Top Spin 2Top Spin 2 - Recensione 

Finalmente arriva anche su PC il sequel dell'apprezzatissimo titolo tennistico di PAM, ora Indie Built. Scendete in campo con noi per scoprire insieme la qualità di questa conversione.

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Il fattore CA

Di Top Spin noi PCisti abbiamo un buon ricordo: vuoi perché Sega ha fatto delle conversioni obbrobriose dei due Virtua Tennis (a livello di quelle di Capcom), vuoi perché fa sempre piacere vedere convertito un titolo di spessore come questo, possiamo tranquillamente affermare che si tratta di uno dei migliori titoli appartenenti a questo genere (vabbé, è vero, non ne escono tantissimi… ed è vero anche che gli amanti delle simulazioni più hardcore hanno continuato a preferire Tennis Master Series 2003) e, sicuramente, il migliore tra quelli usciti di recente. Ma com’è questo Top Spin 2?

la prima impressione è solo discreta, purtroppo, con menù che si ripetono e, soprattutto, con una configurabilità non degna della macchina su cui il gioco sta girando

Il fattore CA

La prima impressione è solo discreta, purtroppo, con menù che si ripetono e, soprattutto, con una configurabilità non degna della macchina su cui il gioco sta girando. Poche opzioni (soprattutto a livello visivo che, come si sa, è il nodo cruciale intorno a cui si basa la possibilità o meno di far girare decentemente un videogioco sul proprio computer) abbastanza generiche, che non danno la possibilità di andare a scalare a fondo, in caso di necessità, il motore grafico o di togliere effetti indesiderati anche se la propria configurazione è in grado di supportarli.
Superato il primo impatto negativo con il fattore CA (sta per conversione approssimata) andiamo a vedere se quanto promesso c’è tutto. Allora, scartabelliamo un po’ tra i menù. Sì, le quattro modalità ci sono (Esibizione, Carriera, Party e Multiplayer), i 24 giocatori reali licenziati per il gioco anche (e sono anche fatti piuttosto bene, sia nei modelli che nelle animazioni), i 19 campi sparsi per il mondo hanno risposto all’appello… insomma, i numeri ci sono tutti. Vediamo se hanno dietro anche un po’ di sostanza.

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Il fattore CA

La prima partita la facciamo nella modalità esibizione, che consente di entrare in campo velocemente e senza troppi grattacapi, usando i giocatori preconfigurati. Come nel precedente episodio, questa modalità consente di giocare contro i giocatori pro settati al massimo della difficoltà. Questo significa che, per i neofiti, si tratta di partite off limits, visto che gli avversari risultano essere veramente ostici. Da una prima partita in cui siamo stati distrutti senza troppa pietà, abbiamo comunque potuto verificare un paio di cose: la prima è che, rispetto al precedente episodio, sono stati sistemati alcuni problemi di bilanciamento per cui i giocatori si facevano spiazzare con una facilità estrema (anche ai massimi livelli), cosa che rendeva il gioco più accessibile ma anche molto ripetitivo in alcune fasi (ne riparleremo più avanti); la seconda è che il fattore CA ha colpito ancora, visto che il motore grafico è abbastanza mal programmato e soffre di alcuni difettucci piuttosto gravi (parleremo più avanti anche di questo).

Questioni di base

Prima di continuare a parlare del motore grafico, affrontiamo la questione sistema di controllo. Purtroppo rimarranno delusi tutti quelli che odiano i joypad ed affini, perché Top Spin 2 riesce a dare il suo meglio proprio con uno di questi aggeggi infernali (il controller di Xbox 360 è l’ideale per giocare… ma vanno bene anche tutti gli altri simil DualShock) risultando invece abbastanza scomodo da giocare con la tastiera. Questo è dovuto più che altro alle combinazioni di tasti necessarie per realizzare i colpi avanzati. Niente di complicatissimo, per carità, però si rischia a volte l’effetto piovra.

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Questioni di base

Ma torniamo al gioco e andiamo ad esaminarne la modalità clou: la Carriera. Come il nome suggerisce, in questa modalità dovremo prendere un sacco di patate (generato attraverso un completissimo editor che consente di personalizzare praticamente ogni aspetto...) che ha acquistato una racchetta da un rigattiere brasiliano e dovremo cercare di farlo diventare il giocatore numero 1 al mondo, facendogli guadagnare sponsor e denaro e, soprattutto, arrivando a fargli sposare una velina… vabbé, questo no. Inizialmente le abilità del nostro alter ego (uomo o donna) saranno limitate, ma con il passare delle sessioni di allenamento (praticamente dei sottogiochi ispirati nemmeno troppo vagamente a quelli visti nei Virtua Tennis) e dei match (si inizia con tornei giocati su campi di secondo ordine, per arrivare a disputare tornei di primo piano o eventi speciali sui campi più prestigiosi del globo) si potranno migliorare per affrontare match sempre più difficili. In tutto questo il nostro compito sarà quello di vincere più match possibili, in modo da scalare la classifica mondiale e assicurarsi il meglio a livello di attrezzatura e di training.
È interessante notare come sia stata data importanza all’allenatore, figura centrale che determinerà quali caratteristiche possano essere migliorate al massimo; infatti, ogni trainer ingaggiabile sarà specializzato in determinati settori e permetterà di raggiungere il livello massimo (il quinto) solo in uno. Ovviamente, se ci si vuole allenare al massimo in altre caratteristiche, bisognerà ingaggiare un altro allenatore, licenziando l’attuale e così via.

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Questioni di base

La modalità party va a scimmiottare il genere dei party games (i Mario Party su tutti), tanto popolare sulle console, offrendo delle sfide per più giocatori con sottogiochi di vario tipo. Divertente se si ha a disposizione qualche amico, ma una modalità sostanzialmente sorvolabile.
La modalità multiplayer infine, è… la possibilità di giocare online con giocatori di tutto il mondo (che vi aspettavate?). Purtroppo, visto che abbiamo ricevuto il gioco prima dell’uscita nei negozi, abbiamo trovato i server deserti e non abbiamo potuto verificare problemi di lag.

Ma come si sta in campo?

Comodi, decisamente. Battute a parte, chi si è già dilettato con il primo capitolo della serie si troverà a casa, visto che il gameplay è molto simile. In realtà ad essere identico è il sistema di controllo, con i suoi quattro colpi standard e gli altrettanti colpi potenziati (che si eseguono premendo in contemporanea ai primi un altro tasto), accompagnati questa volta da alcuni colpi speciali. Queste combinazioni permettono di realizzare tutti i colpi classici di questo nobile quanto affascinante sport e le loro varianti (dritto, rovescio, volee, smash, tiro smorzato, top spin, più svariati altri che non ci mettiamo ad elencare per decenza enciclopedica).

chi si è già dilettato con il primo capitolo della serie si troverà a casa

Ma come si sta in campo?

L’azione di gioco è rimasta dinamica e gradevole, con scambi veloci e precisi che diventano, in alcuni casi, veramente spettacolari. La possibilità di specializzazione dei tennisti permette poi di affrontare i match in modo personale, diventando magari fortissimi in un singolo campo tralasciando gli altri, o cercando di bilanciare tutte le caratteristiche senza però eccellere in nessuna.

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Ma come si sta in campo?

Dicevamo sopra che anche a livello di IA sono stati apportati dei miglioramenti e, finalmente, sono stati “chiusi alcuni buchi” che permettevano di vincere i match ripetendo fino alla nausea alcuni movimenti. Certo, alcune ingenuità permangono, ma la situazione complessiva è decisamente migliorata e, finalmente, i giocatori più lenti ma potenti non saranno completamente in balia dei giocatori veloci come accadeva in passato.

È tutto oro?

Tutto questo quadro idilliaco viene parzialmente rovinato da alcuni problemi francamente evitabili. Come non parlare dei tempi di caricamento molto lunghi anche su macchine dotate di 2 GB di ram? Provato su un computer con 1 GB la situazione è peggiorata parecchio. Francamente non capiamo a cosa sia dovuta tanta lentezza che risulta fastidiosissima soprattutto tra le fasi di allenamento che sono piuttosto veloci da svolgere. In alcuni momenti abbiamo passato più tempo a far girare il globo con descritte le locazioni in cui si svolgono i tornei di gioco (è un extra che appare durante i caricamenti), che a giocare effettivamente.

il lungo cammino che separa un brocco appena creato da un giocatore in grado di competere tra i grandi, è costellato dalla necessità di allenarsi continuamente

È tutto oro?

Un altro grosso difetto è la carenza di inquadrature: durante la partita se ne possono selezionare soltanto due (quella classica dall’alto, e una seconda da dietro il giocatore) che non sono sufficienti a venire incontro a tutte le necessità che il giocatore può avere. Sarebbe stato il caso di aggiungerne qualcun’altra, visto che non dovrebbe essere un grosso problema farlo e non capiamo perché limitarsi soltanto a due.
Le inquadrature ci consentono di parlare del terzo grande difetto di Top Spin 2: la pesantezza del motore grafico già accennata sopra. Insomma, i modelli tridimensionali sono ottimi e vedere animate in modo eccellente anche le magliette può fare piacere… ma vedere crollare il framerate, soprattutto se si selezionano le ombre, a 8/9 FPS o vederlo titubante anche con tutti gli effetti disattivati (il sistema principale su cui è stato provato è un P4 a 3,4 GHz con una GeForce 7800 GT e 2 GB di ram), indispone abbastanza, soprattutto di fronte ad alcune scelte discutibili come quella di inserire una forte sfocatura che rende il gioco visivamente burroso (si voleva forse nascondere qualche brutta texture?)

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È tutto oro?

Ma il peggio ce lo siamo lasciato per ultimo, e riguarda proprio la modalità carriera. Il lungo cammino che separa un brocco appena creato da un giocatore in grado di competere tra i grandi, è costellato dalla necessità di allenarsi continuamente. Niente di male, direte voi… purtroppo il sistema pensato dagli Indie Built permette di affrontare un solo evento per ogni periodo e, quindi, se si sceglie di allenarsi (un obbligo, soprattutto all’inizio) si perdono i tornei o gli eventi speciali. Purtroppo allenarsi è necessario a causa di un bilanciamento un pochino confusionario dei tornei: in alcuni di quelli teoricamente più semplici, si rischia di incontrare tennisti comunque molto forti in grado di battere senza troppi problemi un personaggio poco allenato. Insomma: o ci si allena (accelerando il processo di miglioramento) o si partecipa ai tornei (guadagnando soldi e fama). Questa macchinosità non fa bene al gioco e da la percezione al giocatore di rischiare di perdere qualcosa, soprattutto quando si vedono passare intere stagioni dove si è dovuto continuamente scegliere in cosa cimentarsi. Non avrebbe fatto male la scissione delle due fasi (allenamento e competizioni) in modo da non farle sovrapporre e da renderle selezionabili separatamente in ogni momento… che poi era il sistema utilizzato con successo nel primo capitolo.

Conclusioni

Non è possibile definire brutto Top Spin 2 ma è chiaro che alcune scelte fatte dagli sviluppatori non ci sono proprio piaciute e, soprattutto, alcuni difetti potevano essere tranquillamente evitati. È comunque indubbio che il genere tennistico stia attraversando, almeno su PC, un periodo di forte magra (non contando alcuni prodotti shareware di buona fattura) e che il prodotto di Indie Built arriva a colmare questo buco che esiste da due anni (cioè dal primo Top Spin… non volendo contare alcuni pessimi titoli usciti nel frattempo). Per concludere poteva essere fatto meglio con poco, ma dobbiamo accontentarci.

Pro Ottima giocabilità Buon sistema di controllo Decisamente longevo Contro Modalità carriera impostata male Graficamente pesante Qualche inquadratura in più non avrebbe guastato

Storia di trasferimenti

Il primo Top Spin riuscì a far tremare il trono dei Virtua Tennis di Sega diventandone il concorrente diretto con più credenziali. La versione Xbox ottenne consensi unanimi che ne decretarono il successo. La versione PC, pur mantenendo le stesse caratteristiche e la stessa giocabilità, era afflitta da qualche problema dovuto alla conversione dalla versione console ma era comunque un prodotto molto buono e sicuramente indispensabile per gli amanti del tennis simulato.
Ora, dopo un periodo travagliato in cui gli sviluppatori si sono sciolti (i ragazzi di PAM… non è una catena di supermercati, non fate quella faccia) a causa della morte prematura del progetto XSN (Xbox Sports Network), dovuta ad accordi tra Microsoft ed EA, dove il brand è rimasto vacante, è arrivata Take 2 che lo ha rilevato dandogli nuova vita. Per prima cosa l’originale è stato convertito anche per PlayStation 2, poi è stato commissionato il seguito alla neonata software house, Indie Built, formata da molti degli esuli di PAM, in modo da andare ad arricchire la nascente e promettentissima linea di videogiochi sportivi di Take 2. Da tutto questo caos, degno di una notte passata con il Rubbini nudo e ubriaco a Trafalgar Square, nasce Top Spin 2 che, dopo essere uscito per Xbox 360, per GBA e per il DS, è finalmente approdato anche sui nostri dischi duri, pronto a stupirci con effetti speciali e colori ultravivaci.

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