VietcongVietcong 

Pterodon Team ed Illusion Softworks ci portano indietro nel tempo, direttamente agli albori degli anni '70, nel bel mezzo del conflitto più sanguinoso dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Accompagnati da una colonna sonora da fare invidia persino ad Apocalypse Now, Multiplayer.it ci condurrà per mano attraverso l'esplorazione di questo entusiasmante gioco, fino ad attraversare gli impervii territori dell'esperienza online.

Vietcong Vietcong

Il primo impatto: grafica e sonoro.

Come già detto in fase di anteprima, Vietcong ci farà vivere il conflitto del Vietnam attraverso gli occhi di un soldato americano da poco trasferito nella base di Nui Pek, che diventerà la sua nuova casa.
Il primo impatto col gioco è senza dubbio fuorviante, poichè ci mette direttamente di fronte al motore grafico e ai suoi difetti. Chi ha visto le foto (e chi non le ha viste?) già sa che i modelli sono spigolosi, le texture grossolane e, in generale, la grafica sa un po' di "datato". Chi ha visto il gioco, però, sa che quello che si vede in una immagine statica è diverso da quello che si vede in movimento. Ma questo vale un po' per tutti i titoli, no?
Grafica scarna? No, direi essenziale ma non scarna, poichè ogni scenario è costituito da una grande quantità di poligoni ed oggetti in movimento. La giungla è fitta di vegetazione e i dettagli sono sufficientemente ricchi da creare un ambiente che sembra realmente dotato di vita propria. I volti dei compagni di squadra, poi, sono curati molto bene e riescono a contenere una certa espressività caratteriale. Quindi, abbandonate ogni desiderio insano di tormentare le vostre "pipeline" di ultima generazione, deponete ogni velleità di conquista nei confronti delle unità Pixel&Vertex Shader, presenti sulle vostre schede, perchè Vietcong è semplicemente impermeabile alle frivolezze estetiche!
L'aspetto sonoro, poi, è sicuramente intrigante, a cominciare dalla musica dei menu che è in pieno stile anni '60 / '70, e contribuisce in maniera considerevole ad immergerci nell'atmosfera del gioco. E' da segnalare la presenza di una colonna sonora di tutto rispetto, con pezzi come "Hey Joe" di Hendrix, ma rifatta dai Deep Purple, o "I Wanna Be Your Dog" degli Stooges, il tutto rigorosamente mono ed in bassa qualità, dato che la musica la potremo ascoltare solo attraverso la radio, ma di questo parleremo più avanti.
Il gioco risulta molto leggero anche su macchine meno moderne, e te credo, direte voi, con un motore grafico così spartano, vorrei pure vedere che mi scattava... ma tutto può essere, così vi rassicuro che - ebbene si - Vietcong girerà pure sui vostri pc più antiquatelli!
Ma, come da tradizione secolare degli sviluppatori, neanche stavolta abbiamo il titolo completamente bug-free, così qualche rara volta vi potrà capitare di rimanere incastrati in qualche poligono, ma nulla che una sana granata sui piedi non possa risolvere, così come a volte scoprirete qualche muro invisibile ad ostacolarvi la strada, ma si tratta sempre di episodi sporadici e difficili da notare.
L'ho già detto che il gioco è completamente localizzato in italiano? No? E invece si, l'ho detto nell'anteprima, ma siccome siete distratti ve lo ripeto ancora: si, il gioco è completamnte localizzato in italiano, dialoghi compresi! E non solo, mica pizza e fichi: i dialoghi sono eccezionali e i doppiatori hanno fatto un lavoro eccellente, in controtendenza con la tradizione italica di doppiare in maniera ignobile, una ciofeca, quasi ogni gioco in circolazione.
Ok, questo - immagino - tranquillizzerà gli animi dei giocatori più assatanati e forse pure degli altri.
I tocchi di classe si sprecano, così quando una granata esploderà nelle vicinanze, il botto vi assorderà per un po', producendo il classico fischio che sentite ogni volta che giocate al Piccolo Artificiere con le granate di papà, ugualmente, quando le pallottole vi passeranno accanto, ne sentirete l'inconfondibile sibilo e sarete felici di non esservi grattati l'orecchio con la mano sbagliata.

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Immersività.

Toglietevi le pinne, l'immersione di cui parlo non è marina nè lacustre ma è l'immersione di uno spettatore nell'esperienza emotiva e coinvolgente di un buon film.
Vietcong oltre ad essere un buon gioco (ops, l'ho detto... ) è un buon film, dove noi impersoneremo la parte del protagonista e dove gli eventi ruoteranno intorno a noi diretti dalla mano invisibile di un sapiente regista. L'atmosfera è creata in maniera molto efficace e ci sentiremo subito parte integrante di una vicenda che ci trascinerà sempre più in profondità nei suoi meandri.
Sin dal primo momento, quando saremo atterrati nel campo base di Nui Pek, impareremo a mettere da parte i formalismi militari e a non fare il saluto all'ufficiale superiore, perchè i cecchini nemici lo riconoscerebbero all'istante, fulminandolo senza pietà. Qui in Vietnam non ci sono armi sofisticate, nè laser di puntamento, qui la guerra puzza di terra e vino di riso e la morte ha i mille occhi della foresta. I dialoghi sono molto vivaci, semplici e credibili, le scene d'intermezzo, realizzate col motore del gioco, creano une efficace atmosfera alla Apocalyps Now.
Diventeremo ben presto amici dei nostri compagni ed il senso di squadra creerà un legame che sarà di importanza vitale nel corso delle missioni.
Niente fanfaronate americaniste, dunque: qui la guerra è sporca e cattiva e siamo molto lontani dai briefing ultra-formali, tanto cari alla filmografia di Schwartzenegger o Steven Segal.
Il lussuoso appartamento che ci verrà assegnato sarà un comodissimo bilocale ammobiliato e scavato ad un paio di metri sottoterra. Nel bunker, dove riposeremo fra una missione e l'altra, troveremo una enorme quantità di informazioni non solo utili al gioco ma anche semplicemente interessanti da conoscere. Lo svolgersi dell'intera trama è raccolto nelle pagine di un comodo quanto appassionante diario che sarà proprio il protagonista del gioco a tenere, in maniera del tutto automatica, sempre aggiornato. Inoltre, troveremo degli indispensabili dossier sulle armi di cui saremo equipaggiati ed un mucchio di informazioni disponibili a proposito della situazione storico- politica della regione, delle popolazioni e delle tribù, oltre ad utilissime notizie sulle tecniche di guerriglia nemiche. Ah... tutto questo mentre ascolteremo la radio, con la sua incessante sequenza di ottima musica e brillanti intermezze del dj. Beh, non c'è nessun altro posto come casa nostra.

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Immersività.

L'intera trama è, dunque, narrata in prima persona, sia durante le sequenze d'intermezzo che durante il gioco vero e proprio, fino alle pause fra una missione e l'altra, avendo a disposizione il diario. I personaggi sono animati in maniera convincente e le espressioni sono piuttosto realistiche, facendo dimenticare presto l'esiguità del numero di poligoni utilizzati.
Ma prima di lanciarsi nell'avventura vera e propria è consigliabile farsi le missioni di addestramento, dei semplici tutorial nei quali potremo imparare le tecniche basilari del gioco, naturalmente sotto le coloratissime invettive del più classico sergentone da film (che poi è lo stesso capitano del campo di Nui Pek). Queste missioni sono una vera chicca, divertenti e spassose, ma il linguaggio decisamente esplicito del sergente potrebbe dare fastidio a qualcuno.
In effetti, una delle caratteristiche principali di questo gioco è il linguaggio diretto e senza compromessi di cui si fa largo uso. Si sa: la guerra è guerra ed a strisciare nel fango ed ingoiare polvere si finisce per non andare troppo per il sottile. Personalmente apprezzo l'idea e condivido il bollino "Vietato ai Minori di 18 Anni" presente sulla confezione, ma forse qualcun altro potrebbe sentirsi infastidito, per cui è meglio mettere subito in chiaro la cosa: sentirete invettive d'ogni genere e sentirete chiamare i vostri nemici con epiteti ben poco lusinghieri, quindi preparatevi ad un viaggio nel Vietnam del sud come poche volte vi capiterà di fare. Nel bene e nel male.
Ma soprattutto nel bene.

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Gameplay.

Veniamo, finalmente, al cuore della recensione. Parliamo adesso di quanto si lascia giocare questo Vietcong ed in che maniera.
Innanzitutto, dimenticate l'azione alla SoF2 o la tattica precisa e millimetrica di Ghost Recon, perchè ci troviamo esattamente a metà strada fra i due titoli. Vietcong mescola con giudizio i due ingredienti, rendendo il gioco fluido e veloce, ma mai frustrante o cervellotico. Si combatte, ma da soldati, non da strateghi. Qui, nella giungla, si striscia nel fango e si avanza con un occhio incollato a terra, per scoprire eventuali trappole, e l'altro inchiodato alla foresta, prima che cominci a piovere piombo dal lato sbagliato del fucile. Impressionante, come già detto, il sibilo dei proiettili che ci passano vicini.
Parlare di "realismo" per questo gioco è un po' contraddittorio, perchè il realismo è semplificato e così pure il modello fisico e la riproduzione delle armi. Non è solo sul realismo che il gioco basa la sua forza, ma anche sull'ambientazione convincente e sulla simulazione di combattimento.

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Gameplay.

Dovremo comandare bene i nostri uomini ed essere furtivi e silenziosi per riuscire a sconfiggere i dannati charlie, che sono dappertutto. Le armi, poi, sono parecchie e tutte abbastanza semplici da usare, senza troppe differenze a livello balistico, ma naturalmente il peso di ogni arma influenzerà i nostri movimenti, quando imbracciata. Quindi, reggendo un M60 ci muoveremo più lentamente che non reggendo una pistola o un semplice coltello. Nelle situazioni più complicate, inoltre, potremo disfarci delle nostre armi per raccogliere quelle dei nemici, che saranno sicuramente meno sofisticate, ma troveremo munizioni a palate sparse un po' ovunque, soprattutto sui loro cadaveri. Insomma, l'amante della simulazione militare ad ogni costo potrebbe facilmente rimanere deluso dal gioco, ma il gocatore che cerca un'esperienza coinvolgente ed impegnativa allora avrà pane per i suoi denti.
Le mappe sono ben fatte, ricche di particolari e ben bilanciate. L'esplorazione si alterna con equilibrio alle fasi di combattimento e più d'una volta troveremo strade alternative da seguire e, in generale, una discreta non linearità delle mappe. Le missioni sono varie ed entusiasmanti e ci troveremo a strisciare al buio in tunnel sottoterra, zeppi di nemici, o a guidare una jeep su un sentiero di montagna, da fare invidia a Colin McRae!
Man mano che si va avanti, in modalità single player, si sbloccheranno nuove armi e nuove mappe da giocare in modalità Azione Istantanea. Inoltre, in questa modalità, potremo giocare anche dalla parte dei Vietcong.
Le prime volte che giocheremo, scopriremo che i musi gialli sono dei nemici ostici, difficili da tirare giù e spesso infallibili da lontano. In effetti, una delle critiche più diffuse è proprio il fatto che i Vietcong risultano troppo spesso duri a morire e dovremo colpirli più volte per vederli cadere definitivamente. In più, la mira pressocchè infallibile anche sulle lunghe distanze, di alcuni tiratori, può rendere il gioco frustrante nei primi momenti, ma per fortuna è stato implementato un sistema di salvataggi ibrido che ci eviterà di dover dolorosamente ricominciare la missione daccapo.
Il sistema di salvataggi è ibrido, come ho detto, perchè mescola due soluzioni apparentemente contrastanti fra loro. Principalmente, compiendo determinate azioni e portando a termine i vari obietttivi, il gioco salverà automaticamente, sfruttando un sistema detto a "checkpoint", ma a questo si aggiunge anche la possibilità di salvare in qualunque altro momento della partita. La differenza sta nel fatto che questi salvataggi liberi sono limitati ed il numero dipende dal livello di difficoltà selezionato. Più è alto il livello di difficoltà e minore è il numero di quicksave disponibili.
L'Intelligenza Artificiale si pone su livelli discreti, con una buona simulazione dei comportamenti più comuni ed una più che buona funzionalità tattica. I Vietcong sono micidiali da lontano ed i tiratori hanno una mira infallibile, fornendo una buona copertura ai loro compagni. I nemici sono sempre in movimento, si spostano continuamente e sanno sfruttare le coperture, fornite dai vari ambienti, a loro vantaggio, diventando decisamente difficili da stanare.

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Gameplay.

I compagni di squadra, invece, rispondono perfettamente agli ordini e sanno darci la copertura necessaria quando richiesta, senza troppe indecisioni. L'importante, però, è non chiedere troppo ai loro cervelli digitali. Basta poco perchè un soldato amico si frapponga fra noi e i Cong, invadendo inevitabilmente la nostra linea di tiro. Entrando in un cunicolo, o in una trincea, c'è il rischio continuo di trovarsi dietro tutta la squadra, che ci avrà seguiti come una fila di fedeli cagnolini, bloccando l'uscita.
Insomma, l'IA è su buoni livelli, sempre convincente, ma qualche sbavatura qui e lì ne pregiudica il funzionamento in alcune sitauzioni.
L'interfaccia si presenta spartana ed essenziale, con un irrealistico radar, nell'angolo in alto a destra, che segnala la posizione di amici e nemici, nelle immediate vicinanze. I puritsti del realismo, però, non si preoccupino, dato che potranno eliminare gli orpelli in eccedenza e giocare perfino con l'hud completamente spoglio, tramite l'apposita voce nel menu Opzioni.

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Multiplayer.

Che Vietcong sia un gioco completo sotto tutti gli aspetti è una cosa che abbiamo oramai appurato, quindi possiamo a buona ragione aspettarci che sia altrettanto curato anche dal punto di vista del multiplayer.
Le modalità di gioco sono davvero tante ed accontentano quasi ogni tipologia di giocatore. Volete il frag selvaggio, senza mezzi termini? Ok, allora potete lanciarvi in furiosi DeathMatch, senza pietà. Ma Vietcong è studiato per il gioco di squadra, quindi una modalità come il DM può andar bene per riscaldarsi un po', a tempo perso e senza troppo impegno, mentre le altre sono studiate appositamente per mettere una contro l'altra due squadre di giocatori. Così come in single player, anche in multiplayer si scontrano Vietcong ed Americani, quindi queste saranno le due fazioni in campo, poi da che lato giocare dipende un po' dalle nostre simpatie ed un po' dall'equilibrio delle parti sul server in quel momento.
A parte il DM ed il TDM (DM a squadre), le altre modalità comprendono la classica CTF (cattura la bandiera), il Last Man Standing, una variante senza respawn del DM, la modalità Cooperativa, in cui potremo affrontare le missioni del single player con compagni umani, una interessantissima modalità ATG (Assault Team Game), che si rifà tantissimo alla modalità Assault presente nel primo UT ed in cui ogni squadra ha degli obiettivi assegnati da portare a termine, ed infine la RW (Real War), in cui bisogna catturare tutte le bandiere presenti sulla mappa e mantenerne il possesso, un po' come la modalità Domination di UT. Insomma, Vietcong ci mette a disposizione un sacco di tipologie differenti di gioco e, sicuramente, offre un largo ventaglio di risorse per gli incontri a squadre.
Fondamentalmente, nel multiplayer Vietcong si rivela un gioco a classi, dove ogni giocatore seleziona la squadra d'appartenenza e poi la classe con cui vuole partecipare alla partita. Le classi sono più o meno quelle standard del genere, quindi avremo il soldato semplice, buono un po' per tutti i ruoli e che si presta bene sia ad azioni difensive che offensive, il medico, che può curare i giocatori feriti, il geniere, che distribuisce munizioni a volontà, porta con sè un bel po' di granate e può preparare delle trappole esplosive, il marconista, che può chiamare un attacco aereo via radio, il cecchino ed infine il mitragliere, armato del temibile M60.

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Multiplayer.

Le mappe sono molto ampie e permettono di ospitare squadre numerose, fino a 64 giocatori (ma questo ovviamente va a pesare sulle prestazioni del server). Molto buona la connettività delle mappe, inoltre la presenza di tanti percorsi alternativi, più o meno nascosti, rende il gioco ancora più avvincente. Gli eroismi vengono pagati a caro prezzo ed avventurarsi a testa bassa incontro ai nemici vuol dire morte certa, per cui la coordinazione di squadra diventa essenziale in questo gioco. A questo scopo, allora, potremo utilizzare il comodo menu di comunicazione, tramite il quale chiedere supporto o impartire ordini ai nostri compagni, ma siccome si tratta di ordini vocali, potranno essere uditi solo da chi ci è più vicino, nemici compresi. Per le comunicazioni più importanti, invece, è preferibile usare la team chat.
Gli sviluppatori hanno imparato molto dai titoli più importanti, in questo settore, ed hanno messo a frutto la loro esperienza rendendo il più agevole possibile sia l'interfaccia che il gameplay e mettendo in evidenza un attento studio rivolto in questa direzione, anche se qualche piccola magagna esce fuori ogni tanto.
Il netcode sembra reggere bene ai colpi del lag, anche se non sempre è facile capire quando il ping è alto per colpa del server e quando per colpa della linea. Un fastidioso difetto si manifesta ogni tanto, durante il cambio di mappa, quando il giocatore si trova improvvisamente espulso dalla partita o perchè il server è misteriosamente sparito o perchè si è, altrettanto misteriosamente, riempito. E' come se, tra una mappa e l'altra, non desse la priorità di partecipazione ai giocatori presenti.
Quando un giocatore muore, resta come spettatore per un breve periodo di tempo (dell'ordine di una trentina di secondi, quando va male) ed è possibile seguire i propri compagni di squadra da vicino, prima del successivo respawn. Un appunto va fatto sulla gestione della telecamera, in modalità spettatore, che risulta un po' macchinosa da muovere ed impedisce di seguire bene le tattiche dei nostri compagni, soprattutto quando ci troviamo in una situazione critica ed il tempo stringe, però si tratta, a ben vedere, del classico pelo nell'uovo.
Se siete amanti delle partite multigiocatore, allora, sicuramente vi lascerete appassionare dalle opportunità che offre Vietcong in questo campo. Se siete hardcore gamer, inoltre, non potrete rinunciare a quella che è, sicuramente, la regina delle modalità di gioco: il Vietnam Mode!

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Vietnam Mode.

Creando un server, è possibile attivare la modalità Vietnam tramite la quale verranno disabilitate tutte le informazioni presenti sull'hud, a parte quelle relative al punteggio di squadra. Quindi spariranno sia il radar, che il mirino, la barra della salute e l'indicatore di munizioni. In sostanza, giocheremo "a vista".
Realistico? No, perchè è improbabile che un soldato non sappia giudicare da sè quanto è stato ferito e di che entità sia il danno. Basta guardarsi addosso per capire se si tratta di un graffio o se stiamo morendo. Insomma, potrò ben capirlo se mi è saltata una gamba, no? Eppure questo non è possibile e non saremo in grado di valutare l'entità delle nostre ferite. Allo stesso modo, in teoria, basterebbe un'occhiata veloce alla cintura delle munizioni per vedere quanti caricatori ci sono rimasti, ma neanche questo ci è consentito, in modalità Vietnam. Ma, allora, che l'hanno messa a fare?
L'hanno messa per farci divertire, signori miei, perchè nonostante sia poco credibile da un punto di vista strettamente realistico, il Vietnam Mode triplica il flusso di adrenalina nel sangue e, inoltre, sentire il pericolo dietro ogni angolo costringe il giocatore ad essere molto più cauto ed a ragionare con maggiore senso tattico.
Riflettere, aggirare e colpire per primi, questo è il cuore di tutto il gioco e in questa modalità il gusto del combattimento viene esaltato e portato a livelli molto più alti.
L'unica mancanza, secondo me, è il fatto che togliendo il radar è sparita anche la bussola, ma questo è uno strumento fin troppo utile per coordinare le strategie di combattimento e toglierlo può penalizzare in parte la giocabilità o, meglio, impedisce di sfruttare tutte le possibilità strategiche del gioco. Ma tant'è, la bussola sparisce insieme al resto dell'hud, quindi teniamocela così, in fin dei conti - all'atto pratico - non se ne sente la mancanza.
Ma la modalità Vietnam esiste anche in single player ed aggiunge, a tutto questo, il fatto che non avremo più a disposizione i quicksave.
Insomma, un gioco duro per giocatori duri. O incoscienti.

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La confezione.

Quando vi trovate a passare di fronte ad una vetrina con tutte quelle scatole esposte, con tutti quei giochi messi in bella mostra, non provate una insopprimibile curiosità di vederne il contenuto? Non avete voglia di strappare il cellophane, aprirle e sbirciare cosa c'è dentro?
Ebbene oggi ne avete l'opportunità, perchè state per scoprire cosa si nasconde (rullo di tamburi, prego... ) nella confezione di Vietcong!
Il package è nel solito formato dvd, che oramai ha quasi del tutto soppiantato il classico scatolo di cartone (che, comunque, a noi piace di più). All'interno troviamo i due cd del gioco, il manuale ed una carta prepagata di Telecom che ci regala un'ora di connessione gratuita. Wow!
Il manuale in bianco e nero si fa apprezzare per la completezza delle informazioni, mai ridondanti ed inutili, e perchè mostra una ricca lista di comandi via console necessari a gestire sia il lato client che quello server durante le partite multigiocatore.
Inoltre, la sezione dedicata ai suggerimenti tattici ed al gergo delle forze speciali, contribuisce a ricreare l'atmosfera di gioco anche a computer spento, facendo venire l'acquolina in bocca ancor prima di averlo installato!

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Commento finale.

Vietcong è una piccola sorpresa e si guadagna una posizione di tutto rispetto in mezzo a nomi più altisonanti sviluppati su motori grafici di terze parti. Vietcong è creato tutto da zero, a partire dal motore tridimensionale, e, visti i risultati, non possiamo che dare il nostro plauso ai ragazzi dello Pterodon Team.
Vietcong è un gioco 'elegante', che trasuda carisma da ogni singolo byte, e poco importa se la grafica non è all'altezza degli standard attuali, pazienza: è un gioco dannatamente divertente!
La storia cinematografica ed appassionante, il gameplay curato ed adrenalinico, l'audio eccezionale con una colonna sonora di tutto rispetto (basti pensare solo alla cover di 'Hey Joe', di Jimi Hendrix, ad opera dei Deep Purple), i menu rifinitissimi ed una sezione multiplayer che non ha nulla da invidiare alla controparte single player, sono tutti fattori che concorrono a creare un piccolo capolavoro.
Certo, qualche magagna c'è, qualche bug ogni tanto esce fuori e la grafica scarna, particolare decisamente rilevante, può risultare irritante per più d'un giocatore, ma si tratta comunque di aspetti che cadono in secondo piano di fronte all'impressionante giocabilità di questo titolo.
Vietcong è un gioco che durerà a lungo, soprattutto in virtù dell'aspetto multigiocatore, ed il prezzo più basso, proposto da Cidiverte, lo rende un vero e proprio 'must' per i giocatori più esigenti.
Quindi, in definitiva, se desiderate un gioco che vi appaghi visivamente con colori sgargianti ed effetti di ultimissima generazione, allora vi conviene guardare altrove, ma se quella che cercate è un'esperienza completa, che vi catturi con una trama entusiasmante ed un'atmosfera incredibile e che vi faccia divertire in multiplayer come pochi sanno fare, allora Vietcong è qui, in attesa solo di diventare di vostra proprietà.

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Pro: appassionante e coinvolgente gameplay strepitoso sia in single player che in multiplayer ottimo il sonoro ed in particolare il doppiaggio in italiano Contro: grafica essenziale e spigolosa, lontana dagli standard odierni qualche bug di troppo ed una IA che in alcuni casi mostra i suoi limiti netcode migliorabile

Una breve introduzione

Vietcong arriva, finalmente, anche da noi ed è completamente localizzato in italiano.
Dopo una esauriente anteprima, cerchiamo adesso di sviscerare il contenuto del gioco in queste poche pagine, valutando i pro e i contro di un prodotto che ha fatto discutere tanti appassionati, ancora prima di essere venduto nei negozi.

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