Shin Megami Tensei: Digital Devil SagaShin Megami Tensei: Digital Devil Saga 

Il diavolo veste PAL nella prima puntata di una delle migliori serie di RPG per PlayStation 2.

Hell of a tale!!

E' difficile riassumere la trama di Digital Devil Saga senza inciampare nello spoiler facile, visto che per buona metà del primo episodio rimane assolutamente oscura e quando si cominciano a chiarire i vari punti, sono colpi di scena a ripetizione. Ad ogni modo, il protagonista di questa saga è Serph, capo di un clan, gli Embryon, che si batte nella decadente landa conosciuta come "Junkyard" contro altri cinque clan in una guerra infinita continuamente in stallo. Finchè un giorno, durante uno scontro con il clan dei Vanguard, fa la sua comparsa un'entità organica che in qualche modo contamina i presenti trasformandoli in orride creature demoniache, talmente feroci da cominciare a sbranarsi a vicenda. Ed è la voce di una misteriosa ragazza, Sera, che riporterà alla ragione i protagonisti mutati: a quel punto, sostanzialmente, Serph e i suoi compagni di battaglia dovranno affrontare gli altri clan in uno scontro mortale per il possesso di Sera e l'accesso al Nirvana, un luogo a dir poco utopistico paragonabile al paradiso. Il problema è che proprio niente è ciò che sembra in questa storia di sangue, morte e speranza.
Se il plot è già di forte impatto, con la sua violenza visiva e narrativa, un gusto dell'orrido davvero grottesco e una tonnellata abbondante di citazioni filosofiche e teologiche, lo stesso si può dire dei protagonisti, anti-eroi raramente visti prima d'ora in un videogioco del genere. Serph e i suoi compagni non sono solo eccentrici dal punto di vista del character design (ad opera di Kazuma Kaneko) ma anche a livello caratteriale e psicologico, e calati in questo contesto e in quest'ambientazione è forse difficile addatarcisi ma altrettanto complicato non apprezzarli, notando le loro reazioni alla mutazione, decisamente diverse e realistiche.
Purtroppo, gettando le basi per gli sviluppi della complessa trama, in Digital Devil Saga manca un approfondimento quasi necessario delle varie sotto-trame e degli stessi protagonisti, delineati soltanto vagamente per un po' troppo tempo: le sequenze narrative fanno da intermezzo ai lunghissimi dungeon, offrendo scorci di trama brillanti, ma forse un po' troppo rari e distaccati tra loro, per un plot di questa portata e qualità.

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Digital Devil Saga fa leva su un battle-system non proprio tradizionale ma godibilissimo, basato su un sistema di turni manipolabili.

Aggiungi un posto tavola che c'è un demone in più...

Se la meccanica di base ricorda parecchio Final Fantasy (in special modo Final Fantasy X, del quale Digital Devil Saga fu praticamente rivale in Giappone al suo stesso lancio)... lo stesso si potrebbe dire del sistema di combattimento. Si esplorano i dungeon immensi controllando direttamente Serph, e tra un puzzle e l'altro si viene - spesso purtroppo - coinvolti nei classici combattimenti casuali. Tre personaggi in campo contro altrettanti o più mostri, un comando per attaccare, turni basati sulla velocità... niente di nuovo? Non proprio, in realtà Digital Devil Saga fa leva su un battle-system non proprio tradizionale ma godibilissimo, basato su un sistema di turni manipolabili: vale a dire che se si eseguono le azioni giuste a seconda del nemico che si sta affrontando (colpendolo per esempio con una magia dell'elemento opposto), è possibile ottenere un turno extra per attaccare o compiere un'altra azione, costruendo una catena che nelle fasi avanzate dell'avventura permette di annientare tutti i nemici in una manciata di turni, a volte senza dare loro il tempo di contrattaccare. La quantità e varietà di nemici e abilità o magie utilizzabili permette di sperimentare tantissime strategie offensive diverse, e alla fin fine l'alta frequenza dei combattimenti random non viene nemmeno a pesare, considerando che anche il nemico più comune può sfruttare lo stesso sistema per gestire i propri turni in modo da ridurre il giocatore a polpette: la strategia è insomma la chiave della vittoria in ogni scontro. Se all'inizio questo sistema non si usa molto per via della facilità degli scontri, tuttavia, proseguendo nel gioco diventa praticamente necessario saperlo padroneggiare con precisione e furbizia, in combinazione a un altro elemento distintivo e ben congegnato di Digital Devil Saga: il Mantra.
Ispirato quasi certamente alla Sphere Grid di Final Fantasy X, l Mantra in Digital Devil Saga sono sostanzialmente le magie e le abilità che ogni personaggio può apprendere senza limiti di sorta, acquistandole con i punti "atma" guadagnati negli scontri: migliori saranno le performance, maggiori saranno i punti atma guadagnati, ed è perfino possibile divorare i propri nemici per ottenerne ancora di più. Tenendo ovviamente d'occhio le statistiche iniziali di ogni personaggio, come le affinità elementali, è possibile costruire il proprio party su misura in modo ancora più personalizzabile di quanto permettesse la già citata Sphere Grid. Non è necessario nè obbligatorio trasformare Serph e soci in macchine da guerra per terminare il gioco, ma i giocatori più esigenti avranno di che sbizzarrirsi.

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Bizzarrie stilistiche

Tecnicamente Digital Devil Saga si presenta come un prodotto che non dimostra affatto i suoi quasi tre anni, grazie a un motore poligonale di altissima qualità e a una cura per la resa visiva decisamente sopra le righe. In particolare, è lo stile adottato che colpisce per la sua oscurità: i personaggi sono quasi grotteschi, i demoni in cui si trasformano i protagonisti a dir poco ripugnanti, il mondo intero è decadente, decisamente post-apocalitico, costruito in modo da rendere l'idea di un ambiente disperato e violento. Quasi ovunque saltano all'occhio ideogrammi di origine teologica specialmente indiana e orientale, e la commistione visiva tra tecnologia e spiritualità è incredibilmente efficace. D'altra parte, le fasi di combattimento ricordano graficamente quelle di Final Fantasy X (ancora lui!), solo meno spettacolari e pirotecniche, con qualche ingenuità grafica di fondo. Le cutscene, d'altra parte, sono spettacolari e godono di una regia eccellente. Insomma, le uniche lamentele grafiche che ci sentiamo di fare riguardano la telecamera libera, talvolta insopportabile, e forse proprio il fatto che questo stile noir e quasi perverso potrebbe non piacere a tutti, anche se andrebbe sicuramente osservato nell'ambientazione che Atlus ha saputo costruirci intorno.
Chiude il canonico siparietto tecnico il comparto sonoro: le tracce musicali sono discrete, perlopiù orientate verso un andamento inquietante e drammatico, sicuramente per calare ancora di più il giocatore e gli avvenimenti in un'atmosfera occulta e surreale; il doppiaggio, invece, è decisamente di alto livello, e la maggior parte delle cutscene meritano una lode proprio per l'intensità della recitazione.

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Commento

Gli appassionati di RPG ne hanno parlato tanto, ora i giocatori del mercato PAL possono godersi un titolo per PlayStation 2 che sarebbe stato davvero delittuoso non distribuire in Europa: oltre allo stile grottesco e le tinte forti della narrazione, Digital Devil Saga colpisce sopratutto per un bilanciatissimo sistema di gioco che fa leva sull'esplorazione, la personalizzazione e la strategia. Il battle-system è estremamente valido, e la frequenza altissima dei combattimenti random quasi non si avverte. E' un peccato che la suddivisione di Digital Devil Saga in due episodi abbia smorzato la trama, e questo primo capitolo si chiude proprio sul più bello, lasciando il giocatore con moltissimi quesiti circa il destino dei protagonisti e le tante verità soltanto intuibili nelle circa trenta ore di gioco necessarie per completarlo. Un must-buy per tutti gli appassionati del genere, sopratutto se si riesce a venire a patti con le stravaganze visive e la profondità della trama.

Pro:
Trama e personaggi eccellenti e originali Sistema di combattimento e personalizzazione molto validi Graficamente di ottima qualità
Contro:
Telecamera imprecisa Difficoltà a tratti non proprio calibrata Lo stile potrebbe non piacere a tutti

La saga di Shin Megami Tensei fino a qualche tempo fa era completamente sconosciuta al videogiocatore medio occidentale: per anni è stata infatti prodotta e distribuita soltanto in Giappone, senza mai allontanarsi dal Sol Levante per tanti motivi, come la particolarità del prodotto, delle tematiche trattate, del sistema di gioco. La serie non ha mai avuto una identità vera e propria a livello di gameplay, spesso mutando le proprie caratteristiche a seconda delle mode del momento, della console ospitante e del pubblico target. L'anno scorso abbiamo potuto giocare finalmente la versione europea di Lucifer's Call e adesso, con un terribile ritardo rispetto all'edizione americana, abbiamo tra le mani Digital Devil Saga. A differenza di Lucifer's Call, tuttavia, Digital Devil Saga non solo offre un approccio più classico al genere RPG pur mantenendo una serie di elementi originali davvero degni di nota, ma è inoltre il primo episodio di una bilogia: entro la fine dell'anno, infatti, uscirà Digital Devil Saga 2, che concluderà la trama iniziata con questo episodio, perfezionandone quasi ogni caratteristica. Ma tempo al tempo: parliamo di questo primo capitolo, adesso.