The Moon Project  0

Dagli autori di Earth 2150 e Septerra Core, arriva The Moon Project, strategico ricco di effetti pirotecnici e dalle caratteristiche piuttosto innovative.

“In the grim darkness of the far future, there is only war”

Uno strategico in tempo reale senza guerre e conflitti è difficilmente concepibile, e infatti anche in questa occasione non manca l’indispensabile dose di distruzione.
Corre l’anno 2150; i principali nuclei di potere sono costituiti dalla Dinastia Eurasiatica, dagli Stati Uniti Civilizzati (SCU) e dalla Corporazione Lunare, da tempo coinvolti in un conflitto di proporzioni planetarie. Come al solito sarà nostra premura schierarci dalla parte di una di queste tre fazioni, dando il nostro fondamentale contributo al buon fine della campagna. La cosa interessante è osservare come l’approccio stesso alla guerra sia differente per ognuna delle tre razze, e in particolare avremo una Corporazione Lunare in lotta per la sua sopravvivenza che subisce l’invasione dagli sfruttatori SCU, mentre la Dinastia Eurasiatica ha tutta un’aria sul militaresco andante, con la fissa di conquistare il mondo e proponimenti di questo genere. Ciò si riflette anche nel gioco stesso, in quanto nel briefing di ciascuna missione potrete essere apostrofati (in italiano, il gioco è interamente localizzato) da un rigido comandante che vi lascia come uniche opzioni il vincere o il morire, piuttosto che una madre affettuosa, preoccupata per l’eroico figlio coinvolto in un tale conflitto. Insomma da punto di vista dell’atmosfera è stato svolto un buon lavoro, per quanto l’ambientazione non sia proprio il massimo dell’originalità.

Parliamo di gameplay

Sin dalla prima partita è impossibile ignorare una certa sensazione di deja-vu… e l’impressione di trovarsi davanti ad un clone di C&C cresce in misura preoccupante man mano che si procede nel tutorial.
Fortunatamente il quadro finale non è poi così piatto, ma in ogni caso non si può certo dire che The Moon Project sia un RTS granchè innovativo. Si tratta in sostanza di un ibrido che raccoglie caratteristiche peculiari dai filoni degli RTS “classici” (Westwood e Blizzard) e le amalgama con alcune intuizioni un po’ più recenti, servendole assieme a un’engine 3D abbastanza convenzionale.
Dovremo quindi sostenere la classica fase di esplorazione della mappa, di ricerca delle risorse minerarie e procedere a costruire gli edifici necessari all’espansione della nostra base, senza dimenticare la produzione delle truppe e delle strutture difensive, in modo da essere preparati ad un’eventuale attacco da parte del nemico. Annoiati? Vediamo cos’altro ha da offrire TMP che vada oltre questo plot ormai collaudato. Innanzitutto è stato implementato un discreto sistema di ricerca scientifica, che frutterà un vasto numero di avanzamenti tecnologici, man mano che in esso investirete i proventi ottenuti dall’attività di estrazione. Inoltre ogni singola unità del gioco può essere ri-progettata e personalizzata, modificandone armamento, capacità difensiva ed equipaggiamento, in modo da avere sempre a disposizione le combinazioni più efficienti alle circostanze. L’intelligenza artificiale delle stesse unità mi ha inoltre piacevolmente sorpreso, in quanto, se a prima vista appaiono indistinguibili dalle truppe cerebrolese che ci hanno fatto impazzire nei titoli passati, vi accorgerete che in fondo tanto beote non sono. Ad esempio se un gruppo di carri armati si vedrà ingaggiato in una battaglia che non è in grado di vincere (ad esempio per schiacciante superiorità numerica) anziché sacrificarsi inutilmente batterà in ritirata, cercando il riparo degli ostacoli naturali, o dirigendosi verso le ben difese mura della nostra base. Si tratta di piccoli dettagli, è vero, ma sono proprio i dettagli a fare la differenza. Un altro particolare interessante è la possibilità di giocare contemporaneamente su due piani differenti, ovvero la superficie (dove si trovano anche le basi), e le gallerie che si snodano nel sottosuolo, che in molte missioni rivestiranno una rilevante veste strategica in luogo all’infiltrazione di truppe o al rapido spostamento delle stesse. E a proposito di missioni, merita un plauso l’originalità di alcune di esse, che si discostano dall’ormai sterile formula “costruisci la base-lancia il rush-distruggi il nemico”.
Ad esempio in una delle prime missioni della Corporazione Lunare, dovremo fare piazza pulita dei mezzi scavatori nemici, che infestano uno dei nostri settori, e per farlo disporremo esclusivamente di alcune dropship, che opportunamente manovrate, potranno afferrare e sollevare in aria i veicoli. A questo punto, anziché atterrare e lasciarli andare, potremo lasciarli cadere dall’alto, magari su un loro simile, in modo da prendere due piccioni con una fava, in un tripudio di esplosioni e lucette colorate.
L’ipostazione un po’ retrò del gioco consente comunque un approccio sereno anche a chi è a digiuno di RTS da qualche annetto. Ad esempio la gestione della telecamera è molto semplificata, priva delle complicate evoluzioni e zoomate che si rendevano indispensabili in Ground Control, dal momento che la possibilità di ingrandimento è talmente ridotta da risultare pressoché inutile e in aggiunta è stato implementata solo la rotazione della visuale, in virtù dell’engine 3D.

La dura legge del poligono

La grafica di The Moon Project non fa certo gridare al miracolo, e più di una volta ho storto il naso davanti a qualche texture troppo stilizzata, ma tutto sommato devo ammettere che svolge bene il suo lavoro, risultando piuttosto efficace anche in situazioni di sovraffollamento dello schermo.
A voler essere pignoli, non mi ha soddisfatto pienamente l’architettura degli edifici, che sono tutti troppo simili e uniformemente colorati, il che impedisce di identificare una struttura alla prima occhiata, specie se non l’abbiamo costruita noi, ma era già presente sulla mappa. Queste ultime sono ben realizzate, con avvallamenti e canyon molto suggestivi, specie sui paesaggi lunari.
Un altro particolare che mi ha piacevolmente impressionato sono le esplosioni, decisamente appaganti, anche grazie all’effetto quasi cinematografico ottenuto facendole espandere al rallentatore, con frammenti incendiati che volano tutto intorno. A proposito, i relitti dei veicoli abbattuti e le stesse macerie delle basi distrutte restano realisticamente ben visibili sul terreno per tutto il resto della missione. Una tirata d’orecchie se la meritano le schermate riassuntive che compaiono al termine delle missioni. Non è che siano simili a quelle di Starcraft, sono assolutamente identiche. Stesse soluzioni grafiche, stessa organizzazione dei menù a tendina, stesso tutto insomma.
Vabbè rinuncio a capire.
Al contrario l’interfaccia del gioco vero e proprio è decisamente più originale, anche se non proprio una gioia per gli occhi, trattandosi di spogli menù a tinta unita. Più che altro li ho trovati terribilmente macchinosi e scomodi da utilizzare. Questione di abitudine probabilmente, o forse si è esagerato nel ricercare qualcosa di nuovo, in un mare di interfacce tutte uguali.

Tirando le somme…

The Moon Project resta un ottimo strategico, pur essendo del tutto privo di originalità, e lo consiglio a quanti siano affamati di questo genere di giochi e magari, dopo anni di Starcraft, vogliano passare al 3D in modo non traumatico. La concorrenza in questo settore però spietata, e a onor del vero, se proprio dovessi scegliere fra TMP e qualche altra produzione recente, come ad esempio Z2 - Steel Soldiers, opterei decisamente per quest’ultimo, in virtù di una semplicissima constatazione: è più divertente.

La madre degli strategici è sempre incinta...

A volte, quando sono immerso nei miei pensieri (pensare? io??), mi ritrovo a chiedermi quale sia il filone più seguito (sfruttato) del panorama videoludico degli ultimi anni. Eleggere un campione assoluto penso sarebbe impossibile, ma credo che la categoria degli strategici in tempo reale (o RTS che dir si voglia), potrebbe essere un buon candidato, pur trattandosi di un genere nato su PC che non è mai sbarcato su console, a parte qualche timida uscita dai ranghi (C&C su Playstation).
Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi di Dune2 e dei primi capolavori Westwood, e negli ultimi due anni abbiamo assistito al definitivo consolidarsi del trend 3D anche per questo genere, che insieme agli RPG ha rappresentato per anni uno dei baluardi del vecchio dueddì, resistendo indefesso al fascino del poligono.
Ad ogni modo concentriamoci su The Moon Project, uno strategico davvero bellino, che, come vedrete, ha più a che fare con gli RTS della “vecchia scuola”, che con quelli delle nuove tendenze che fanno capo a Ground Control, Homeworld e compagni.