Virtua Fighter 5 - Recensione  10

Virtua Fighter 5 arriva su Xbox 360, e si prende lo scettro di miglior beat'em up sulla console Microsoft

Il genere dei picchiaduro, dispiace dirlo, ha subito una lenta ma costante flessione nel corso degli ultimi anni, in termini di popolarità, fino a ritagliarsi spesso e volentieri solo una nicchia di mercato in fatto di vendite. Tant'e vero che gli sviluppatori si sono sempre più spesso rivolti verso la forma piuttosto che la sostanza vera e propria, per cercare di arginare questo fenomeno.
Lontana da questa tendenza è sempre stata la serie Virtua Fighter, vero e proprio simbolo in tre dimensioni degli amanti di questo filone, che hanno eletto la fatica partorita da Sega AM 2 come vero e proprio fenomeno di culto, una produzione verso la quale esibire quasi un certo rispetto reverenziale.
Il quinto capitolo fa approda su Xbox 360 dopo l’esordio, qualche mese fa, su PlayStation 3, riprendendone la solida base ed integrandola con le migliorie dell’ultima incarnazione da sala giochi ed aggiungendo anti aliasing e la tanto agognatà modalità online.

Virtua Fighter 5 ripropone tutta la squadra di lottatori che abbiamo avuto modo di apprezzare nel quarto capitolo, con l'aggiunta di due new entry: El Blaze, atleta messicano dotato di mosse spettacolari e parente vicino di tal Rey Mysterio (per gli amanti del Wrestling), ed Eileen, combattente cinese dotata di molta forza e agilità.
Come detto in precedenza, i punti di forza di questo gioco risiedono proprio nell'aspetto più importante, quello del gameplay, e anche questo quinto capitolo non ne fa eccezione. I tasti demandati all'azione diretta sono i soliti tre, con il quadrato per la guardia, il triangolo o la x per il pugno e il cerchio per il calcio.
Questi andranno combinati tra loro per eseguire le combo più letali e, insieme alle frecce di movimento, per eseguire schivate o altri colpi. A tal proposito la prima introduzione che abbiamo notato è la cosiddetta "offensive mode", un nuovo tipo di schivata che permette inoltre di posizionarsi di fianco al proprio avversario e cominciare così una nuova mossa.
Altre novità risiedono nella modifica di diverse combo offensive dei personaggi, che andranno quindi memorizzate nuovamente, ed una maggiore velocità in alcuni frangenti dell'azione, soprattutto per quanto riguarda i movimenti sull'asse orizzontale. Anche la proporzione tra i vari personaggi appare più realistica, con differenze marcate tra i lottatori di diversa stazza e velocità, caratteristiche indirizzate ad un maggior bilanciamento tra tutti i contendenti. Se vogliamo queste modifiche rendono anche un filino più accessibile il picchiaduro Sega per i meno esperti, ma proprio questi buoni propositi si scontrano con una modalità di training, qui denominata Dojo, piuttosto ristretta se confrontata ad esempio con la versione Evolution del quarto capitolo. In Virtua Fighter 5 è rimasta la possibilità di effettuare i colpi in sequenza, visualizzarne la lista oppure la pressione dei tasti con relativo tempo scandito e sparring partner che eseguirà le azioni da noi impostate, ma è praticamente scomparsa la parte dedicata al tutorial più avanzato, nel quale l'utente meno avvezzo poteva allenarsi replicando le mosse mostrate a video e prendendo parte ad alcune prove specifiche quali il completamento di un certo numero di combo in un dato lasso di tempo e così via.

Ad ogni modo se siete alla ricerca di un picchiaduro estremamente tecnico, difficile da padroneggiare ma che regala tante soddisfazioni man mano che viene assimilato, Virtua Fighter fa per voi. A tal proposito è consigliabile acquistare un sistema di controllo più adatto all'occasione, grazie alle due alternative proposte dalla stessa Sega e da Haori, con joystick dotati di manopola e bottoni molto simili a quelli presenti in sala giochi.

A supportare una struttura di gioco così solida non manca fortunatamente la componente tecnica, soprattutto per quanto riguarda le animazioni e la realizzazione dei personaggi, anche in questo caso ai vertici della categoria. Ogni mossa dispone di animazioni naturali e convincenti, la risposta ai comandi è sempre precisa, merito anche del frame rate, sempre ancorato ai sessanta fotogrammi al secondo. La modellazione dei combattenti è ugualmente valida, con un'ottima realizzazione delle muscolature e di tutti i vestiti. A rendere il tutto decisamente più realistico ci pensa l'ottimo sistema di illuminazione e il lavoro svolto dai programmatori Sega per quanto riguarda la proiezione delle ombre sui personaggi, grazie a tecniche di self e soft shadowing che permettono anche agli oggetti circostanti (come gli alberi di ciliegio di un particolare stage) di proiettare le ombre sui vari combattenti. Rispetto alla versione PS3, questa nuova edizione vanta l’attivazione dell’antialiasing che gli conferisce una pulizia d’immagine ancora superiore.
Gli scenari, quasi una ventina, sono invece meno impressionanti, brillano infatti per definizione ed uso dei colori, ma non lasciando gridare al miracolo per complessità o elementi animati che li compongono.
Oltre alla già citata modalità di training Dojo, è possibile affrontare quella classica arcade mediante una sequenza composta da sette sfide che portano allo scontro finale con il boss storico della saga, Dural. In questo frangente è possibile creare e quindi salvare un proprio profilo, ed associarlo ad un particolare personaggio in modo da poter memorizzare il computo delle vittorie e sconfitte. Purtroppo la modalità arcade non offre molti stimoli in quanto ad obiettivi, problema in parte assolto da quella denominata Quest Mode, nella quale sarà possibile gareggiare in diverse sale giochi virtuali contro avversari di difficoltà variabile e modellati su reali videogiocatori Giapponesi, con tanto di costumi e sequenze di combo differenti. Occasionalmente il giocatore verrà invitato a partecipare ad alcuni tornei ed al termine di ogni incontro portato a termine con successo si potranno guadagnare soldi, oggetti e punti per salire di grado. Questi ultimi fattori si riallacciano alla possibilità di poter personalizzare, esteticamente, quasi tutti gli aspetti dei combattenti, a partire dal taglio dei capelli fino ad arrivare ad orecchini, costumi e alcuni oggetti decisamente stravaganti. Ovviamente quelli più interessanti richiederanno un buon numero di soldi virtuali, e quindi bisognerà cimentarsi parecchio nel quest mode. Le due ultime modalità risiedono nel classico giocatore contro giocatore e nella VF.TV, nella quale potremo visionare alcuni (pochi) filmati, le demo generate dal computer di tutti i combattimenti e i replay salvati, caratteristica purtroppo disponibile solo negli scontri tra avversari umani.
I problemi di Virtua Fighter 5 partono proprio dal numero di modalità presenti, che segna un passo indietro rispetto al quarto capitolo, compensata nella versione per Xbox 360 dall’inserimento della tanto agognata modalità online. Nelle partite classificate vince chi si aggiudica 3 round da 45 secondi, senza nessun settaggio da variare tranne che l’avere o meno il ringout, dato che non si può decidere neanche l’ambientazione in cui combattere. La struttura è come quella del Quest mode offline con una classifica da scalare guadagnando punti vincendo i combattimenti e procurandosi anche punti da spendere nella customizzazione del lottatore. La cosa più positiva è, almeno nella nostra prova, l’assenza completa di lag che rende l’esperienza indistinguibile da quella offline. E questa, in fondo, era la preoccupazione principale. Tenendo di conto che molto dipenderà dalla qualità della connessione di chi gioca. Dulcis (mica tanto) in fundo, l'Intelligenza Artificiale degli avversari gestiti dal computer ci è sembrata, soprattutto ai livelli bassi, non proprio impeccabile, con un livello di sfida altalenante e con la possibilità per il giocatore di portare a termine vittoriosamente diversi scontri con una sequenza (identica) di poche mosse.

Commento

Virtua Fighter 5, secondo il parere di chi vi scrive, è il picchiaduro 3D più tecnico e appetibile sulla piazza, dotato di parecchia sostanza e di un ottimo comparto tecnico a supporto, sicuramente una manna per i cosiddetti "hardcore" o amanti sfegatati del genere.
Le lievi migliorie grafiche e, soprattutto, l'inserimento della tanto agognata modalità online, rendono questa versione un vero punto di riferimento per tutti i fan della saga ideata da Yu Sukuki.

Pro

  • Gameplay Impareggiabile
  • Ottimo comparto tecnico
  • Inserimento della modalità online
Contro
  • Alcuni problemi di IA avversaria