Titan Quest - Recensione  0

Discepoli mitologici per il Diablo!

Azione totale

Per far capire di che pasta sia fatto Titan Quest è sufficiente sapere che dall’inizio del gioco (un breve dialogo con un mandriano in fuga) alla prima carneficina passano all’incirca una decina di secondi. Da qui in avanti sarà un furioso premere del tasto sinistro del mouse, con decine di migliaia (letteralmente) di mostri che si pareranno innanzi all’eroe nel tentativo di bloccarne il cammino. Di tanto in tanto si avrà a che fare con gli immancabili boss di fine livello, per poi giungere nei nuclei cittadini dove farsi assegnare nuove sottoquest e rifornirsi di pozioni. In parole povere, una fotocopia di Diablo.

La trama, nonostante sia stato ingaggiato Randall Wallace (già sceneggiatore di Braveheart), oltre ad essere sostanzialmente pretestuosa, non riesce affatto nell’intento di catturare il giocatore: i numerosi dialoghi che si affrontano una volta arrivati in città mal si conciliano con il ritmo frenetico del gioco e la maggior parte delle volte si finisce col saltarli per tornare alla battaglia il più rapidamente possibile. Basti comunque sapere che i Titani, entità sovrumane confinate nell’oltretomba dagli dei dell’Olimpo, stanno facendo ritorno con l’aiuto dei soliti pazzoidi sacerdoti… chiaramente solo una persona è in grado di fermare l’esercito del male.

Scarsa personalizzazione

La creazione del proprio alter-ego è quantomai ridotta all’osso: basta sceglierne il sesso e si può subito iniziare a menare le mani. Sinceramente un po’ di personalizzazione in più non ci sarebbe affatto dispiaciuta, anche se nel corso del gioco, distribuendo i punti abilità derivanti dall’aumento di livello, si può forgiare un personaggio più votato all’arma bianca piuttosto che alla magia. Oltre ai soliti attributi (forza, destrezza...) è possibile scegliere due tra otto discipline che regolano differenti caratteristiche, come la resistenza ai colpi piuttosto che la maestria nella magia del fuoco. All’interno di ciascuna di queste si possono distribuire i punti esperienza in modo da potenziare una determinata abilità (ad esempio la modalità berserk per i maestri di battaglia) e dare così vita a degli eroi con caratteristiche uniche, sopperendo parzialmente alla limitatezza iniziale.

L’avventura è vasta, e porterà ad esplorare paesaggi greci, egizi e asiatici, tutti molto dettagliati e ricchi di riferimenti storici, dall’oracolo di Delfi alla Grande Muraglia. Caratteristica importante è che, come in Dungeon Siege, la mappa è un continuum privo di caricamenti tra un’ambientazione e l’altra. Va dato merito ai disegnatori di aver mantenuto una linea stilistica coerente e di non aver voluto a tutti i costi inserire ambientazioni magari scenografiche, ma di scarsa attinenza con i luoghi da visitare. La trama principale si srotola in modo assolutamente lineare; esistono delle semplici missioni secondarie quasi “obbligate”, ma, almeno in Grecia, è sufficiente far tappa in ogni città. A partire dall’Egitto le cose si fanno un po’ più articolate, perché è necessario tornare sui propri passi per poter proseguire con la trama; in ogni caso nulla di particolarmente complicato.

Come scritto inizialmente, la vera sfida è rappresentata dall’esagerato numero di mostri che si scagliano addosso al giocatore ad ogni piè sospinto: tra il bestiaro mitologico si segnalano arpie, minotauri, sciacalli e scarabei, giusto per citare i più familiari. Purtroppo il livello di difficoltà (ce n’è uno solo disponibile all’inizio) non è dei più impegnativi, ed impone sostanzialmente di usare sempre la stessa strategia: ci si lancia nel cuore della battaglia (con tutti i nemici che vengono magneticamente attratti non appena entrano nel campo visivo), si inizia a cliccare sul tasto sinistro del mouse e non appena la salute scende sotto i limiti di guardia si preme il tasto delle pozioni curative. Nel 99% questa tattica è risultata vincente, anche contro gli avversari più agguerriti.

Naturalmente è possibile recuperare dai cadaveri dei nemici (i venditori in città offrono, come da tradizione, gran poca cosa) amuleti, scudi, spade ed alambicchi di ogni sorta, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al danno massimo sempre più alto. A ben vedere si tratta di uno degli aspetti che più stuzzica: ci sono numerose armature e reliquie da ricomporre un po’ alla volta che messe assieme conferiscono degli straordinari modificatori; purtroppo però gli oggetti più potenti compaiono con il contagocce (addirittura abbiamo completato oltre metà del gioco con una spada ottenuta nelle battute iniziali), mentre ci sono tonnellate di cose inutili. Fortunatamente, con la pressione di un tasto, è possibile comunque evidenziare solo gli item degni di attenzione. La merce viene conservata in un inventario che si va progressivamente ampliando e che è dotato di una caratteristica molto utile, perché mette a confronto in automatico gli oggetti selezionati con quelli equipaggiati, rendendo più rapida la selezione dell’armatura ottimale.

Requisiti di sistema

Titan Quest (marchiato "the way is meant to be played" NVIDIA) è sicuramente impegnativo dal punto di vista delle risorse hardware, quantomeno al massimo del dettaglio. La prova è stata effettuata con un Athlon FX-57 e GeForce 7800 GTX: nonostante la configurazione sia di gran lunga superiore a quella consigliata, abbiamo registrato alcuni fastidiosi rallentamenti specie in prossimità delle grotte e in generale nei paesaggi notturni. Da non sottovalutare l'importanza del sottosistema disco: nessun problema con i due Western Digital Raptor 74 Gbyte (Raid 0) del sistema in dotazione, ma chi dispone di un solo hard disk dovrebbe assicurarsi di lasciare una buona percentuale di spazio libero e di deframmentare prima di iniziare l'esperienza di gioco.

La visuale è isometrica e non modificabile: si può al massimo avvicinare l’inquadratura per ammirare più da vicino l’azione, ma nella maggior parte dei casi il giocatore preferirà mantenere la telecamera a debita distanza per poter avvistare con un certo anticipo le orde di nemici nei paraggi. Da segnalare qualche imprecisione nel controllo specialmente nella discesa verso grotte e dungeon.
Merita davvero una menzione di riguardo il motore grafico, tra i più raffinati in circolazione. A farla da padrone sono i giochi di luce, anche se il frenetico ritmo non consente di apprezzare sempre certi dettagli d’alta classe, come i raggi solari che, penetrando tra le foglie di una palma, si proiettano dinamicamente sui muri o sui personaggi che passano sotto. Molto suggestivo anche l’intercorrere di giorno e notte, mentre purtroppo mancano altri effetti ambientali come la pioggia o la nebbia. Tra gli aspetti negativi da segnalare qualche fastidioso rallentamento e dei requisiti di sistema non proprio bassi.
La colonna sonora svolge egregiamente il proprio ruolo, accompagnando la carneficina senza mai dare a noia; buoni anche gli effetti sonori, mentre il parlato (per quel poco che c’è) è piatto e poco convincente.

Titano aggiornato

Il titolo oggetto della prova era aggiornato alla versione 1.08. La patch (attualmente è la prima e può essere scaricata dalla nostra Area Files) ha risolto diversi problemi sia nella modalità per giocatore singolo che nel multiplayer. Tuttavia sono ancora presenti delle sbavature che potrebbero essere corrette molto presto. Il secondo aggiornamento è atteso per la fine di luglio e conterrà dei miglioramenti all'editor e alle prestazioni su schede video di fascia bassa.

In termini di longevità Titan Quest non teme confronti: la missione principale richiede quasi una trentina d’ore per poter essere completata, ma non dovrebbe farsi problemi chi ha paura di finire troppo rapidamente, visto che si sbloccano ulteriori livelli difficoltà da affrontare per potenziare sempre più all’inverosimile l’eroe. C’è poi una discreta modalità multiplayer, più divertente in LAN che su internet, nella quale i giocatori (sino ad un massimo di sei) si aiutano per completare delle mappe ad hoc (magari create con l’editor di scenari a corredo) o addirittura la quest principale. Chi si trova in difficoltà con qualche creatura, infatti, potrà ospitare sul proprio PC una partita dove gli ospiti inizieranno a giocare nello stesso punto in cui l’host ha effettuato l’ultimo salvataggio.

Commento finale

La natura anacronistica della struttura di gioco di Titan Quest è alla base del giudizio globale della produzione Iron Lore. Chi ritiene di potersi divertire semplicemente sterminando numeri spropositati di mostri rimarrà sicuramente soddisfatto dalla cura con cui sono stati bilanciati gli scontri e dall’aspetto visivo tanto pulito quanto scenografico. Per gli altri invece si tratta dell’ennesima riprova che non è sufficiente reincarnare successi del passato con tecniche all’avanguardia: l’estrema ripetitività dell’azione potrebbe tramutare in monotonia la longevità, e far riporre il DVD nella custodia in attesa di qualche amico per delle divertenti, quanto saltuarie, partite in rete locale.

Pro

  • Comparto grafico
  • Immediatezza dell'azione
  • Longevità
Contro
  • Scontri scarsamente tattici e troppo ripetitivi
  • Qualche rallentamento di troppo
  • Doppiaggio dei protagonisti non all’altezza

Titan Quest è la prima produzione di Iron Lore, la nuova società di Brian Sullivan, co-fondatore di Ensemble Studios e creatore di classici del calibro di Age of Empires e Age of Mythology. Sono stati proprio gli studi compiuti per la realizzazione di quest’ultimo a dare il là all’RPG hack and slash oggetto di questa recensione.