War Front: Turning PointWar Front: Turning Point - Recensione 

Della serie, non sempre basta la trama per fare un gioco originale.

Una lunga gestazione

C’era molta attesa attorno a questo titolo annunciato all’E3 di due anni fa, soprattutto per l’originale ambientazione: uno scenario geopolitico un cui viene immaginata l’Europa se la Germania non fosse stata sconfitta nel 1945 e di riflesso la seconda guerra mondiale si fosse protratta per ulteriori anni. La fantasiosa interpretazione del passato ha permesso ai programmatori di dar vita a tutti quei progetti rimasti solamente sulla carta: la risultante è una coesistenza di armi e mezzi realmente esisti ed utilizzati, come i carri armati Panther o Calliope, nomi ormai noti ai più e che affondano il giocatore nelle radici storiche del conflitto, unitamente a marchingegni ed equipaggiamenti bizzarri, come la bomba al ghiaccio dell’Unione Sovietica o il jetpack della Wehrmacht, che lo proiettano in un (im)probabile futuro.

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La solita minestra

A dispetto di questa facciata innovativa, che dimostra come l’argomento guerra mondiale non sia del tutto esaurito ed anzi, può ancora aprire spazi ad ulteriori ed intriganti interpretazioni, si cela in realtà uno strategico che poggia le proprie basi sulle canonicissime regole introdotte oltre un decennio fa dai vari Command & Conquer e StarCraft. Ci sono tre fazioni a disposizione (tedeschi, russi, e alleati), ciascuna delle quali caratterizzata da abilità intrinseche ma sufficientemente uniformi nella sostanza; ci sono le risorse da raccogliere e gli aggiornamenti da effettuare e ci sono gli eroi, soldati superpotenziati in grado di sbilanciare le sorti di una battaglia.
Naturalmente vige la regola della morra cinese: non esiste l’unità più forte, ma ciascuna dispone di punti deboli che la rendono particolarmente vulnerabile. Ciò detto non nascondiamo che, spesso e volentieri, si finisce col prediligere sempre le migliori armate della propria compagine: nel caso dei tedeschi, per esempio, l’artiglieria è in assoluto la più potente, e si finirà con farne ampio uso a differenza della fanteria terrestre che torna utile solo in poche occasioni, come la conquista di edifici strategici (banche, trivelle) che forniscono un notevole incremento alla produzione di risorse.

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Il single player è strutturato in due campagne (una alleata, l’altra tedesca) composte da 11 missioni ciascuna. Le mappe sono sempre le medesime, indipendentemente da chi si sceglie - la differenza ricade nel punto di vista da cui si vive la storia; una decisione a nostro modo di vedere opinabile perché abbassa decisamente il fattore rigiocabilità. La trama, affidata a giovani scenografi statunitensi, è peraltro molto leggera, romanzata e ricca di cliché: basti pensare che il temibile comandate tedesco Hellmann, che nel filmato introduttivo stermina da solo una decina di cingolati americani, per incitare i propri uomini alla conquista di Londra non trova motivazioni migliori se non la minaccia di dover bere birra inglese in caso di sconfitta.

Scelte strategiche ed errori d’esecuzione

Sul campo di battaglia l’IA del computer se la cava benino, specie nelle missioni più avanzate quando l’iniziale differenza numerica può creare dei grattacapi al giocatore; tuttavia di solito è sufficiente resistere sino a creare un paio di armate abbastanza forti con cui indebolire prima e annientare poi le postazioni nemiche. Qualora non si riuscisse in quest’impresa si può sempre sfruttare una generosa scelta dei programmatori che permette di costruire ovunque sulla mappa.

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Scelte strategiche ed errori d’esecuzione

I più smaliziati useranno tanta libertà edilizia per dar vita alla tattica “dell’erosione” che consiste nell’edificazione indiscriminata di torri difensive di qualsiasi tipo (non c’è limite) per giungere con l'esercito tirato a lucido a ridosso dell’accampamento governato dalla CPU che, come quasi sempre accade, utilizza troppo parsimoniosamente gli strumenti difensivi.
Pecca di non poca rilevanza è il pathfinding, ossia il movimento delle unità sulla mappa. Troppo spesso ci si troverà a perdere tempo per “dirigere il traffico”: i carri si ostacolano tra loro rimanendo intrappolati e vulnerabili alla pioggia di fuoco nemica. Non ci saremmo in tutta onestà attesi un simile svarione da uno sviluppatore così esperto come Digital Reality, la cui abilità emerge invece nella realizzazione tecnica.

L’aspetto tecnico

Il piatto forte di War Front sono le esplosioni che condiscono ogni scontro armato e rendono l’azione gradevole e spettacolare; per il resto il titolo se la cava bene pur senza eccellere. Le unità sono dettagliate e si muovono fluidamente sullo schermo, ma l’assenza dell’anti-aliasing lascia delle perplessità, così come alcune ambientazioni notturne di difficile interpretazione. Interessante feature che vedremo pesantemente utilizzata nel prossimo Field Ops è la possibilità di utilizzare in prima persona le torrette difensive o di seguire i camion rifornimenti da una visuale isometrica. Riteniamo però che quest’opzione verrà utilizzata solo per curiosità e in pochissime occasioni dai giocatori, perché naturalmente distoglie l’attenzione dal campo di battaglia.
Da sempre punto di forza di Digital Reality, la colonna sonora di War Front è senza dubbio evocativa, ma ciò che manca è la varietà del parlato. Le truppe risponderanno sempre con quei due o tre commenti (la copia da noi provata era in inglese) che potrebbero rapidamente venire a noia.

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L’aspetto tecnico

Il comparto multiplayer può mettere contro sino ad un massimo di 10 giocatori mediante rete locale o internazionale e prevede, oltre alle consuete modalità Deathmatch (in solitaria o a squadre) e Conquista, la piacevole variante Ordini Segreti: come in Risiko ad ogni giocatore viene dato un obiettivo diverso – chi lo raggiunge per primo ovviamente vince.

Commento

Dopo aver provato per diverse ore War Front: Turning Point resta un po’ d’amaro in bocca per le ottime premesse sviluppate in modo troppo superficiale e senza la dose d’innovazione necessaria per competere non solo con il campione della categoria, quel Company of Heroes premiato dalla redazione di Multiplayer.it come miglior gioco per PC del 2006, ma con altri due blockbuster del calibro di Supreme Commander e Command & Conquer 3, sui quali è totalmente concentrata l’attenzione dei giocatori. Allo stesso tempo ci sentiamo comunque di consigliare il gioco di Digital Reality agli strateghi insaziabili o a coloro che, per gusti personali o non disponendo di un hardware sufficientemente potente, non possono permettersi i “pesi massimi” sopraindicati.

Pro Idee di base originali Ottima colonna sonora Multiplayer coinvolgente Contro Regole di gioco troppo classiche Pessimo pathfinding Scarsa varietà di mappe

Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi: Sistema operativo: Microsoft Windows XP Home/Pro Processore: Pentium IV 2 GHz / Athlon 2.4 GHz Memoria: 512 MB RAM Hard Drive: 3.5 GB di spazio libero su hard disk Acceleratore 3D: scheda grafica compatibile DirectX 9.0c con memoria 128 MB (serie MX e XGI Volari non supportati)
Requisiti Consigliati: Processore: Pentium IV 3 GHz / Athlon 3 GHz Memoria: 1 GB RAM Acceleratore 3D: scheda grafica compatibile DirectX 9.0c con memoria 256 MB Configurazione di Prova; AMD Athlon FX-55 1 GB di RAM Scheda video nVidia GeForce 7800GTX

Arriva da Digital Reality, uno degli sviluppatori mitteleuropei più conosciuti grazie a titoli di un certo spessore come Haegemonia e Desert Rats vs Afrika Korps, War Front: Turning Point, RTS col compito di rispolverare un nome che negli ultimi due anni aveva perso un po’ di smalto, soprattutto a causa di produzioni mediocri come D-Day e War on Terror.

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