The Nations - Land of LegendsThe Nations: il ritorno dei Coloni extraterrestri 

I JoWooD Studios di Vienna riscossero un discreto successo con la vendita di Alien Nation, gioco a The Settlers, riproponendone la vincente formula a base di una dettagliatissima grafica 2D, un sacco di opzioni di gioco, edifici da costruire e parametri da controllare. Il tutto accompagnato da ben tre razze, tanto bizzarre quanto diverse fra loro. Ora ci troviamo davanti al seguito ai Alien Nation, intitolato, con un sorprendente slancio di creatività, The Nations.

The Nations: il ritorno dei Coloni extraterrestri The Nations: il ritorno dei Coloni extraterrestri

Mostri, insetti e Amazzoni discinte

Le tre razze presenti in The Nations sono decisamente originali, o quantomeno inusuali. Stiamo parlando dei Pimmons, rivoltanti creature blu evidentemente sovrappeso, che vantano un visino semplicemente orripilante, con grandi occhi neri incassati nel cranio e pronunciate fauci dentate. Poi abbiamo i Sajikis, una colonia di grossi e goffi insetti bipedi (i miei preferiti), e la dinastia eletta delle affascinanti Amazzoni, famose per la loro abitudine di starsene in bikini dalla mattina alla sera. Giocando le campagne non è possibile non individuare i tanti piccoli particolari che differenziano le tre razze: ad esempio la società Sajikis è dominata dagli individui di sesso maschile, gli unici che possono essere istruiti nelle scuole, e che si ribelleranno se resteranno troppo a lungo senza casa o senza cibo. Al contrario fra le Amazzoni la situazione è invertita e sono proprio le discinte donne-guerriero a occuparsi dei lavori più duri (costruire le case ad esempio), mentre i muscolosissimi uomini sono ridotti ad effeminate parodie di loro stessi, impegnati nei loro costumino fucsia a raccogliere frutta con tanto di cestelli! Si tratta di differenze soprattutto estetiche, ma è proprio questa ricerca dei particolari che impreziosisce il titolo. Ad esempio ogni volta che una coppia di abitanti si sposerà, essa darà alla luce un bel pupo che comincerà ad aggirarsi per il villaggio, crescendo con il passare del tempo. Una volta raggiunta l’età giusta, potremo insegnargli un mestiere, e che si tratti di una vanitosa ragazzina bionda, un orrendo sgorbio blu o un saltellante scarafaggio colorato, potremo vederlo trotterellare verso la scuola più vicina con tanto di zaino in spalla! Salvo vederlo tornare a casa allo scoccare delle 17.45, quando calerà la notte e ogni nostro suddito se ne andrà a dormire. Come ho detto dunque, la cura per i particolari è quasi maniacale, complice l’ottima grafica, in grado di offrire addirittura un’utilissima funzione di zoom, pur mantenendo intatta la qualità della grafica, anzi esaltandone i minuti dettagli.

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Divinità di un pugno di mostriciattoli

Più che un semplice sovrano, noi impersoneremo a tutti gli effetti la divinità di queste creaturine, e una volta costruito un tempio e istruiti dei sacerdoti, potremo addirittura far compiere loro dei miracoli, ammesso che avremo accumulato abbastanza punti-fede. Il sistema di gestione delle unità è davvero ottimo, e ricorda quello di Dungeon Keeper: non potrete ordinare a un singolo personaggio di compiere una determinata azione, mentre è possibile dare delle direttive e delle priorità (al resto penserà l’intelligenza artificiale). Per fare un esempio, se volete costruire una casa, dovrete ciccare sull’apposita icona e decidere la posizione finale dell’edificio. Una delle unità apposite arriverà il prima possibile e ne comincerà la costruzione. Nel caso non ci sia abbastanza legna o pietra per edificare la casa, la stessa unità resterà in attesa che un’altra, adibita alla raccolta di risorse, procuri sufficiente materia prima, magari andando in esplorazione per cercarla. All’interno di questo processo il giocatore può intervenire tramite appositi indicatori, intensificando la raccolta di questo o di quel materiale in base alle esigenze del momento. Anche il combattimento è pressoché automatizzato, quindi la nostra principale preoccupazione sarà quella di far edificare le costruzioni strategicamente più utili, e preoccuparci che ci siano abbastanza abitazioni per i nostri sudditi, in modo che possano sposarsi e generare a loro volta nuovi sudditi da istruire quali lavoratori, soldati, sacerdoti ecc. Se per qualche motivo uno o più di essi dovessero essere contrariati o delusi (perché non hanno una casa, un posto dove lavorare o hanno fame) ce ne accorgeremo grazie ad un eloquente icona posizionata sulla loro testa, oppure consultandone il profilo personale. Nel caso la loro delusione nei nostri confronti dovesse durare troppo a lungo, non esiteranno a fare fagotto e piantarci in asso, abbandonando il villaggio assieme alla loro famiglia. Nei casi più disperati potrebbero addirittura trasformarsi in terroristi, con le conseguenze che potete immaginare. Nonostante le importanti differenze estetiche, le tre razze risultano piuttosto simili a livello di gameplay: ciascuna unità ha il proprio equivalente nelle altre fazioni, anche se naturalmente ci sono razze portate più alla ricerca scientifica, piuttosto che alla vita militare, rispetto ad altre. L’approccio al gioco rimane comunque il medesimo, ma ciò non rappresenta necessariamente un difetto, quantomeno perché rende le partite molto equilibrate, specie in multiplayer. Forse un po’ più di varietà nelle partite sarebbe stata auspicabile, ma dovranno passarne di ore prima che il gioco vi venga a noia.

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Il verdetto

In definitiva, The Nations è un intelligente mix di elementi strategici e gestionali, che con qualche strizzata d’occhio ai suoi illustri predecessori, riesce a portarsi a casa un voto positivo. Certo, se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo non rimarrete appagati da un gameplay così collaudato, ma se siete giocatori meno esasperati e cercate solo un buon prodotto, gratificante e divertente, non mancate di dare un’occhiata a The Nations: potreste aver trovato il titolo ideale per passare il tempo nella calda estate cittadina, dal momento che per giocarci dovrete mettere in movimento solo le cellule cerebrali. Che notoriamente non sudano.

Siamo brutti, cattivi e conquisteremo il mondo!

Tutti conosciamo The Settlers, l’ottima (e interminabile) serie di giochi strategico-gestionali, avente come protagonisti gli ometti bassi e paffutelli della Blue Byte. Ebbene i JoWooD Studios di Vienna riscossero un discreto successo con la vendita di Alien Nation, gioco palesamente ispirato ai piccoli Coloni, riproponendone la vincente formula a base di una dettagliatissima grafica 2D, un sacco di opzioni di gioco, edifici da costruire e paramentri da controllare. Il tutto accompagnato da ben tre razze, tanto bizzarre quanto diverse fra loro. Ebbene ci troviamo ora davanti al seguito ai Alien Nation, intitolato, con un sorprendente slancio di creatività, The Nations.

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