Wario: Master of Disguise - Recensione  1

E' giunto il momento per Wario di tornare a fare quello che sa fare meglio: il cattivo! Naturalmente su Nintendo DS...

Il solito sospetto

L’avventura inizia con un annoiatissimo Wario davanti alla televisione: senza alcun preavviso la sua attenzione viene catturata da un programma in cui un buffo ladro, che si fa chiamare Zefiro Argentato, si diffonde in imprese criminali al limite dell’incredibile, il tutto grazie ad una magica bacchetta parlante, Graziano, che gli permette di trasformarsi in ciò che desidera. Il resto è facilmente immaginabile: la sete di tesori e ruberie che ha sempre caratterizzato Wario, forse giusto un po’ sopita in questi anni, ritorna prepotente a galla, e così in men che non si dica il nostro si ritrova a fronteggiare il Conte Cannoli (questo il vero nome di Zefiro Argentato…) per il possesso della bacchetta. Graziano passa così di proprietà, il Conte è comunque un osso duro ma quella che nasce come una semplice sfida per chi si rivelerà essere il miglior ladro in circolazione (e adesso Wario si fa chiamare nientemeno che Brezza Olente…) diventa ben presto un’avventura alla ricerca dei pezzi della mitologica Pietra del Desìo, un leggendario artefatto che, si dice, permetterà al suo possessore di vedere realizzarsi ogni suo desiderio…

Gran parte della meccanica di gioco consiste proprio nel capire quale potere si adatta meglio ad una situazione

Il solito sospetto

La ricerca si svolge attraverso dieci livelli e un numero un po’ più basso di ambientazioni, dal peculiare level design che, unito al sistema dei travestimenti, dona a Master of Disguise un forte aspetto da puzzle game, nel quale il ragionamento su come oltrepassare un determinato punto o come impadronirsi del tale tesoro prende spesso e volentieri il sopravvento su prontezza di riflessi e abilità manuale. Il sistema di controllo prevede l’utilizzo combinato di croce direzionale (o pulsantiera per i mancini) per i movimenti, e pennino + touch screen per tutte le altre azioni, numerose a seconda del travestimento che indossiamo. E, neanche a dirlo, anche l’utilizzo dei travestimenti, da trovare e potenziare lungo il gioco scovando determinate gemme, è subordinato a particolari disegni da effettuare sullo sprite di Wario. Gran parte della meccanica di gioco consiste proprio nel capire quale potere si adatta meglio ad una situazione, se la maggiore agilità della normale tenuta da ladro, la possibilità di sparare di Wario Astronauta, la capacità di creare blocchi dal nulla di Wario Artista e così via… I livelli sono poi strapieni di oggetti da raccogliere, che siano banali e poco preziose monete fino a preziosissimi tesori nascosti all’interno di alcuni forzieri, per ottenere i quali dovrete però prima affrontare un minigioco, di tipologie e difficoltà diverse, tutti da giocare tramite pennino e tutti realizzati con perizia, mai però particolarmente esaltanti come ci si aspetterebbe quando si associano le parole “Wario” e “minigioco”…

Un ladro senza cuore?

Gli ostacoli che si frappongono tra Wario e la sua insaziabile sete di preziosi sono di molteplice natura, dai nemici sensibili ognuno ad un diverso potere ad enigmi vari, fino alla stessa natura labirintica dei livelli che vi porterà molto spesso a ritornare in aree già visitate da reinterpretare alla luce dei nuovi poteri acquisiti nel frattempo. Sulla carta tutto questo, insieme al sistema dei travestimenti, è ottimamente congegnato e nulla sembra essere stato lasciato al caso, ben presto però purtroppo vi accorgerete che i Suzak si sono limitati a svolgere il compito secondo le regole senza aggiungere nulla di particolare e soprattutto senza tentare di toccare quelle corde che i grandi videogiochi, o più modestamente quelli “solo” molto divertenti, sanno sempre come muovere. Ed ecco quindi i combattimenti che, una volta scoperto il punto debole dei nemici, si trasformano in una monotona routine da affrontare più e più volte per via del massiccio backtracking e del respawn dei nemici, o gli enigmi che riescono ad essere talvolta fastidiosamente avulsi dal contesto senza tuttavia richiedere un impegno mentale degno di questo nome. Ecco, soprattutto, un level design inutilmente complicato in cui il backtracking, che nelle grandi avventure Nintendo è sempre appassionante fonte di piacere, diventa più che altro un fastidio fino a rendere l’intero progresso nel gioco poco accattivante, e un sistema dei travestimenti che paga lo scotto di una non ottimale gestione del touch screen: per effettuare i vari disegni bisogna essere infatti molto precisi, e la cosa non va d’accordo con quei momenti, numerosi nonostante il ritomo di gioco tutto sommato blando, in cui è richiesto un cambio molto rapido per venire a capo di una situazione. Il fatto che spesso si perda energia non per la difficoltà in sé e per sé ma perché lo schermo non ha interpretato come dovuto un vostro movimento, è ovviamente fonte di grande frustrazione…

i Suzak si sono limitati a svolgere il compito secondo le regole senza aggiungere nulla di particolare

Un ladro senza cuore?

La situazione si riprende quando si va a parlare di grafica e presentazione: siamo nel regno dell’umorismo delirante che caratterizza da ormai parecchio tempo le performance videoludiche di Wario, ma declinato in maniera diversa rispetto all’acidità di Wario Ware, con forti influenze “kawaii” e super deformed giapponesi, per un singolare e ben riuscito incontro tra demenzialità e carinerie assortite. Gli sprite principali sono ben fatti, e nonostante siano di dimensioni minori rispetto a quanto ricordiamo negli altri platform di Wario, ricchi di dettaglio e animazioni; lo stesso discorso non può essere fatto per gli sprite dei nemici, che soffrono di una singolare mancanza di coerenza nello stile e che comunque sono in generale ben più raffazzonati del protagonista e della sua nemesi, e neanche nei fondali, in ogni caso dettagliati, colorati e ben disegnati, è possibile scorgere un particolare guizzo di personalità che li faccia spiccare dalla massa anonima dei platform/adventure in 2D. Terminiamo col sonoro, ma il discorso non si fa differente: a delle musiche anonime (è un peccato più grave di quanto si possa pensare in un platform prodotto da Nintendo!) risponde un parlato poco presente ma divertente, che ben contribuisce alla caratterizzazione del tutto insieme a dialoghi, come al solito, oltremodo assurdi.

I Suzak si sono impegnati per confezionare un prodotto privo di particolari falle, tecnicamente sufficiente, ben congegnato e in una parola completo, ma purtroppo si sono dimenticati di metterci il cuore. Tutti i limiti di Master of Disguise sono in ultima analisi riportabili alla scarsa cura riposta dal team in quelli che sono gli elementi di ogni gioco in grado di suscitare nel giocatore un sincero e spontaneo divertimento, e così portare a termine l’ultima avventura di Wario assumerà spesso i contorni di un dovere e un lavoro più che di un piacere fine a sé stesso, come dovrebbe essere un videogioco. MoD resta un gioco ben realizzato, ma considerando il protagonista, le sue gloriose origini piattaformiche e il marchio della produzione, non possiamo che ritenerci un po’ delusi.

Pro

  • Sulla carta è tutto molto interessante
  • Ottima caratterizzazione e umorismo a piene mani
Contro
  • Cattiva gestione del riconoscimento tattile
  • Level design complicato e pesante
  • In generale, manca il cuore…

Eh sì, ultimamente l’antieroe Nintendo per eccellenza aveva evidentemente scoperto un filone troppo ghiotto per non sfruttarlo come si deve, quello dei minigiochi in salsa delirante di Wario Ware e le sue molteplici incarnazioni… Tanto che forse non tutti ricordano che il gemello perduto e cattivo di Mario e Luigi nasce prima come boss finale e poi come protagonista assoluto di una serie di platform, i Mario/Wario Land che su Game Boy, fino a pochi anni fa, riscuotevano successi clamorosi e meritati. Ed è in effetti dall’ultimo Wario Land, il 4 uscito nel 2001 su GBA, che il panciutissimo mangiatore d’aglio non si cimentava in un’avventura fatta di salti, labirinti, tesori da scovare e l’occasionale mazzata; sono passati ben sei anni nei quali il nostro si è cimentato in ogni professione videoludica immaginabile, non sarà che adesso ha perso un po’ di smalto?