The Legend of Zelda: Phantom HourglassThe Legend of Zelda: Phantom Hourglass - Recensione 

L'atteso debutto di una delle serie Nintendo più amate e longeve su DS non avrebbe potuto essere migliore...

Ci voleva il DS. E’ proprio grazie al sorprendente portatile Nintendo infatti che una delle serie storiche di Nintendo ha potuto ottenere quella ventata di novità ed innovazione che era stata additata come principale -se non unico- difetto del bellissimo Twilight Princess. Stiamo ovviamente parlando di The Legend of Zelda, da anni caposaldo della N-difference e finalmente accasatosi nel “regno” del dual screen e pennino con questo attesissimo Phantom Hourglass.

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Figlio del vento

Malgrado l’episodio per Gamecube, Wind Waker, sia stato uno dei più contestati e discussi fondamentalmente per lo stile grafico cartoonesco in cel shading che ha suscitato sensazioni di amore o odio, è proprio da questo capitolo che Phantom Hourglass si sviluppa, rivelandosi di fatto come un sequel diretto a tutti gli effetti. L’intro si sviluppa infatti narrando brevemente le vicende di Wind Waker, salvo poi passare al presente: Link di nuovo in viaggio attraverso i mari con i suoi amici pirati inclusa Dazel, tornata nella sua veste iniziale, alla ricerca di tesori e di nuove avventure. Purtroppo i piani subiscono però ben presto un drastico cambiamento nel momento in cui la ciurma avvista e affianca la nave fantasma maledetta; Dazel, incurante degli avvertimenti, decide di salire a bordo scomparendo ben presto con un urlo, e l’eroico Link nel tentativo di salvarla cade in mare trascinato via dalle onde per poi risvegliarsi su una spiaggia. E’ questo quindi l’incipit di un’avventura che a livello di trama si delinea grossomodo sui classici dettami della serie, ma che cambia parecchie carte in tavola per quanto riguarda meccaniche e struttura di gioco. A partire dal sistema di controllo, interamente basato su touch screen e pennino; per far muovere l’eroe basta tenere la punta dello stilo appoggiato sulla direzione che si vuole raggiungere, posizionandolo vicino o lontano a Link rispettivamente se si desidera farlo camminare lentamente o piuttosto correre. I combattimenti nella stessa maniera richiedono di strisciare il pennino sui nemici per un fendente, di dare un tocco per un affondo e di fare dei cerchi attorno al protagonista per dar vita al classico colpo rotante. Infine eseguire delle piccole circonferenze nella direzione di corsa permette a Link di rotolare in avanti. Una soluzione che, dopo qualche piccolo imbarazzo iniziale, si dimostra incredibilmente efficace, intuitiva e reattiva, anche se in qualche occasione può capitare di eseguire per sbaglio qualche azione non voluta. Ma al di là dei semplici movimenti, è nell’utilizzo degli oggetti e nell’interazione con l’ambiente che Phantom Hourglass regala nuove emozioni e la sensazione di riscoprire la serie. Con il boomerang per esempio bisogna tracciare la traiettoria che si vuole che esso segua, le bombe raggiungono il punto che si desidera semplicemente toccandolo, e l’hookshot guadagna nuova vita rivelandosi un versatile strumento per raggiungere zone inesplorate. Sono ovviamente solo alcuni esempi, ma in generale stupisce la capacità dei programmatori di dar vita ad un prodotto che appare in ogni suo aspetto studiato attorno all’hardware, e non semplicemente adattato. E non manca neppure lo sfruttamento del microfono in cui urlare o soffiare, e ancora la chiusura del DS da impiegare come strumento per risolvere dei puzzle. Ma dicevamo in apertura che questo capitolo per il portatile Nintendo è diretto successore di Wind Waker, e in quanto tale non potevano ovviamente mancare le fasi di navigazione tra un’isola e l’altra. Consapevole del fatto che queste ultime non fossero esattamente tra gli aspetti più riusciti dell’episodio per Gamecube, il team responsabile del progetto ha ben pensato di dare una bella iniezione di varietà e dinamismo con una quantità di modifiche davvero interessanti. Anzitutto, semplicemente, tali sezioni occupano molto meno tempo, e la barca segue automaticamente la rotta tracciata con la stilo sulla mappa; in secondo luogo l’interattività è stata amplificata sia con le battaglie navali contro nemici di varie forme tramite il cannone che ben presto si potrà acquistare, sia grazie alla facoltà di recuperare tesori con il gancio. In quest’ultimo caso si passa ad un vero e proprio minigioco in cui controllare appunto lo stesso gancio cercando di evitare delle mine nella fase di raggiungimento e di recupero dell’agognato premio. Se a ciò si aggiunge che la stessa imbarcazione può essere personalizzata con una serie di modifiche estetiche (e non solo), è facile capire come le sezioni di navigazione siano diventate non solo migliori, ma anche estremamente più divertenti rispetto a Wind Waker.

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Un piccolo mondo per un grande eroe

Ma le differenze di Phantom Hourglass rispetto ai precedenti capitoli non finiscono qui, tutt’altro; in questo caso infatti ci troviamo di fronte ad un universo più ristretto, semplificato ma non svilito, che riduce i tempi delle epiche navigate (o cavalcate) tra un luogo e l’altro addensando il tutto in maniera convincente. Questo si risolve anche in dungeon più piccoli, che richiedono nella maggior parte dei casi molto meno tempo rispetto agli standard della serie; un aspetto che è stato piuttosto discusso nella critica di questo nuovo Zelda, ma che francamente ci è sembrato perfettamente integrato e del tutto coerente con lo spirito dell’intero gioco e più in generale con la filosofia di utilizzo di una console portatile. Benchè ridotti nelle dimensioni, i dungeon mantengono infatti quasi sempre il grandioso design che ha da sempre contraddistinto la serie, e sono perfettamente in grado di trasmettere la stessa sensazione di autentica gratificazione ed entusiasmo una volta completati che hanno sempre garantito in passato. Inoltre, ancora una volta, le qualità della console sono state tenute sempre in grande considerazione includendo spesso e volentieri dei puzzle che richiedono di prendere “appunti”, ovvero di scrivere o disegnare informazioni sulla mappa. Tutto ciò non significa che non esistano i difetti, inquadrabili fondamentalmente in alcuni passaggi che denunciano leggeri cali qualitativi come per esempio l’elevato backtracking richiesto dal Santuario del Re Mar, ma in generale le circa 15 ore di divertimento che la produzione Nintendo garantisce scorrono sempre su livelli che appartengono solo ai grandissimi giochi. Meritano una menzione particolare gli scontri coi boss, davvero creativi per quanto riguarda le modalità di combattimento e -ancora una volta- per la necessità di sfruttare le qualità del portatile. Per quanto concerne invece la componente tecnica, i programmatori nipponici sono riusciti ad estrarre dal non troppo generoso hardware del DS un fantastico mondo tridimensionale (con un po’ di intelligente 2D e l’aiuto delle telecamere non ruotabili) che si rivela una autentica gioia per gli occhi. La caratterizzazione dei personaggi è inoltre impeccabile, così come la diversificazione delle varie isole, e l’accompagnamento musicale si dimostra sempre all’altezza offrendo brani in linea con la qualità che è propria della serie. Per aumentare la longevità del prodotto, i programmatori hanno inoltre deciso di aggiungere anche una modalità multiplayer, memori degli ottimi riscontri avuti da Four Swords. In realtà in questo caso il risultato finale non può essere considerato di pari qualità, proponendo una sorta di capture the flag in cui un giocatore controlla direttamente Link, mentre gli altri disegnano il percorso che i guardiani dovranno seguire per evitare che l’eroe recuperi i pezzi della triforza. Divertente per qualche partita, e va apprezzato il fatto che accanto alla possibilità di giocarlo con multicart o con cartuccia singola ci sia anche un’opzione wi-fi con tanto di statistiche, ma non possiamo certo dire che questa modalità sarà ricordata negli anni.

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Commento

The Legend of Zelda: Phantom Hourglass non delude le aspettative e la lunga attesa, rivelandosi con ogni probabilità il gioco per DS che meglio rappresenta e sfrutta le capacità della console. Ma al di là di questa splendida coesione con l’hardware, l’ultima avventura di Link è anche e soprattutto un sublime esponente della serie che coraggiosamente se ne allontana proponendo modifiche e novità sostanziali, capaci di rinfrescare il concept senza tradirne alcun aspetto. Se in questa fine 2007 dovete acquistare un solo gioco per il portatile Nintendo, la scelta non potrebbe essere più semplice e scontata.

Pro Una splendida avventura Sfrutta in maniera perfetta il DS Innova più di quanto ci si possa aspettare Contro Per alcuni troppo semplice Santuario del Re Mar stancante Modalità multiplayer non pari a Four Swords

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