Tiger Woods PGA Tour  0

Per il suo debutto sul fiammante Nintendo DS, il golf di EA osa e innova. Nella giusta direzione?

Gira la palla, gira la palla

Forse non in tanti ci avrebbero scommesso, ma il gioco di EA Sports è per DS uno dei pochi che si può controllare anche usando solo pennino e touch screen. A beneficiarne è innanzitutto la navigazione nei menu, intuitiva e piacevole anche se qualche volta il programma sembra rispondere con un millisecondo di ritardo; ma è soprattutto una volta scesi sul Tee che questa versione DS mostra di che pasta è fatta. Prima però una rassicurazione, e cioè che la simulazione c’è tutta: tutti i parametri da considerare sono presenti, alcuni belli leggibili sugli schermi di gioco, altri da apprezzare con più attenzione dando uno sguardo alla buca. La fisica della pallina è inoltre quella realistica a cui tutti i giocatori di Tiger Woods sono abituati, un po’ meno chi gioca solo golf più arcade; la sfida che Tiger Woods propone su DS non risulta quindi assolutamente “annacquata” dal fatto di essere una versione portatile, e i giocatori alle prime armi probabilmente dovranno acquisire tanta esperienza prima di iniziare a padroneggiare decentemente mazze e palline.
Dicevamo dell’azione di gioco: la prima cosa da fare dopo aver attentamente considerato tutti i parametri di cui sopra (conformazione della buca, dislivelli, vento…) è scegliere la zona della buca in cui indirizzare la pallina; questo può essere fatto col pennino, ma vi accorgerete ben presto di quanto la croce direzionale sia più precisa e meno “inerziale”, anche se più lenta. Poco male… E poi giungiamo al tiro vero e proprio; azionando il pratico “Caddy tascabile”, oltre a ricevere preziosi consigli potrete selezionare la mazza, ma è probabile che l’abbiate già cambiata nella fase precedente, e il tipo di tiro tra i cinque che il gioco mette a disposizione, non tutti adoperabili con tutte le mazze. Gli effetti variano anche di parecchio e ogni situazione di gioco ha il suo tiro più adatto: l’esperienza e i consigli del Caddy faranno miracoli. Una volta fatte tutte le scelte, arriviamo allo Swing, vero cuore della pratica del golf e, da sempre, anche di questa serie.

Let’s Swing again

Mentre praticamente tutti i titoli di golf di questa Terra si barcamenavano tra improbabili barre e indicatori, EA Sports sfruttava gli stick analogici per creare un sistema semplice e geniale che restituisse per quanto possibile tutto il vero feeling dello sport; è sempre stato il momento dello swing, oltre alla serietà della simulazione, a fare di Tiger Woods IL gioco di golf per eccellenza. Di fronte alle possibilità offerte dal DS, EA non si è fatta pregare e ha adattato il suo sistema: per eseguire lo swing dovremo seguire con precisione e velocità un percorso a parabola che ci viene indicato sullo schermo tattile. La parte discendente rappresenta il backswing, ovvero il movimento all’indietro della mazza: a seconda di dove partiremo sull’indicatore sarà più o meno accentuato per una maggiore o minore potenza del colpo; ma anche la velocità con la quale eseguiremo il tutto determinerà la potenza del colpo. Il movimento in salita verso la pallina è invece il colpo vero e proprio, alla fine del quale potremo decidere l’effetto da imprimere dirigendo il pennino a destra o a sinistra. Presente anche il “boost” da dare eventualmente al colpo per una maggiore potenza, sottoforma di una barra da riempire strofinandola col pennino.

L’idea in sé è ottima, e ha il doppio vantaggio di sfruttare, non tutti i giochi presenti sul mercato lo fanno, il setup del DS e di restituire la “fisicità” del golf: lo swing che compiamo su DS è infatti, ancora di più che quello da fare con gli stick analogici nelle altre versioni, un gesto atletico (molto in piccolo, ovviamente) esattamente come lo swing vero, e come lo swing vero necessità di esperienza, errori, prove su prove per essere padroneggiato al meglio. Restare precisi e al contempo veloci è una cosa che si acquisisce solo col tempo, e anche più in là nel gioco ogni tanto ce ne usciremo con dei veri aborti di tiro, troppo veloci o troppo deboli, oppure dotati di un effetto semplicemente “a banana”; potremmo quindi considerare il Tiger Woods del DS addirittura più simulativo delle versioni maggiori, che però a nostro avviso rappresentavano il perfetto compromesso tra l’immediatezza di un videogioco e la restituzione di un gesto così delicato come lo swing. Questo non rappresenterebbe un problema per tutti quelli comunque interessati a provare il nuovo sistema, non fosse che la realizzazione non è perfetta, soprattutto perché la precisione del touch screen non sembra in grado di reggere i colpi di pennino più veloci. Inoltre sarebbe da stabilire meglio, magari nella prossima iterazione, a proposito della potenza del colpo quale sia l’importanza dell’ampiezza del backswing e quale quella della velocità di tutto il movimento: spesso capiterà infatti di dare troppa potenza al tiro, pur avendo optato per un backswing limitato, perché il movimento è stato troppo veloce, o viceversa.

lo swing che compiamo su DS è infatti [...] un gesto atletico

Let’s Swing again

Tutti gli altri problemi di questo sistema così peculiare derivano dalla sua scarsa immediatezza, dal fatto di dover trovare una posizione decente per avere la massima precisione sul touch, dal fatto di doverlo padroneggiare per bene per ottenere risultati costanti… Certe volte il titolo diventa frustrante perché sembra che non un tiro vada come avreste voluto, siete evidentemente in un momento no. Come se fosse uno sport vero, e questo punto, della somiglianza tra gesto videoludico e gesto atletico, è di gran lunga la cosa migliore che il titolo propone, una strada interessantissima, da provare e da incoraggiare al di là della realizzazione non perfetta di questo primo tentativo. Potrebbe essere il futuro dei giochi sportivi, perlomeno su DS, sempre considerando che un approccio del genere sembra essere meno videoludico, e di conseguenza meno immediato.
Sul Green invece il sistema è del tutto simile a quello solito: si imprime forza e direzione alla pallina seguendo i consigli del caddy, e solo quelli, visto che è difficile apprezzare eventuali ondulazioni.

Linea Verde

La difficoltà maggiore del titolo è senza dubbio rappresentata dalla padronanza dello swing; non che gli avversari virtuali siano scemi, i primi inevitabilmente lo sono del tutto ma la sfida va accentuandosi man mano che si avanza, piuttosto l’IA soffre di evidenti disattenzioni da parte dei programmatori, come quando ad esempio il golfista comandato dalla CPU si trova in un bunker molto profondo o di fronte ad un albero e praticamente non considera questi ostacoli, continuando a tirare verso la buca finché il rimbalzo contro l’ostacolo non lo fa trovare in una posizione più favorevole. La longevità è favorita dal salvataggio che avviene dopo ogni buca. Nella nostra prova abbiamo anche riscontrato un paio di bug, segno di un beta testing poco approfondito che nella versione europea avrebbe dovuto beneficiare del maggior tempo a disposizione; si tratta, fortunatamente, di situazioni rare. Completano il quadro delle modalità di gioco quella multiplayer, fino a 4 giocatori ognuno dotato della propria cartuccia, e l’analisi delle statistiche, ancora una volta molto meno completa e maniacale di quanto la serie proponga di solito.
Graficamente Tiger Woods è un bel titolo: i modelli dei golfisti sono da N64 ma sul piccolo schermo fanno ancora un’ottima impressione, in virtù soprattutto di animazioni molto fluide e realistiche. Le buche poi sono realizzate molto bene: sfruttando il fatto che non è che ci vogliano tanti poligoni, molti elementi restano bidimensionali non dando fastidio sul piccolo schermo del portatile, ci si è concentrati soprattutto sulle texture, che non sarebbe un’esagerazione definire eccellenti, luminose e pulite. In generale l’effetto che fa il titolo è di grande chiarezza, fluidità e pulizia, cosa rara finora su DS e quindi ancora più da apprezzare. Il sonoro è invece deludente: niente telecronaca, pochi effetti durante il gioco, poche musiche durante i menu. Localizzazione in Italiano inesistente: presenti solo Inglese, Francese e Tedesco e anche il manuale resta nella lingua di Beowulf.

Magari a qualcuno sembrerà paradossale, ma il gioco EA Sports è una grande idea non realizzata al meglio, e con poco “contorno”, il che non potrà far altro che deludere chi dei giochi del colosso d’oltreoceano apprezza proprio gli aspetti più esteriori. Ferma restando l’attenzione per tutti i parametri e le eventualità da considerare nel golf, è lo swing il momento in cui questo Tiger Woods riuscirà a catturarvi oppure a respingervi del tutto: se avete voglia di impegnarvi, e di scendere a patti con alcuni problemini, non vi staccherete facilmente; se viceversa cercate per DS qualcosa di semplice ed immediato, probabilmente non capirete questo gioco indicandogli più demeriti di quanti non ne abbia. Ma il tentativo è comunque da applaudire, e perseguire con i prossimi episodi che, ne siamo certi, non tarderanno ad arrivare.

Pro

  • Lo swing è un’idea di grande valore
  • Sfrutta per bene il touch screen
  • Ottima pulizia grafica
Contro
  • Richiede tanta – troppa? – dedizione
  • Lo swing soffre di una non perfetta implementazione
  • Poca customizzazione, poco sonoro, poche statistiche…

Un golfino tigrato

Il primo episodio di Tiger Woods per DS manca di tante cose che invece contraddistinguono le edizioni per le console più grandi, a partire dall’anno nel titolo; si vedono comunque passi avanti rispetto alla scarna, sempre considerando gli opulenti parametri EA Sports, edizione per GBA, ed in realtà di cose da fare ce n’è un buon numero, ma se si è abituati alle versioni da casa si rimarrà un attimo interdetti: Il Quick Play permette di mettere in piedi in quattro e quattr’otto una competizione scegliendo regole, percorso, buche e partecipanti: le modalità di gioco sono limitate, così come non altissimo il numero di percorsi e quello delle leggende del golf presenti nel titolo. Tra l’altro, sia percorsi che campioni andranno sbloccati procedendo nel Legend Tour, vero cuore del gioco, nel quale come ormai tradizione si prende un golfista alle prime armi e lo si accompagna fino alla sfida con Woods in persona. La prima fase è quindi quella della creazione del personaggio, ma scordatevi le mirabilia del Tiger Woods da casa: qua si può scegliere solo tra pochissime combinazioni per l’aspetto fisico e il vestiario (e peraltro le facce sono tutte particolarmente brutte…). Una volta dato vita al nostro alter ego, ci aspettano numerose competizioni suddivise per livelli di difficoltà, Rookie, Pro e Legend, da affrontare in una rigorosissima sequenza per nulla alterabile; forse chi era rimasto spiazzato dalle enormi possibilità di customizzazione della propria carriera offerte tradizionalmente da TW si sentirà rinfrancato da questa linearità, tutti gli altri resteranno con un po’ di amaro in bocca…
L’obiettivo principale è ovviamente vincere le competizioni, ma anche guadagnare un po’ di soldini, coi quali potremo esclusivamente migliorare i parametri dell’atleta. Niente equipaggiamento nuovo, niente vestiario elegante o eccessivo, niente “sfizioserie” da acquistare dando sfoggio di eccentricità come si conviene ad ogni sportivo strapagato e strafamoso. Ma, a dir la verità, non è questa la ragion d’essere di PGA Tour…