Cinque cose che i giocatori odiano di… San Valentino  36

San Valentino, la festa degli innamorati: quale miglior momento per stare insieme al proprio amore, i videogiochi? Se non fosse per...

RUBRICA di Massimo Reina   —   13/02/2018

Cinque cose che i giocatori odiano di... è una rubrica aperiodica che parla senza peli sulla lingua e con un pizzico di folle ironia, di tutte quelle cose che infastidiscono gran parte dell'utenza, e talvolta perfino i redattori. Perché tra i videogamer, non dimenticatelo, ci siamo anche noi!

San Valentino, il giorno giusto da trascorrere interamente con l'amore della nostra vita: i videogiochi! In fondo sono le console e i PC a volerci bene: pensateci, chi vi consola, dà conforto e ascolta silenziosamente i vostri sfoghi dopo una giornata pesante senza mai lamentarsi o andarvi contro? Chi è sempre lì pronta a dedicarvi il suo tempo e a donarvi ore di divertimento e relax? Eppure, ogni anno, il 14 febbraio, dobbiamo fare i conti anche con la nostra fidanzata, e ci ritroviamo a dover spremere le meningi per cercare di evitare le sue richieste per stare vicini al nostro hobby. Ecco le cinque cose che i videogiocatori (maschi) odiano di San Valentino: abbiamo volutamente ignorato coloro che hanno la fortuna di avere una compagna che condivide la stessa passione per i videogiochi, le tante videogiocatrici (che spesso hanno lo stesso "problema" di noi maschietti col partner) e chi è sposato con figli e vive già con la sua "lei".

I messaggini durante il torneo con gli amici

"Tu non me la racconti giusta!". Quante volte vi sarà capitato di sentirvelo dire, ogni qualvolta che alla sua richiesta di uscire e fare "qualcosa diverso per San Valentino", avete risposto "no, dai per me lo sai, San Valentino con te è ogni giorno (falsoni che non siete altro...). E poi non posso, ho il torneo di FIFA/PES con gli amici!" E lei che chiude la chiamata borbottando qualcosa in aramaico, o forse una maledizione azteca che in quel momento spera si abbatta sulla vostra console. E questo è niente: c'è anche il rischio che inizi a rimuginare mezz'ora e a pensare che quella del torneo sia solo una balla. E quindi farsi largo nella sua mente la convinzione, malsana, che in realtà, come sempre del resto quando non uscite con lei, diventiate la preda ambita da decine di gnocche dalle forme sinuose pronte a tutto per avervi, anche a venire a concedersi fino a casa. E forse è così anche adesso!

Se solo si rendesse conto che la serata con gli amici è reale, ed è solo un continuo imprecare per il gol segnato dal solito compagno fortunato, macchie di patatine oleose di qualche sottomarca dei peggiori discount su tutto il divano e rutti, eviterebbe di stressarsi. Ma anche di assillare il compagno con decine di SMS e messaggi su Whatsapp per controllarlo, visto che hanno l'effetto di rovinare ugualmente il divertimento. Volete mettere un bel "tu non mi ami più!" che arriva accompagnato dal trillo dello smartphone mentre state per tirare un rigore e lo spedite nello spazio fra le risate generali? Oppure un "dimmi che almeno mi stai pensando" appena un minuto dopo, mentre ancora state finendo di scandire l'ultima bestemmia?

Ludus interruptus

In alcuni videogiocatori, in concomitanza con l'avvicinarsi di certi eventi, scatta il genio. All'improvviso fanno saltar fuori un colpo d'aria, un attacco febbrile, una diarrea incontrollata per colpa della peperonata della sera prima. Insomma, una scusa semi plausibile da usare per non uscire. Basta sfoggiare una recitazione degna di Robert De Niro e mandare un messaggio su Whatsapp o un SMS al momento giusto, e il gioco è fatto. Almeno sulla carta. La dolce metà sicuramente non sa che dietro ai messaggini sfacciatamente finti con scritto "Mi spiace, ci tenevo tanto stasera. Mi manchi" o "Domani se sto meglio, giuro cascasse il mondo, ti porto al cinema", digitato tenendosi ben stretti i gioielli di famiglia per scongiuro, si nasconde lo stesso individuo che un secondo prima stava bestemmiando a pieni polmoni per essersi appena lasciato scappare un mostro in Monster Hunter: World. Ma attenti: potreste avere la ragazza con lo spirito da crocerossina che, convinta di farvi un favore, si presenta a casa vostra senza preavviso, desiderosa di farvi tante coccole, e salta tutto. D'altronde, si dice che il Diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E non c'è nulla di peggio, per un videogiocatore, di quella sorta di coitus interruptus che è sospendere di botto una partita.

La richiesta di mettere in pausa il gioco

Ma la fidanzata con lo spirito di Madre Teresa di Calcutta non è niente rispetto a quella che sceglie proprio San Valentino per ricordarvi tutte le volte che le avete dato buca nelle ultime settimane. Compresa, appunto, la festa degli innamorati. Il che dal suo punto di vista, non è sbagliato. In fondo se da giorni le dite che "domani usciamo e ti porto qui o là" e poi non lo fate, ve la siete cercata. Potevate stare più attenti e controllare anche il calendario.

Invece ora ve la trovate lì sul divano, dopo l'ennesimo pacco che le avete rifilato, mentre vi elenca tutte le cose che non vanno di voi, e dovete sforzarvi di stare anche attenti nonostante stiate giocando a Call of Duty e la vostra squadra conta su di voi per completare finalmente una sfida decente. Almeno fino a quando lei non si accorge che uno dei vostri occhi punta un angolo di visuale diverso rispetto alla direzione del volto, e che il vostro sguardo sembra ormai quello di Igor di Frankenstein Junior. A quel punto, offesa, scoppia in lacrime e vi chiede di sospendere, di dedicarle almeno qualche minuto (??) di attenzione (in realtà sono ore che parla). Ma faglielo capire che stai facendo una partita online con gli amici, e che il gioco pertanto non si può mettere in pausa! Alla fine, stremati, trattenendo un urlo disumano, meglio forse fare un "sacrificio" e portarla fuori.

E' un'ora che aspetto, davanti al portone...

Però, diciamocela tutta: noi uomini siamo così, un po' zozzoni e arruffoni. L'igiene personale, specie fino a una certa età, è un concetto quasi astratto di cui ci sembra di aver sentito parlare vagamente in una puntata di Superquark guardata dai nostri genitori, ascoltata di passaggio dal salotto mentre uscivamo di casa. Di fatto la nostra preparazione, anche quando cediamo alle lamentele della nostra partner e facciamo un bagno, dura intorno ai 10-15 minuti, doccia, capelli, scelta del vestito da indossare (di solito quello di tutti i giorni) e partitina veloce a Mario Tennis inclusi. Per la donna il discorso è diverso, ecco perché, luoghi comuni a parte, quando vi danno appuntamento "intorno alle 21,00" vogliono in realtà indicare una fascia di tempo astratta, compresa tra le 20,45 e prima di mezzanotte.

Ma in molti non riescono ancora a farsene una ragione e non appena si trovano davanti al portone dell'amata che al citofono gli risponde che tarderà "qualche minuto" (ore), già maldisposto dalla situazione, va in tilt: "ma porca pupazza, mi costringi a lavarmi, anche se come i gatti, rinunciare a giocare, a presentarmi puntuale a casa tua con un mazzo di fiori che per strada mi hanno scambiato tre volte per un ambulante, e non sei ancora pronta????". Per chi possiede un Nintendo Switch, il problema non si pone. Idem per chi ha la fidanzata che abita proprio sopra una sala giochi. Ma per il resto, sono solo imprecazioni.

Non poter giocare quando ci pare

Ma la cosa che i videogiocatori odiano di più di San Valentino è proprio l'impossibilità di poter giocare. Sarà banale, ma è così. E' una questione di principio. "Ma poi proprio oggi doveva essere festeggiato sto cacchio di Santo, e che cavolo!". Chi è impegnato in una relazione amorosa, sa già che quel giorno, indipendentemente da quello che vuol fare, a una certa ora dovrà dedicarsi anima e corpo alla sua dolce metà. Anche se dovesse trattarsi dell'unico giorno disponibile per poter giocare perché lavora anche la domenica e magari ha i giorni liberi in mezzo alla settimana. Oppure per tutta una serie di impegni, riesce a ricavarsi qualche ora per lo svago elettronico non nei weekend, ma tra i martedì e venerdì. E invece niente, condannati a fare i romanticoni in giro per negozi, mentre magari vorrebbero trovarsi a eliminare nazisti in Wolfenstein, o a cenare annoiati al lume di candela anziché esplorare la casa di Resident Evil 7, in qualche localino pieno di coppie dove ogni "lui" ha più o meno la loro stessa espressione, quella del ritratto di Jakob Muffel di Albrecht Dürer. E lo stesso, identico, pensiero disturbato: "chissà cosa starà facendo la mia amata console"?