Che fine ha fatto… Tenchu  19

Nel 1998 nascevano la leggenda dei ninja Rikimaru e Ayame, e della serie Tenchu

RUBRICA di Massimo Reina   —   10/03/2018

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

La prima PlayStation è stata certamente una delle console più importanti della storia dei videogiochi, nonché una vera e propria icona degli anni '90. Merito del suo successo sicuramente va accreditato all'enorme diffusione che ebbe durante il suo ciclo vitale, grazie in particolare alla pubblicazione di tanti grandi titoli e serie di videogiochi che in molti casi sarebbero poi diventati nel tempo addirittura oggetto di culto. Fu proprio grazie a essa che i giochi elettronici non vennero più visti come un prodotto per bambini. Tra le produzioni più famose dell'epoca, di quelle che ancora oggi molti fan della scatoletta grigia sognano di rivedere in qualche nuova incarnazione per le attuali console, c'era Tenchu: Stealth Assassins. Il gioco, sviluppato dal piccolo team giapponese Acquire Corp., era una particolare avventura con visuale in terza persona rilasciata nel 1998 sotto etichetta Activision.

La nascita di un mito

Combinando elementi tipici della cultura feudale giapponese con elementi fantasy, Tenchu incentrava il suo gameplay sull'infiltrazione e l'azione silenziosa. Uno stile perfetto per un titolo dove bisognava interpretare un ninja a scelta tra l'esperto Rikimaru e la giovane e intraprendente Ayame, entrambi del clan Azuma, ottimi conoscenti dell'arte del ninjutsu, ma ciascuno poi dotato di proprie abilità. Nel gioco infatti venivano premiati la strategia e la tattica tipicamente da guerriglia e spionaggio praticata dagli shinobi, piuttosto che l'azione nuda e cruda, in una serie di missioni dove di volta in volta doveva ingegnarsi per raggiungere il suo obiettivo, che poteva essere l'uccisione di un particolare nemico o il recupero di un documento prezioso, cercando di evitare lo scontro faccia a faccia. Complice anche una serie di scenari strutturati e studiati in maniera tale da offrire un buon livello di sfida.

Il successo fu immediato, con ben 250.000 copie vendute nel solo Giappone a giugno del 1998. Ma anche "forte", al punto da convincere gli sviluppatori a pianificare subito un sequel. In realtà Tenchu 2: Birth of the Stealth Assassins, uscito nel 2000 di nuovo sulla prima PlayStation, non era un seguito delle avventure di Rikimaru e Ayame, ma un prequel ambientato molti anni prima, quando i due erano più giovani. Alla coppia di eroi si univa questa volta un terzo personaggio giocabile, le cui missioni si potevano compiere solo dopo aver completato quelle degli altri, cioè a dire Tatsumaru, successore designato di Azuma Shiunsai, il maestro del loro clan ninja. Era proprio questo personaggio, assieme ad alcuni nuovi oggetti e strumenti per l'equipaggiamento e un editor di livelli (ripreso da Tenchu: Shinobi Gaisen, una versione uscita solo in Giappone del primo gioco), la novità più eclatante della produzione, che per il resto manteneva l'ottima struttura di gioco del suo predecessore, di cui bissò il successo.

L’inizio del declino

Con queste buone prerogative, tra il 2003 e il 2004 la serie sbarcava sulle console di nuova generazione dell'epoca, cioè a dire PlayStation 2 e Xbox, con un nuovo sviluppatore, K2 LLC, e una coppia di titoli che però non sempre convinsero fino in fondo critica e pubblico. Tenchu: Wrath of Heaven e Tenchu: Return from Darkness (la versione di Wrath of Heaven per la console di Microsoft con alcuni extra inediti, come una modalità online, alcuni nuovi personaggi e due missioni extra) ottennero un buon successo, mentre il successivo Tenchu: Fatal Shadows del 2004, che vedeva il personaggio di Rin prendere il posto del mitico Rikimaru per un cast tutto al femminile con Ayame, molto meno. Oltre a uno dei protagonisti storici, quell'anno si registrò poi un altro importante cambiamento per la saga, cioè a dire la cessione dei suoi diritti da Activision a FromSoftware, che fino ad allora era stato publisher del gioco per il mercato asiatico.

Ed è proprio sotto questa nuova etichetta che la serie ripartì nel 2006 sulle console portatili di Sony e Nintendo, con Tenchu: Time of the Assassins su PlayStation Portable e Tenchu: Dark Secret su DS. Ma entrambi si rivelarono una delusione per i fan: il primo, realizzato da K2 LLC, per alcuni difetti di programmazione, come una telecamera non sempre ben posizionata e una scarsa IA dei nemici; il secondo, sviluppato da Polygon Magic, per svariati motivi, comprese le musiche, le meccaniche, la trama e la grafica. Andò un po' meglio con Tenchu Z su Xbox 360, dove il gioco raccolse qualche consenso per via dell'abbondanza e dimensioni dei livelli, della presenza di una modalità cooperativa online per quattro giocatori e della possibilità per gli utenti di crearsi un personaggio tramite editor. Ma di certo anche lì non mancarono le critiche a un'intelligenza artificiale dei nemici tarata verso il basso, all'eccessiva complessità dei controlli che fungevano da ostacolo all'immediatezza che un gioco del genere dovrebbe avere, e una realizzazione tecnica al di sotto degli standard del periodo.

Il futuro

Dopo una parentesi tra gli action puzzle nel 2008 con Shadow Assault: Tenchu sviluppato dai FromSoftware in persona, la saga tentava così il rilancio ripartendo dal Nintendo Wii e dagli sviluppatori originali del primo capitolo su PlayStation, Acquire Corp. Tenchu 4: Shadow Assassins del 2009 riproponeva come protagonisti assoluti i ninja Rikimaru ed Ayame, impegnati in una "nuova" avventura. Ma anche se dal punto di vista tecnico il titolo mostrava alcune interessanti peculiarità, soprattutto legate ai primi e migliori capitoli della serie, dall'altro risultava vittima di diverse scelte di gameplay poco felici, figlie del desiderio di accontentare sia gli hardcore che i casual gamer, col risultato finale di non soddisfare appieno nessuna delle due categorie. Deludente fu anche l'ultimo capitolo della serie, Tenchu 4 Plus nel 2010 di nuovo per PlayStation Portable, titolo senza infamia e senza lode.

Da allora su di essa è sceso un silenzio a dir poco tombale, rotto ogni tanto da qualche rumor ma mai da conferme ufficiali relative a un nuovo episodio in lavorazione. Anche negli ultimi mesi le voci di un possibile capitolo inedito di Tenchu si sono susseguite sui media, specie dopo la notizia ufficiale di FromSoftware che sarebbe al lavoro su più titoli, e un misterioso teaser trailer riguardante proprio uno di questi progetti. Tra le ipotesi, per alcuni fan dell'azienda e addetti ai lavori potrebbe riguardare proprio il buon vecchio Tenchu.

In tanti si sono convinti che lo sviluppatore nipponico possa puntare a rilanciare questo marchio, cambiandolo un po' inserendo nelle sue ambientazioni e struttura di gioco alcune delle peculiarità dei suoi ultimi videogiochi. Chissà, insomma, che FromSoftware non abbia pensato a una "formula" di Souls-like basata più sul nascondersi e agire nell'ombra senza farsi scoprire da nemici sempre all'erta e pronti a loro volta a colpire di soppiatto o a sfruttare micidiali trappole, piuttosto che sullo scontro faccia a faccia, ma sempre con l'idea che al minimo errore si possa venire puniti con la morte immediata. Certo, bisognerebbe vedere come impostare poi l'avventura, se strutturarla cioè come l'originale, suddividendola quindi in una serie di missioni ciascuna delle quali con diversi scopi e obiettivi da raggiungere, oppure creare un unico mondo aperto. Ma l'importante è che Tenchu un giorno possa tornare alla grande, rinverdendo i fasti dell'era della prima PlayStation.