2017 Rewind - The Legend of Zelda: Breath of the Wild 87

Un breve excursus sui motivi che hanno portato alla glorificazione di The Legend of Zelda: Breath of the Wild

SPECIALE di Giorgio Melani   —   13/12/2017

Non è facile sintetizzare in poche righe quello che The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha portato nel panorama videoludico in questi ultimi mesi. Chi ha avuto modo di immergersi in quel mondo e passare decine di ore in compagnia di Link sa bene la sensazione travolgente che si prova a pensare al gioco e a cercare di inquadrarlo nella tradizionale visione delle esperienze videoludiche. Saltano le griglie di valutazione, le classificazioni standardizzate con cui cataloghiamo i prodotti nel tranquillizzante sistema dei generi e delle declinazioni di gioco, perché con Breath of the Wild si torna alle origini della nostra essenza di videogiocatori, colpiti dal tocco ancestrale che capita raramente ma toglie ogni dubbio dalla testa. A quel punto, la parola "capolavoro" emerge spontanea, senza stare a pesare troppo i termini, che comunque sembrano sempre inadeguati.

Così si ritorna all'uscita dalla caverna del primo Zelda, alla corsa sotto la pioggia di Link to the Past e al risveglio sulla spiaggia di Link's Awakening ma con lo stupore di una scoperta continua, la sensazione di essere pionieri, spinti ai confini delle esperienze ben rodate per esplorare qualcosa di nuovo, come la prima volta che ci siamo trovati a correre per l'Hyrule Field di Ocarina of Time. Detto questo, non risulta troppo strano il fatto che il titolo Nintendo stia facendo incetta di riconoscimenti di altissimo profilo, avendo già conquistato vari game of the year e tra l'altro ben tre premi nel corso dei recenti Game Awards tra cui quello di Gioco dell'Anno, appunto. Atteso a lungo, spostato e rielaborato anche per poter essere sfruttato come gioco di lancio illustre di Nintendo Switch, The Legend of Zelda: Breath of the Wild rappresenta uno di quei rari casi in cui le aspettative sono state anche superate dalla realtà dei fatti incorniciando un avvio spettacolare per la nuova console Nintendo ed entrando senza tante discussioni nella storia del videogioco.

La rivoluzione zeldiana

Cercando di entrare più nello specifico, e possibilmente mantenendo un certo distacco oggettivo, vediamo di trovare gli elementi che rendono questo gioco così speciale, rientrando un attimo in quell'ottica analitica che si associa male a una descrizione di The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Si tratta del primo capitolo della serie a presentare una struttura completamente aperta e non lineare, ma se si limitasse a questo verrebbe da pensare a un semplice adeguamento di una vecchia serie ai canoni moderni dell'action RPG. In effetti non è proprio così: Zelda scardina le convenzioni codificate nel sotto-genere e propone una sua versione dell'open world, che riesce in qualche modo a coniugare la libertà di spostamento e iniziativa dell'RPG occidentale con il rigoroso game design nipponico della scuola Nintendo, trovando un notevole equilibrio tra le spinte innovatrici e la tradizione.

L'idea di Aonuma e compagni era ambiziosa ma la sua realizzazione è sorprendente per la coerenza raggiunta: gli elementi di rottura sono dati ovviamente dall'ampiezza estrema del mondo esplorabile e dalla libertà totale di movimento, che introducono tutte quelle componenti survival che caratterizzano in maniera peculiare Breath of the Wild, mentre nel solco della tradizione si ritrovano varie meccaniche sulla progressione di Link, l'utilizzo di strumenti ed equipaggiamento e la solita attenzione estrema al level design all'interno dei dungeon. Proprio quest'ultimo elemento risultava forse stridere maggiormente con l'impostazione generale data a questo capitolo e la soluzione scelta può dare l'idea di un compromesso, con i dungeon principali presenti in numero alquanto limitato e la maggior parte delle idee sparse in livelli minori presenti in enorme quantità in giro per il mondo di gioco (i sacrari), ma l'introduzione di una simulazione fisica di ottimo livello unita alle abilità date dalla Tavoletta Sheikah determinano comunque una quantità di soluzioni di gioco e situazioni diverse veramente impressionante.

Al di là della portata rivoluzionaria nell'ambito ristretto della serie Zelda, Breath of the Wild si pone come punto d'incontro di due visioni sostanzialmente opposte del game design: quella tipicamente occidentale dell'open world free-roaming, che punta tutto sulla libertà di scelta e l'esplorazione, e quella di matrice nipponica, basata sul perfetto meccanismo del level design studiato al millimetro. Da un punto di vista "storico" è forse questa la caratteristica più notevole e memorabile di questo gioco, rappresentando non solo una fusione eclettica di elementi diversi, ma anche la summa di due diverse e opposte scuole di pensiero, tanto è vero che è riuscito a mettere d'accordo anche giocatori di estrazione, tradizione e gusti profondamente diversi. Inutile star qui a riportare la storia di questo capitolo, che riprende il classico canovaccio dell'Eroe risvegliato per salvare il mondo nuovamente dalla Calamità rappresentata da Ganon, sinceramente non è questo che conta: sebbene la narrazione e la trama abbiano sempre il fascino della fiaba che diventa leggenda, il bello di Breath of the Wild è la storia che ognuno si costruisce semplicemente giocandolo, esplorando l'enorme mondo aperto e trovando le maniere di raggiungere luoghi a prima vista lontani e irraggiungibili correndo, scalando, navigando, cavalcando e planando.

Anche lasciando perdere le incombenze della trama, il mondo di Hyrule presenta innumerevoli attrattive e una quantità quasi opprimente di cose da fare sparse per le sue diverse regioni, amplificata dal sistema di evoluzione di Link incentrato sull'esplorazione dei Sacrari e la conquista degli emblemi, e addirittura dalla simulazione di cucina, un vero e proprio gioco nel gioco con influssi importanti anche nella gestione del protagonista. In mezzo a tutto questo troviamo i dungeon principali, costituiti dai Colossi Sacri che rappresentano alcuni dei migliori esempi di level design visti all'interno di Zelda, cosa non da poco considerando che questo è sempre stato uno dei maggiori punti di forza della serie.