Che fine ha fatto… Legacy of Kain: Soul Reaver  36

Nel 1999 usciva un ottimo gioco a piattaforme e d'azione con protagonista un ex vampiro decaduto: ma dove sono finiti, oggi, Raziel e Soul Reaver?

RUBRICA di Massimo Reina   —   23/11/2017

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

La prima PlayStation è stata certamente una delle console più importanti della storia dei videogiochi, la prima a vendere 100 milioni di unità nell'arco della sua esistenza, e una vera e propria icona degli anni '90. E questo non solo perché grazie anche alla sua diffusione e al suo successo, i giochi elettronici non vennero più visti come un prodotto per bambini, ma anche perché permise la nascita o l'evoluzione di titoli e serie che si sarebbero poi affermate definitivamente nel panorama videoludico mondiale. Tra questi merita una certa attenzione la serie di Legacy of Kain, e in particolare il suo spin-off chiamato Soul Reaver.

I vampiri

Legacy of Kain è infatti una saga divisa in due parti: una che vede protagonista Kain, un nobiluomo assassinato da alcuni balordi, che risorge come vampiro per vendicare la propria morte prima di accettarla del tutto e sfruttarne i poteri per ottenere il potere assoluto, denominata Blood Omen; l'altra, di cui ci occuperemo in questo numero della nostra rubrica, ha invece come protagonista il suo luogotenente, Raziel, e si chiama Soul Reaver. Entrambe le "parti" convergono poi in un capitolo intitolato Legacy of Kain: Defiance, che funge tra l'altro da epilogo, e dov'è possibile controllare i due personaggi alternandoli. Ad ogni modo, la serie nasce nel 1996 su Playstation con Blood Omen, un adventure bidimensionale con visuale a volo d'uccello sviluppato da Silicon Knights, ma cambia radicalmente impostazione e stile quando il progetto passa nelle mani di Crystal Dynamics. Il team di sviluppo californiano dietro a lavori quali Gex e alcuni episodi di Tomb Raider, decise infatti di cambiarne la struttura ludica e di scorporarlo dal resto, creando quella che poi sarebbe diventata, come scritto prima, una "serie nella serie" intitolata Soul Reaver, con un gameplay tipicamente da platform avventuroso in terza persona.

Soul Reaver fu quindi il secondo episodio della saga di videogiochi Legacy of Kain, ma al contempo anche il primo del nuovo corso iniziato da Crystal Dynamics: questo capitolo, incentrato sulla figura di un luogotenente di Kain, Raziel, raccontava proprio di questo vampiro, che veniva punito dal suo stesso re per aver violato una delle principali regole del suo impero, vale a dire quella di non evolversi prima del sovrano. Per questa ragione, Raziel si vedeva asportate violentemente le ali che gli erano spuntate, per poi venire scagliato nell'abisso. Per Kain era stato un oltraggio: dal suo punto di vista doveva essere lui il designato per provare per primo ogni tipo di avanzamento della sua razza. Sfigurato e mezzo consumato da secoli di prigionia nel Lago dei Morti, Raziel veniva quindi risvegliato da un'antica entità, un potente Dio che gli donava la libertà. Come accennato all'inizio dell'articolo, il gameplay di Soul Reaver era quello tipico dei giochi d'avventura tridimensionali con elementi platform e picchiaduro, ma offriva una struttura particolare durante la fase esplorativa incentrata sul passaggio tra due piani di esistenza: quello del Regno materiale e quello del Regno spettrale.

Vendetta!

Raziel era ormai una sorta di spettro vampiro, e come tale doveva sottostare a certe regole, per cui quando entrava nel mondo dei vivi utilizzando degli speciali Portali dislocati in tutta Nosgoth dal Dio Antico, doveva innanzitutto trovarsi al massimo delle forze nel Regno spettrale, e poi agire con attenzione, visto che perdeva continuamente vita. Girovagando nel frattempo alla ricerca di indizi utili alla sua storia, magari saltando, aggrappandosi alle sporgenze o planando con l'aiuto di ciò che rimaneva delle sue ali per raggiungere luoghi altrimenti difficili da visitare, e combattendo con vari tipi di nemici con l'ausilio della sua arma, la Mietitrice d'Anime, suddivisi in umani, creature spettrali e vampiri. Succhiando le anime rilasciate dagli avversari sconfitti, Raziel poteva recuperare salute; il passaggio al piano di esistenza spettrale era invece essenziale non solo per ritrovare le forze perdute in battaglia, ma pure per proseguire nell'avventura, visto che solo in tale dimensione si potevano sfruttare tutta una serie di cambiamenti fisici che si verificavano sull'ambiente circostante e che diventavano utili poi per superare determinati ostacoli.

Dopo l'ottimo riscontro di pubblico, nel 2001 arrivava l'inevitabile seguito, stavolta su PlayStation 2 e PC. Il secondo capitolo di Soul Reaver iniziava esattamente da dove era terminato il primo episodio, con Raziel sempre alla ricerca della sua vendetta contro il perfido Kain, e alle prese con l'inseguimento dello stesso malvagio vampiro attraverso il portale del Chronoplast, che lo portava a giungere in un epoca passata in cui il regno di Nosgoth era ancora prosperoso. Legacy of Kain: Soul Reaver 2 proponeva una grafica davvero molto curata per l'epoca, con scenari carichi d'atmosfera e un ottimo sonoro che poteva contare su musiche dal tono epico di un pregevole parlato in italiano. A livello di giocabilità, invece, manteneva uno stile simile a quello del suo predecessore, ma rifinito in diversi punti. Di fatto venivano introdotte una serie di novità interessanti che ne miglioravano ogni singolo aspetto e ne rendevano più varia e divertente l'esperienza. A cominciare dalle azioni eseguibili da Raziel che diventavano più numerose e condite da nuove abilità, utilissime per venire a capo dei combattimenti coi nuovi nemici più svegli e in numero maggiore rispetto a quelli visti nel primo episodio. Contro di loro l'utente si poteva sbizzarrire in una serie di scontri all'ultimo sangue sfruttando alla bisogna anche un arsenale notevole, con decine di armi recuperabili dai corpi degli stessi avversari sconfitti o in alcune locazioni. Ognuna era poi caratterizzata da specifiche capacità e permetteva perfino di chiudere un combattimento con una sorta di fatality alla Mortal Kombat, impalando, decapitando o strappando il cuore del malcapitato di turno.

L'ultimo capitolo (per ora?)

Arriviamo così all'ultimo capitolo in condivisione con Blood Omen, ovvero Legacy of Kain: Defiance, rilasciato su Playstation 2, Xbox e PC negli Stati Uniti nel 2003, e l'anno dopo in Europa. In questo gioco era possibile per la prima volta impersonare alternativamente sia Raziel che Kain attraverso una quindicina di capitoli in cui si dipanava una storia che rispondeva a buona parte degli interrogativi sollevati nei precedenti episodi, fino a giungere all'inevitabile incontro-scontro fra i due. L'utilizzo dell'uno e dell'altro personaggio comportava chiaramente una serie di varianti al modo stesso di affrontare i vari livelli del gioco. Anche se di base il gameplay rimaneva invariato e dunque vedeva sempre un'alternanza di fasi esplorative ad altre di combattimento, le missioni che vedevano come protagonista Kain erano improntate maggiormente sull'azione nuda e cruda, e sugli scontri, con la parte di perlustrazione limitata al ritrovamento di alcune chiavi o di alcuni tomi utili per potenziare la sua spada.

Quelle in cui il giocatore controllava Raziel, invece, davano maggior risalto alla componente avventurosa, intesa come esplorazione, scoperta, risoluzione di puzzle, etc. In generale, comunque, grazie al rinnovato sistema di combattimento, entrambi i protagonisti potevano apprendere nuove mosse e combo durante l'avventura, con Kain che poteva contare pure sui poteri derivanti dalla telecinesi, che gli permettevano di scaraventare nemici dalla distanza oppure attivare particolari ingranaggi, e Raziel che poteva affidarsi all'uso della solita Mietitrice d'Anime, come da consuetudine indispensabile per la risoluzione di alcuni puzzle, e sulla possibilità di passare in maniera (quasi) indolore tra il mondo reale e quello spettrale per superare ostacoli apparentemente insormontabili. Il titolo non ebbe lo stesso successo dei due predecesori, ma raccolse ugualmente dei consensi. Purtroppo non abbastanza per convincere vecchi e nuovi proprietari del marchio (oggi i diritti sulla serie li detiene Square Enix), a farne un nuovo episodio, nonostante negli anni le voci di un possibile sequel si siano succedute. Anzi, a dirla tutta, qualche tempo fa si è scoperto che certi rumor erano veri: Climax Studios, infatti, stava sviluppando Legacy of Kain: Dead Sun, un nuovo ambizioso capitolo per PC, PlayStation 3 e Xbox 360, utilizzando l'Unreal Engine 3. Purtroppo nel 2012, dopo quasi tre anni di sviluppo, il titolo venne cancellato da Square Enix pare per divergenze di natura progettuale, anche se circola un'altra versione dei fatti secondo la quale le cause sarebbero da attribuire al fatto che il prodotto non si era dimostrato all'altezza delle aspettative del publisher. Ma siamo certi che un brand così valido non possa rimanere nell'oblio ancora per molto tempo, e che da qualche parte, come un vampiro in attesa, sia nascosto e stia raccogliendo le forze per ritornare quanto prima in pompa magna.