Siren: Blood Curse - Recensione  5

La sirena torna a suonare con un remake per Ps3 finalmente accessibile e davvero meritevole di attenzione...

La maledizione di sangue

Siren: Blood Curse è il primo titolo di una certa importanza distribuito (almeno per ora) in Europa e USA esclusivamente tramite PSN. Dopo Warhawk e Gran Turismo 5 Prologue, analogamente presenti sul servizio online di Ps3 ma anche in versione retail classica, al contrario in questa occasione Sony ha scelto di affidarsi totalmente al sistema di digital delivery, da molti visto come l’ovvio più o meno prossimo futuro per l’intero mercato dei videogiochi. Come se non bastasse, Blood Curse può contare anche su una divisione in 12 episodi da scaricare singolarmente; l’acquisto può quindi avvenire sia a capitoli (4 contenenti 3 episodi l’uno a 9,99 euro cad) sia per l’intero pacchetto a 29,99 euro. Una soluzione intrigante, che però presta il fianco alla poco comprensibile stortura di dover di fatto scaricare dal PSN 12 file - per un totale di 9 Gb - con relativa installazione uno per uno, pratica questa tutt’altro che rapida e indolore. La trama ruota attorno ad una troupe televisiva americana che si reca in Giappone alla ricerca di un antico villaggio scomparso nel nulla da 30 anni; purtroppo ben presto le cose prendono però una brutta piega, con la macabra scoperta della trasformazione degli abitanti in malvagi zombi rinominati Shibito. Se l’incipit può sembrare abbastanza banale, come in realtà è, fortunatamente lo sviluppo offre numerosi spunti di interesse, a cominciare dalla molteplicità di protagonisti che dovremo impersonare nel corso dei vari episodi. La struttura a puntate, simile a quella di una serie tv con tanto di anticipazioni in conclusione di “show”, pone infatti il giocatore nei panni di una serie di 10 personaggi diversi tra loro, con differenti caratteristiche e quindi capaci di offrire il loro personali punti di vista sullo svolgimento della storia. E non sempre si tratta di eroi positivi senza macchia, sia chiaro... Rispetto all’originale su Ps2, le cose sono cambiate sotto numerosi aspetti, e in maniera decisamente positiva. Anzitutto, è opinione comune che il precursore fosse un po’ troppo complesso e macchinoso fin dallo stesso svolgimento della trama, che saltava da un punto all’altro della “timeline” con l’aspirazione di offrire vari pezzi del puzzle da ricomporre un passo dopo l’altro. In realtà, pur col suo fascino e originalità, tale scelta risultò fin troppo estrema per farsi apprezzare dal grande pubblico. Ecco quindi che con Blood Curse si è tornati ad una linearità classica più adatta ad una immediata comprensione; anche la scelta di protagonisti americani, al posto degli originali nipponici, è da intendersi all’interno della volontà di estendere il bacino d’utenza del prodotto. Allo stesso modo il sistema di controllo ha subito un drastico ammodernamento che ora, appoggiato da una gestione più elastica anche se non impeccabile della telecamera, consente di manovrare i personaggi in maniera piuttosto agevole. Ma per l’esordio su Ps3, i programmatori non hanno solo pensato a modifiche accessorie, bensì si sono impegnati a rendere più fluido il gameplay correggendo il peso specifico della funzione di Sight-Jacking su cui praticamente ruotava l’originale. In pratica si tratta della possibilità di “entrare” nella testa di umani e Shibito nei dintorni per vedere così attraverso i loro occhi. Una funzione fondamentale al fine di stabilire il momento buono per sgattaiolare alle spalle degli zombi o per ottenere preziose informazioni o indizi. In Blood Curse il Sight-Jacking è ancora presente, ma il suo utilizzo è meno esasperato, dal momento che si rende necessario in un minor numero di occasioni; inoltre è possibile attivarlo e allo stesso tempo continuare a muovere il proprio alter ego, tramite un utile split screen.

Professore... professore...

Ovviamente anche la componente tecnica ha subito un deciso aggiornamento, rendendo l’incarnazione su Ps3 un prodotto sicuramente non in grado di mettere alla corda l’hardware con meraviglie grafiche, ma assolutamente pregevole soprattutto per quanto riguarda la realizzazione delle ambientazioni: tetre, desolate, opprimenti e capaci di offrire un autentico senso di angoscia esaltato da una malevola oscurità costantemente presente. Ottimo anche il lavoro sugli Shibito, che pur pagando in qualche caso una evidente ispirazione a classici come Silent Hill, riescono a spaventare e infastidire quanto basta per creare il pathos e la tensione che certamente non manca alla produzione Sony. I difetti vanno ricercati fondamentalmente in texture di qualità altalenante, animazioni un po’ legnose e un frame rate non certamente intoccabile, soprattutto in occasione dello split screen dei Sight-Jacking. Fortunatamente il mostruoso doppiaggio italiano del capostipite è stato spazzato via, lasciando il posto a un inglese competente e senza grosse sbavature accompagnato dai sottotitoli nella nostra lingua. Un plauso va infine fatto alla colonna sonora, con brani di qualità capaci di contribuire in maniera attiva ad aumentare l’immersività e l’atmosfera del prodotto. La durata complessiva dell’avventura, attorno alle 10 ore, si rivela sufficiente e nella media per il genere.

Commento

Il “nuovo” Siren è un intelligente e coerente ammodernamento di un concept sì promettente ma fin troppo frustrante e ostico nella sua prima incarnazione apparsa su Ps2. Blood Curse al contrario porta con sé l’equilibrio e l’accessibilità necessari per essere apprezzato dal grande pubblico, senza però per questo prestare il fianco ad una eccessiva e deleteria semplificazione. Un survival horror “classico” ma del tutto a suo agio nel 2008, non perfetto ma dotato di fascino, atmosfera e stile a sufficienza per entrare nel cuore degli appassionati e giustificare appieno il prezzo d’acquisto.

Pro

  • Eccellente atmosfera
  • Remake intelligente e più che riuscito
  • Trama intrigante con 10 protagonisti diversi
Contro
  • Installazione lunga e noiosa
  • Sistema di controllo non perfetto
  • Qualche imperfezione tecnica