Spy Hunter 2  1

Spy Hunter 2 conferma la formula semplice e diretta del predecessore: corse frenetiche, pallottole a volontà e spionaggio alla James Bond.



All'impianto narrativo corrisponde una cura estetica altrettanto inesistente. Filmati a parte, il motore grafico del gioco è sì abbastanza veloce ma scattoso, con texture poco definite e granulose che impediscono di vedere all'orizzonte con un ulteriore aggravio per la versione Xbox, dove la maggior pulizia d'immagine pone ancor più in risalto gli evidenti difetti. L'unica nota positiva va alle musiche, una discreta selezione di brani hard rock e industrial ispirati nel mood ai Bond Movies. Inutile, però, tergiversare ulteriormente nella descrizione di una trama e di un aspetto estetico così superflui. La grafica è accessorio: quel che conta è che la stessa mancanza di cura e di stile intacca la giocabilità. Il mirino della macchina rende difficoltoso puntare i nemici; la distanza lo rende impossibile; l'azione si riduce allo spara-spara impreciso anche quando vengono introdotte ineffettive variazioni come l'inutile off-road mode (serve solo per premere un bottone una tantum) o la guida sull'acqua. I livelli alternano facilità eccessiva con frustrazione massima, spesso a causa del cattivo sistema di controllo; le modalità multiplayer non hanno visto un design ad hoc, sono noiose e "incollate" pari pari dal modo a un giocatore, come se questo bastasse a rendere multiplayer il gameplay di un gioco

Commento

Spy Hunter 2 è la prova fisica ed inconfutabile dell'exploitation che Midway opera sui giocatori, specialmente quelli più giovani e inesperti, attraversi molti dei suoi titoli: è affrettato, con un gameplay pieno di lacune ed un motore tecnologico arretrato. L'azione frenetica così concepita assomiglia più a una frana scompigliata nella quale rovinano insieme il gioco e la vostra pazienza che ad un tunnel accattivante in cui tuffarsi. Sconsigliato a tutti, eccetto che per un noleggio e cinque-sei ore di divertimento che più contro il computer non si può.

    Pro:
  • Frenetico
  • Da giocare a cervello spento
    Contro:
  • Motore grafico mediocre
  • Controllo lacunoso
  • Livelli e gameplay affrettati e superficiali

Spy Hunter 2 è il seguito della prima versione in 3D del racer/shooter di Midway. SpyHunter, a sua volta, era stato tratto dall'arcade originale con visuale bitmap dall'alto. La ricetta di presentazione del versione moderna era abbastanza diretta: trama di spionaggio jamesbondesco di serie Z e una moltitudine di livelli corsaioli senza alcuna pretesa, infarciti di armi ed esplosioni delle macchine nemiche, il tutto per un titolo appena discreto, senza pretese, non certo sopra la media o innovativo. Oggi, nel 2004, il seguito di Spy Hunter non offre quasi nulla in aggiunta, con l'aggravante dei difetti rimasti e del tempo che scorre. Il titolo Midway, sviluppato da quella Angel Studios recentemente divenuta la divisione di San Diego della celebre Rockstar Games, non solo non riesce a divertire oltre il breve lasso di tempo necessario a terminare i suoi livelli (in barba agli inutili multiplayer modes), ma non riesce ad andare oltre difetti strutturali come il sistema di controllo, la struttura dei livelli e la presentazione, che rimangono sempre mediocri e tradiscono uno sviluppo affrettato, la proverbiale assenza di compromesso tra arte e commercio di Midway e una svendita in tutta fretta in mezzo ai cambi di label.

I panni sporchi si riciclano in famiglia

In Spy Hunter 2 i livelli propongono sempre lo stesso di gameplay: correre, sparare ai nemici, evitare di essere colpiti, sbloccare un altro livello. Col superamento dei livelli verranno sbloccate delle vetture nuove (o, meglio, potenziamenti delle stesse), ma durante il gioco è possibile anche trasformare la vettura in hovercrafts, adattarla con un pulsante alla modalità off-road (sic) e così via. Trattandosi di un corsaiolo arcade con elementi da shooter, è facile intuire che il potenziale divertimento scaturisce solo da un'azione frenetica e senza troppi pensieri. Cosa che, vagamente, funziona, almeno per quei pochi livelli in cui il sistema di controllo grossolano, la difficoltà mal calibrata e le collisioni imprecise non impediscano di goderne. Lo sbloccaggio dei livelli, l'unica cosa per cui si distingue dal predecessore, appare praticamente superfluo, visto che gli elementi adventure del gioco si riducono a bivi inconsistenti e percorsi lievemente diversi dal puntuale corri-dritto-e- ammazza-tutti dei livelli. Quale sia il senso di un bottone adibito all'off-road mode, poi, quando l'unica cosa che cambia è il momento in cui si capisce che senza premerlo una sola volta si sbanda, è un mistero. La velleità di variazione si fonda quindi sulla trama. Si farebbe volentieri a meno di parlare di una trama così sterile. E non tanto per il suo valore intrinseco o per l'importanza della narrazione in uno shooter/racer arcade, quanto per altri motivi, tra i quali lla trama del gioco, per quanto di facciata, dovrebbe servire a reggere l'accesso diversificato ai livelli, che risulta comunque ultra-lineare. Per quanto riguarda la narrazione intramezzata sotto forma di filmati, immaginate una trama pseudo-spionistico-corsaiola degna del peggior clone di James Bond e renderizzata come intro per il vostro dispiacere, con tanto di bellona vagamente mantide religiosa, frasi da discount di trasgressione e curve alla Lara Croft. Aggiungete nomi stilosi, ricchi di sigle e numeri, per vetture poco attraenti e armi al plasma da utilizzare contro i nemici al volante nella folle corsa contro le spie di turno inframezzate da battutine del tipo "ah, la politica… ma tu pensa solo ad ammazzare tutti".