Saint's RowSaints Row - Recensione 

E' arrivata la nextgen, sale la voglia di un nuovo Gta. Volition coglie la palla al balzo e rende l'attesa meno traumatica. Siete pronti per un viaggio a Stilwater?

Benvenuti peccatori

Tutta la vicenda si svolge a Stilwater, una gigantesca metropoli in cui la ricchezza sfarzosa si contrappone alla vita da ghetto, scenario lussurioso e caotico tanto caro a Rockstar Games per la sua serie stellare GTA. Non è un caso, certo, dal momento che Volition, sviluppatrice del titolo, si ispira palesemente a tale serie, presentando meccaniche ludiche paurosamente simili. Detto in altre parole, si tratta di un clone che interpreta la saga in un’ottica diversa, anziché sfruttarla cinicamente. Proprio come nelle peripezie di CJ, anche qui ci troveremo nel bel mezzo di una guerra tra gang, tra individui poco raccomandabili che reputano le pallottole ben più persuasive del dialogo, fanciulle succinte e spregiudicate, inquietanti boss malavitosi. E ovviamente i dirimpettai e le macchine, pronti a concedersi alle interazioni con il protagonista. Per permettere una completa immedesimazione, fin da subito è possibilie plasmare il proprio alter ego virtuale (solo maschio) tramite un editor piuttosto soddisfacente, e vederlo in azione nelle cutscene iniziali, constatando piacevolmente come il motore tenga in memoria i connotati scaturiti dalla nostra fervida immaginazione. Il nostro baldo giovanotto viene subito accolto sotto l’ala protettrice dei Saints, una delle quattro succitate bande che imperversano nella città. Ognuna di esse è contraddistinta da uno specifico colore, il colore è davvero tutto in Saints Row. Dai vestiti, ai graffiti, alle vetture, il cromatismo è una fede e uno stile di vita, tanto da assumere quasi un valore politico. Ma in realtà si tratta di scelta funzionale, perché nelle sparatorie più concitate non c’è tempo per distinguere alleati da nemici. E ne capiteranno molte fin dalle prime battute. Questo elemento, manco a dirlo, si è già visto in San Andreas, l’ultima iterazione del franchise Rockstar, ma dove Volition colpisce nel segno è nella caratterizzazione delle storie che contraddistinguono le bande. La sceneggiatura è ottima, ricca di personaggi chiave, e si dipana lungo quattro vicende parallele, composte da una dozzina di missioni l’una, che il giocatore potrà alternare a piacimento fin da subito. Si tratta di un elemento cruciale che rappresenta il primo passo di un prodotto meritevole d’attenzione, il giocatore dopo poche ore ha già un consistente numero di destinazioni sulla mappa, e queste riguardano sia la main quest che una serie nutritissima di missioni secondarie. Ma non si tratta di una generosità ludica senza scopo, il gioco presenta un elemento inedito, il rispetto, vale a dire una barra che dovrà essere riempita per poter accedere ai vari capitoli della storia. E per guadagnarlo occorre affrontare le suddette quest facoltative. Ma non solo, è anche possibile lavorare di fantasia e prendere in ostaggio un povero innocente, scombussolare l’ia del gioco per una manciata di secondi e vedere la barra riempirsi magicamente. Oppure ripulire le svariate roccaforti delle bande rivali, dislocate nella città. Le possibilità sono quindi moltissime.

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Vivisezione di un capolavoro

L’impressione che si ricava giocando è quella di un GTA molto più permissivo e godibile, certo meno vasto, ma che focalizza su un gameplay maggiormente organico, senza perdersi in attività fini a se stesse. E questa sensazione durerà fino alla fine. Un vantaggio conferito anche dallo scenario unico. Nonostante le grandi dimensioni e varietà dei suoi quartieri, Stilwater resta una mappa molto meno dispersiva delle tre megalopoli di San Andreas, tanto che il gioco si permette di mettere il giocatore in condizione di percorrerla da un capo all’altro nell’ambito delle missioni finali. E qui entrano in ballo due ulteriori elementi, un sistema di navigazione della mappa dinamico, che indica con una freccia la traiettoria migliore per raggiungere la zona interessata, e l’estrema efficienza del modello di guida. Entrambi risultano fondamentali, dal momento che il giocatore ha una traccia sul percorso ideale in grado di aggiornarsi nel caso imbocchi la strada sbagliata, e vetture reattive che non inibiscono le deambulazioni. E’ così evidente il perfezionamento di tale sistema, che si finisce per improvvisare magnificamente, prendendo scorciatoie nel caso subentrino le forze pubbliche.

L’impressione che si ricava giocando è quella di un GTA molto più permissivo e godibile, certo meno vasto, ma che focalizza su un gameplay maggiormente organico

Vivisezione di un capolavoro

La polizia, già. Un altro particolare che subisce in Saints Row un’ennesima, efficiente limatura. Compiere crimini, uccisioni o barbarie incrementa solo relativamente la barra della “legge”, se lontano da occhi indiscreti, in caso contrario il degenero è scontato, con immancabile esercito e camionette dell’Fbi. In Saints Row si ha sempre una possibilità di sfuggire, magari rifugiandosi in un losco centro di lavaggio della coscienza, e scongiurando ogni pericolo (ovviamente non gratis). E se anche andasse male, il protagonista si risveglierebbe del tutto illeso davanti all’ospedale, come siamo già abituati, ma con tutte le armi al suo posto. Sostanzialmente quindi il gioco si presenta molto più benevolo e abbordabile del suo ispiratore, un’arma però a doppio taglio, che rende la maggior parte dell’esperienza fin troppo facile. Il protagonista può mangiare per recuperare forze, ma si tratta di un’azione scarsamente necessaria, dal momento che la sua energia viene automaticamente ripristinata dopo pochi secondi. Inoltre, nel caso recluti degli alleati dalla propria gang, è anche in grado di resuscitarli, rendendoli di fatto invincibili. La sfida maggiore arriva invece dalle ultime missioni, che richiedono tempi fulminei e azioni repentine, tanto da rasentare la frustrazione, ma siamo ancora lontani dalla difficoltà di Gta. Saints Row è semplicemente fatto di un’altra pasta, vuole rendere le ore passate in questa bizzarra cittadina piacevoli e divertenti, e ci riesce benissimo.

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Ci vuole una fisica bestiale

Tecnicamente il lavoro Volition suscita impressioni contrastanti. Il motore di gioco, sempre in streaming da disco, è un bel passo avanti rispetto alla precedente generazione, con effetti atmosferici impressionanti, texture di qualità e una modellazione poligonale elaborata, che non tralascia neanche gli ignari passanti. Ma il vero asso nella manica è rappresentato dallo sfruttamento della fisica, che permette scene raccapriccianti come i corpi scaraventati fuori dalle macchine, esplosioni incredibilmente realistiche, e molto altro ancora. Per contro, la fluidità non sempre risponde all’appello, con un framerate decisamente instabile durante le scene più caotiche. Ed è presente un fastidioso V-Sync, vale a dire una mancanza di sincronia che spezza l’immagine in due parti. L’audio è invece strepitoso, con una nutrita serie di doppiatori famosi e una colonna sonora stellare, che alterna brani hip hop a ritmi forsennati, ascoltabili non solo dalle vetture, ma anche tramite il pratico walkman digitale che il protagonista porta sempre con sè. Il titolo supporta pienamente Xbox Live, sia per i contenuti aggiuntivi (è già disponibile un pack con nuovi vestiti) che il multiplayer online. Quest’ultimo è implementato in maniera piuttosto creativa, alternando il classico deathmatch con altre modalità più originali. Tuttavia non ci ha convinto in pieno, sia come tipologia di gioco che per qualche problema di troppo con la connessione. Saints Row rimane un titolo fortemente orientato al single palyer.

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La gang degli obbiettivi

Ottenere punti in Saints Row è un compito piuttosto impegnativo, gran parte degli obbiettivi sono raggiungibili solo a gioco inoltrato, mentre per ottenere quelli più succosi occorre conquistare l'intera città di Stilwater, vale a dire completare il gioco. Anche dopo questo però, sarà possibile racimolare altri punti completando le varie sottomissioni, del tutto indipendenti dalla storia principale, o cimentandosi nelle modalità multiplayer online. Per conquistare i 1000 punti complessivi occorre quindi approfondire Saints Row in ogni sua parte.

Commento

Può un clone essere più divertente del suo ispiratore? Saints Row stimola ad approfondire il quesito, e trovare una risposta meno scontata del previsto. Volition ha ripreso tutti gli elementi che hanno fatto grandi Tony Vercetti e CJ , fin dalla identità grafica, ma il risultato sembra un’opera più mossa dal rispetto piuttosto che uno spudorato desiderio di facile guadagno. Un prodotto sincero e altamente godibile, ma che non inventa nulla di nuovo e che probabilmente resterà sempre come "l’ombra di GTA". Nell’attesa, però, possiamo tranquillamente fermarci qualche giorno a Stilwater. Ne vale assolutamente la pena.

Pro Buona realizzazione tecnica Molto divertente e vario Sceneggiatura ben realizzata Colonna sonora eccezionale Contro Molto violento e volgare, non per tutti Un pò frustrante nelle fasi finali Motore grafico non fluidissimo Non aggiunge nulla alla formula di Gta

Il protagonista di Saints Row non ha nome, viene semplicemente chiamato Player, un signor nessuno venuto dal niente, ma che diventerà il padrone assoluto di un’intera città. Ovviamente non senza l’aiuto del nostro pad.