Dalle stalle alle stelle, il percorso di Rainbow Six: Siege  20

Uno speciale che ripercorre la storia del successo di Rainbow Six, dall'annuncio del 2014 fino all'arrivo degli ultimi operatori

SPECIALE di Tommaso Valentini   —   08/10/2017
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La storia di Rainbow Six Siege ha quasi dell'incredibile. È uno di quei progetti nati sotto la luce giusta ma poi collassati rovinosamente sotto il peso dell'hype e delle aspettative. Già, perché se andiamo ad analizzare con un po' di senso critico quanto successo, scopriamo che come al solito la responsabilità è tutta nelle mani di Ubisoft e di quel periodo terribile per la compagnia che è collimato con il lancio delle nuove console. Per due anni o più la casa francese ha infatti sopravvalutato il potenziale di PlayStation 4 e Xbox One, andando a proporre al pubblico concept e idee che mai avrebbero visto la luce se non appunto con pesanti tagli sia in termini di meccaniche di gioco sia per ciò che riguardava il comparto tecnico. Ubisoft c'era già cascata con Watch Dogs e Watch Dogs 2 e anche The Division aveva subito la stessa sorte, con gli appassionati inferociti a tal punto da iniziare a odiare fortemente la compagnia. Purtroppo non sappiamo ancora oggi come le cose siano andate realmente ai piani alti ma possiamo immaginare che la direzione per le produzioni di quel periodo seguisse ordini specifici e che non fosse possibile cambiare celermente la rotta una volta messa in moto la grande macchina del marketing, nonostante il palesarsi di questi evidenti problemi di comunicazione. La memoria però non ci tradisce e ricordiamo ancora con chiarezza quando, dal palco dell'E3, venne tolto il velo al primo entusiasmante trailer di presentazione di Siege. Gli operatori che si calavano sul tetto da un elicottero, pareti che esplodevano con una fisica incredibile e un taglio tattico che non si vedeva da tempo erano tutti elementi che non potevano non lasciare estasiati i giocatori, a tal punto da fargli persino dimenticare le origini del brand. Rainbow Six infatti era cambiato, non avrebbe più avuto missioni single player basate sulla pianificazione estrema della propria squadra, ma avrebbe invece spostato gli equilibri verso le modalità competitive e un approccio più diretto al combattimento: benissimo pensarono in molti. Ci si concentrò allora sul gameplay e sulla distruttibilità delle ambientazioni, incredibili per uno shooter di quel tipo, in grado dare vita tra le altre cose un ventaglio di opzioni e di tattiche fino a quel momento impensabili. Ogni singolo colpo di arma da fuoco avrebbe dovuto aprire uno spiraglio, che si trattasse di soffitti o pareti indifferentemente, per un gameplay che, purtroppo, si rivelo poi molto diverso in fase di recensione. Il nostro giudizio sul titolo fu abbastanza chiaro: un 7.0 che per i valori produttivi messi in campo e per quello che il gioco doveva essere, suonò come una pesante bocciatura nelle orecchie dei giocatori. D'altro canto era impossibile allora immaginare come Rainbow avrebbe potuto risollevarsi e se la community avrebbe comunque continuato a seguire il titolo e a sostenerlo nonostante la delusione iniziale. Come se non bastasse i serve di Rainbow faticarono a stare al passo durante i giorni di lancio, con colpi che venivano registrati in ritardo e un Peer to Peer sempre visto di cattivo occhio dalla community competitiva. A peggiorare ulteriormente la situazione ci si misero anche tutta una serie di terribili attentati in quel periodo che spinsero Ubisoft ad annullare le campagne pubblicitarie del titolo: un disastro su tutti i fronti ma non tutto, come vedremo, era perduto.

La rinascita

Dopo due anni dal lancio Metacritic segna sul taccuino del Metascore un pesante 73, ma la situazione (e se avete seguito in questi ultimi mesi il sito dovreste già saperlo) è migliorata esponenzialmente grazie a un supporto costante da parte degli sviluppatori e a una community che non si è mai data per vinta. Quel 73 suona allora anacronistico e fuori dal tempo nonché ormai inadatto ad un gioco di valore ben superiore. Arrivare adesso sui server di Rainbow Six significa trovarsi davanti a un gioco cambiato sostanzialmente e rinnovato sotto praticamente ogni aspetto. Sul finire del 2016 Ubisoft ha iniziato a portare modifiche ai server, bilanciamenti agli operatori e ad annunciare piani di crescita che avrebbero poi accompagnato Siege nei mesi successivi, iniettando fiducia in tutti quei giocatori che avevano continuato a seguire da vicino il titolo. Su PC i dati parlano chiaro: al lancio erano poco più di 10.000 gli operatori in campo su Steam, un numero che si è mantenuto pressoché stabile fino alla fine del 2016 per l'appunto. Da li in poi il tam tam delle migliorie è iniziato a diffondersi e gli utenti sono raddoppiati nel giro di un paio di mesi. Oggi troviamo sui server PC una media di circa 40.000 giocatori giornalieri con un picco che ha sfiorato i 74.000. Parliamo di un aumento del 400% rispetto al lancio, una tendenza che difficilmente si vede in questo ambito. Ubisoft ha lavorato a stretto contatto con la community ascoltando i feedback e, regolarmente, ha apportato alcuni cambiamenti per spingere il titolo ad essere quello che i giocatori sognavano.

Certo, non sarà mai possibile arrivare al livello del trailer iniziale, ma quantomeno ora ci troviamo per le mani un titolo solido, con un matchmaking stabile e veloce e soprattutto capace di intrattenere senza problemi. Merito di tutto questo deriva anche in gran parte dalle due stagioni giunte sui server: Health e Orchid. Entrambe hanno portato nuovi operatori, nuove mappe e nuove armi, riuscendo a movimentare un meta non certo semplicissimo da mutare. In concomitanza con tutti questi i cambiamenti anche l'intero sistema di illuminazione è stato rivisto e la promessa di mantenere questi alti standard qualitativi è sempre in primo piano. Ma in Ubisoft Montreal non vogliono sedersi certo sugli allori ora che il loro progetto ha finalmente spiccato il volo. Si parla tantissimo di esport in questi ultimi mesi e un occhio alle competizioni ufficiali è sicuramente puntato, rendendo lecito aspettarsi a breve l'annuncio di qualcosa che coinvolga attivamente tutti i giocatori al top delle partite classificate. Rainbow Six: Siege è dunque un titolo che ha saputo crescere e mantenersi al top ed il futuro sembra essere tutto rose e fiori.

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La nostra copertura

Il successo attuale di Rainbow Six: Siege e l'interesse crescente della community ci ha ovviamente spinto a seguire da vicino l'evoluzione del titolo e il nostro impegno è quello di dare sempre maggiore spazio a uno degli sparatutto al momento più interessanti e più giocati. Il progetto è quindi quello di continuare con le live settimanali di Pierpaolo Greco, trascinato dall'utenza nelle vittorie in partita pubblica mentre, inutilmente, cerca di capire cosa deve premere per fare fuoco, e anche con le partite classificate con la nostra seconda serie dedicata. Il punto culmine di questa faida interna che si è ormai accesa sarà una gloriosa sfida tra la squadra di Pierpaolo "Supercampionedelmondo" Greco e quella del buon Tommaso "FireZdragon" Valentini in arrivo nei prossimi mesi. Ma non è ovviamente tutto perché su queste pagine potete già trovare un'analisi più approfondita di Theme Park, la nuova mappa uscita con Operation: Blood Orchid e anche la recensione del nuovo aggiornamento. Per la fine del mese arriveranno invece le guide sui migliori operatori da usare in difesa e in attacco per questa stagione e altre interessanti novità. Continuate a giocare con noi e a seguire questo articolo che aggiorneremo su base regolare.