Essere padri in The Witcher 3  36

Non solo spade e mostri: attraverso Geralt e Ciri, CD Projekt ha provato a spiegarci la complessità di crescere un figlio

SPECIALE di Rosario Salatiello   —   19/11/2017

Attenzione: il presente articolo contiene spoiler sulla storia principale di The Witcher 3, compreso il suo finale.

Fare i genitori non è per niente facile. Anche se nella vita reale è una cosa che si sa all'incirca da quando esiste il genere umano, i videogiochi ce lo stanno mostrando un po' per volta. Dopo aver ridotto per anni e anni il concetto di famiglia a vendette per consanguinei scomparsi prematuramente, l'industria dell'intrattenimento elettronico ha infatti iniziato da qualche tempo ad affrontare da un'angolatura diversa le dinamiche che intercorrono tra figli e genitori. Sono così spuntati racconti basati sulla figura parentale come chiave per lo sviluppo di quella filiale, e viceversa, legando temi di una certa profondità appartenenti alla vita quotidiana con storie di fantasia come quelle viste in The Last of Us, The Walking Dead e altri. I lettori più attenti ricorderanno che abbiamo già toccato questo argomento un paio d'anni fa, citando proprio i due titoli appena riportati insieme ad altri come punto di partenza per un nuovo modo di dipingere i padri nei videogiochi e il loro rapporto con i propri figli. Nello stesso periodo usciva The Witcher 3, capolavoro che non ha assolutamente bisogno di presentazioni: un gioco tanto bello quanto lungo da portare a termine, come solo ora ha avuto modo di fare chi vi scrive: essere genitori, del resto, vuol purtroppo dire anche avere poco tempo da dedicare a un'opera titanica come The Witcher 3. Ma è proprio da genitori che vogliamo tornare a parlare di questo gioco, ripercorrendo la sua storia per soffermarci sul rapporto tra Geralt e Ciri e sui vari padri che CD Projekt ci ha fatto conoscere nella sua fatica.

Una storia di padri

In una delle prime sequenze di The Witcher 3 ci viene mostrata una Ciri in versione fanciullesca, impegnata nel suo addestramento presso Kaer Morhen. Con questa scena CD Projekt fa capire chiaramente che la tematica genitoriale verrà messa al centro di The Witcher 3, attraverso una serie di elementi che non riguardano il solo Geralt. Oltre a doversi guardare da ghoul e lupi mannari, il giocatore impara ben presto ad avere a che fare anche con gli esseri umani che popolano il mondo di The Witcher, spesso in grado di compiere atrocità ben peggiori rispetto a quelle messe in atto dalle creature che infestano case e cimiteri. Nella sua inarrestabile ricerca di Ciri, Geralt incontra tanti personaggi, alcuni dei quali a posteriori sembrano essere messi lì per fare da monito per quella che sarà la seconda parte del gioco. Il primo di essi è Emhyr var Emreis, capo dell'Impero Nilfgaardiano nonché padre biologico di Ciri. Vedendo minacciato il proprio potere, Emhyr si mostra interessato a recuperare la ragazza solo per portare a compimento i suoi freddi calcoli, offrendole il proprio trono per conservare così la propria presa su di esso. Il fatto che la Caccia Selvaggia abbia il fiato sul collo della giovane sembra quasi non riguardarlo, se non per la possibilità di veder sfumare il proprio piano in caso d'insuccesso da parte di Geralt. Le intenzioni del nostro protagonista si contrappongono a quelle dell'imperatore, mostrandoci così la purezza dei sentimenti che Geralt prova nei confronti di Ciri: per trovare la ragazza lo strigo viaggia il mondo in lungo e in largo, preparando il terreno per una delle scene più commoventi degli ultimi anni in un videogioco.

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Il secondo padre che Geralt incontra è il Barone Sanguinario, un tizio il cui nome sembra tutto un programma. In realtà, la linea di quest legata a Phillip Strenger ci dipinge un uomo diverso dal soprannome che porta, anche se alcune delle sue azioni restano condannabili: il Barone è divorato dal rimorso per aver picchiato sotto gli effetti dell'alcool la propria moglie incinta, causando così l'interruzione della sua gravidanza. Un atto tremendo, che porta Geralt a indagare sulla sorte di Anna e Tamara, rispettivamente consorte e figlia del Barone scomparse dalla circolazione. Man mano che il witcher avanza nella scoperta della verità, questa si dimostra più complessa del previsto: si viene infatti a sapere che Anna ha tradito per anni Phillip, mentre quest'ultimo andava e veniva dalle battaglie, ma soprattutto viene portato alla luce un accordo stretto da Anna con le raccapriccianti Crones di Crookback Bog per abortire il figlio non voluto. La situazione familiare ha conseguenze indelebili su Tamara, che scappa via di casa per cercare rifugio altrove. Prima di completare la linea di quest dedicata al Barone, il giocatore finisce con l'empatizzare con questo personaggio: nonostante tutto il male dato e ricevuto, Phillip sembra amare davvero la propria famiglia e cerca disperatamente di riparare a quanto successo, fino ad arrivare a togliersi la vita in preda ai rimorsi nel caso in cui le cose si mettano male. Il tentativo disperato e fallito di riportare Tamara a casa ci suggerisce di stare attenti a quello che faremo con Ciri una volta trovata: anche se Geralt le vuole un gran bene, sbagliare nei momenti che per lei saranno cruciali non la farà tornare indietro dopo aver varcato il portale per affrontare il Bianco Gelo.

Palle di neve

The Witcher 3 mette Geralt davanti a innumerevoli bivi, spesso in una condizione in cui il protagonista deve compiere una difficile scelta tra due alternative che sembrano entrambe sbagliate. Una sensazione che suonerà familiare per ogni genitore, portata all'estremo da The Witcher 3 in quelli che sono cinque passaggi fondamentali attraverso i quali si stabilisce la sorte finale di Ciri. Trovarsi davanti all'epilogo che la vede morta è un macigno per tutti quanti, ma nel caso in cui si abbiano dei figli non si può rinunciare a riflettere sul proprio ruolo di padre. Certo, la vita reale per fortuna non ha i risvolti drastici che ci propone The Witcher 3 nei suoi finali, così come (per fortuna) i momenti di formazione in un'intera vita sono sicuramente più di cinque, ma è il modo in cui questo gioco riesce a riassumere cosa possa significare essere genitori che offre spunti di riflessione. Spogliata di tutti gli elementi che la rendono epica, la storia di The Witcher 3 racconta infatti di un padre come tanti, disposto a tutto per proteggere una figlia che scalpita per spiccare il volo "dall'alto" dei suoi vent'anni. Il padre che i ragazzi di CD Projekt ci chiedono di essere mette al primo posto i sentimenti della propria figlia, rende più leggeri i suoi momenti di sconforto e la responsabilizza al momento giusto, offrendole così l'occasione per far vedere al mondo e a sé stessa di essere in grado di cavarsela da sola. Il primo nodo cruciale arriva dopo la morte di Vesemir, una sorta di nonno per Ciri, che piomba così nello sconforto. Geralt può decidere se consolarla ricordandole che non può essere brava a fare tutto, per poi bere insieme a lei, oppure dare il via a una battaglia a palle di neve senza troppe chiacchiere. La seconda opzione è quella che alla fine si rivela giusta, perché nella vita ci sono momenti in cui qualsiasi parola suona sbagliata e la spensieratezza di pochi attimi può avere un valore importantissimo: sempre meglio che insegnare alla propria figlia ad annegare i dolori nell'alcool.

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La seconda scelta determinante riguarda l'oro offerto da Emhyr per avere ritrovato Ciri, e qui c'è davvero poco da spiegare: accettare la ricompensa dell'uomo che abbiamo descritto nel paragrafo precedente è visto dalla ragazza come un tradimento, da parte di un Geralt mosso dall'avidità invece che dall'amore nei suoi confronti. Il terzo momento cruciale arriva in quel di Novigrad, quando Ciri è spaventata dalla richiesta da parte della Loggia delle Maghe di parlare con lei. Un Geralt troppo protettivo potrebbe scegliere di presenziare con lei al discorso, prendendo le sue parti quando necessario, impedendo però alla ragazza di andare da sola incontro alle difficoltà della vita. L'esatto opposto dello spiccare il volo, insomma, con conseguenze potenzialmente drastiche. La penultima scelta fondamentale assomiglia per certi versi alla prima, in quanto mette di nuovo Geralt alle prese coi sentimenti di Ciri. Se nel caso della morte di Vesemir c'era un dolore da colmare con qualche attimo di leggerezza, scoprire le reali intenzioni di Avallac'h scatena la rabbia della giovane. A questo punto, Geralt può scegliere di calmare Ciri, oppure dimostrare di comprenderne lo stato d'animo particolarmente delicato. Tenersi le cose dentro di sé spesso è sbagliato, soprattutto quando esse riguardano un sentimento come la rabbia: Geralt diventa dunque complice di Ciri, dando il via alla distruzione del laboratorio per fare in modo che la ragazza possa sfogarsi. Il quinto e ultimo punto cardine per la storia riguarda il povero Skjall, finito al posto sbagliato nel momento sbagliato ma comunque pronto ad aiutare Ciri a scappare dalla Caccia Selvaggia senza chiedere niente in cambio, se non un bacio. Ripudiato dal proprio popolo come codardo, Skjall muore provando a riabilitare il proprio nome e non ottiene neanche una degna sepoltura, cosa che Ciri chiede a Geralt di fare dopo avere appreso del suo destino. Non c'è bisogno di spiegare perché rifiutarsi di aiutare la giovane a prendersi cura del cadavere di una delle poche persone che l'abbia aiutata senza secondi fini sia la scelta sbagliata.

Not your story

Fino all'arrivo di The Witcher 3 un legame tra padre e figlia come quello tra Geralt e Ciri non era mai stato raccontato da un videogioco. Qualche passo in avanti sul rapporto tra genitori e figli era stato fatto da altri titoli, ma la fatica di CD Projekt è stata l'unica ad avvicinarsi a una rappresentazione realistica delle fatiche di essere genitori, inserendole nel contesto del mondo ideato da Andrzej Sapkowski. Non senza qualche difetto, visto che si potrebbe obiettare al gioco lo scarso risalto dato alle decisioni che risultano poi fondamentali per l'esito finale. Ma essere genitori a volte è anche così: si finisce per sottovalutare situazioni che agli occhi dei propri figli sono invece delle montagne insormontabili. Geralt vorrebbe proteggere Ciri da tutto il male che esiste nel mondo, consapevole che gli straordinari poteri della ragazza possano fare gola a persone intenzionate a curare solo i propri interessi. Ciri mostra in più di un'occasione la sua volontà di affermarsi, richiedendo un supporto al suo mentore-padre e non uno scudo dietro il quale nascondersi. Secondo CD Projekt, essere un buon genitore vuole dunque dire trasmettere ai propri figli strumenti e conoscenze per vivere la propria vita, preparandosi allo stesso tempo ad accettare il momento in cui essi saranno pronti a farlo, supportandoli. Nonostante le abilità di Geralt in battaglia, per sconfiggere il Bianco Gelo e riavere indietro Ciri il nostro witcher non può usare né l'acciaio né l'argento, così come risultano inutili segni e pozioni: quello che basta è una palla di neve.