C’era una volta Silent Hill  30

Possibile che Konami abbia davvero abbandonato la saga di Silent Hill? Abbiamo ipotizzato tre possibili scenari per il futuro della serie

SPECIALE di Massimo Reina   —   09/10/2017

Uscito sul finire degli anni '90, il primo Silent Hill è stato il capostipite di una serie divenuta storica per il survival horror, genere del quale per certi versi sconvolgeva i canoni imposti da quello che all'epoca era visto come il titolo di riferimento per la categoria, vale a dire Resident Evil. Nel gioco di Konami il protagonista dell'avventura non era infatti un esperto militare o un coraggioso poliziotto armato fino ai denti, ma una persona qualunque catapultata suo malgrado in un mondo contorto e irto di insidie. Un Inferno in terra senza apparente via di uscita, dove i mostri che doveva affrontare non erano alieni antropomorfi o il risultato di qualche esperimento genetico sbagliato, ma il parto contorto della parte più oscura dell'animo umano, l'incarnazione dei tormenti, delle paure recondite o del rimorso di protagonista e comprimari.

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Il remake

La prima strada che Konami potrebbe percorrere è anche a nostro parere quella teoricamente più semplice, vale a dire il "classico" remake. Non una reinterpretazione alla Silent Hill: Shattered Memories, ma un vero e propri rifacimento. In fondo avendo storia, sceneggiatura e scenari già belli e definiti, basterebbe relativamente poco per rifinire eventualmente i dialoghi e integrare qualche nuova area o personaggio inedito per ampliare i contenuti e rendere più scorrevole e completa la storia. Il grosso sarebbe semmai tutto un lavoro tecnologico. Resident Evil originariamente rilasciato su Game Cube può in tal senso essere considerato un esempio riuscito di remake. In quel gioco tutto veniva migliorato rispetto all'originale, e non parliamo solo di grafica: Villa Spencer, con le nuove stanze aggiunte che ne modificavano parte della struttura interna, sembrava davvero una magione antica, mentre le aree esterne inedite e il personaggio di Lisa Trevor contribuivano rispettivamente a variare un po' l'esperienza senza stravolgerla, e a dare più respiro alla storia, approfondendone certi risvolti e migliorandola sotto diversi punti di vista. L'idea di controllare nuovamente Harry Mason alla ricerca della figlioletta scomparsa attraverso location come l'Alchemilla Hospital non ci dispiace per niente.

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Il nuovo capitolo “classico”

Konami potrebbe però decidere di far riprendere il cammino alla sua serie horror senza dover ripartire... dal via. Oppure, semplicemente, potrebbe anche pensare di far realizzare il remake a un team di sviluppatori esterno, mentre a uno interno il delicato compito di proseguire la saga dall'ultimo capitolo regolare. In ogni caso, quel che conta di più a nostro parere è che il titolo possa contare nel caso su persone capaci, che conoscono bene l'universo di Silent Hill, che grazie alle sue mille facce così uguali, ma per certi versi anche così diverse, può offrire agli sceneggiatori tantissimi spunti per una storia dalle tematiche forti, disturbanti e profonde. Un mondo popolato come sempre da mostri partoriti dall'animo tormentato delle vittime della cittadina, e che incarnano quindi i tormenti, i dubbi, le paranoie o i rimorsi di chi s'è perso tra la sua nebbia. Dalla Setta delle Sante Donne, l'ultima delle tre operanti nella città rimasta "attiva" dopo la dipartita dei membri delle altre due, che adora la divinità conosciuta come Lobsel Vith, alla ripresa del vecchio Silent Hill Broken Covenant, gioco mai completato e pubblicato, ma che secondo alcuni insider aveva degli elementi molto interessanti da proporre dal punto di vista della storia e della giocabilità, fino Silent Hill: Past Life, fumetto basato sul franchise e ambientato in una Silent Hill del 1867, tanti possono essere gli spunti utili a cui attingere a piene mani per usarle come sfondo alle vicende poi più intime e personali dei protagonisti.

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Il rivoluzionario progetto Kojima

Il terzo possibile percorso che Konami potrebbe intraprendere per un nuovo episodio di Silent Hill non sappiamo in realtà se sia fattibile o meno per questioni legali, morali o materiali. Nessuno sa con certezza se per esempio l'accordo per la realizzazione di Silent Hills prevedesse la cessione di tutti i diritti dell'opera all'azienda giapponese, se esiste del materiale già sviluppato e se questi si trovi anche negli studi Konami. Né se Hideo Kojima abbia fissato su carta o computer quelli che sarebbero dovuti essere gli elementi cardine del suo progetto, o se tutto o buona parte di essi sono "rimasti" ancorati nella sua mente. In ogni caso, se fosse possibile, si potrebbe pensare di riprendere il concept inizialmente pensato proprio dal geniale papà di Metal Gear e svilupparlo poi mettendoci anche dell'altro, per proporre in forma elettronica una sorta di Inferno dantesco sulla terra, nel tentativo di ritrovare quelle atmosfere che hanno fatto la fortuna della saga, raccontandoci anche in questo caso una storia adulta e disturbante, che si sviluppi in maniera organica all'interno di ambientazioni opprimenti, con momenti di terrore determinati dalla paura di un pericolo invisibile piuttosto che da continui scontri corpo a corpo con delle creature. Come avveniva con Lisa nella demo di P.T.

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Sopravvivere all'orrore

Questo per quanto riguarda team di sviluppo e trame. Ma per la giocabilità? Secondo noi il gameplay non dovrebbe allontanarsi troppo da quello tradizionale, ma semmai integrare nuovi elementi che diano più dinamismo a certe meccaniche e delle alternative al giocatore nel modo in cui approcciare certe situazioni. In tal senso Konami potrebbe decidere di sfruttare, come pare avrebbe voluto fare Hideo Kojima nel suo Silent Hills, elementi "particolari" come l'hardware delle console sulle quali sarebbe uscito il gioco. Per esempio, se venissero implementate delle situazioni simili a quelle dell'infestazione di spettri come in P.T., non sarebbe assurdo ipotizzare una fantasma in grado di interagire con l'utente attraverso i suoi salvataggi, le sue preferenze e tutte le informazioni presenti nell'hard disk della piattaforma, oppure oscurando il video o facendo impazzire il pad, sulla falsariga di quanto avveniva già ai tempi della prima PlayStation con Psycho Mantis in Metal Gear Solid. E poi pensare a nemici storici e nuovi, diversificati il più possibile non solo nel look o nel modo di attaccare, ma anche in quello di ragionare e agire. Mostri sensibili, in grado di identificare le potenziali vittime con olfatto, vista o udito e dotati di una intelligenza artificiale molto più sviluppata che nei precedenti capitoli della serie.

Creature che se attaccano il protagonista, lo fanno in gruppo, senza attendere educatamente il proprio turno, ricorrendo a qualsiasi mezzo pur di venire a capo dello scontro, anche a strappare letteralmente gli arti dei loro alleati più deboli morti o pezzi dello sfondo (tubi, sedie, etc). In questo modo si potrebbe pensare a un tipo di approccio più libero, quindi anche stealth: agire maggiormente nell'ombra, volendo, per superare un ostacolo, un nemico o un'area, non sarebbe una brutta idea e consentirebbe a volte di risparmiare proiettili o le armi contundenti. E poi una Silent Hill da esplorare quasi liberamente, un "mondo" di gioco dinamico dove i tempi sono dettati, tranne che nei casi in cui la trama deve per forza di cose evolvere, da alcune decisioni prese dal videogiocatore. Il quale, spostandosi anche solo per curiosità di casa in casa, potrebbe imbattersi in una serie di missioni secondarie opzionali sulla falsariga di quanto avveniva in Silent Hill: Downpour. Nel gioco targato Vatra Games c'erano infatti delle sidequest a volte decontestualizzate dalla trama principale ma certo molto divertenti da svolgere, perché oltre a consentire all'utente di esplorare nuovi edifici o aree, permetteva loro di vivere in prima persona dei mini racconti su alcuni degli abitanti del luogo. Ma ovviamente, starebbe a Konami pensare a tutto questo. A noi fantasie e desideri a parte, non rimane altro che sperare in un ritorno quanto prima e in grande stile di una serie molto amata che ha ancora tanto da dire.

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