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La New Line Cinema metteva a disposizione enormi risorse finanziarie, mentre Peter Jakson il suo talento di regista e, in questo caso, anche di sceneggiatore. Sino a quando il film non è uscito nelle sale, tutti i fans di Tolkien si chiedevano cosa ci sarà nel film, come sarà rappresentato questo e come quello, quale attenzione verrà data sui paesaggi, come sarà la caratterizzazione dei personaggi, ecc.
Abbiamo accennato prima al lavoro orientato come una trilogia, e a tal proposito chi meglio di George Lucas poteva aiutare Jackson? Fu proprio dal papà di Guerre Stellari che il regista ottenne preziosi consigli su come caratterizzare meglio l’opera ed adattarla alla struttura di tre film distinti e separati.
Anche l’idea di dare più importanza a personaggi secondari, pare sia arrivata da Lucas in persona, così come quella di far uscire i film ad ogni Natale per tre anni consecutivi. Dopo un incredibile lavoro di storyboard (il film rappresentato con delle vignette in stile fumetto) durato quasi tre anni, il regista, Peter Jackson, Neozelandese, sapeva già dove ambientare le riprese del suo film, e cioè nella sue terre, quella Nuova Zelanda che contiene paesaggi eterogenei, nei quali puoi trovare qualsiasi cosa tu voglia rappresentare dal punto di vista paesaggistico, e dal film non possiamo che attestare questo. Qui ha potuto trovare le montagne innevate, i prati nei quali ambientare le varie scena a cavallo e la terra dove sarebbe sorta Hobbiton.
Per dar vita a Hobbiton è stata creata una vera Hobbiton, curando i minimi particolari, raccolti tramite le descrizioni di Tolkien, i suoi disegni e tutta quella miriade di informazioni raccolte durante questi cinquanta anni sul libro. Oggi questi luoghi sono meta di turisti in visita.

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Per dar vita allo scontro tra Gandalf e il Balrog è stata usata la tanto amata e odiata Computer Graphics, della quale Peter Jakson ha saputo fare un uso molto oculato, senza inserire nel film effetti speciali che avrebbero potuto stonare, ma ricreando paesaggi e luoghi che il più delle volte fanno rimanere a bocca aperta e che fanno venire in mente ciò che ognuno si immagina dopo aver letto i vari passi del libro come Gran Burrone, le Miniere di Moria.
Certo, mai come nel 2000 le tecniche cinematografiche potevano essere adatte a realizzare un film di questo genere, con effetti che si plasmano perfettamente alla scenografia del film e poche volta stonano o sanno di “forzati”.
Le musiche di Howard Shore che ci accompagnano per tutto i film non sembrano mai invadenti e sottolineano i passi più importanti del film con enfasi ma senza distogliere lo spettatore dalla scena. Complice in alcune scena anche la voce di Enya scelta da Shore per sottolineare l’incontro tra Arwen e Aragorn.

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Ma la scelta più difficile che doveva affrontare Peter Jackson, era quella del Cast degli attori; qui, a mio avviso, si è davvero superato, portando sul set attori che si rifacevano perfettamente e a volte anche di più al personaggio che avrebbero interpretato. Ian Holm in un perfetto Bilbo, Elia Wood nella parte di Frodo accompagna l’interpretazione con espressioni del viso mai a caso, riprese benissimo dal regista con dei primi piani, il duo Ian McKellen e Christopher Lee (fan di lunga data di Tolkien) ai quali viene spontaneo chiedere se nella realtà sono stregoni o attori, Cate Blanchette che fa parlare i suoi occhi e tutto il resto del cast che si comporta molto bene. Meno convincente la prova della Tyler, ma forse perché è un personaggio costruito, che stona con gli altri che ci siamo immaginati per tutto il libro.
Un grandissimo lavoro è stato fatto per i costumi e i trucchi. Qui veramente le Weta Film ha fatto un gran lavoro, truccando per ore in maniera magnifica tutti gli attori e costruendo maschere per gli attori che avrebbero rappresentato gli orchetti che solamente da distanza ravvicinata possono definirsi non vere.

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La storia viene ripresa senza toccare quelli che erano i punti saldi del libro, con una introduzione, forse un po’ frettolosa, con una voce fuori campo che narra gli accadimenti che hanno portato l’anello nelle mani di Bilbo, l’importanza dell’anello che domina chi lo porta viene sin da subito mostrata con le parole di Bilbo rivolte a Gandalf, chi sono gli Hobbit e perché Gandalf sceglie nuovamente uno di loro per portare l’anello al suo destino dopo che ha scoperto la sua vera natura, e il finale che non tradisce il libro ma che lascia con l’amaro in bocca chi il libro non lo ha letto.
L’unico punto sul quale ci si è fermati a criticare in senso negativo Peter Jackson è stato quello di aver tolto completamente il personaggio di Tom Bombadil e i Tumulilande, che tanto nel libro erano risaltati e risultati importanti. Ma anche qui dobbiamo un po’ discolpare il regista poiché non poteva decidere solo lui sul film, ma rendere conto a quella fila di produttori che cercavano di portare nelle sale un prodotto che non sfigurasse nei confronti del libro, ma che risultasse godibile anche da chi il libro non lo ha letto. E per questo alcune scene tagliate o mai girate rientrano in questo contesto, ma nell’economia di questo colossal non portano a sfigurare ne la trasposizione libro-film ne la storia da chi la gode per la prima volta.

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Nel secondo capitolo, “Le Due Torri”, Peter Jackson si prende più licenze, più libertà, aggiungendo alla storia parti che risultano gradevoli sullo schermo ma che non vanno a scombinare la trama principale, ma regalandoci tre ore in parte adrenaliniche e in parte commuoventi, con la presentazione della creatura Smeagol/Gollum e le battaglie che si susseguono sullo schermo.
Sin dall’inizio, con l’incubo di Frodo che ci regala il combattimento tra Gandalf e il Balrog, curato nei minimi particolari, la preoccupazione di Sam nel dirigersi verso Mordor, il regista ci fa capire a cosa andremo incontro.
La presentazione di Gollum, ricreato attraverso un doppio lavoro di recitazione da parte di Andy Serkins, prima sul set vero e proprio munito di una tuta bianca a recitare assieme agli altri attori, poi da solo con una tuta piena di sensori per far si che attraverso il motion capture i tecnici potessero ricreare un personaggio il più verosimile al reale.
Tutto questo lavoro porta a quella che viene considerata dai più una delle migliori creature portate sullo schermo attraverso la CG. Oltre ad essere perfetto nei dettagli tecnici ha il valore aggiunto di una interpretazione reale, come se fosse un attore vero e proprio e con una parte (quella di Gollum) che porta a enfatizzare i dialoghi adatti al personaggio e interpretati benissimo (nella versione originale).

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Al cast del primo episodio si aggiungono altri attori, con alcuni che si fanno notare e altri meno. Miranda Otto, nella parte di Eowyn, rivale in amore di Arwen, Brad Dourif nella parte di Grima Vermilingua , consigliere di re Theoden sotto gli influssi Saruman. Anche in questo capitolo troviamo un Jackson che ci regala belle inquadrature, ma a volte il film (anche a causa della durata di 3 ore che non rende giustizia a ciò che deve venire rappresentato) risulta lievemente concitato e che avrebbe bisogno di più di una visione per apprezzare sino a fondo alcuni passaggi.
Troviamo nuovamente l’utilizzo di effetti speciali, che se da un lato ci regalano il personaggio Gollum dall’altra possiamo trovare gli Ent (veramente come me li immaginavo) con la loro personale guerra contro Saruman e lo scontro al fosso di Helm dove troviamo anche alcuni parti che forse potevano essere risparmiate.
Comunque impressionante l’arrivo dell’esercito di Saruman e la paura di un Re che dovrà far fronte a nemici molto più numerosi per la salvezza del suo popolo.

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Nuovamente le musiche accompagnano le scena senza la minima interferenza e sottolineando benissimo i vari passaggi come nel primo film. Veramente da pelle d’oca la colonna sonora finale, con la voce di Emiliana Torrini in “Gollum’s Song”.
Da Novembre scorso abbiamo potuto avere fra le mani l’edizione de “La Compagnia dell’anello” in versione estesa, e cioè come Peter Jackson voleva fosse montato il film ma che per questione di durata non poteva essere proiettato al cinema. In questa nuova versione troviamo passi a mio avviso molto importanti e non marginali. Infatti ci troviamo davanti alla descrizione del libro che Tolkien fa sugli Hobbit, che sottolinea la loro spensieratezza e il loro modo di vivere attraverso le parole di Bilbo che scrive sul suo libro. Alcuni passi divertenti durante la festa di Bilbo, l’ultimo discorso di Bilbo a Frodo oltre a tutta un’altra serie di spezzoni che danno ancora più veridicità al film.

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Oltre alle nuove scene nei quattro DVD in cui è contenuto tutto il materiale possiamo trovare i commenti del regista, degli attori e dei realizzatori dei costumi, una dettagliata lavorazione sulla realizzazione del film e di tutto il materiale utilizzato durante lo stesso.
E’ in programma anche per “Le Due Torri” una versione estesa del film su DVD che speriamo colmi quelle parti non chiare o che sono risultate troppo frettolose.
Per il prossimo capitolo, quello finale, che vedremo nei cinema a Natale, le basi sono state poste, ora vedremo cosa ci riserverà Peter Jackson nello scontro tra Gandalf (ora divenuto il bianco) e Saruman oltre alle battaglie finali contro la terra di Mordor.


Giacomo “Fatto” Fattori



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Il Signore Degli Anelli – Il Film

Le maggiore preoccupazione dei fans di Tolkien quando venne data la notizia che del libro “Il Signore degli anelli” sarebbe stata fatta una trasposizione cinematografica era: <>. Si, perché tutti coloro che hanno letto il libro si domandavano come poteva essere ricavato un film da un’opera così maestosa e importante, sia della narrativa dell’ultimo secolo, che del mondo fantasy in assoluto, senza che si scendesse a compromessi sfigurando ciò che è il libro.
Sino ad ora in pochi ci avevano provato e la trasposizione del libro sui grandi schermi era avvenuta tramite un cartone animato nel 1978 ma senza risultati di riguardo.
Quando Jackson, coadiuvato da sua moglie (che ha sceneggiato i film) ed il suo staff si misero a proporre il progetto, arrivarono le prime batoste. L’idea di Jackson era quella di trarre tre film diversi, uno per ogni libro del Signore degli Anelli (La Compagnia dell’Anello, Le due Torri, il Ritorno del Re), ma un progetto simile spaventava anche solo a pensarci, e diverse major non accettarono di produrre le pellicole.
Jackson rivolse il suo progetto cinematografico al colosso Miramax, che oltre ad offrirgli un budget al di sotto delle aspettative, propose a Jackson un solo lungo film, o al massimo due, che sarebbero dovuti uscire l’uno a breve distanza dall’altro. L’idea di Peter era diversa, pensava ad un vera e propria trilogia, sulla falsariga di Guerre Stellari e non un malloppone alla Titanic. Jackson rifiutò il compromesso, considerando la proposta di Miramax una vera e propria bocciatura travestita proprio da compromesso, e si rivolse alla New Line Cinema, alle prese con una seria crisi finanziaria che quasi ne minava la propria sopravvivenza.
Per Jackson l’approdo all’ultima spiaggia New Line rappresentava una scommessa, che fu incredibilmente vinta. La New Line accettò in toto il progetto, reinvestendo quasi tutto il proprio potenziale residuo nell’opera. Per l’occasione la società aumentò anche il proprio capitale pur di realizzare un progetto memorabile.

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