Tom Clancy's Splinter Cell  1

In concomitanza col lancio del nostro mini site su Splinter Cell, completiamo il nostro database sulla versione Xbox con un'altra recensione.

Libertà di stupire.

In Splinter Cell, al comando di Sam Fisher, siamo chiamati ad assumere il ruolo principale di un romanzo interattivo di fanta politica, che poi tanto fanta non è. Il presidente della Georgia, Nikoladze, ha in mente di far pagare agli Stati Uniti il loro ruolo egemonico con una serie di attentati terroristici su scala mondiale. Il bandolo della matassa si dipana dalla scomparsa di due agenti infiltrati nelle file nemiche, Sam viene inviato per scoprire che fine abbiano fatto per poi ritrovarsi nel bel mezzo di una crisi internazionale, che coinvolge scampoli di ex Unione Sovietica e Cina. Trama a parte, che è decisamente ispirata a recenti, quanto tristi, fatti di cronaca, quello che colpisce è il modo in cui questa viene raccontata. Non ci sono monologhi sul futuro del mondo o lezioni da impartire, c’è una storia da giocare col massimo dell’immedesimazione possibile. Il giocatore, dopo un breve tutorial che insegna le basi fondamentali del gameplay e le abilità (tantissime) di cui è dotato Sam, viene lanciato in apnea in una missione appassionante, dove piccole pennellate rivelano poco a poco il quadro generale di una vicenda colossale. Le missioni sono intramezzate da notiziari che riportano le nostre gesta in terza persona, i dettagli e gli avvenimenti vengono percepiti attraverso appunti lasciati su computer e fogli di carta, attraverso conversazioni rubate a guardie e soldati, stando nascosti nell’ombra o usando avveniristici microfoni direzionali. Questi, insieme a qualsiasi altro marchingegno possiate immaginare, vengono messi a nostra disposizione per affrontare e superare le diverse situazioni di gioco. Il fascino di Splinter Cell risiede proprio in questa libertà che viene concessa. Non esiste un solo modo per risolvere un problema, ce ne sono sempre almeno un paio. Ad inizio stage ci vengono dati armi e gadget, ma molte volte ci si trova ad uscirne vivi (con fatica, va detto) senza averli utilizzati, senza sapere il motivo per cui ci sono stati dati in dono. Il bello sarà scoprirlo da soli, cercare di capire in quale altro modo si possono superare gruppi di guardie vigili e pronte a sparare, per essere pronti quando sarà necessario dare fondo al nostro inventario. Le guardie, poi, si aggirano per le diverse locazioni seguendo dei precisi pattern, ma solo fino a quando non attireremo la loro attenzione, lanciando un oggetto, facendo rumore, facendoci intravedere. Da quel momento in poi può accadere di tutto e, facendo due volte lo stesso schema, raramente ci si ritroverà nelle stesse identiche condizioni della volta precedente. Ovviamente, c’è anche un rovescio della medaglia e quando, verso le fasi finali, il team di sviluppo ha deciso di restringere questa libertà per rendere più difficile il portare a termine il gioco, ci si trova spiazzati di fronte ad alcune sequenze che richiedono una precisa esecuzione per essere affrontate e che, dato che non ci sarà nessuno ad aiutarci, possono essere superate solo grazie a noi ed alla nostra inventiva. Potrà capitare anche di non essere più in grado di spegnere delle luci di una stanza, sparando, per celarsi, senza alcun altro motivo che quello di una scelta per rendere il gioco più impegnativo. Questo non fa altro che ricordarci che stiamo giocando e ci fa capire quanto siano stati abili i tipi di Ubi Soft nel ricreare un’ambientazione assolutamente realistica. Quando questo velo di solidità si infrange, si resta colpiti, ma poi si torna a giocare più decisi di prima. Queste osservazioni per rendere l’idea di un gioco affascinante, ma non per tutti i palati. L’acceleratore di Splinter Cell è premuto decisamente nella direzione di un gioco riflessivo, dove agire nell’ombra è quasi sempre la via da preferire ad una roboante sparatoria in mezzo ad avversari spietati. Ci vuole pazienza e cervello. Senza dimenticare che Fisher è comunque un soldato e che, altro pregio di questo titolo, viene calato in un gioco dal level design modulare. Il nostro eroe sa sparare, oltre che nascondersi nell’ombra, e capiterà di trovarsi in alcuni schemi, in cui il gioco ci farà capire che è il momento di lasciarsi andare, uscire allo scoperto e fare fuoco senza paura, per alcune esaltanti sequenze.

Luce per gli occhi.

La prima cosa che colpisce di Splinter Cell è sicuramente la grafica. Spettacolare e curata in ogni minimo dettaglio, con un’ottima qualità di render. Il lavoro del team di sviluppo per riuscire ad ottimizzare il motore di Unreal e spremere come merita Xbox è notevole, anche se non esente da pecche. L’illusione di un gioco, che finalmente spinga la console Microsoft oltre i fatidici 30fps, svanisce di fronte ai primi schemi strutturalmente complessi e alle prime sequenze affollate, ma il titolo Ubi Soft resta sempre dotato di una fluidità stabile ed appagante. Le mille animazioni di Sam Fisher sono curatissime e ben collegate fra loro, ma ci sono un po’ di problemi di collisioni. Capita di aggrapparsi ad una fune con una bottiglia in mano e che questa resti incastrata nel soffitto sovrastante. Camminando accovacciati sui gradini di una rampa di scale, i piedi del soldato non aderiranno perfettamente ad esse e Sam risulterà fluttuare nell’aria. Mirando nel modo più scrupoloso, non sempre i nostri proiettili colpiranno il bersaglio cui erano destinati. Questi piccoli particolari colpiscono, come alcune scelte a livello di game design, perché distolgono da un quadro generale assolutamente realistico e credibile. Se, però, le scelte in sede di gameplay sono inappellabili, queste piccole imprecisioni potevano essere evitate. Sono, comunque, briciole di pane su di una tavola dove si è consumato un lauto banchetto. Lo studio sulle luci e sulle superfici è inedito e a tratti emozionante. Si impara a riconoscere il tipo di sorgente luminosa in una stanza, prima ancora di esserci entrati. Il bagliore di una lampada al neon, a filo di rame, un led lampeggiante, lo schermo di un computer lasciato acceso o in stand by, ognuna di queste fonti di luce ha un calore ed un’intensità diverse e perfettamente riconoscibili, prima che ci si parino davanti agli occhi. Ancora più impressionante è l’effetto che queste luci hanno sui fondali, che reagiscono in maniera diversa a seconda del materiale di cui sono composti. Spostando la telecamera è, quindi, possibile capire se ci si sta muovendo su un pavimento di metallo o di marmo solo dai riflessi che la luce crea quando si rifrange, è possibile convincersi di guardare una parete di legno, di plastica o altro, solo con la coda dell’occhio. Queste chicche visive non sono futili, non sono un vezzo, ma sono assolutamente funzionali alla giocabilità. Per sapere dove si trova un soldato, un passante, dovremo seguirne le ombre attraverso una tenda, su un pavimento, su dei mobili. E le ombre di Splinter Cell non si nascondono, anzi, si fanno ammirare e seguire perché di loro si ha bisogno per proseguire nel gioco. Accendere o spegnere una luce diventa fondamentale e vitale. Così come ascoltare i passi o i rumori dell’ambiente sonoro che ci circonda nelle missioni. L’impianto sonoro di Splinter Cell è, senza timore di smentita, dello stesso livello di quello grafico per varietà e qualità degli effetti. I passi risuonano differenti a seconda del materiale su cui si cammina, a seconda che sul pavimento ci siano o meno detriti o schegge di vetro. Lo stesso dicasi per il doppiaggio, interamente in italiano e di ottimo livello, tanto più importante in un gioco dove certi aspetti della trama ci possono venire rivelati da una conversazione che si svolge in un ascensore, carpita con un microfono laser, in mezzo a delle guardie. Ascoltando, ritroveremo tutti i rumori necessari per ricostruire la scena. I passi delle guardie di pattuglia, le loro voci, il rumore dell’ascensore, il brusio delle onde radio della trasmissione e, in fondo, le parole che ci interessa ascoltare. Con attenzione, però, se sentiremo anche un rumore prodotto dai nostri passi, vuol dire che si è sbagliato qualcosa e saremo probabilmente scoperti.

Commento

Splinter Cell è stata una delle novità più piacevoli del 2002, a dispetto della scelta di inserirsi nel filone inaugurato da uno dei giochi più celebri e celebrati dell’era dei 32 bit: Metal Gear Solid. Dalla pesante eredità di questo gioco, però, si affranca con decisione, riprendendone solo alcuni elementi e portandoli verso nuove direzioni, grazie alla tecnologia di Xbox e grazie ad alcune buone idee, ben realizzate. Splinter Cell è un bel gioco con una grande personalità, non perfetto, ma resta una delle esperienze migliori che la console di Microsoft può regalare attualmente. Con la possibilità di rinnovarsi nei contenuti, grazie all’utilizzo del servizio Xbox Live, che consentirà di scaricare dalla rete nuove missioni e gadget, Splinter Cell è una tappa obbligata per i possessori di Xbox e un ottimo motivo per considerarne l’acquisto. Il gioco degli studi canadesi di Ubi Soft è in arrivo anche sulle altre console, ma il visore di Sam Fisher, incredibilmente invisibile a qualsiasi guardia, brilla di luce verde e il nostro soldato sembra avere Xbox cucita addosso dalla prima all’ultima acrobazia. Potete aspettare o potete giocare. A voi la scelta.

    Pro
  • Sublime realizzazione tecnica
  • Impianto di gioco ai massimi livelli
    Contro
  • Qualche bug dell'engine grafico
  • Livello di difficoltà elevato

Sam Fisher è stato un navy SEAL, è stato un agente della CIA e si è ritirato a vita privata. Resta, però, uno dei soldati migliori che gli Stati Uniti abbiano mai arruolato nelle fila dell’esercito ed ora il suo paese ha nuovamente bisogno di lui. Sam viene chiamato dalla National Security Agency per entrare a far parte di Third Echelon, dipartimento segreto nato per risolvere in modo assolutamente discreto e poco ortodosso ogni crisi internazionale. Solo Sam ha i numeri per riuscire, solo lui può difendere il popolo americano dalle minacce provenienti dall’esterno. Da solo, contro tutti. La trama di Splinter Cell suona un po’ come la metafora delle imprese commerciali che Ubi Soft e Microsoft si attendevano da questo gioco nella passata stagione natalizia. Splinter Cell è stato annunciato come un prodotto di alto livello, un titolo in grado di dare agli utenti Xbox un erede degno di Halo, in grado di destare interesse per la console di Microsoft, la cui line up è da sempre sottoposta a critiche feroci. Gli studi canadesi di Ubi Soft sono in riusciti nel loro intento e Splinter Cell è un ottimo motivo per accendere Xbox e lanciarsi nelle mille luci e ombre di questo stealth action game. Il successo ottenuto è meritato senza dubbio.