a lasciare il segno indipendentemente dalla qualità intrinseca della sua produzione, Rule of Rose sembra uno di questi, anche per meriti indiretti. Non è per tutti, e pertanto è da provare prima dell’acquisto. Pro: Trama adulta e coinvolgente. Comparto sonoro d'atmosfera. Contro: Sistema di combattimento da rivedere. Sistema di salvataggio a volte frustrante. Avventura abbastanza lineare.

Ha suscitato molte polemiche, articoli sui principali quotidiani e settimanali nazionali e non, interrogazioni parlamentari, tentativi di censura e perfino la proposta di istituire una commissione di vigilanza apposita, scatenando il solito movimento anti-videogames che a periodi più o meno regolari tornano a farsi sentire dalle nostre parti. Rule Of Rose ha rischiato, rischia, di diventare il capro-espiatorio di tutti i mali del mondo. Motivo? La trama condita da tematiche forti, di quelle che talvolta, quando le sentiamo nei Tg, ci spingono a voltare la testa dall’altra parte perchè troppo difficili da accettare, e le sembianze, i volti di coloro che nel gioco sono i cattivi. Rule Of Rose ha una peculiarità: i "nemici", i mostri da affrontare, da cui difendersi, non sono i classici spettri, zombi o creature dalla ignota provenienza, ma dei sadici, crudeli, “normali” bambini. E questo può far più paura... Una piccola considerazione del tutto personale dall’autore di questo articolo. Che un videogioco, un film, qualsiasi cosa racconti di certe tematiche possa sviare, turbare la mente di un giovane al punto da portarlo a forme più o meno violente di imitazione, credo sia pura e semplice demagogia. Fantascienza. Perché una persona che si lascia influenzare da qualcosa di simile deve avere di suo dei problemi. Problemi che non possono essere ricercati nei contenuti di certi prodotti (che, è vero, vanno semmai vietati ai minori, monitorati. Ma non censurati) ma quanto piuttosto nella psiche dell’individuo o nell’educazione ricevuta. Pensare che la crisi di valori in cui molti giovani sembrano precipitati e che attanaglia l’occidente, sia attribuibile alla tv, ai videogames violenti o a chissà quale altro fattore, è quanto di più pretestuoso e bigotto si possa affermare. Se dei giovani stuprano una loro coetanea, se altri picchiano vigliaccamente un compagno di classe, non è colpa dei prodotti citati prima, ma della loro stupidità e di chi li dovrebbe educare al rispetto dei valori sociali, umani, religiosi. Famiglie, scuole, istituzioni. Perché l’anormalità sta semmai nell’indifferenza, nel menefreghismo nell’affrontare certi problemi, piuttosto che nel censurare qualcosa o qualcuno. Così è facile, così diventa uno squallido scarica barile: la colpa non è mai nostra, ma degli altri. In questo modo il problema non si affronta alla radice, lo si delega ad altri, e alla fine non lo si risolve per niente e anzi, ricompare quanto prima. Una volta può essere un gioco, una volta un cartone animato, un’altra volta cosa? Un fumetto, un libro, il vicino di casa… Perdonate lo sfogo. Torniamo alla nostra recensione.

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