The House of the Dead: Overkill - Recensione  10

Preceduto da alcuni trailer davvero accattivanti, il nuovo episodio di The House of the Dead arriva in esclusiva su Wii e porta con sé l'umorismo tipico dei film di Tarantino.

Diciamocelo: pur ispirandosi chiaramente ai più scadenti film horror delle scorse decadi, la serie The House of the Dead si è sempre presa troppo sul serio. Protagonisti improbabili che si ritrovano in situazioni al limite del paradossale, nella fattispecie combattono orde di zombie all'interno di città completamente infestate, e neanche lo straccio di una trama che possa spiegare perché succede tutto questo o quali motivi abbiano i personaggi di rischiare la pelle per mettere le cose a posto. Ecco dunque che il nuovo episodio in esclusiva per Wii, The House of the Dead: Overkill si pone come un punto di rottura con il passato e proietta la serie verso atmosfere decisamente diverse, stracariche di un umorismo "nero" e politicamente scorretto. Nessun tentativo di rendere la trama più complessa o convincente, insomma, ma gli assurdi dialoghi fra il misterioso Agente G e lo scontroso poliziotto Isaac Washington, tempestati di volgarità e doppi sensi (il gioco è consigliato ai soli maggiorenni), trasformano ogni cutscene in un momento di grande divertimento, con dialoghi alla "Pulp Fiction" sottolineati da una colonna sonora che spazia dal country al funk. Le voci originali sono straordinarie per spunto e interpretazione, facendo dimenticare i tanti (troppi!) doppiaggi in Inglese assolutamente anonimi e privi di convinzione. Potremo ascoltarle anche nella versione italiana, localizzata solo per quanto riguarda i sottotitoli e i testi a schermo.

Spara che ti passa

Il malvagio Papa Caesar ha liberato nell'aria un agente chimico sconosciuto, capace di trasformare chiunque venga contaminato in uno zombie violento e incline al cannibalismo. Sulle sue tracce ci sono l'Agente G (versione "svecchiata" del classico protagonista della serie The House of the Dead) e Isaac Washington, che formano una coppia davvero bizzarra: il primo è un agente governativo alle prime armi, con più disciplina che carattere; il secondo è un detective sboccato e asociale, determinato a vendicare la morte di suo padre. La modalità storia vanta la struttura tipica degli sparatutto con lightgun, dunque dovremo completare sette episodi in cui bisogna sparare a tutto ciò che si muove sullo schermo (o quasi, occhio ai civili innocenti da salvare) utilizzando il sistema di puntamento del Wii-mote come già visto nella compilation The House of the Dead 2 & 3 Return nonché nello spin-off Resident Evil: The Umbrella Chronicles. I controlli sono semplici: si spara con il grilletto B e si ricarica con il pulsante A, mentre i tasti - e 1 servono rispettivamente per lanciare le granate (quando le abbiamo disponibili) e per passare dall'arma primaria a quella secondaria. Sparsi per gli stage troveremo oggetti bonus che vanno colpiti per guadagnare punti extra, per azionare una sorta di "bullet time" (con musica e voci che rallentano parallelamente all'azione) o per recuperare un po' di energia. Come al solito, subiremo danni se gli zombie arriveranno tanto vicino da colpirci o se verremo centrati da un'arma da lancio, anche se il gioco si rivela oltremodo generoso da questo punto di vista, regalandoci tre "continua" per ogni stage. A ciò va aggiunto il consueto abbassamento della difficoltà dato dalla possibilità di spostare il mirino sullo schermo anziché mirare effettivamente. È possibile regolare il sensore affinché l'esperienza possa avvicinarsi a quella di un classico sparatutto con lightgun, anche se il risultato di tale calibrazione può deludere. Possibile che ancora nessuno abbia pensato a realizzare una periferica da utilizzare con questo tipo di giochi?

I minigame del morto

Oltre alla modalità "storia" e alla modalità "Director's Cut" (che aggiunge alla prima qualche sequenza inedita, nuove armi e una maggiore difficoltà), The House of the Dead: Overkill ci offre tre simpatici minigame per organizzare partite a cui possono partecipare fino a quattro giocatori: "Occhio di lince" è il classico tiro a segno che si trova nei luna park, in cui bisogna centrare dei bersagli che si muovono sempre più veloci e secondo traiettorie differenti; "Sopravvivenza", come suggerisce il nome, è una prova che prevede l'eliminazione di tutti gli zombie in una location fissa, rispettando un limite di tempo che può essere aumentato di orda in orda; "Assistenza alle vittime", infine, ci vede svolgere il ruolo del cecchino e sparare agli zombie per permettere a dei civili innocenti di raggiungere l'uscita all'interno di un carcere.

Armi di distruzione

Come accennato in precedenza, durante l'azione è possibile passare dall'arma primaria a quella secondaria tramite la pressione di un tasto. Al termine di ogni stage, infatti, potremo accedere a un negozio presso cui acquistare nuove armi o potenziare quelle già in nostro possesso, agendo sui valori di danno, cadenza dei colpi, capacità del caricatore, velocità di ricarica e rinculo. La differenza fra un'arma normale e una potenziata al massimo è netta, e ci rende la vita molto più semplice. Potremo acquistare nuove armi scegliendo da un catalogo che ci offre pistole, fucili e mitra, categorie che nella modalità "Director's Cut" (disponibile una volta terminato lo story mode) si arricchiscono di modelli alternativi e letali (vedi il revolver, parente della pistola d'ordinanza ma capace di stendere i nemici con un sol colpo). Man mano che si procede fra gli stage, il gioco diventa naturalmente più complesso e aumentano gli zombie a cui dovremo sparare, tanto che nelle situazioni più affollate noteremo dei fastidiosi rallentamenti che finiscono oltretutto per bloccare momentaneamente lo spostamento del mirino. La maggiore difficoltà, purtroppo, mette in luce anche un difetto che riguarda le collisioni: in un prodotto del genere la precisione è importantissima, specie quando si è intenzionati a fare il pieno di bonus, ma quando l'azione è rapida diversi colpi messi a segno non vengono rilevati correttamente, il che può essere piuttosto frustrante. La gestione dei boss è quella classica della serie: ogni mostro viene "presentato" da una schermata di caricamento in cui vengono evidenziati i suoi punti deboli, ovvero le parti del corpo che dovremo centrare un determinato numero di volte, sparando al momento giusto. In tal senso, il "bestiario" è vario e pittoresco, anche se delude anch'esso sotto il profilo della sfida: talvolta sconfiggere un mostro sulla carta imbattibile si rivela essere una passeggiata.

Realizzazione tecnica

Gli sviluppatori di Headstrong Games non hanno fatto miracoli sotto il profilo prettamente tecnico: i modelli poligonali sono semplici, le texture sfocatissime (le pistole, durante le cutscene, sono addirittura inguardabili...) e le situazioni più affollate mettono in crisi il motore grafico, che finisce per rallentare. Gli zombie reagiscono in modo differente a seconda della parte del corpo che viene colpita, perdendo arti o finendo a terra per poi strisciare, ma si tratta di cose a cui la serie SEGA ci aveva già abituato durante la scorsa generazione di console. Alcune location sono abbastanza interessanti, ma non si raggiunge mai chissà quale livello di complessità e l'interattività con lo scenario è pressoché nulla. Un discorso a parte, però, va fatto per lo stile: la direzione del gioco e delle cutscene è straordinaria, si sprecano gli effetti "vecchia pellicola" per sottolineare l'atmosfera "pulp" di questa produzione e infine, come accennato, i siparietti fra i due protagonisti sono assurdi, irriverenti e divertentissimi. La colonna sonora, infine, è davvero ottima e abbondante, grazie a una serie di brani "firmati" che rendono l'esperienza più coinvolgente.

Commento

The House of the Dead: Overkill è uno sparatutto con lightgun di stampo classico, che non rivoluziona il genere pur aggiungendo qualche interessante novità sotto il profilo delle armi disponibili e del loro potenziamento. L'azione è molto divertente, come al solito, ma si rivela un po' troppo facile a causa del sistema di puntamento del Wii-mote, che rende l'esperienza fortemente diversa da quella ottenibile con una periferica apposita (e le calibrazioni extra, in tal senso, non aiutano più di tanto). A questo bisogna aggiungere una longevità in linea con il genere o forse persino più risicata, visto che i sette episodi si completano nel giro di poche ore e la modalità "Director's Cut" non costituisce chissà quale complemento allo story mode. Insomma, un esperimento fallito? Assolutamente no: il gioco prende le distanze dagli episodi precedenti e ci offre atmosfere e situazioni davvero grandiose ed esilaranti, attingendo all'umorismo tipico dei film di Tarantino, talvolta persino esagerando. Dunque ci offre qualcosa di breve ma molto intenso, attraverso un approccio che speriamo venga ripreso in futuro, magari vestito di una grafica che non si salvi solo per le trovate cinematografiche e lo stile.

    Pro
  • Cutscene straordinarie
  • Azione divertente e coinvolgente
  • Ottimo sonoro
    Contro
  • Grafica ricca di trovate, ma decisamente "oldgen"
  • Longevità ridotta
  • Rilevazione dei colpi migliorabile