Fire Emblem: Warriors è il musou di cui i fan avevano bisogno? 27

Al Tokyo Game Show abbiamo provato un'ultima volta il gioco prima della recensione

PROVATO di Vincenzo Lettera   —   24/09/2017

Sebbene il genere dei musou non sia tra i più popolari, specialmente in occidente, il piano di Koei Tecmo di riciclare la formula di Dynasty Warriors utilizzando brand famosi si è dimostrata assai efficace. Da One Piece a Hokuto no Ken, da Gundam a Dragon Quest, passando addirittura per The Legend of Zelda con il recente Hyrule Warriors. Quello con la serie Fire Emblem è solo l'ultimo di questi sposalizi, forte di una nicchia di appassionati diventata via via sempre più ampia anche in occidente. Quando mancano ormai pochi giorni all'uscita di Fire Emblem Warriors, al Tokyo Game Show 2017 abbiamo provato un'ultima volta la versione Switch del gioco.

Guerrieri senza gloria

Da qualche parte negli uffici di Omega Force, un computer deve avere un generatore automatico di musou. Chi ha giocato almeno uno dei suoi Warriors ritroverà in Fire Emblem Warriors la stessa formula di sempre. Lanciati nel mezzo di una mappa composta sostanzialmente da stanze e corridoi, ci viene chiesto di portare a termine una missione principale e una manciata di obiettivi secondari: le richieste si riducono il più delle volte alla conquista di avamposti o allo sconfiggere i generali, che in questo caso sono ovviamente alcuni dei personaggi più noti dei vari capitoli di Fire Emblem. Nella demo provata al Tokyo Game Show, la nostra squadra era composta da Marth, Takumi e Camilla, tre personaggi con set di abilità abbastanza diversi, nonostante il sistema di combattimento sia talmente semplice che le differenze sono spesso soltanto estetiche: bisogna combinare attacchi leggeri e pesanti, per poi sbarazzarsi di interi gruppi di nemici utilizzando spettacolari mosse speciali.

La fiera giapponese è stata anche l'occasione per presentare al pubblico una manciata di nuovi eroi che faranno parte del cast: oltre a Tiki e Caeda (la cui presenza era però stata trapelata attraverso dei leak), viene confermata Celica, co-protagonista di Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia. Chi ha giocato Hyrule Warriors troverà diverse somiglianze tra Celica e Zelda: entrambe usano attacchi rapidi, movimenti aggraziati, infilzano gli avversari con il loro spadino e fanno ampio uso delle magie. Sebbene Fire Emblem Heroes per mobile abbia contribuito a far conoscere alcuni degli eroi anche a chi si è avvicinato alla serie solo di recente, rimane qualche dubbio sull'effettiva popolarità di alcuni personaggi tra chi non ha seguito attentamente la serie Fire Emblem negli ultimi anni. Le perplessità più grandi del gioco riguardano però il tipo di gameplay trito e ritrito: giocare Fire Emblem Warriors subito dopo aver provato Dynasty Warriors 9 al TGS 2017 non fa altro che evidenziare ancora di più i limiti del musou basato sul franchise di Intelligent System. È vero che gli sviluppatori hanno provato a introdurre alcune meccaniche inedite ispirate a Fire Emblem, come un sistema sasso-carta-forbici per le armi, dialoghi che aumentano il legame tra i personaggi o la possibilità di farsi affiancare da un alleato per aumentare la forza dell'eroe che si sta controllando. Eppure, mentre Dynasty Warriors si prepara a sperimentare con una struttura open world, questo spin-off rischia davvero di rimanere impantanato nella vecchia e ripetitiva formula della serie.

Fire Emblem: Warriors si preannuncia come un musou in grado di soddisfare la fame di fanservice degli appassionati. Tuttavia rischia di essere troppo ancorato alla formula dei giochi Omega Force usciti finora, senza sperimentare quelle poche ma importanti novità che potrebbero evitare un'esperienza ripetitiva e troppo superficiale.

CERTEZZE

  • Un cast ricco e vario
  • Alcune novità ispirate alla serie Fire Emblem
  • Camilla

DUBBI

  • Stessa e identica formula degli altri musou di Omega Force
  • Non brilla tecnicamente