Echo: Secrets of the Lost CavernThe Secret of The Lost Cavern - Recensione 

The Secret of The Lost Cavern è una nuova avventura che ci riporta indietro all'epoca della pietra e delle interfacce punta e clicca, con poche novità ma senza perdere il sapore del primitivo passato videoludico...

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Arok l'enigmista

Se fino ad oggi avete solo crivellatto, affettato e spiato dalle finestre spietati dittatori sino-russi, vi potreste chiedere cosa sia un'avventura punta e clicca, ma la realtà è molto semplice: fra questo Secret of The Lost Cavern, Sam & Max (r.i.p.) e Syberia scorre lo stesso sangue. Si tratta di dover avanzare da una locazione fino a quella successiva risolvendo un puzzle dopo l'altro in ordine crescente di difficoltà, con l'animo in pace e la mente sveglia, mentre l'azione è totalmente assente. In questo caso poi più che mai, dal momento che le schermate sono visualizzate in prima persona, con il cursore del mouse che scorre libero nello spazio tridimensionale a 360°, cambiando forma nei punti-chiave sui quali è possibile agire. Questi variano dall'avanzamento verso una zona adiacente fino all'utilizzo di un oggetto presente sul terreno, che possiamo combinare con altri già archiviati nello zaino, oppure mettere da parte in attesa che ci passi l'espressione da scimmia oboro e ci venga una qualche idea. Il gioco è tutto qui, ma nella sua semplicità nasconde la passione per la soluzione di puzzle logici e decisamente impegnativi, dove l'unica frustrazione è quella di "bloccarsi", cosa che oramai nessun giocatore moderno mette in conto, ma che qui può benissimo capitare, anche se basta un pò di sana riflessione per superare ogni rompicapo (nessuna coda di scimmia da utilizzare come manovella...).

nella sua semplicità nasconde la passione per la soluzione di puzzle logici e decisamente impegnativi

Arok l'enigmista

Un grosso aiuto ci viene dalla precisione con la quale il cursore individua le aree interagibili, che grazie ai progressi tecnici della grafica 3D sono sempre inserite in un contesto nitido e finemente dettagliato, così che l'occhio non debba faticare per vedere un bastone in mezzo a una fanghiglia di pixel. Anche se non è parte del bagaglio necessario per poter avanzare durante l'avventura, merita comunque di essere sottolineata la presenza dell'Enciclopedia, che si aggiorna nel corso del nostro viaggio con tantissimi approfondimenti sulla preistoria e sulle pitture rupestri. Non aggiunge nulla al gioco vero e proprio questo è certo, ma è ricca di curiosità su numerosi approfondimenti di facile accesso e in sintonia con l'atmosfera archeologica del titolo.

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La caverna che non c'è

Le premesse sono buone e si tratta di un prodotto confezionato con impegno ma nonostante questo Secret of The Lost Cavern si perde proprio nella narrazione, che dovrebbe essere al contrario il pilastro portante del gioco. Si segnalano infatti le belle sequenze in computer grafica che ci mettono al corrente dei retroscena, ma tutto finisce molto prima del dovuto, lasciandoci se non con l'amaro in bocca, di sicuro con l'esigenza di saperne di più, per quanto si tratti di un bisogno destinato a rimanere evidentemente frustrato. Inoltre cinque personaggi sono pochi e non garantiscono un grande universo sociale pieno di dialoghi che invece è la spina dorsale di ogni punta e clicca che si rispetti. Fortunatamente i numerosi video e le splendide schermate, studiate per equilibrare le esigenze estetiche con la necessità pratica di distinguere bene i dettagli, sono un punto a favore degli sviluppatori, che perdono forse un po' di smalto sulle musiche non sempre appropriate e a volte invadenti. Per fortuna il comparto audio si riprende con i dialoghi, carenti in quanto ad enfasi ma localizzati in italiano. Si tratta dunque di un gioco semplice nelle pretese e lontano dai fasti dei videogiochi moderni, che nasconde bene nella veste grafica una certa debolezza di fondo, resa evidente dalla breve storia rosicata dai numerosi enigmi, troppo poco adatti ad un pubblico occasionale.

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Per giudicare The Secret of The Lost Cavern non si può prescindere dalla difficoltà dei puzzle, che non consentono un approccio morbido e graduale, rischiando seriamente di tormentare con ore insonni i meno esperti. Al di là di questo la storia è troppo superficiale e ci si rende conto che rispetto alle ore spese intrecciando fuscelli e polveri per la pittura, la gratificazione finale è piuttosto scarsa. Resta comunque un titolo tecnicamente appagante, ricco di schermate piacevoli da guardare e intervallate da numerosi filmati. Purtroppo paga il prezzo di appartenere ad un genere molto datato che punta più su chi cerca uno svago distensivo e stimolante, senza troppe emozioni ma piacevole. Preparatevi però ad una lunga serie di trappole mentali dove al sollievo per un enigma risolto segue l'ansia per quello successivo, anche se potrete sempre sbirciare la soluzione che Multiplayer.it pubblicherà entro breve...

Pro:

• Graficamente nitido e pulito

• Piacevole e rilassante

• I puzzle impegnativi sono stimolanti…

Contro:

• …ma potrebbero rivelarsi un incubo

• Approccio al gameplay datato

• Troppo corto

Il dito è il mio pennello

The Secret of The Lost Cavern è uno di quei titoli che si possono etichettare con facilità, poiché sono figli "puri" di una lunga tradizione che nel caso in questione è quella delle avventure, spesso date per morte ma in realtà sempre presenti. Quale epoca migliore dunque della preistoria, quando il mondo era popolato da scimmie che si spacciavano per uomini, anche se gli sviluppatori ci mettono nei panni di un ragazzo che di primitivo ha solo l'abbigliamento. Arok infatti, protagonista del nostro lungo viaggio, è un ragazzo come tanti che si affida ad un mentore per sviluppare il dono della pittura rupestre, fino al giorno in cui il suo maestro scompare misteriosamente. Ci lascia soli questo è vero, ma con una rivelazione che riguarda l'esistenza di una misteriosa caverna dove sembra celarsi la vera conoscenza. Questo era intuibile, di sicuro non c'era il Metal Gear nella caverna, ma esiste ancora un segreto che Arok deve scoprire e che riguarda la sua singolare capacità di animare i graffiti e trarne importanti insegnamenti. Come ciò sia possibile è una faccenda di spiriti e karma che non ci è dato approfondire. Ora però che il maestro è scomparso dobbiamo fare il pieno di grafite e cercare grotte intonse da deturpare, per seguirne le orme fino al destino che ci attende.