The Sting!: essere gangster felici e realizzati  0

Titoli come Ganster e l’atteso Mafia sembrano confermare il felice momento delle “simulazioni di malavita”, che paiono aver preso piede negli ultimi tempi. In particolare, in “the Sting!” impersoneremo tale Matt Tucker, delinquente da quattro soldi, ben determinato a farsi un nome nel mondo del crimine organizzato, in una classica metropoli degli anni ’50, dominata dall’ancor più classica mafia italiana.

!!?? Ma che gioco è?

Catalogare in qualche modo The Sting! in uno specifico genere videoludico è stato più complicato di quanto si possa pensare. La prima impressione è quella di trovarsi davanti a un’avventura grafica, ma a onor del vero, se di avventura vogliamo parlare, non rientrerebbe certo nei canoni cui siamo abituati. Lo scopo del gioco è quello di compiere la nostra brava carriera nel mondo della malavita organizzata, e per riuscirci sarà necessario compiere alcuni “colpi” predefiniti e in ordine sequenziale, in diverse aree della città. Man mano che progrediremo in fama e perizia disporremo di mezzi e “collaboratori” sempre più efficienti, e partiti da un banale furto con scasso tramite piede di porco presso il benzinaio sotto casa, arriveremo a rocambolesche rapine in banca, passando per le classiche rapine a mano armata nei negozi di liquori. Ogni cosa nel gioco deve essere programmata, quindi prima di portare a compimento un colpo dovremo preparare un “piano” adeguato, come insegna ogni sana tradizione criminale. Il procedimento di pianificazione è tanto originale quanto arduo da illustrare a parole; in sostanza, l’esecuzione di ogni furto verrà “memorizzata” attraverso un’apposita interfaccia simile a un registratore. Sarà poi possibile “riavvolgere” il tutto, apportare modifiche, selezionare i complici più adatti, il veicolo per la fuga e l’equipaggiamento ideale (grimaldelli, fiamme ossidriche ecc.) prima di mandare in esecuzione l’intero piano nella sua versione definitiva. E a questo punto ci saranno gli imprevisti: se ad esempio avrete calcolato male i tempi della ronda della polizia, qualche piedipiatti ficcanaso potrebbe passare davanti alla porta che avete appena scassinato…nel qual caso potrebbe pensare che non sia molto probabile che il proprietario di tale esercizio commerciale forzi la propria serratura con un piede di porco nel cuore della notte. Naturalmente in queste occasioni dovrete rivedere il vostro ultimo piano, un po’ come Wile E. Coyote. In definitiva The Sting è sì un’avventura in cui sarà necessario esplorare una città, trovare gli oggetti giusti e parlare con i PNG, ma si trasforma in una sorta di gestionale nel momento in cui dovrete investire le finanze ottenute con la vostra “attività”, selezionare gli strumenti del mestiere per compiere i colpi più complessi e così via. Inoltre, una volta impegnati nella stesura dei vostri piani criminali quali paladini del caos e della disonestà, vi sembrerà di cimentarvi in un puzzle-game alla Lemmings, in cui sarà necessario muovere il nostro aspirante mafioso con precisione millimetrica, fra una ronda di vigilantes e l’altra, scansando le auto della polizia e provvedendo a controllare la rumorosità dei nostri “interventi” alle serrature.

Vada per l’avventura/puzzle/gestionale, ma che sia in 3D…

Sicuramente vi ricorderete di Grim Fandango, il titolo Lucas che costituì il proverbiale giro di boa del mondo delle avventure grafiche, determinando il definitivo affermarsi del poligono sull’ormai vetusta grafica 2D. Fu soprattutto il nuovo sistema di controllo a far storcere il naso a più di un appassionato, in quanto collateralmente all’approdo alla terza dimensione ci fu l’abbandono della vecchia formula basata sull’uso del mouse (che produsse dei classici quali Full Trottle e Day of the Tentacle, oltre ai primi tre Monkey Island). Insomma un’avventura in cui per spostarsi si doveva usare il pad o la tastiera, a detta di molti, snaturava un po’ il genere. Inutile dire che anche The Sting ci proietta in un mondo tridimensionale, ma il sistema di controllo è invece piacevolmente retrò, essendo basato sul più classico dei punta&clicca. Non solo, ma l’interfaccia attraverso cui interagire con l’ambiente circostante è proprio quella dei vecchi Full Trottle e Monkey3: una volta posizionato il mouse su un oggetto e tenuto premuto il tasto sinistro del mouse, apparirà un piccolo menù con le icone di una mano, di una lente d’ingrandimento eccetera, a seconda delle diverse azioni che potete compiere. Si tratta di un’interfaccia piuttosto classica, ma che ben si sposa con la generale impostazione del gioco, sicuramente più moderna, mettendo a suo agio il giocatore. C’è da dire che invece, a livello di grafica, non è che siamo messi benissimo: sono apprezzabilissimi lo stile super-deformed-pseudo-cartoonesco dei personaggi e le folli architetture degli edifici, che ricordano proprio le vecchie produzioni Lucas, ma l’engine 3D non brilla certo per essere all’avanguardia. I modelli 3D appaiono alquanto approssimativi e scattosamente animati, i poligoni che svaniscono nelle pareti sono all’ordine del giorno, e ovunque si nota un fastidioso bad-clipping. Sul fronte del sonoro al contrario non posso che ritenermi soddisfatto, specie per quel che riguarda le simpatiche musichette anni ’50 che sembrano appena uscite dal film di Dick Tracy.

Promosso?

E’ innegabile che The Sting sia un titolo piuttosto originale, che fonde un concept tutto sommato innovativo con un sistema di controllo che fa il verso ad alcuni illustri produzioni del passato. La fusione di generi che sta alla base di questo gioco porta alla nascita di un gameplay un po’ spurio, ma non per questo meno godibile, a patto di scendere a compromessi con una grafica poco entusiasmante e con il fatto che le diverse missioni (i diversi “colpi” da effettuare insomma) vengano proposte in modo così lineare, lasciando scarso spazio all’iniziativa del giocatore. Se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo potreste trovare interessante The Sting!, ma in ogni caso consiglierei la visione del demo prima di procedere al suo acquisto.

Da grande voglio fare il boss

Titoli come Gangster e l’atteso Mafia sembrano confermare il felice momento delle “simulazioni di malavita”, che paiono aver preso piede negli ultimi tempi. In particolare, in “the Sting!” impersoneremo tale Matt Tucker, delinquente da quattro soldi, ben determinato a farsi un nome nel mondo del crimine organizzato, in una classica metropoli degli anni ’50, dominata dall’ancor più classica mafia italiana.