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La recensione di Altered Carbon

In questa prima prova, faccia a faccia con il genere sci-fi, come si sarà comportata Netflix?

SPECIALE di Gabriella Giliberti -

Il genere sci-fi, la fantascienza, soprattutto quella più dark, sta scoprendo una nuova fioritura nell'ambito dell'intrattenimento audiovisivo. Il cinema lo scorso anno ce ne ha dato qualche esempio con Ghost in The Shell e il sequel del cult Blade Runner, Blade Runner 2049, e quest'anno c'è tanta attesa per il film Alita: l'Angelo della Battaglia di Robert Rodriguez e Mute di Duncan Jones (di prossima uscita). La serie tv non vuole di certo essere da meno: non a caso il 2018 si è aperto con Electric Dreams, la serie antologica tratta dai racconti di Philip K. Dick su Amazon Prime Video. Ma tra le grandi attese di quest'anno seriale c'è sicuramente Altered Carbon, la trasposizione dell'omonimo romanzo cyberpunk di Richard K. Morgan, primo della trilogia dedicata a Takeshi Kovacs. Creato da Laeta Kalogridis - che presto vedremo proprio come sceneggiatrice di Alita - Altered Carbon arriverà su Netflix il 2 Febbraio e sarà la prima serie originale di genere sci-fi per la piattaforma, ma non solo. L'ingresso di Altered Carbon segna un importantissimo passo avanti per il catalogo Netflix, che si arricchisce con il suo primo prodotto con elementi, tematiche e contenuti forti. Se HBO ha il suo Game of Thrones e Amazon Prime Video ha il suo American Gods, Netflix soddisfa la sete di sangue, violenza e sesso dei suoi abbonati con Altered Carbon, riuscendo a essere incredibilmente fedele al mood e alle atmosfere distopiche del romanzo ma dando anche una chiave interessante di lettura assolutamente attuale. Si, perché la società futurista di Altered Carbon non troppo differisce dalla nostra, lo strato di superficialità abbagliante è solo un velo sotto il quale si nasconde l'essenza marcia, decomposta, di un mondo che ha disimparato a vivere.

BENVENUTI NEL 2384

Siamo nel 2384 è il concetto di morte sembra essere ormai superato. La coscienza umana è compressa all'interno di una pila, la quale può essere spostata da una custodia all'altra, ovvero corpi ricrearti artificialmente di lattice e silicone. Più gonfi saranno i portafogli, più alte sono le possibilità di avere dei corpi sempre splendenti e giovani, godendo letteralmente della piena immortalità. Li chiamano Mats quelli che dall'alto guardano le misere vite di tutti gli altri esseri umani, o per lo meno di ciò che ne rimane. Massa di "formiche" brulicanti che agognano a sfiorare anche solo per un attimo un livello tale di bellezza. L'immortalità porta, inevitabilmente, alla noia e la noia porta a cercare intrattenimenti sempre più perversi e maligni, a discapito dei meno fortunati. In tale scenario prostituzione, pedofilia, tortura e omicidio sguazzano tra realtà e virtualità, dove i mondi si confondono e il tempo si dilata. E in questo momento, in cui tutto sembra essere destinato a una deriva sempre più feroce, Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman), soldato ribelle appartenente al corpo degli Spedi, viene risvegliato dal suo sonno nel ghiaccio da un Mats, il potente Laurens Bancroft (James Purefoy), per poter risolvere un misterioso caso di omicidio: il proprio.

Se Kovacs accetterà e risolverà il caso, gli sarà concessa l'eterna libertà e un fondo talmente tanto generoso da poter vivere di rendita, altrimenti sarà costretto a ritornare nel ghiaccio. I primi due episodi della serie - composta da dieci - illustrano tutto questo: il risveglio, la proposta, la scoperta e la scelta. Azioni che si snocciolano in modo esageratamente lento, mostrando il dissidio interiore del protagonista con troppi dialoghi e un uso un po' abusato del flashback o delle visioni. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un inizio scoraggiante, ci mostra un mondo dispotico incredibile e suggestivo. Luci, colori e fotografia flou rispecchiamo perfettamente il mood del soggetto e di tutta quella letteratura e cultura cyberpunk da cui è tratto. La difficoltà iniziale è poca cosa, perché già dalla seconda parte del secondo episodio Altered Carbon inizia la sua corsa in crescendo verso una struttura che si basa molto sul thriller e sul noir. Un mistero intrecciato, una fitta rete di legami che andremo a scoprire assieme allo stesso protagonista, raccogliendo di episodio in episodio pezzi di un quadro molto più complesso di quanto possa sembrare.

COMBATTI O MUORI

Un ritmo che, sebbene un po' rallentato dal continuo cambiamento della durata degli episodi - brutto vizio che Netflix ha adottato nelle sue ultime serie - riesce ad appassionare e catturare l'interesse dello spettatore. L'intreccio narrativo, capace di sorprendere fino alle ultime svolte finali e nella scoperta di piccoli elementi disseminati lungo tutto il percorso, è ben alternato con una serie di scene action dove non ci si risparmia di un colpo. Se è il sangue che volete, sarete sicuramente accontentati. Così come il nudo integrale non manca a contornare gran parte degli episodi. È la perversione che stavate cercando? Troverete anche quella, sia nel linguaggio che nelle stesse scene. Non a caso, la serie discende in quello che è il disturbo che si viene a genere in un mondo dove l'immortalità è accessibile solo ai più potenti. Un mondo dove la noia è il male più feroce da dover combattere. Neanche scenograficamente la serie manca di sorprendere, partendo dal grande finendo nel piccolo.

La vastità di una metropoli, Bay City, invasa da quella che sembra una pioggia acida, che non purifica, e sembra ancora di più sporcare le strade ricolme di vizi illuminati dai neon dei vicoli. La bellezza della "Città tra le nuvole", dove il candore delle vesti dei Mats non è altro che il suo contrario. E la realtà virtuale, la quale avrebbe meritato un maggior approfondimento, non manca di strizzare gli occhi agli ultimi giochi in VR, luogo di depravazione e tortura, dove ogni persona può diventare la vittima "ignara" di un incubo ad occhi aperti. E anche in questo caso troviamo il doppio lato della medaglia, se i corpi, le custodie, non sono altro che gusci vuoti, l'impatto all'interno della realtà virtuale può avere degli impatti devastanti. In tutto ciò davvero sorprendete l'interpretazione di Joel Kinnaman che regge, per lo più, l'intera narrazione sulle sue spalle, dando un'interessante visione del personaggio di Kovacs di quell'epoca ma sempre tenendo fede a ciò che è stato prima l'uomo. Accanto a lui da ricordare James Purefoy, nel suo celebre carisma maligno, la scoppiettante Martha Higareda, interprete della detective Kristin Ortega e Chris Conner nel ruolo di un Edgar Allan Poe dal futuro.

Complessivamente Altered Carbon, così come il suo romanzo, punta come nucleo nevralgico il binomio tra corpo e anima, tematica apparente al genere sci-fi, immergendo lo spettatore nelle atmosfere tipiche del mondo cyberpunk. Una serie che, seppure non godendo di un grosso budget, funziona senza "se" e senza "ma". Appassiona, scorre in crescendo e lascia interagire con i personaggi. Altered Carbon segna un punto a favore di Netflix, portandolo all'interno di una nuova era fatta di contenuti che puntano più sul genere e sulle tematiche forti, dando libero sfogo all'immagine più violenta e feroce, che abbia un respiro ampio ma con un occhio di riguardo verso il pubblico più appassionato.

PRO

  • La prima serie sci-fi nel panorama di Netflix nonché un'ottima trasposizioni del genere
  • Il primo prodotto Netflix con contenuti ed elementi forti che mancavano all'interno del catalogo della piattaforma

CONTRO

  • Troppa lentezza e densità di dialoghi nei primi due episodi
  • Gli episodi variano dai 45 ai 75 minuti, una differenza troppo grande per una stagione composta da 10 episodi

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