Trauma Center: Under the KnifeTrauma Center: Under the Knife 

Infermiera disinfetti il pennino, dobbiamo operare...

Trauma Center: Under the Knife

Una vita da chirurgo

Vestiremo i panni –pardon, il camice bianco- di un novello chirurgo dal bell’aspetto e dalle buone prospettive, tale Derek Stiles. Inizialmente indisciplinato e con qualche negligenza di troppo, il nostro dottore scopre ben presto la dura vita del sentiero da lui intrapreso, oltre ad attirare su di sé le attenzioni dei vari primari per un potere speciale e incontrollabile al contempo. Trauma Center: Under the Knife Chiamato healing touch (tocco curativo), questa speciale dote inonda il nostro Derek di una disumana concentrazione e velocità, salvo poi distruggere fisicamente il nostro protagonista. Qui inizia dunque un plot narrativo sorprendentemente articolato e ben congeniato, che vedrà il bel dottorino alle prese con la gestazione del suo potere in primis, e che lo porterà, in parallelo con l’aumentare delle sue capacità, a lavorare per ospedali sempre più illustri e, addirittura, a combattere il terrorismo medico. Il nostro apprendistato inizia con interventi piuttosto semplici e perennemente sorvegliati da infermiere capaci, che oltre a sorvegliare le nostre azioni hanno anche l’onere di descrivere ogni singolo attrezzo utilizzabile presente in sala operatoria. I primi interventi mettono il giocatore dinanzi a frammenti di vetro da estrarre, piccole suture da eseguire e qualche tumore dalla facile risoluzione. Un tutorial del genere risulta ben presto essenziale data l’impennata perentoria che subisce il livello di sfida. Trauma Center: Under the Knife si rivela sin dalle prime battute un puzzle game atipico,ostico, e, perché no, dalle numerose sfaccettature. Da un lato si trova tutto il coinvolgimento dettato da una trama solida e curata, dall’altro si sbatte contro il muro di sfide sempre più articolate che richiedono esosi sforzi sia da parte del protagonista sia del giocatore. Il titolo Atlus difatti pecca, anche se solo in parte, nel bilanciamento del livello di difficoltà, capace di donare ai ‘ludo-chirurghi’ momenti di vera e propria frustrazione. Quella che in gergo viene chiamata curva di apprendimento si rivela tutt’altro che morbida, ed alcuni acuti di difficoltà proposti in stage nemmeno troppo avanzati possono realmente scoraggiare i meno tenaci.

Da un lato si trova tutto il coinvolgimento dettato da una trama solida e curata, dall’altro si sbatte contro il muro di sfide sempre più articolate che richiedono esosi sforzi sia da parte del protagonista sia del giocatore.

Pennino alla mano, Trauma Center: Under the Knife mette il giocatore nella poliedrica situazione di poter usufruire di numerosi attrezzi per operare i propri pazienti. Racchiusi in icone quadrate ai bordi laterali del touch screen, gli ‘arnesi’ del mestiere sono ridotti ad un numero di 10, e vanno dal canonico bisturi alla siringa, passando per il più sofisticato laser fino ad arrivare al kit di sutura. Di norma bisogna procedere con metodicità, prima disinfettando la zona da aprire, poi effettuando un preciso taglio col bisturi.

Una sutura ad esempio, che col pennino è eseguita con una zigzagata lungo tutta la ferita, sarà meglio valutata se coincideranno gli estremi della ferita con la partenza e l’arrivo della cucitura, che dovrà avvalersi comunque di ghirigori non troppo numerosi.

A questo punto la zona recisa viene ingrandita e posta all’attenzione del giocatore che, grazie anche ai preziosi consigli dell’infermiera che assiste, dovrà muoversi con velocità e precisione, oltre a seguire iter ben definiti. Di vitale importanza è tenere controllato il battito cardiaco del paziente, intervenendo con iniezioni fini all’aumentare le pulsazioni e, in taluni casi, ricorrendo anche la massaggio cardiaco. Tutto deve svolgersi con la massima precisione e velocità, ed ecco quindi arrivare alcuni graditi aiuti che i benevoli coder mettono a disposizione dei chirurghi in erba. Come accennato potremo zoomare in determinati punti, stringendo o allargando la visuale in modo da poter sempre vedere chiaramente le zone focali su cui intervenire. Un piccolo cerchio non chiuso, ed ogni volta la visuale sarà modificata. Per ciò che concerne il già citato healing touch, invece, è necessario effettuare col pennino una stella in modo da poter rallentare la velocità di gioco, ed avere così più tempo per eseguire le innumerevoli azioni. Logicamente questa peculiare abilità ha un tempo limitato ed influisce sul giudizio che, a termine di ogni intervento, verrà dato al nostro operato. Saremo difatti valutati in base al tempo impiegato a portare a termine ogni intervanto, dove una particolare rilevanza la ottiene la qualità di ognuna delle azioni compiute. Una sutura ad esempio, che col pennino è eseguita con una zigzagata lungo tutta la ferita, sarà meglio valutata se coincideranno gli estremi della ferita con la partenza e l’arrivo della cucitura, che dovrà avvalersi comunque di ghirigori non troppo numerosi. Tutto questo al fine d’infervorare l’unica modalità presente oltre ad un main game piuttosto breve, il challenge. Qui si gioca ad oltranza qualsiasi livello sbloccato, senza troppi dialoghi e suggerimenti, solo una sfida contro se stessi e le proprie capacità. Dal canto tecnico Trauma Center: Under the Knife divide, proprio come si dividono i due schermi della console Nintendo, il lato artistico da quello pratico. Nella schermata superiore potremo seguire ogni scampolo della trama, con personaggi disegnati a regola d’arte ed in perfetto stile anime. Al touch screen invece tocca lo sporco lavoro di unire essenzialità e chiarezza ad un look comunque mirato, che colpisce nel segno. Musiche incalzanti ed appartenenti alla scuola ansiolitico-drammatico, riescono a suscitare perenne tensione, manco ce ne fosse bisogno…

Trauma Center: Under the Knife Trauma Center: Under the Knife Trauma Center: Under the Knife

La quintessenza del gioco per DS, ecco cosa si ripropone di essere questo titolo targato Atlus. Difficile negare l’unicità del gameplay offerto in Trauma Center, che a più riprese riesce nella maestosa opera di divertire ed appassionare. Forte dell’innovazione che porta e del totale sfruttamento delle potenzialità tattili del portatile Nintendo, questo gioco centra pressoché tutti gli obbiettivi che si pone. Peccato giusto per un livello di difficoltà non sempre bilanciato ed una longevità generale piuttosto bassa del main game, poco aiutato anche dai bonus sbloccabili, pressoché inesistenti. Consigliato a tutti coloro che amano le novità e le innovazioni, tutti gli aspiranti Clooney e gli assetati di sfide vere e proprie. Pro: Fresco ed innovativo. Trama ben congeniata. Comparto tecnico di buona fattura. Contro: Talvolta frustrante. Main game un po' breve. Pressochè assenti bonus da sbloccare.

Sognare non ha mai fatto male a nessuno, suvvia. Difficile non vedersi lì, in mezzo al reparto, con l’aria sicura, il camice bianco ed un ciuffo tipico di chi pubblicizza i prodotti antiforfora. Ci mettiamo anche un’equipe di infermiere mozzafiato? Non costa nulla d’altronde. Quantomeno ora potremo agevolare i nostri ‘sogni di chirurgia’ grazie al piacevole, nonché atteso, arrivo del gioco a tema precipitato su di un DS tanto giovane quanto straboccante di titoli azzeccati. L’effetto touch screen ha illuminato le software house come pochi altri concept, ed i risultati si sono visti in questo primo anno di vita del doppio schermo di casa Nintendo. Atlus ci ha messo del suo, portando un concetto affascinante come la chirurgia a portata di pennino con il suo Trauma Center: Under the Knife. Ebbene signori, dopo prolungate sessioni di gioco con la versione americana, ecco la nostra recensione import.

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