Splatterhouse - Recensione  0

Un classico dell'orrore videoludico arriva sul catalogo Wii per lunghe nottate all'insegna... dello splatter!

Cos'era ieri

In un’epoca in cui il videogioco esplorava raramente il territorio della violenza, del sangue o dell’orrore, Splatterhouse atterrò nelle sale giochi come un disco volante carico di mostruosità. Un nerboruto maniaco, vestito alla maniera del famigerato Jason, affrontava un bestiario horror mai visto in un gioco elettronico a suon di pugni, calci volanti e in scivolata, mazzate, colpi di chiave inglese, fucilate e lanci di sfere di marmo. I corpi mostruosi dei nemici si liquefacevano, sfaldavano o decomponevano sotto i colpi dello Jason di turno, mentre gli ambienti alternavano sale ricolme di carni di cui si cibavano enormi sanguisughe dentate, sotterranei delle torture, camere infestate di poltergeist pronti a colpirci con le suppellettili, intestini popolati da embrioni diafani. Spesso le trovate ambientali hanno un effetto sull’interazione: in alcuni budelli sotterranei i cani infestati dai demoni potevano essere distratti lasciando che divorassero i cadaveri delle creature già eliminati. Rispetto alla formula ludica del beat’em up primo modello, quella a scorrimento orizzontale e senza profondità, il gioco non era di per sé alcunché di originale: si trattava, infatti, dell’ennesima rilettura di un filone così ampio da includere al suo interno esperimenti come Vigilante o Shinobi. Splatterhouse non era neppure precisissimo in quanto a controllo, o estremamente vario sul piano delle mosse disponibili.: calcio volante, scivolata, colpo alto e basso completavano l’offerta di base, con le uniche variazioni disponibili sotto forma di armi producenti succulente animazioni nei malcapitati offesi. Il piatto forte del gioco, estremamente ripetitivo e impegnativo fino alla frustrazione, era il contenuto orrorifico, che la formula ludica rinforzava e scodellava al giocatore lavorando al minimo sindacale dell’originalità e con un rigore degno di una insensibile burocrazia.

Cos'è oggi

Non solo all’epoca della sua uscita una ventina di anni fa ma ancora oggi, in un’epoca di cosiddetti “videogiochi violenti”, Splatterhouse resta uno degli esempi più estremi di estetica videoludica, fusa con una struttura di gioco arcaica e spietata. La veste grafica della conversione per PC Engine è abbastanza fedele all’originale da sala (che rimane comunque ben superiore per dettaglio e animazioni) e, se il tempo avrà reso obsoleto il modo in cui gli orrori sono stati riprodotti, questi continuano a farsi ben notare. Sul versante audio il confronto arcade - PC Engine è particolarmente evidente: se tutte le melodie, i refrain organistici e i jingle macabri tipici del repertorio horror sono rispettati, lo stesso non può dirsi per la qualità timbrica dei suoni offerti dal chipset, né per le molte, disperate, spaventose urla di alcuni nemici, qui perse. Il gioco è inoltre decisamente più affrontabile rispetto alla controparte arcade originale, che era una vera offesa al giocatore e richiedeva quantità di tensione e concentrazione tali da indurre il pericolo di vetri rotti nel più mite avventore. Ma anche così Splatterhouse può inquietare e innervosire, se giocato nella giusta atmosfera e con l’obiettivo di vincere. La sua particolarità è quella di presentarsi come un incubo videoludico tanto esteriormente quanto a livello interattivo, come orrore giocabile a tutti gli effetti, come proiezione del disturbo dell’avatar sul giocatore. Consigliato a stomaci forti, cultori del gioco estremo e delle estetiche horror. Ma non a tutti.

Esponente di primissimo piano del filone videoludico più orrorifico, violento e nervoso, Splatterhouse è un tripudio underground di mostruosità barkeriane, esplosioni di liquami biologici, infernali assalti al giocatore. Disturbante nell’estetica quanto nella meccanica di gioco, la conversione per PC Engine – abbastanza fedele al coin-op originale – è pronta per rovinare le notti ai giocatori del duemila al costo di 800 Wii Points.