The Sims 2: IslandThe Sims 2: Island - Recensione 

I Sims di Wright sono ancora alla ricerca di una precisa collocazione nel mondo delle console: che un naufragio possa rivelarsi ispiratore?

L’idea di ritrovarsi su un’isola ignota, persi e lontani dalla civiltà, magari dopo un naufragio, ha affascinato gli esseri umani fin dall’antichità: dal peregrinare di Ulisse fino a un recente sottoprodotto della cultura popolare come “L’isola dei famosi”, simili programmi narrativi hanno caratterizzato opere distanti nel tempo, nella forma e nella qualità. È innegabile comunque che negli ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare parossistico di scenari di questo tipo: da Tom Hanks e Wilson in Cast Away all’ottima serie televisiva Lost, il fascino esercitato sul pubblico da produzioni simili è addirittura aumentato con l’arrivo del nuovo secolo. EA si butta nella mischia col suo “survival game”, cercando di sfruttare l’onda, possibilmente senza naufragare.

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Lost in Sims

Naturalmente, sebbene sia un “survival game”, The Sims 2: Island è prima di tutto un titolo appartenente alla celebre saga di Will Wright. Gli sviluppatori hanno cercato di amalgamare queste due differenti essenze, dando vita a un gioco che nella sua forma finale somiglia molto a un’avventura grafica. Il viaggio comincia naturalmente con la creazione del proprio alter-ego, che come da tradizione è discretamente personalizzabile: si è liberi di scegliere il sesso, il vestiario, il colore dei capelli e alcuni altri particolari, tra cui la concentrazione di melanina nella pelle e, ovviamente, il nome. A questa fase segue la narrazione del viaggio in barca, mostrato attraverso qualche vignetta sullo schermo inferiore, a cui purtroppo è stata donata scarsa importanza: la drammaticità del naufragio non viene minimamente approfondita, tanto che questa breve sezione si rivela niente più che uno strumento poco riuscito per recapitare il vostro personaggio sull’isola. Qui inizia il vero gioco, caratterizzato nei primi momenti da un tutorial piuttosto pedante, ma che fortunatamente lascia presto liberi di agire: ci si accorge subito che procacciare il cibo non è un’impresa così ardua, ma, anzi, si trovano immediatamente viveri in abbondanza nelle zone limitrofe al punto di partenza. Le esigenze del vostro Sim (“Fame”, “Energia”, “Socialità”, “Comfort”, “Igiene” e “Vescica”, quest’ultima una nobile allusione ai bisogni fisiologici del protagonista) sono indicate da alcune barre sul display superiore del DS, e sarà vostro compito far sì che non raggiungano mai lo zero, fornendo al personaggio ciò di cui ha bisogno per non svenire, che sia una dormita o un’abbuffata di mirtilli, pena il ricomparire, dopo essere stati derubati da primati autoctoni, nel punto di partenza.

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Naufragare in compagnia

La sopravvivenza non è quindi caratteristica portante dell’esperienza offerta dal gioco, che però non si concentra nemmeno sulle relazioni interpersonali, né sulla costruzione di un proprio “nido” sull’isola. Tutti questi elementi sono stati inseriti all’interno del titolo, essendo storicamente associati ai Sims, ma sono abbozzati e non lasciano grande spazio alla creazione individuale: è possibile – anzi, necessario – edificarsi un rifugio, ma non si può espanderlo a proprio piacimento, così come non è consentito instaurare forti legami con gli altri naufraghi. Questi ultimi sono importanti, ma lo sono principalmente come catalizzatori della main quest, meri attanti più che attori: scarsa rilevanza assumono le storie dei singoli (che comunque ci sono), così come i dialoghi (mostrati attraverso un linguaggio iconografico), al contrario dei compiti che vi assegneranno, necessari per fuggire dall'isola e completare l'avventura. Passerete quindi la maggior parte del tempo a esplorare l’ignoto territorio, suddiviso in tre parti, un’isola grande e due periferiche più piccole, in cerca di oggetti, insetti, cibo e tesori: la main quest si completa in poco più di dieci ore, ma la lunghezza del gioco è enormemente vincolata alla vostra volontà di scoprire i segreti dell’isola, sulla quale potreste anche restare in eterno senza incorrere in alcun tipo di “Game Over”, o insituazioni associabili ad esso. È necessario specificare comunque che i compiti e le missioni da svolgere sono abbastanza ripetitivi, perciò, nonostante ci siano tante cose da raccogliere, gli incentivi a completare una simile impresa non sono poi molti. Le attività principali del Sim, ovvero la pesca, sia con l’arpione che con la canna, la cattura degli insetti e l’accensione del fuoco, vengono gestite attraverso dei minigame basati sull’utilizzo del touch screen, che però sono talmente ben integrati all’interno del gioco che non generano uno stacco brusco dalla fase esplorativa. Ogni parte dell’isola è suddivisa in tante altre piccole sezioni, delle aree indipendenti collegate l’una all’altra da alcune strettoie: indubbiamente un’impostazione simile, sebbene faciliti l’esplorazione, limita la sensazione di trovarsi all’interno di un territorio unitario, favorendone invece una percezione frammentaria. Ogni movimento del personaggio, interazione con gli oggetti compresa, è gestito attraverso il pennino: toccando una determinata porzione dello schermo indurrete il vostro Sim a spostarsi in quella posizione. Il sistema di controllo funziona bene, essendo l’azione praticamente assente dal gioco, e l’unico difetto, comunque non lieve, sta nell’impossibilità di annullare un comando: in pratica non è concesso cambiare direzione durante la camminata, il personaggio si reca ineluttabilmente in ogni punto toccato col pennino.

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Ambient Music

Graficamente il lavoro svolto è buono, e in questo ambito la scissione dello scenario in aree ristrette ha sicuramente incrementato le possibilità degli sviluppatori. Nessun elemento preso singolarmente è stupefacente, ma il quadro complessivo conferisce adeguatamente la sensazione di trovarsi su un’isola abbandonata a se stessa, sebbene alcuni dettagli a volte appaiano addirittura comici: non è raro osservare, per esempio, il proprio personaggio lavarsi con la sabbia piuttosto che con l’acqua del mare. Unico vero punto dolente sono le animazioni, legnose e poco naturali. A livello musicale invece è stata compiuta una scelta coraggiosa, poiché è stato quasi completamente annullato l’accompagnamento sonoro, presente, oltre che con gli SFX, solo quando si è in prossimità di una radio.

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The Sims 2: Island è un’avventura grafica ambientata su un’isola deserta, arricchita da qualche elemento estrapolato dai giochi a carattere gestionale. Purtroppo la combinazione di queste diverse anime non ha dato vita a un’opera completamente riuscita, essendo stata mozzata sia la parte legata alla sopravvivenza, che non rappresenta un ostacolo, sia quella inerente alle relazioni sociali, inserite con finalità prettamente funzionali e scarsamente enunciative. La stessa esplorazione, sebbene risulti piacevole e avvalorata dai minigame, è minata dalla frammentazione del territorio dell’isola, così come la raccolta degli oggetti lo è dalla ripetitività delle missioni. In definitiva consigliato a chi ama questo tipo di ambientazione, soprattutto se in cerca di un’esperienza meno estrema di quella proposta da Lost in Blue.

Pro Buona grafica Tanti oggetti da raccogliere Minigame pregevoli e ben contestualizzati Contro Territorio esageratamente frammentato Missioni ripetitive Animazioni legnose