Star Trek Voyager: Elite Force  0

Da Kirk a Geneway

Per coloro tra voi che non abbiano molta dimestichezza con le avventure della ciurma del Capitano Geneway (e che si domandino dove siano finiti quel simpatico vulcaniano dalle orecchie a punta e quel capitano così rissoso), sarà piuttosto utile una breve lezione di storia. Dai giorni gloriosi del Capitano Kirk e del Dottor McCoy molta acqua è passata sotto i ponti; trascorsi quasi cento anni da quei giorni, la Federazione ha ora raggiunto un accordo pacifico con i Klingon; l'incontro con nuove razze ha prodotto nuovi nemici e nuovi alleati, e con il passaggio dell' Enteprise nelle mani del Capitano Picard la federazione ha ampliato anche i proprio limiti conoscitivi, ridefinendo le loro cartine geografiche con l' incontro di alcune razze, non propriamente cordiali, provenienti dal settore Delta, a quasi 70 anni di viaggio di distanza dalla terra.
Proprio nel quadrante Delta, per uno strano scherzo del destino, e con la complicità di una entità aliena molto potente, viene spedita la Voyager, il vascello scientifico ammiraglio della Federazione che ha preso il posto dell'Enteprise D, che dopo sette anni di viaggi interstellari si è guadagnata la meritata pensione.
La Voyager, capitanata da, inorridiscano pure i puristi (ai miei tempi si chiamavano maschilisti, n.d.Pucci) della serie, una donna, cerca così di dirigersi verso casa, con la speranza di poter effettivamente accorciare il tempo previsto per il ritorno (70 anni di viaggio in effetti sono molti…), viaggiando attraverso il quadrante Delta nella speranza di poter sancire anche nuove alleanze per la Federazione.
Il gioco prende spunto dall'idea che, in un quadrante dove probabilmente si annidano più nemici che alleati, sia necessario costituire una squadra di difesa specializzata nell'uso delle armi e di tattiche di combattimento: a chi affidare la guida di questo Team, denominato Hazard Team, se non a Tuvok, l'ufficiale alla difesa?
Il gioco ci mette nei panni di un tenente, Alex Munro, secondo in comando dell'Hazard Team, mentre sta svolgendo una sessione di allenamento nella sala olografica della Voyager; improvvisamente un incontro con una entità che si rivela subito ostile, teletrasporta l'intera nave in un punto sconosciuto dello spazio e ci da la possibilità di metterci al servizio del Capitano, capitanando e guidando nello svolgimento di alcune missioni l'Hazard Team.

Che episodio è questo?

Va subito sottolineato come l'intero gioco sia stato modellato su un plot decisamente cinematografico e per questo molto spettacolare: gli stessi credits presenti all'inizio del gioco (che scorrono secondo l'usanza del telefilm dopo il primo evento importante) sono stati programmati ricalcando fedelmente l'intro della serie, sostituendo i nomi dei programmatori a quelli degli attori.
Già questo riesce a catturare l'attenzione del videogiocatore, svelando così l'obiettivo principe dei programmatori: farci sentire protagonisti del nostro telefilm.
La perfetta riproduzione degli ambienti della Voyager, l'esistenza autonoma di alcuni NPC che girano per la nave, mangiano nella mensa in sala prora, si recano dal dottore olografico per farsi curare, chiacchierano sulla qualità del cibo offertagli da Neelix, la curata riproduzione dei personaggi principali del telefilm (lo stesso dottore olografico vi lancia qualche battuta e canticchia quando non è intento a curare nessuno, Tuvok mantiene quel suo distaccato senso vulcaniano anche nei momenti di maggior pathos, il Capitano si dimostra sempre sensibile ai consigli degli altri membri della nave, Neelix pensa solo a cucinare e a sollevare il morale della truppa)… tutto questo è stato ricreato ad arte per permettere di sentirci dentro "la nostra parte". 

Tuttavia, anche se è possibile ascoltare qualche sporadico dialogo degli altri membri della nave, e partecipare a nostra volta, va sottolineato come questo aspetto non sia così marcato come forse vorremmo (più probabilmente l'esperienza di Deus Ex ha lasciato il segno), e la maggior parte delle volte non faticheremo a riconoscere una certa indipendenza dei personaggi Npc dalle nostre azioni: ciò non toglie che il segno è stato colpito, il senso di essere "nel telefilm" è pieno e soddisfacente, e che ascoltare i Klingon intonare i loro canti di guerra prima dello scontro è davvero eccezionale.La stessa storia, divisa nel suo svolgimento da molti sotto-episodi, è sapientemente raccontata con alcuni colpi di scena; ci sono anche un paio di citazioni "seminascoste", di cui una è, per i patiti della prima serie, davvero imperdibile. Naturalmente mi guardo bene dal rivelarvela, lasciando a voi il piacere di scoprirla, anche se i più attenti di voi non potranno fare a meno di notare tra gli screenshot uno strano simbolo presente su una parete di una vecchia astronave… Tramite moltissime cut-scenes, splendidamente realizzate mediante lo stesso motore di gioco, pochissimi filmati (meglio così, la loro qualità è tutt'altro che elevata) e pochi (troppo pochi a dire la verità, eppure Half-Life ha fatto scuola in questo) eventi scripted, si viene immersi in una storia accattivante il cui demerito è quello di essere però troppo lineare; solo un paio di volte infatti si riesce ad influenzare la storia, ed in maniera fin troppo sottile.
A fare da contorno a tutto questo anche gli effetti sonori che riproducono fedelmente quelli della vera Voyager (e della altre navi, per la precisione) ed un commento sonoro che ci accompagna durante le nostre scorribande adatto per ogni occasione (addirittura in un occasione si ascolta la musica che molto tempo fa fece da accompagnamento ad un notissimo episodio della serie classica, a cui una missione del gioco si ispira...).
L'unico rammarico in una storia così ben inventata, e così ben raccontata, è quello di svolgere tutte le missioni su navi nemiche (siamo stati intrappolati in una specie di cimitero di astronavi da uno strano campo di forza), negandoci la possibilità di svolgere una missione su un pianeta o un ambiente esterno.

Gimme Some Action

Dunque, lente riflessioni Vulcaniane sui sentimenti e sulle emozioni umane? Lunghe discussioni sulla validità della prima direttiva? Appassionanti discorsi del capitano sulla esigenza di rimanere uniti allo spirito della Federazione anche se così lontani? No, niente di tutto questo.
Elite Force è un gioco di azione, che vi catapulterà contro molti nemici diversi, ognuno con caratteristiche d'attacco particolari: i Borg cercheranno di accerchiarvi e sovrastarvi numericamente, i Klingon cercheranno di attaccarvi dalla distanza, gli "eterei" non vi lasceranno un attimo per pensare con i loro attacchi a ripetizione... e così via.
Tra uno scontro e l'altro, però, trascorrerete moltissimo tempo osservando gli eventi che si svolgono e che vi vengono raccontati attraverso le cutscenes di cui si accennava prima; sicuramente la combinazione delle due componenti è estremamente ben congeniata, e sia il cultore della pura azione (à la doom, per intenderci) che quello che desidera vivere più intensamente l'avventura, rimarranno sicuramente soddisfatti.

Purtroppo, e questa è una pecca abbastanza rilevante a mio modo di vedere, i nemici che incontreremo non variano granché durante le missioni, e nella nave Klingon avremo a che fare solo con Klingon tutti armati di fucile a ripetizione, nel cubo Borg avvicineremo solo i Borg che cercano di avvicinarsi o di colpirci alla distanza… e così via; ciò limita seriamente la varietà degli attacchi a disposizione dei nostri avversari, che alla lunga diventeranno ripetitivi e prevedibili. Solo negli ultimi livelli si assiste ad un miglioramento ed ad una diversificazione degli attacchi, poiché i nemici che incontreremo saranno capaci di colpirci in maniera diversa. Tuttavia è una chiara scelta dei programmatori, che hanno cercato di mantenere fedele al plot trekker l'azione di gioco, e questo aspetto, seppur criticabile, non sacrifica certo la validità del prodotto finale.

Tanto più che in una delle missioni, che variano moltissimo l'una dall'altra (poiché secondo un collaudato meccanismo dinamico le nostre sottomissioni varieranno nel corso dell' azione), saremo "costretti" ad infiltrarci in una nave nemica cercando di non farci neanche vedere, mantenendo quell'atteggiamento stealth tanto caro alle spie di tutto il mondo.
Per cui tanti scontri, molte cutscenes ed alcuni obiettivi diversificati (dovremo fare abbassare gli scudi di una nave, ripristinare l' energia di un'altra, recuperare i nostri compagni in un altro momento…), e pochi enigmi: troppo pochi, a dire la verità, e tutti abbastanza facili e banali (passa attraverso la conduttura, spara a quel barile…).Un grossissimo pregio del gioco è quello di mettervi contro grandi quantità di nemici contemporaneamente (in molte occasioni, non sempre), riportandovi con lo spirito alle grandi ammucchiate di Doom e dei suoi discendenti...

Purtroppo l'IA dei nemici non sembra avere fatto grandi passi avanti dai tempi delle guardie di Soldier of Fortune, poiché spesso tutto ciò che faranno sarà quello di scaricare il loro arsenale su di voi, non cercando di attuare alcuna tattica difensiva o di attacco diversa: tanto più che gli attacchi, e questa è sicuramente una pecca, saranno rivolti maggiormente su di voi, anche quando di fronte a loro gli altri membri del Team cercano di bloccargli la strada a suon di laserate.
Graficamente non c'è nulla da obiettare, anche perché il motore di Quake3 offre di per sé garanzie: effetti di luce molto belli (tutte le armi sono ad energia, per cui vedrete scintillare il plasma ovunque), personaggi principali e secondari molto ben definiti, movimenti dei nemici curatissimi, modelli poligonali molto ricchi, curve di Bezier a profusione. 
Davvero un bello spettacolo per gli occhi, e se sforzandosi si volesse a tutti i costi trovare un difetto… l'unica chance sarebbe di riproporre per l' ennesima volta la critica alla palette di colori dei motori della ID, ma questa volta probabilmente si parlerebbe a vanvera, poiché, soprattutto sul cubo Borg ed in alcuni livelli per il multiplayer, i colori riescono a riproporre a meraviglia gli ambienti di gioco.

Io, mammeta e tu - ovvero sia: John Romero guarda e impara

Ciò che comunque distingue maggiormente Elite Force da tutti gli altri Fps in circolazione, è la possibilità di essere a capo di un gruppo di personaggi secondari, l' Hazard Team, che ci seguiranno nell' azione di gioco; questi membri del team non solo ci aiuteranno negli scontri intervenendo attivamente in ogni disputa a fuoco, ma molte volte saranno elementi assolutamente indispensabili per il nostro proseguire ( apriranno porte, hackeranno campi di forza, distruggeranno dei condotti con esplosivi...). 

La citazione a John Romero, ed al suo Daikatana, non è naturalmente casuale, perché a parte qualche sporadico momento in Half-Life ed in Opposing Force, il programmatore della Ion Storm aveva provato nel suo ultimo prodotto a progettare un'azione di gioco coadiuvata dall' appoggio di altri membri attivi, ma il risultato finale era stato, soprattutto per il livello di IA, decisamente deludente. In questo caso le cose migliorano e non di poco: il gioco di squadra è necessario in più punti ( come accennato prima la quantità di nemici che si incontrano contemporaneamente è davvero notevole ), ed i membri controllati dal computer gestiscono le loro routine di IA decisamente meglio che in passato. Purtroppo, e di questa scelta non si capisce assolutamente il motivo, i loro colpi non sembrano fare molto male, e non producono quasi mai la vostra potenza di fuoco, tanto è vero che nella maggior parte dei casi a voi toccherà fare il grosso del lavoro, lasciando a loro il compito di indebolire l' attacco nemico. Tra l' altro nessuno di loro utilizza mai il fuoco alternativo che ogni arma possiede, e questo lascia sicuramente un senso di incompletezza; tuttavia, a dire il vero, la sensazione di combattere in gruppo c'è ed è molto soddisfacente: basti pensare che durante le missioni i vostri membri possono anche morire, ed in quei casi la storia prenderà una lieve variante ( quando il soldato capace di aprire le porte muore, non vi resterà altro che farvi aiutare dal membro specializzato negli esplosivi ).

Se da una parte quindi va lodata l' IA dei compagni, dall'altra rimane il piccolo rimpianto di non poter impartire loro nessun ordine ( chissà perché, le routine per il gioco di squadra erano già belle e pronte con il motore di Quake3 ), lasciando a loro sempre e comunque l'iniziativa; rimane questa comunque una precisa scelta di design del gioco, poiché la sensazione di fare parte di una squadra, e non di comandarla a bacchetta, senz'altro è più attinente al gioco stesso ed allo spirito trekkiano.
I programmatori della Raven hanno tra l' altro adottato un piccolo trucco che probabilmente vedremo in ogni titolo successivo a proposito dell' uso di ascensori ed altri particolari mezzi di movimento: quando noi saremo pronti per usarlo, e magari il team sta ancora girovagando per gli ambienti, ci basterà premere il pulsante di attivazione per richiamarli subito all' ordine e vederli correre tutti sull'ascensore: Romero, guarda e impara.

Ma che bell'arsenale!

Le armi a nostra disposizione sono tutte ad energia e questa non è una scelta casuale: infatti, da sempre, la Paramount, detentrice dei diritti televisivi della serie di Star Trek, ha imposto per ogni imposizione videoludica del mondo trekker la completa assenza della più piccola goccia di sangue.
E proprio per questo le armi, che vaporizzano i nemici, non producono ferite visibili di alcun tipo, mantenendo i livelli di violenza presenti durante il gioco agli antipodi di quanto visto in Soldier of Fortune ( dove le braccia saltavano in aria, le gambe si staccavano dal busto......e così via ). 
Il risultato è..........molto convincente, perché in questa maniera lo spirito trekker è stato assolutamente conservato ( nei telefilm sono rarissimi gli scontri a fuoco, e quando succedono la violenza è solo nella morte dei personaggi e non nel modo di morire ).

Tra l' altro la possibilità di utilizzare armi e munizioni ad energia regala al videogiocatore un vero e proprio spettacolo per gli occhi, con fuochi di tutti i colori che si rincorrono per lo schermo; sicuramente sotto questo punto di vista il titolo è un piccolo gioiello, e la soddisfazione di usare le armi ( alcune di esse, soprattutto il fucile a ioni, sono ben realizzate ), tutte dotate di un mirino con funzione di zoom per poter colpire alla distanza, non è senz'altro minore di quella provata in titoli analoghi.
Tuttavia c'è un particolare un po' deludente, che si rifà comunque al discorso di prima: poiché gli attacchi dei nemici sono nella maggior parte dei casi incondizionati e ripetitivi, spesso opterete per l' arma di maggior potenza o per quella con più munizioni, perché l' utilizzo di una o dell' altra non fa molta differenza: solo negli ultimi due livelli, quando gli attacchi saranno più vari, vi troverete ad usare le armi con più discrezione ( e più soddisfazione ).

Set Phaser to Frag

Come accennato all' inizio, il fatto di avere scelto di utilizzare il motore di Quake3 non è stato del tutto casuale. 
Consapevoli che il gioco multiplayer più gettonato ( Fps ) risulta essere proprio l' ultimo gioiello della ID software ( a dispetto di molti che lo considerano inferiore a Unreal Tournament ), i programmatori della Raven hanno costruito su di esso la modalità multiplayer di Elite Force, che risulta essere alla fine ben più di una semplice aggiunta alla brillante esperienza single player.
Che la vostra modalità multiplayer sia quella in Lan o quella in rete, o se siete tra coloro che preferiscono allenarsi pazientemente contro dei Bot controllati dal Computer, rimarrete sicuramente soddisfatti.

Pensato come una simulazione sul ponte ologrammi ( holomatch ), il gioco multiplayer può essere affrontato sia da soli, utilizzando i bot per provare le mappe ed affinare le proprie tecniche, che con avversari umani: l' unico rammarico è che ad oggi non ci sia ancora nessun server italiano, e l' appoggiarsi su server d' oltreoceano rende il tutto un po' più lento, ma probabilmente con l' uscita ufficiale del gioco nel nostro Bel paese le cose tenderanno a cambiare, e quasi sicuramente ( dato anche l' effettivo valore della modalità multiplayer ) verranno aperti anche dei server italiani.

Da Quake3, Elite Force eredita anche l' impostazione generale del gioco multiplayer, dandoci l' opportunità di partecipare a tre tipi diversi di modalità di gioco: il classico Deathmatch, in cui dovremo collezionare quanti più frag possibile, un Deathmatch a squadre, in cui due o più squadre si divideranno la posta in gioco ( davvero fantastica questa modalità ), ed un Capture the Flag con i controfiocchi. Inutile dire che sia i Bot che sfideremo nel Deathmatch che quelli che ci accompagneranno nel Capture The Flag sono controllati dalle stesse, validissime, routine di comportamento di quelli di Quake3, per cui sotto questo punto di vista non si corre alcun pericolo. Le stesse mappe, discretamente numerose, sono state ben realizzate, ed ognuna di essa è stata dedicata alle razze presenti: alcune sono ambientate nel pianeta dei Klingon, altre nelle basi della Federazione o sulla Voyager, altre ancora sul cubo Borg....... e così via, dandoci finalmente la possibilità di giocare anche al di fuori delle navi che si incontrano nel gioco single.
Per quanto riguarda i personaggi disponibili sono davvero numerosi, e tutti i modelli sono ispirati alla fauna trekker ( bellissimi alcuni dedicati alla regina Borg vista in Primo Contatto ); poter affrontare in un Capture The Flag otto Klingon o altrettanti Romulani......è una soddisfazione assicurata.
Una nota veramente positiva è che nel multiplayer, vuoi per la natura strategica dello stesso ( soprattutto nel caso del Capture The Flag ), le armi assumono un ruolo più discriminante di quello che posseggono nel single player, poiché in questo caso molte volte sarà necessario adattare lo stile di gioco al momento dell' azione.
In definitiva non si poteva pretendere un multiplayer più curato di questo, e l' unico, piccolo, rammarico, sta nel fatto di non aver trovato nessun " torneo " ( quasi sul modello di quanto visto nella serie di Wing Commander ) tra i membri della Voyager.....sarebbe stato davvero carino.

Conclusioni: medaglia d'oro?

Adesso cerchiamo di tirare un po' le somme.
Non posso che essere d'accordo con un amico che ha appena scritto la recensione su un altro sito: il gioco è un mezzo capolavoro. L' idea del gioco di squadra, davvero innovativa ( sicuramente lascerà una scia dietro di sé ) è poi decisamente convincente: anni luce lontana dalla soporosa ( più che altro tattica ) azione di Swat 3, qui i livelli adrenalici sembrano non calare mai, con attacchi a ripetizione delle orde nemiche.
E nei momenti di calma, l' osservare le numerosissime cutscenes e l' ascoltare i tanti dialoghi, cattura assolutamente la nostra attenzione, ci permette di immedesimarci nell' atmosfera dell' avventura, che per la sua costruzione e svolgimento potrebbe benissimo essere scambiata per una avventura della serie: basti pensare che un terzo del gioco lo passerete con il fucile riposto, solo a guardare la storia che si evolve ( e ciò è davvero molto trekker ).
Tecnicamente poi il gioco è superlativo: un utilizzo del motore di Quake3 veramente valido, un uso di effetti di luce quasi perfetto, l' utilizzo delle famose superfici curve ( anche se alla lunga non le si nota neanche più, soprattutto nel cubo Borg....... ), la buona intelligenza artificiale dei compagni di squadra, le animazioni convincenti dei personaggi ( che muovono anche il labiale ), la perfetta caratterizzazione dei principali personaggi della serie.
Bug? Ne ho incontrato uno solo, quando un membro della squadra si rifiutava di aprire una porta ( risolto caricando qualche minuto prima e rientrando nell' ambiente ), probabilmente riferibile alla versione recensibile leggermente meno aggiornata di quella che apparirà nei negozi tra pochissimi giorni.
Quindi, visto che siamo in tema di olimpiadi, il gioco merita la medaglia d'oro, scalzando il posto ad Half-Life? ( Deus ex non lo faccio rientrare apposta nella categoria, è molto più riflessivo......e poi fa categoria a parte ).
No: le lieve pecche nell' IA dei nemici, la loro scarsa differenziazione di attacco, qualche buchetto nella trama ( di cui non voglio rivelarvi nulla ), la poca varietà di ambientazioni ( solo astronavi ), la relativa brevità del gioco ( il consiglio è quello di settare il massimo livello di difficoltà all' inizio del gioco ) - che comunque diventa infinito grazie allo splendido supporto Multiplayer -, ed il finale alquanto poco originale ( non in termini di storia, ma in quelli dell' azione ), sono piccoli particolari che non portano il gioco in cima all' olimpo, ma che, sicuramente e senza nessun dubbio, lo portano ad un passo da esso.

La questione che potrebbe nascere in qualcuno di voi potrebbe essere questa: Star Trek non mi piace, mi piacerà il gioco ? Si, direi di si, perché il titolo è, al di là dell' ambientazione e della trama, un gioco di prim'ordine, un Fps con i controfiocchi, e saprà regalarvi tanta sana azione ( proprio per questo le citazioni del mondo trekker non sono mai né pesanti né incomprensibilii da chi quel mondo non lo conosce ), e forse il gioco riesce a superare anche il già notevole Soldier Of Fortune ( a patto che siate un minimo patiti di fantascienza, perché di nemici umani ne vedrete ben pochi e gli ambienti di gioco sono costituiti solo da interni di astronavi ) . Per i trekker patiti dei giochi di azione, il titolo è raccomandabile senza alcun dubbio, con la speranza che si tratti del primo valido titolo ( dei tanti in arrivo ) dedicati a Star Trek.
Bene, è arrivato il momento della premiazione: medaglia d'oro... Half- Life; medaglia d'argento... Soldier of Fortune ed Elite Force a pari merito ( uno d'avanti all' altro a seconda della vostra personale preferenza all' azione militare o fantascientifica ); la medaglia di bronzo ci riserviamo di assegnarla fino a quando non avremo valutato anche Kiss Pscyo Circus!

Laggiù, dove nessun uomo è mai giunto prima

Bel gioco, davvero: ma procediamo con ordine.
La saga pluridecennale di Star Trek, inventata quasi 35 anni fa da Gene Rodenberry, ora tra le stelle, è stata l'ispiratrice di numerosi videogiochi nel corso degli ultimi dieci anni, ma, escluse poche eccezioni, gli appassionati trekker non si sono certo potuto dire soddisfatti del trattamento ricevuto.
Infatti, la maggior parte dei giochi dedicati all' universo startrekkiano si è rivelata una grossa delusione, vuoi per la pessima realizzazione tecnica, o per lo stravolgimento del pensiero trek effettuato dai programmatori. Klingon Honor Guard (buggato e poco originale), Starfleet Academy e il più recente Klingon Academy (entrambi sembravano simulare più dogfighter che grosse vascelli da esplorazione e combattimento), Star Trek Pinball ed altri giochi minori riescono a rievocare nell'appassionato solo il ricordo di cocenti delusioni.
Solo due titoli, Starfleet Command e Star Trek 25th Anniversary, sono riusciti a riproporre sullo schermo del pc l'atmosfera così geniale e complessa della serie; fatto sta che comunque, soprattutto il primo, palesemente ispirato ad un Board Game trekkiano (e già per questo destinato ad un pubblico di nicchia), hanno catturato l'attenzione solo degli appassionati, riscontrando nel "grande" pubblico niente più che una tiepida accoglienza.
Per questo i programmatori della Raven, che ci hanno saputo regalare nel passato molti ottimi titoli (Heretic 2 e Soldier of Fortune tra i più recenti), hanno cercato di prendere due piccioni con una fava, cercando cioè di accontentare la schiera di trekker e di attirare allo stesso tempo anche i semplici appassionati action, che di Star Trek non hanno mai magari sentito parlare: hanno cioè cercato di arrivare davvero laggiù, dove nessun uomo era mai giunto prima.
E quale via migliore del dedicare un gioco all' ultimo spin-off trekker, Voyager, che in America ed in altre parti del mondo (purtroppo non in Italia, dove la serie è stata palesemente ignorata dai più grandi Network… felici di regalarci quella *** de "il grande Fratello") sta riscotendo successo? E se a questo si aggiunge l'acquisizione della licenza, e quindi l'utilizzo nel gioco, dello splendido motore di Quake3, già di per sé programmato in modo da rendere felice ogni appassionato single e multiplayer degli FPS, ci si rende conto di quale buona occasione avessero per le mani i ragazzi della Raven.