La prova di Past Cure: funghetti a colazione  5

Primo contatto con il thriller di Phantom 8: Inception e John Wick si fanno videogioco

PROVATO di Luca Olivato   —   09/10/2017

Past Cure è il primo e (troppo?) ambizioso titolo di Phantom 8, un vero e proprio melting pot di nazionalità ritrovatesi in Germania. Partito in sordina, senza finanziamenti "facili" in stile Kickstarter o Early Access, sta arrivando alle battute finali: lo sviluppatore ci ha dato la possibilità di toccare con mano lo stato dell'arte grazie ad una versione interna, ancora molto incompleta dal punto di vista dei contenuti e degli aspetti secondari, ma ben definita per quanto riguarda lo schema di gioco.

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Il protagonista della storia è Ian, ex marine impegnato nelle zone più calde del pianeta, catturato da un non precisato commando estremista e sottoposto per settimane a test psichiatrici di ogni tipo. Tratto in salvo dal fratello Markus decide di usare gli straordinari ed inspiegabili poteri acquisiti per vendicarsi di chi l'ha ridotto ad una sorta di Kyosuke Kasuga col porto d'armi. Non serve essere esperti cinematografi per capire che le principali fonti di ispirazione di Past Cure siano state Inception e John Wick: gli stessi programmatori hanno esplicitamente dichiarato di avere un debito di creatività nei confronti di questi due recenti blockbuster, sia per le ambientazioni che, di conseguenza, per le meccaniche. Come possano due titoli tanto diversi coesistere in un unico progetto è ben presto spiegato: in Past Cure l'azione si alterna tra due mondi, quello reale e quello dei sogni. Nel primo il focus è concentrato sugli scontri armati e sull'azione stealth, scimmiottando quel mostro sacro di Hitman, mentre nel secondo c'è una predominanza di puzzle ambientali sulla falsariga di Portal. Non mancano alcuni omaggi anche al genere del survival horror, con alcuni livelli studiati appositamente per tenere in tensione le coronarie: insomma un autentico minestrone che purtroppo ci è sembrato privo di una vera e propria identità.

Buttiamoci dentro di tutto

La partita inizia nel mondo dei sogni, dove il protagonista, braccato da manichini aggressivi, sembra potersi salvare grazie all'aiuto di una figura femminile che sul più bello scompare nel nulla: a questo punto ci si sveglia dall'incubo e si inizia a prendere confidenza con il sistema di controllo e soprattutto con il background del marine, confinato in una lussuosa villa vista mare. Un luogo ideale per curare le proprie allucinazioni e al contempo recuperare la memoria sepolta sotto una fitta coltre di sogni apparentemente incomprensibili. Il primo capitolo si apre ancora una volta nel mondo onirico, dove il giocatore viene introdotto ai due superpoteri acquisiti da Ian, ossia la telecinesi e la capacità di rallentare il tempo. La combinazione di queste capacità potrà poi essere usata anche nel mondo reale, ma nel nostro caso servirà per farsi strada lungo un'interminabile sequenza di livelli in bianco e nero che sembra essere stata presa a piè pari dal DLC The Lost Archive di Assassin's Creed Revelations. Gli enigmi proposti sono scolastici e consistono in buona parte nell'utilizzo della telecinesi per spegnere interruttori posti in zone inaccessibili o, in alternativa, nell'attivazione del bullet time per passare inosservati tra i famosi guardinani-manichini contro cui non c'è possibilità di vittoria.

Tornati alla realtà siamo catapultati nel parcheggio sotterraneo di un edificio non meglio precisato: una lunga successione di piazzole e corridoi popolati da nemici in giacca e cravatta. Qui emerge il lato stealth della produzione di Phantom 8: è possibile liberarsi dei cattivi in modo silenzioso o addirittura senza spargimenti di sangue, così da proseguire nel livello senza colpo ferire. Oppure preferire la carneficina, aiutati (per modo di dire) da un sistema di autopuntamento del bersaglio a dir poco discutibile. Per quanto l'azione caciarona dovrebbe essere penalizzata, in realtà siamo riusciti ad avere la meglio di un piccolo esercito senza grossi problemi, a riprova di un'intelligenza artificiale non certo raffinata e dell'eccessiva facilità garantita dal rallenty. Ci si può portare appresso solo un paio d'armi tra le cinque che siamo stati in grado di provare, ma almeno la balistica sembra realizzata discretamente. Come ultimo assaggio abbiamo l'immancabile capatina alla prigione abbandonata ma non troppo, dove sono le atmosfere da survival horror a farla da padrona: l'assenza di luce, unita alla consapevolezza che qualcosa di letale si muove nel buio, preparano il classico piatto che non stanca mai ma che non fa nemmeno strappare i capelli.

Unreal?

Per la parte tecnica Past Cure si affida all'Unreal Engine, ma è davvero difficile credere che si tratti dello stesso engine che ha originato giochi come Gears of War o Arkham Knight, giusto per citare i primi due che vengono in mente. Non vogliamo certo paragonare la potenza di fuoco a disposizione dello sparuto manipolo di sviluppatori tedesco con quella delle corazzate multinazionali, ma non si può non notare un'eccessiva pochezza di elementi stilistici che rendono i livelli piatti e uguali a sé stessi e un'esagerata semplificazione dei personaggi, formati da uno scarso numero di poligoni e ricoperti da texture a bassa risoluzione. Le legnose animazioni e i rudimentali effetti speciali ci hanno rimandato con la memoria ai titoli mitteleuropei di inizio millennio, come Chaser o Bet on Soldier. Poco ispirato anche quello che in inglese si definisce character design: il protagonista ha lo stesso carisma di un cotechino e i nemici gli fanno buona compagnia. L'apice poi si raggiunge con gli argentei manichini con cui i programmatori hanno saltato a piè pari il problema della facial animation.

Molto lacunoso anche il doppiaggio, affidato chiaramente ad attori non professionisti; meglio tacere della sincronizzazione del labiale che ha ricordato i peggiori film giapponesi degli anni Settanta. Quantomeno la pronuncia scolastica permette anche ai meno smaliziati di comprendere agevolmente la lingua d'Albione (l'opzione per i sottotitoli era presente ma nella nostra versione non funzionava molto bene). Se la cava meglio la colonna sonora, con tanto di prestiti illustri, arrivando persino alla Sonata al Chiaro di Luna di sua santità Beethoven. Forse queste considerazioni possono sembrare un po' troppo categoriche, ma considerando l'imminente uscita del titolo non ci aspettiamo davvero grossi miracoli sul fronte tecnico.

Nonostante le buone intenzioni, sembra che i ragazzi di Phantom 8 abbiano fatto il classico passo più lungo della gamba: puntando ad una varietà di situazioni che solitamente i titoli ad alto budget riescono a permettersi, non sono stati in grado di focalizzarsi adeguatamente su meccaniche più circostanziate con un risultato che, allo stato attuale, può sembrare interessante ma probabilmente farà fatica a farsi spazio nell'affollato panorama degli scaffali digitali. L'uscita è prevista entro la fine dell'anno (anche se manca una data ufficiale) per tutte le piattaforme disponibili: oltre a Steam, Past Cure vedrà la luce anche PlayStation 4 e Xbox One.

CERTEZZE

  • Tante idee coraggiose
  • Alcune delle quali ben sviluppate

DUBBI

  • ...altre meno
  • Manca di un'identità precisa
  • Realizzazione tecnica troppo scarsa

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