Tom Clancy's Splinter Cell Double Agent - Recensione  2

Nella copertina del gioco lo vediamo illustrato in una foto segnaletica: rapato, barba incolta e sguardo duro. Cos'è accaduto all'eroe Sam Fisher?

La caduta dell’eroe

Alla quarta tornata non è facile trovare validi conigli da estrarre dal cilindro, e Ubisoft ha deciso di puntare tutto sul protagonista. Da sempre freddo e distaccato, come una perfetta macchina da guerra, Sam Fisher diventa in questo capitolo un personaggio più profondo, si scopre umano e si avvicina sensibilmente al giocatore, poiché in base alle nostre decisioni, traducibili in scelte da prendere sul campo, l’avatar si evolverà in maniera diversa. Oltre a questo, si nota anche una maggiore attenzione alla storia, narrata ora con una cura notevole della forma-racconto: flashback, implicazioni sentimentali, colpi di scena. Il gioco parte in maniera simile ai precedenti, con Sam impegnato in una missione di ordinaria amministrazione (per lui...) in Islanda, ma al termine di questa una terribile notizia cambia definitivamente la vita del nostro Splinter Cell, rendendolo cupo, scontroso, un uomo che pare toccare il fondo e non avere più nulla da perdere. A suggellare questo viaggio nel lato oscuro, Sam Fisher sarà introdotto sotto copertura all’interno di un carcere, dove dovrà stringere amicizie con alcuni terroristi al fine di aiutare l’NSA nelle indagini su un’organizzazione chiamata John Brown’s Army (JBA), della quale Sam dovrà iniziare a far parte.

La caduta dell’eroe


Ecco l’origine del titolo Double Agent: il nostro eroe si troverà a correre continuamente sul filo del rasoio, cercando di tenere buoni da una parte i colleghi dell’NSA e dall’altra di guadagnare il rispetto e la fiducia dei terroristi. Questo si ottiene attraverso il nostro operato durante le missioni: azioni violente ed efferate nei confronti di polizia o guardie di vario genere si rifletteranno in un aumento di fiducia nei nostri confronti da parte dei terroristi (ma un allontanamento dai colleghi dell’NSA), mentre un atteggiamento più moderato mantiene la reputazione di Sam rispetto alla legalità, ma attira i sospetti dei terroristi. Bisognerà dunque trovare il giusto mezzo per poter terminare il gioco nel migliore dei modi, cosa che peraltro si riflette in una maggiore cura nell’azione stealth, poiché l’attenzione nel fare meno danni possibile adesso non ha come unica conseguenza l’aumento del punteggio, ma il prosieguo del gioco stesso.

Sam Fisher diventa in questo capitolo un personaggio più profondo, si scopre umano e si avvicina sensibilmente al giocatore

Il multiplayer

Le modalità multiplayer di Splinter Cell Double Agent sono essenzialmente due: co-operative (online e offline) e Spies vs Mercs. Nella prima ci troveremo ad affrontare una serie di missioni aggiuntive con la collaborazione di un compagno, in split screen offline oppure online via Xbox Live. Nella seconda, più particolare, due squadre di giocatori (tre per parte) si affrontano online via Xbox Live, in una sorta di versione stealth di “guardie e ladri”: una squadra è composta da spie, da Splinter Cell come Sam Fisher, mentre l’altra è composta da mercenari, pesantemente armati. Mentre le spie hanno dalla loro tutte le abilità stealth e tutta la pletora di azioni performabili durante il gioco normale ma sono disarmati, i mercenari sono molto meno mobili ma hanno dalla loro la potenza di fuoco. Nella modalità Team Hack la squadra di spie durante la partita dovrà svolgere un compito particolare, come scaricare dei files da alcuni terminali ben protetti, e i mercenari dovranno ovviamente fermarli, eliminandoli. Ovviamente anche le spie potranno eliminare gli avversari con le mosse di corpo a corpo in dotazione, se riescono ad avvicinarsi abbastanza. Nella stessa struttura di gioco troviamo anche i classici Death Match. La disparità nelle abilità e nella caratterizzazione dei personaggi delle due squadre rende il gioco molto particolare e divertente.

Agire nell’ombra

Al di là delle aggiunte comportamentali di questo nuovo capitolo, Double Agent è comunque uno Splinter Cell in piena regola, con la medesima struttura di base così come le stesse azioni performabili. La prima missione, in effetti, risulterà particolarmente familiare a tutti i fan della serie: facendo da introduzione ai nuovi eventi, è un tipico livello nello stile dei precedenti capitoli, con l’aggiunta di alcune nuove azioni da attuare con l’aiuto di un compagno di squadra (gestito dalla CPU) e una certa varietà di situazioni direttamente correlate al contesto e all’ambiente circostante. La particolarità di questo livello ambientato in Islanda è il suo essere praticamente un enorme tutorial: proseguendo all’interno della base, ogni nuova abilità viene introdotta da un breve video che mostra la giusta azione da eseguire e con quale tasto agire, svelando progressivamente tutte le possibilità a disposizione del giocatore in maniera semplice ed esaustiva. Dalla seconda missione le cose cominceranno a farsi un po' più complesse e nuove.

Agire nell’ombra

Per chi non conoscesse la serie, questo è un gioco in puro stile stealth: l'obiettivo è portare a termine le missioni con il nostro buon Sam Fisher infiltrandoci in ambienti o strutture ostili e cercando di raccogliere indizi e muoverci con cautela, senza seminare eccessivamente morti e distruzione, ma anzi cercando di agire nell'ombra, occultando la nostra presenza per portare a termine il lavoro nel modo più pulito possibile, anche con l'aiuto di diversi gadgets da super-spia in dotazione. Un indicatore mostra il livello di visibilità del personaggio nei confronti dei nemici, rimanendo nelle zone più buie e muovendosi con cautela, sarà impossibile per i nemici scorgerci, e con molto sangue freddo saremo capaci di passare inosservati. L'attrezzatura completa del Sam Fisher ufficiale comprende diversi tipi di visore (notturno, rilevazione del calore, rilevazione di campi elettrici), armi varie comprensive anche di inibitori elettrici e apparecchiature per l’hackeraggio, ma nelle missioni che vedono il nostro eroe in versione pseudo terrorista le cose saranno più semplificate. Niente elettronica né visori, solo armi da fuoco in vecchio stile e le capacità di Sam di far fronte alle situazioni di crisi con la sola forza del proprio corpo, oltre all’abilità fondamentale di nascondersi nelle ombre. Quando lo scenario lo permette, il personaggio può arrampicarsi su grate, attaccarsi e strisciare su tubi o posizionarsi in spaccata tra due pareti vicine, attaccando dall'alto e di sorpresa il nemico. La questione morale di Sam Fisher è regolata da una barra, che ha alle estremità da una parte l’NSA, dall'altra la JBA. Tutte le azioni che puntano ad aumentare la propria reputazione presso i terroristi (uccisione di poliziotti, soldati regolari ecc.) faranno spostare l'indicatore sulla barra nella direzione della JBA, aumentando la fiducia dei terroristi nei nostri confronti ma facendo insospettire l'NSA, mentre le azioni regolari e moderate, nello stile Splinter Cell sposteranno l’indicatore verso la National Security Agency, con conseguenze opposte a quanto sopra descritto.

Un nuovo Fisher?

Ubisoft ha pubblicizzato fortemente la nuova caratterizzazione di Sam Fisher prima dell'uscita del gioco: da bravo ragazzo, perfetto agente dell'NSA a uomo oscuro e poco raccomandabile, cranio rasato e barba incolta, con uno sguardo duro sulla faccia. Ma dietro a questo cambiamento, come detto in precedenza, non c'è solo la volontà di rilanciare l'immagine del protagonista per fare presa sul pubblico, c'è tutta una nuova concezione del gioco. Double Agent presenta, per la prima volta nella serie, dei veri incentivi per completare le missioni nel modo più pulito possibile e si conferma probabilmente come il capitolo più puramente stealth delle avventure di Sam Fisher. Concludendo le missioni nel migliore dei modi avremo infatti accesso ad armi e gadgets vari che ci torneranno estremamente utili nel prosieguo del gioco, particolarmente durante le ultime missioni, dove ci troveremo ad infiltrarci all’interno dello stesso quartier generale della JBA. Nei capitoli precedenti, come in Chaos Theory, il più delle volte il sistema migliore per andare avanti era fare piazza pulita dei nemici, quindi agire indisturbati alla ricerca di oggetti e informazioni. Questa volta invece c'è una ricerca maggiore della pulizia dell'azione, minori spargimenti di sangue in favore di un comportamento più ragionato. Sono aumentate inoltre le possibilità di hackeraggio dei sistemi informatici, corredate da veri e propri minigame atti a simulare l'aggiramento dei sistemi di sicurezza. Certo, l'intelligenza artificiale dei nemici non sembra essere stata incrementata più di tanto in questo nuovo capitolo, nonostante la maggior attenzione nel non farsi scoprire: restando nelle zone d’ombra si è assolutamente invisibili, e anche una guardia posizionata ad un passo da noi, rivolta nella nostra direzione è incapace di notarci, tuttavia entrando in una zona illuminata verremo scoperti, a prescindere dalla distanza che ci separa dai nemici e dal fatto che stiano o no guardando nella nostra direzione, il più delle volte, salvo poi far passare il pericolo dell’allarme una volta allontanatici leggermente dalla zona d’azione.
Le novità introdotte non sono tuttavia tali da escludere un certo senso di deja-vu in diverse situazioni: level design e soluzioni di gameplay affondano a piene mani nel repertorio della serie, rendendo il gioco, in ogni caso, uno Splinter Cell in piena regola, con i suoi pro e i suoi contro.

Grafica e sonoro

Chiaramente, la rivoluzione da next gen che ha colpito in pieno l’aspetto grafico della versione per Xbox 360 non è percettibile in questa edizione per Xbox classico (e PS2). Il motore grafico e i modelli poligonali appaiono direttamente tratti da Chaos Theory, la qual cosa non è per niente un difetto, trattandosi della medesima macchina che ha ospitato il precedente episodio, ma certo il fattore wow del nuovo motore sperimentato su Xbox 360 è da escludere. Le ambientazioni sono decisamente varie, caratteristica a cui la serie ci ha ormai abituato, sballottandoci da un lato all’altro del mondo nelle varie missioni: dall’Islanda alla Cina, dall’Africa a varie altre zone calde. Considerando la potenza di Xbox, la grafica è comunque molto piacevole, con effetti particellari e di luce e ombre estremamente validi, come già attestato anche dai capitoli precedenti. Un buon more of the same per quanto riguarda il lato tecnico del gioco, senza particolari evoluzioni ma partendo da un motore già solido ed efficiente. Un po' incerto il framerate in più di un'occasione, con alcuni cali di fluidità nelle situazioni più concitate o con scenari più complessi.
Il comparto audio svolge il suo dovere in maniera impeccabile: le musiche, in particolare durante cut-scenes e parti in FMV sono maestose ed epiche, come si confà a una buona produzione della premiata ditta Tom Clancy, mentre il doppiaggio in Italiano, soprattutto per quanto riguarda il protagonista e i comprimari, è assolutamente ottimo, cosa da non sottovalutare per la sua capacità di trasmettere emozioni e far immedesimare il giocatore nella storia. In generale, Double Agent conferma la qualità che ha sempre caratterizzato la serie, come un titolo di alto profilo all’interno della ludoteca Xbox.

Questa versione di Splinter Cell Double Agent è disponibile per GameCube, PlayStation 2 e Xbox.
La versione testata è quella Xbox

Commento

Pur non rappresentando una rottura con il passato, Double Agent si dimostra essere un buon rilancio per la serie Splinter Cell, prima di tutto restituendoci un Sam Fisher lontano dalla freddezza distaccata a cui ci aveva abituato, e legandolo in maniera stretta alle decisioni prese direttamente dal giocatore in campo, avvicinandosi in tal modo all’ambita sutura giocatore/personaggio che è prerogativa di un gioco avvincente e coinvolgente. La struttura di gioco rimane tuttavia la medesima delle produzioni precedenti, con la sua macchinosità di base che può non piacere a tutti, e un’intelligenza artificiale che non rappresenta esattamente lo stato dell’arte. Un titolo che necessita di un periodo di prova piuttosto lungo, per chi non è già appassionato della serie, ma che comunque rappresenta un’ottima esperienza. Le innovazioni presenti al livello di storia e gameplay non riescono in ogni caso a coprire la sensazione di "Deja vu" che suscitano diverse ambientazioni e situazioni di gioco anche perché le versioni Xbox, GC e PS2 non possono ovviamente godere della nuova veste grafica che fa brillare la controparte per Xbox 360 e PC. La modalità multiplayer rappresenta un buon motivo per continuare a tornare sul gioco anche una volta finita la campagna in single player, il gioco online è, infatti, solido e ben strutturato.

    Pro:
  • Bella storia e bel personaggio
  • Nuova struttura che implica scelte attive da parte del giocatore
  • Tecnicamente buono
    Contro:
  • Nulla di veramente nuovo sotto il sole
  • Intelligenza artificiale spesso non all'altezza

Posta davanti al difficile compito di riconfermare una serie di successo giunta al quarto episodio, Ubisoft ha optato per la via più difficile, cercando di innovare laddove avrebbe semplicemente potuto adagiarsi su una struttura di gioco ormai ben rodata. Onore al merito: questo Splinter Cell Double Agent si presenta come il nuovo libro di un autore che ha collezionato tre best seller, e che nonostante tutto è ancora fresco e intrigante. Come il quarto disco introspettivo, sperimentale di una band di successo. Certo, la struttura base non si discosta più di tanto dal solco segnato dalle precedenti uscite, ma le innovazioni proposte bastano a tenere desta l’attenzione, e a risvegliarla, forse, anche in coloro che non avevano apprezzato eccessivamente le precedenti incursioni di Sam Fisher nel mercato videoludico.