Sonic RidersSonic Riders - Recensione 

Sonic salta su una tavola da skateboard. Riuscirà ad andare ancora più veloce?

Sonic World

Sonic Riders è chiaramente uno spin off della saga, non è un platform ma un racing game su skateboard che prende spunto dalla velocità del personaggio SEGA e che utilizza i personaggi della serie e la classica trama di Sonic come mezzi per articolare le diverse modalità di gioco. La modalità principale è infatti uno story mode che oppone Sonic allo storico nemico Dottor Eggman, entrambi impegnati a contendersi un nuovo Chaos Emerald. La trama quindi è quanto di più classico si possa trovare nell’universo di Sonic ma è tutto sommato funzionale trattandosi di un gioco di corse ed elimina a priori il rischio di deludere o contrariare i fans della saga. Tra un filmato e un’animazione realizzata con il motore di gioco ci avviciniamo quindi al recupero dell’agognato smeraldo ma la natura del gioco fa si che i reali obiettivi dello story mode siano personaggi, tavole e piste che, tranne per un paio di eccezioni, sono sbloccabili proprio grazie a questa modalità ed al completamento delle sue varie parti. Alla fine dei giochi un appassionato della saga non potrà che dirsi soddisfatto trovando praticamente ogni personaggio rilevante della saga e avendo a disposizione una pista per ogni ambiente classico trovato nei passati titoli dedicati a Sonic.

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Un po’ racing, un po’ skating, un po’ Sonic

Se dovessi descrivere sommariamente il gameplay di Sonic Riders direi che ci troviamo davanti ad un mix abbozzato di SSX, Sonic e Wipeout. Nello specifico troviamo percorsi piuttosto brevi e per guadagnare velocità è necessario utilizzare pedane e bonus sparsi lungo il percorso, il turbo si ottiene raccogliendo i famigerati anelli d’oro e la manovrabilità decresce radicalmente con l’aumento di velocità costringendoci a scegliere con molta cura le traiettorie da seguire. Come piccola variazione sul tema ci viene data la possibilità di ricaricare il turbo anche utilizzando delle “cabine” energetiche sparse lungo la pista. Fortunatamente il Sonic Team non si è limitato semplicemente raccogliere e mescolare elementi classici ma si è sbizzarrito nell’implementazione di novità piuttosto interessanti. Ad esempio compiere acrobazie a catena e atterrare con una certa precisione non ci darà punti ma ci permetterà di aumentare temporaneamente la nostra velocità. Un’altra particolarità è rappresentata dalla possibilità di compiere una rotazione fulminea che si rivela incredibilmente utile nelle curve a gomito ma che, in caso di errore, può rallentarci drasticamente o proiettarci in una direzione diversa da quella ottimale. Ma la novità più rilevante è rappresentata dalle scie degli altri corridori che si manifestano come vere e proprie turbolenze in grado di guidarci lungo la pista e aiutarci a mantenere una velocità elevata. In verità l’aiuto fornito dalle scie è fin troppo marcato ma è funzionale alla possibilità che ci è data di usare le turbolenze stesse come rampe d’aria da utilizzare per compiere acrobazie e combinazioni. Potenzialmente queste sole caratteristiche sarebbero sufficienti a promuovere un titolo di skateboard, ma si scontrano inesorabilmente con un sistema di controllo troppo rigido e legato quasi esclusivamente al mantenimento delle traiettorie e con un numero estremamente limitato di acrobazie che si limitano a rotazioni lungo gli otto assi principali dello stick del controller. Per di più la summenzionata brevità dei percorsi non si traduce in una ricchezza delle stesse, i percorsi sono infatti piuttosto poveri di bonus, rampe, tunnel e dettagli di ogni genere limitando la differenza effettiva tra una pista e l’altra all’ambiente circostante. Il multiplayer è limitato al classico split screen ma le modalità sono abbastanza numerose da rappresentare un’opzione valida per un pomeriggio tra amici.

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Un po’ racing, un po’ skating, un po’ Sonic



Un problema spinoso
La povertà delle mappe in termini di design coincide purtroppo con la povertà estetica delle stesse. Se i modelli dei personaggi tutto sommato si difendono, gli elementi che troviamo lungo i percorsi sono isolati e affamati di poligoni e, nonostante in alcune piste vi sia un certo numero di elementi animati, nell’insieme i tracciati non offrono un bello spettacolo. Alcuni tracciati si salvano parzialmente grazie ad effetti particellari, distorsioni caloriche e altre aggiunte grafiche sparse qua e la ma il titolo nell’insieme non si discosta da una sufficienza risicata. Eppure anche in questo caso l’orizzonte non è del tutto scuro, infatti le tracce tecno e speed ambient ben si sposano con la sensazione di velocità che è invece piuttosto marcata grazie anche ai solidissimi 60 frames al secondo.

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Multipiattaforma

Il gioco è sostanzialmente identico su tutte le piattaforme. La scelta, quindi, dipende da quella che preferite per giocare solitamente.

Commento

Anche questo Sonic, nonostante l’impegno profuso e le novità che Sonic Team ha provato a introdurre, non centra il bersaglio. Al di là dei punti positivi o negativi dei singoli elementi è l’amalgama a mancare e la sensazione di velocità, seppur ottima, non riesce dare un’impronta sufficientemente dinamica al titolo. Sul lato tecnico Sonic Raiders si assesta su standard piuttosto bassi e il design delle piste è insufficiente. In definitiva si tratta di un titolo dedicato quasi esclusivamente a chi cerca un titolo di skateboard fuori stagione e senza troppe pretese e si rivolge specificamente ai fan più sfegatati di Sonic grazie alla buona varietà di contenuti sbloccabili, anche se il fatto che l’essere supersonico debba utilizzare una tavola da skate potrebbe essere troppo duro da digerire per qualcuno.

Pro:
buona sensazione di velocità 60 frame per secondo inchiodati ricco di extra
Contro:
tecnicamente povero sistema di controllo non sufficientemente dinamico percorsi corti e poco ispirati

Nonostante la sua ragguardevole velocità Sonic insegue Mario da sempre, per lo meno considerando gli 8 bit come nastro di partenza per il mercato ludico di massa. Eppure i due personaggi simbolo, per anni in lotta come massimi rappresentanti di due modi differenti di concepire il platform, hanno sempre corso su binari differenti. Sonic infatti, pur inseguitore nelle vendite, si è sempre proposto come l’innovatore, come il platform di nuova generazione, non più incentrato sul semplice salto da una piattaforma all’altra ma caratterizzato da livelli costruiti per esprimere velocità e adrenalina al pari di un gioco di corse. Entrambi si sono però trovati a dover fare i conti con la necessità di evolversi con i tempi e con i nuovi gusti dei giocatori. Ironicamente Mario si è dimostrato il più facile da innovare, forse proprio grazie al suo background classico oppure semplicemente grazie alla solidità Nintendo, che ha rifiutato di farsi trascinare nell’impetuoso e dispendioso mercato imposto da Sony grazie ai suoi capitali provenienti da mercati esterni. Tralasciando le disavventure SEGA, e le questioni di mercato che difficilmente sono in grado di definire con precisione responsabilità oggettive o soggettive, possiamo purtroppo affermare che nelle tre dimensioni Sonic ha perso la sua carica leggendaria. L’elemento che più stupisce è che gli ultimi capitoli dedicati al porcospino blu non sono classificabili come titoli da poco, tutt’altro, restano titoli unici che mostrano una buona dose di lavoro, se non altro in alcuni aspetti di volta in volta differenti, ma che per un motivo o per l’altro mancano il bersaglio, talvolta clamorosamente.

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