Salviamo Shenmue!

Yu Suzuki in persona ha presentato l'attesissimo terzo capitolo della storica saga cominciata su Dreamcast

ANTEPRIMA di Christian Colli   —   16/06/2015
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Salviamo Shenmue!

La conferenza di Sony si è svolta in una calda notte di giugno, per noi italiani, a poche ore da quella di Microsoft. Un orario non certo facile, e con un bagaglio importante di aspettative dato che la conferenza della sua principale concorrente è stata piuttosto tiepida. I rumor si erano rincorsi freneticamente, nelle ultime settimane, ma li avevamo presi per quello che sembravano: voci di corridoio, leak incontrollati e leggende metropolitane. Chi sperava più nell'ultimo guardiano di Fumito Ueda? E chi credeva ancora nel remake della più famosa fantasia finale del mondo? Insomma, dalla conferenza Sony ci aspettavamo il solito: l'immancabile Uncharted 4, i giochi third party, l'esclusiva Street Fighter V, qualcosa sui multipiattaforma come Batman: Arkham Knight o Star Wars: Battlefront, tante belle promesse per PlayStation Vita. Invece, questo Electronic Entertainment Expo del 2015 in casa Sony ci ha sciorinato una serie di bombe indimenticabili. Dopo aver dato fuoco alle polveri con The Last Guardian, ci ha preso alla sprovvista con il remake di Final Fantasy VII e poi, così, en passant, come se nulla fosse, è partito un teaser di Shenmue III ed è salito sul palco nientepopodimeno che Yu Suzuki in persona. A quel punto, tantissimi spettatori in platea si sono alzati e gli hanno battuto calorosamente le mani: il sogno stava diventando realtà.

Non è un sogno, ma è realtà: Yu Suzuki vuole fare Shenmue III e ha bisogno di noi!

Standing ovation

Per capire come mai la Memorial Sports Arena di Los Angeles sia letteralmente esplosa quando Suzuki si è fatto avanti con un gran sorriso, dobbiamo fare un passo indietro. Anzi, dobbiamo viaggiare nel tempo, e tornare al 1999 e all'uscita di Shenmue per la sfortunata console di SEGA, il Dreamcast. Sviluppato da SEGA AM2, il gioco prodotto e diretto da Yu Suzuki sarebbe stato il pioniere del genere che, quindici anni dopo, ha trovato la sua massima espressione in Grand Theft Auto V.

Salviamo Shenmue!

Suzuki lo aveva definito FREE, un acronimo che stava per Full Reactive Eyes Entertainment e che, preso a sé, non a caso significava "libero": l'idea del producer giapponese era quella di un ibrido che fosse in parte RPG, in parte picchiaduro e in parte simulazione. Il suo ambizioso progetto, ai tempi, fu anche uno dei più costosi di sempre, oscillando tra i cinquanta e i settanta milioni di dollari al cambio del 1999, ma anche uno dei più innovativi e rivoluzionari, con un ciclo giorno/notte, lunghe sequenze cinematiche e PNG completamente doppiati che vivevano la loro vita, andando a lavoro di giorno e a dormire di notte. La storia di quella che, alla fin fine, era un'avventura in terza persona, girava intorno a Ryo Hazuki, un giovanotto di Yokosuka che assiste, impotente, all'omicidio di suo padre per mano di un misterioso esperto di arti marziali chiamato Lan Di. Il giocatore si ritrovava così a vivere le giornate di Ryo nella sua tranquilla cittadina nipponica, divise tra la routine di tutti i giorni e le sue personalissime indagini sul delitto. Il successo di Shenmue si doveva anche e soprattutto alla meticolosa riproduzione di Yokosuka, con i suoi abitanti e i suoi negozi, e con un livello di interazione senza precedenti per il genere. Ryo poteva visitare i locali, fare acquisti, interagire con i cittadini, fare a cazzotti con i teppisti e lavorare part-time: il giocatore aveva un certo controllo sullo sviluppo della storia, che si concludeva con la partenza del protagonista per Hong Kong. Ai tempi, ben pochi giochi finivano in cliffhanger, venivano annunciati come parti di trilogie o di saghe composte da molteplici episodi e, al contempo, offrivano uno spaccato così vero e quotidiano del Giappone, grazie anche a una regia e a una narrazione sopra le righe che rendevano Shenmue la prima, vera favola fatta videogioco.

Senza finale

Potete quindi capire come Shenmue abbia sconvolto il mondo dei videogiochi con la sua uscita su una console di nicchia come il Dreamcast, e se non ne avevate mai sentito parlare ma siete tra i milioni di giocatori che si sono goduti Grand Theft Auto V, Red Dead Redemption o anche il più recente The Witcher, a questo punto avrete compreso l'entusiasmo di quella platea sovreccitata lì a Los Angeles.

Salviamo Shenmue!

Shenmue, oggi, non si differenzierebbe molto dai titoli appena citati, dato che in fondo rappresenta l'archetipo del free roaming story-driven. Già con Shenmue II, nel 2001, Yu Suzuki aveva prestato ascolto ai suoi fan e implementato tutti quei piccoli cambiamenti che avrebbero concesso al suo nuovo progetto un posto assicurato nelle classifiche dei migliori videogiochi di tutti i tempi. In Cina, Ryo avrebbe vissuto nuove avventure, incontrato nuovi amici e nuovi nemici, conosciuto la bella e misteriosa Ling Shenhua e scoperto un altro, fondamentale tassello nel complicato mosaico della morte di suo padre. Anche Shenmue II finiva in cliffhanger, poiché Yu Suzuki aveva intenzione di concludere la storia col terzo episodio, già scritto da tempo. Qualcosa, però, andò storto. Vuoi per i problemi che stava affrontando SEGA, specie dopo la sua ristrutturazione, vuoi per le pessime vendite della conversione per Xbox di Shenmue II, vuoi per le famigerate divergenze tra la società e Suzuki in persona, Shenmue III non vide mai la luce. Se ne parlò per anni, tuttavia: ogni tanto spuntava qualche leak sui forum, oppure qualche giornalista aveva un incredibile scoop che si rivelava poi una bolla di sapone, e Suzuki non faceva altro che ripetere che, sì, se SEGA avesse avuto le risorse, magari si sarebbe anche fatto, ma non c'era niente di sicuro, e le petizioni dei suoi fan non bastavano di certo. All'epoca, in effetti, non c'era ancora Kickstarter: non stupisce, quindi, che Suzuki sia ricorso al crowdfunding per dare un finale alla sua creatura e un senso di chiusura all'idea più brillante della sua carriera.

Il ritorno di Ryo

Lascia di stucco, semmai, il fatto che Yu Suzuki l'annuncio l'abbia fatto dal palco della conferenza Sony, presentando il progetto per PlayStation 4 e per PC. Niente Xbox One: la Sony ha l'esclusiva per console, e non possiamo fare altro che speculare. Il teaser, in realtà, non ci offre molto, tranne qualche immagine fortemente "work in progress" che dimostra come sarebbe (o sarà!) Shenmue III su Unreal Engine 4. Su una cosa Suzuki è cristallino: questo è il gioco che i suoi fan hanno atteso per quindici anni, ed è giusto che anche loro possano contribuire a realizzare il suo sogno.

Salviamo Shenmue!
Salviamo Shenmue!

"Avremo bisogno di tutto l'affetto e il sostegno di ciascuno di voi!", implora Suzuki dalla pagina di Shenmue III appena aperta su Kickstarter, e pochi minuti dopo è il delirio: i server cedono sia su Kickstarter, sia sui forum più popolari come NeoGAF, inondati di accessi e commenti tra l'incredulo e il commosso. Quando Kickstarter torna a funzionare, poco dopo, Shenmue III ha già raccolto venticinquemila dollari nel giro di un quarto d'ora. Un'ora e mezza dopo l'inizio della campagna, ne ha raccolti un milione e centomila, più di metà dei due milioni di dollari richiesti per finanziare il gioco. Gli stretch goal pubblicati, peraltro, non sono nemmeno poi tanto lontani tra loro: fino a tre milioni di dollari per includere la storia dei precedenti Shenmue come fosse una lunga cinematica e i sottotitoli in varie lingue, italiano compreso. Superati i tre milioni di dollari, si comincia a parlare di un cosiddetto "Rapport System", che forse permetterà a Ryo di approfondire la sua relazione con gli altri comprimari, e di un albero delle abilità ai tre milioni e mezzo, probabilmente per personalizzare il sistema di combattimento. Chiude l'elenco un ultimo stretch goal da quattro milioni di dollari che amplierebbe il villaggio di Baisha e il numero di minigiochi presenti. Il fatto che solo gli ultimi stretch goal siano legati al gameplay ci fa intuire di come a Suzuki, ora come ora, interessi soprattutto raccontare il finale della storia a tutti i fan che sono rimasti a bocca asciutta. Per riuscirci, si è anche circondato di alcuni tra i migliori talenti sulla piazza: per esempio, tornano Masahiro Yoshimoto, lo sceneggiatore storico della saga, e Manabu Takimoto, l'architetto che aveva disegnato gli interni degli Shenmue originali, e al team si unisce la Shibuya Productions, che sta lavorando alla nuova serie animata di Astroboy, in veste di coproduzione, insieme all'animatore Hiroaki Takeuchi, che si è già occupato di Dragon Ball, Yu-Gi-Oh! e The Animatrix. I fan che decideranno di finanziare il progetto, avranno diritto ai premi più disparati: si parte da un semplice ringraziamento per un contributo di 5 dollari, a una cena con Yu Suzuki in persona per un finanziamento di ben 10.000 dollari, passando per gadget, demo, copie fisiche e molto altro ancora. Cosa aspettarsi, dunque, da quello che sembra essere ormai diventato un sequel più che concreto? Certo, i tempi sono cambiati, e se è vero che Shenmue è stato il precursore dei free roaming moderni, è anche impensabile che non si adegui ai nuovi standard sul versante del gameplay.

Salviamo Shenmue!

Famoso per le dimensioni delle aree esplorabili, il nuovo Shenmue dovrebbe offrire una meticolosa e realistica ricostruzione delle città e dei paesi che visiteremo, coadiuvata da un'intelligenza artificiale verosimile per quel che riguarda i personaggi che ci vivranno: considerando il tipo di progetto, bisogna comunque mantenere delle aspettative legittime, senza volare con la fantasia e pensare già a un mondo interattivo in stile The Elder Scrolls. Suzuki, del resto, non vuole che Ryo se ne vada in giro a rubare alla gente o a picchiare chiunque passi, anche se è probabile che quest'ultimo capitolo della trilogia verta di più sull'azione, considerando che lo scontro finale con Lan Di sarà inevitabile e che gli elementi soprannaturali emersi in Shenmue II si faranno sicuramente più influenti. Da questo punto di vista, è ovvio che il team di Suzuki dovrà lavorare a un sistema di combattimento molto più fluido e convincente, magari traendo spunto dalle risse affrontate in titoli come Assassin's Creed o Batman: Arkham. Gli spunti, in questi ultimi quindici anni, si sono a dir poco moltiplicati, e la natura ibrida di Shenmue III ha il vantaggio di potersi adattare a più soluzioni di gameplay, senza contare che, oggi, si tratta di uno dei generi più apprezzati e popolari, grazie anche alle possibilità offerte dalla nuova generazione. Siamo sicuri che Yu Suzuki saprà dare alla luce un nuovo capolavoro e, finalmente, possiamo metterci il cuore in pace e sapere che dovremo soltanto aspettare.

CERTEZZE

  • Yu Suzuki al timone
  • Questa volta si farà sicuramente!
DUBBI
  • Del gioco non sappiamo praticamente nulla di concreto per poterci sbilanciare