Scarface: Power. Money. Respect. - Recensione  0

Soldi. Potere. Rispetto. I tre pilastri attorno ai quali ruota il mondo di Scarface, in questa versione strategica per PSP. Saranno in grado di condurla al successo?

Un film o un gioco?

Money. Power. Respect. in effetti non è l'UMD di Scarface. Anche se devo ammettere che dopo le prime sequenze il dubbio mi è venuto. E' un gioco, ricordo a fatica a me stessa, il nucleo centrale deve essere il gameplay, non la visione del film. Dovrò pur fare qualcosa. Ma certo, è logico, i filmati non sono altro che una catena che lega diversi scenari del gioco, srotolandoli come una sorta di rosario di sangue, i cui grani sono però tristemente sconnessi fra di loro. Le scene sembrano infatti non avere alcun filo logico, ed essere completamente disconnesse dalla missione che dovremo svolgere in ogni scenario. Il che, onestamente, tolto il piacere visivo datoci da un hardware perfettamente in grado di riprodurre a qualità elevata le scene di un capolavoro della cinematografia limita il godimento solamente a chi abbia potuto apprezzare il film e taglia, in qualche modo, le gambe di chi non lo abbia mai visto. Anche nei fan del film, però, si lascia un gusto nostalgico in bocca, ma anche lo sconcerto di non riuscire a dare un capo ed una coda alle scene a cui si assiste, limitandosi così al puro piacere contemplativo. Il che, devo ammetterlo, è come minimo sconcertante, se non addirittura deludente. Ma dopo questa critica all'assenza di filo logico nella presentazione delle pur impattanti scene filmate, passiamo al gioco vero e proprio, ed analizziamolo con cura. Money. Power. Respect. (da ora MPR) non è, come forse qualcuno si aspettava, in alcun modo simile al suo "fratellone" che da poco è stato rilasciato per PC, PS2 ed Xbox: Scarface: The World is Yours. Non si tratta di un action in terza persona, non è GTA styled, non ce ne andiamo in giro con Tony Montana. Si tratta in realtà di uno strategico a turni, con una serie di azioni di combattimento, anch'esse a turni. Si tratta, fondamentalmente, di affrontare la competizione fra i vari clan per il controllo dei quartieri di Miami.

La costruzione di un impero

Gli scenari contengono una serie di missioni da compiere, per poter superare il gradino ed accedere allo scenario successivo. Un esempio potrebbe essere la vendita di una certa quantità di cocaina al prezzo di vendita in strada più elevato, la conquista di un tot numero di territori o l'acquistare un certo numero di magazzini per ricevere i carichi di droga che ci vengono inviati. Frank Lopez (Sosa, nel gioco italiano), ci prende sotto la sua ala protettiva ed in qualche modo ci guida nella costruzione del nostro impero. E' da lui che vengono le istruzioni che dovremo seguire per adempiere alle condizioni degli scenari ed è sempre da lui che vengono i suggerimenti che ci aiuteranno a districarci nel gioco. Fondamentale il tutorial iniziale, che mostra passo per passo come procedere nelle varie fasi di gioco, che si svolgerà in tre fasi principali per turno: una prima parte relativa agli acquisti, una seconda al traffico ed una terza di combattimento, che chiuderà il turno per riaprire con la sequenza successiva.
La fase degli acquisti permette, sostanzialmente, di piazzare sui quartieri da noi controllati una serie di edifici, fra cui magazzini e laboratori per la produzione di erba, cocaina ed eroina, di scagnozzi per difenderli e spacciatori per... beh, spacciare, ovviamente, le scorte di droga che produrremo e, infine, di mosse. Le mosse in questione sono una sorta di carte strategiche da utilizzare in combattimento, traffico o, nel caso delle carte "legali", a seconda delle circostanze per rivolgere a nostro favore la regolamentazione sulle strade. Ad esempio una carta antidroga specifica potrà ridurre il prezzo di vendita in strada dell'eroina. la carta intermediario ci permetterà di riscuotere un tot in denaro da ognuno dei nostri avversari, e così via. Ultima opzione della fase acquisti è quella relativa alle alleanze, che possiamo stringere per un certo numero di turni con ognuno dei nostri avversari, i clan Diaz, Gomez e Contreras.
Terminata questa prima fase, fondamentale per il buon svolgimento della nostra missione, e dopo aver raccolto il quantitativo di droghe fruttato dai nostri laboratori durante il turno, possiamo passare alla fase del traffico.

Caramelle dagli sconosciuti

Qui tutto dipende dal numero di spacciatori che abbiamo e dal costo, variabile in base alle carte giocate da noi o dai nostri avversari, della vendita su strada della merce. Ogni territorio ha inoltre il proprio valore di mercato, dovremo quindi scegliere con attenzione dove spacciare le nostre merci. Se l'eroina si vende meglio a Miami Lakes, ad esempio, l'erba potrebbe avere maggior successo a Carol City, e così via. Appare chiaro che una distribuzione oculata delle merci influisce non solo sui profitti, ma anche sull'attenzione che susciteremo nel lungo occhio della polizia, che potrebbe decidere di fare delle retate, che non solo ci vedranno confiscare le merci, con relativa perdita di guadagno, ma ci costringeranno a pagare la cauzione, nel turno successivo, per i nostri spacciatori arrestati, indispensabili per la distribuzione al dettaglio. Ecco perche' una buona distribuzione sul territorio faciliterà il nostro sfuggire alle reti della polizia, così come anche una buona dose di corruzione, sempre efficace. Da notare, che quando i nostri avversari subiscono tali retate una simpatica vocina fuoricampo, del boss del clan in questione, commenta il fatto con un aspra considerazione: che sia necessario cedere al sesso orale col capo della polizia, per salvarsi da tali ingenti perdite economiche? Il fatto che tali colorite espressioni siano, come è logico, espresse in termini molto meno eleganti dei miei, ed a gran voce, al di là della volgarità e della violenza verbale che trasudano da questo titolo, che per sua natura non può non trattare situazioni scabrose, mi risulta onestamente davvero eccessivo. Se non altro perchè se la prima volta strappa un incerto sorriso sorpreso, la ripetitività della faccenda finisce per rendere queste esternazioni (e ce n'è una certa varietà, bisogna dire, anche se limitata) piuttosto fastidiose. Anche in considerazione del fatto che PSP è, di fatto, una console portatile e, come tale, utilizzata potenzialmente anche in ambienti pubblici. A meno che non si faccia uso di auricolari, potrebbe essere imbarazzante far uscire frasi del genere dalla console che teniamo per le mani, se si è in presenza di persone estranee o non particolarmente flessibili o tolleranti. Almeno un paio di sguardi perplessi o di disapprovazione ce li prendiamo sicuramente. Togliere il volume non è un'opzione, giocare in mute è davvero triste. Insomma, vero il detto per cui "non ti curar di loro ma guarda e passa", ma onestamente mi sembra eccessivo, soprattutto considerata la perfetta localizzazione in italiano che, per una volta, troviamo penalizzante almeno in queste circostanze.
Tornando alla fase del traffico: una volta esaurito lo smercio delle droghe ed utilizzate le eventuali carte, possiamo passare alla terza ed ultima fase: quella del combattimento.

Mangia la polvere, bastardo!

Nel combattimento il concetto è molto semplice: si tratta di attaccare o difendersi. La seconda opzione prevede semplicemente il trasloco dei picciotti in aree dove si prevede di aver necessità di maggior difesa, per un massimo di dieci scagnozzi a quartiere. Nel caso di attacco, dopo aver deciso che numero di scagnozzi portare in strada, avremo la possibilità di scegliere una mossa con la quale aprire il turno di combattimento. Ad esempio, una carta mossa "mira letale" farà ricevere ai nostri scagnozzi un bonus d'attacco per la durata di una battaglia, una mossa cecchino vedrà assoldare uno scagnozzo che, per un turno, sparerà un certo numero di colpi mirati sugli scagnozzi nemici. Mosse che potrebbero volgere a nostro vantaggio uno scontro ed andranno dunque utilizzate con acume e sul cui acquisto non è mai opportuno risparmiare. Le battaglie, che fanno passare lo schermo ad una visuale 3D sulla strada, ci permettono una serie di mosse, fra cui la possibilità di scappare, di focalizzare il fuoco su un singolo avversario, di utilizzare mosse e di assoldare (ad un prezzo maggiorato) nuovi scagnozzi. Una volta terminata con successo o sconfitta questa fase tutto si ripete, tornando al ciclo iniziale. Una decina sono gli scenari presenti in modalità Scenari dal Film, che sbloccheranno, ogni volta che se ne porta uno a termine, altrettanti spezzoni da Scarface. La modalità Sfida tra Cartelli, invece, offre tre diverse modalità di gioco nella quali bisogna completare degli obiettivi prima dei nostri avversari. Ad esempio, dovremo guadagnare per primi 15 milioni, o avere il maggior patrimonio personale alla fine di sei turni, o ancora prendere il controllo dell'intera Miami eliminando tutti i nostri avversari. Il tutto è giocabile, oltre che in versione Single Player, anche in Multiplayer via WiFi fino a 4 giocatori.

Commento

Scarface: Power. Money. Respect. delude. Lo fa soprattutto a causa delle potenzialità che non sono state sfruttate a dovere, rendendo il gioco ripetitivo e poggiante principalmente sul pilastro degli spezzoni tratti dal film originale, che pur allietandone i fan non sono sufficienti a risollevare un gameplay di basso profilo e dall'eccessiva violenza verbale, anch'essa ripetitiva e non adeguata alle atmosfere, in qualche modo fine a se stessa in maniera "stonata". Il gioco, che rientra nella categoria degli strategici a "tabellone", una sorta di Risiko criminale, gode di una grafica sicuramente piacevole e di un sonoro pulito ed altrettanto gradevole, oltre che di una serie di missioni a due modalità di gioco abbastanza impegnative ma non troppo da risultare ostiche. Nonostante questo, dopo breve tempo si scivola nella meccanicità dell'azione, finendo nella monotonia. Un titolo da accostare alla versione per console casalinghe, di tutt'altro spessore, o da acquistare per completezza se si è un cultore del film.

Pro

  • Ottima la resa degli spezzoni del film, un piacere per i cultori
  • Discreto il comparto video e sonoro
  • Fa passare il tempo
  • Modalità multiplayer fino a 4 giocatori
Contro
  • Gameplay povero e ripetitivo
  • Violenza verbale in qualche caso imbarazzante, se si è in pubblico
  • Trama confusionaria, assenza di storyline

Siamo in un mondo dove solamente chi ha la pelle dura sopravvive. Gli occhi di Tony Montana, alias Al Pacino scorrono sullo schermo, bruciano via, così come la sua vita sarà bruciata da una folle corsa al potere. Frenetici minuti di sequenze filmate ci introducono il gioco, riportandoci alla memoria quel film che ha segnato la storia di Hollywood, marcando un capitolo delle storie di mafia e crimine che non è mai stato dimenticato. Il suo successo è stato decretato dalla violenza estrema, cruda, reale di alcune scene, affiancata da un sapore di orribile disperazione ed un senso di assenza totale di seconde possibilità. Specchio di un mondo che si snoda per le strade di Miami, nella corruzione e la spietatezza del traffico di droga, dove esistono diversi sovrani in perenne lotta fra di loro per il controllo di un quartiere, un marciapiede, un angolo di strada che gli sia da avamposto per i propri traffici. Lotta che si consuma al suono delle armi da fuoco, delle alleanze e dei tradimenti, del sangue della manovalanza sacrificale sparso, a volte, perfino da mani armate di motoseghe.
Il gioco, in effetti, si svolge fra una sequenza filmata tratta dal film ed un'altra, ed apre le danze proprio con la celebre parte in cui Tony Montana e suo fratello si trovano a trattare l'acquisto di droga per finire poi incatenati nella doccia. Come vada a finire, essendoci di mezzo una motosega, ve lo lascio immaginare, nel caso non abbiate visto mai il film (ed in questo caso sarebbe consigliabile rimediare alla lacuna). Mi permetto di anticiparvi che non si tratta davvero di qualcosa che uno stomaco delicato possa digerire con facilità.
Impressionante introduzione, che sfrutta tutta la qualità cinematografica del piccolo schermo di PSP, lasciandoci quasi storditi dalla violenza dell'impatto visivo. Ma poi, cosa succede quando arriviamo al gioco vero e proprio?