Borderlands 3, provato in attesa della recensione 100

Siamo nel pieno del lavoro che ci porterà alla recensione di Borderlands 3, l'ultimo capitolo del looter shooter per eccellenza sviluppato dai texani di Gearbox

PROVATO di Emanuele Gregori   —   16/09/2019

Indice

"Borderlands 3 è il looter shooter che il mondo merita, ma non quello di cui abbiamo bisogno adesso". Per quanto questa frase sembri non avere alcun significato, la sua stessa esistenza è connaturata a ciò che sta accadendo in questi giorni roventi. Il gioco di Gearbox è arrivato su PC, PlayStation 4 e Xbox One, ed una serie sconsiderata di giudizi frettolosi e pregiudizievoli ne hanno minato la credibilità. Non vi è dubbio che parte della colpa derivi dalle scelte scellerate di una software house che, a seguito di una campagna limpida e cristallina, ha poi intrapreso la via della chiusura proprio quando meno indicato: nei giorni precedenti all'uscita. È così che i pochi che hanno avuto modo di giocare e giudicare Borderlands 3 in anticipo, per di più utilizzando account concessi in comodato d'uso dalla stessa 2K, hanno comunque potuto decretarne il successo e l'indiscusso valore. Nonostante questo, all'alba dell'arrivo sul mercato, centinaia di utenti si sono improvvisati critici e tecnici, con la pretesa di sentenziare sulla qualità di un gioco che forse, non avevano neanche degnato di una prova di qualche minuto. Non è nostra intenzione dedicare un pezzo di avvicinamento alla recensione di Borderlands 3 giudicando le follie dell'internet, ma ci sembra doveroso mettere in luce una questione: il looter shooter di Gearbox è un grandissimo gioco, nonostante sia uscito in esclusiva temporale su Epic Games Store.

Aspetto tecnico

La provocazione con la quale abbiamo introdotto questo articolo è in realtà un discreto modo per iniziare a parlarne concretamente. Il nostro lavoro redazionale su Borderlands 3 è infatti portato avanti proprio su PC, con la configurazione che troverete in un box su questa stessa pagina. Possiamo iniziare dicendo che non abbiamo avuto alcun problema a farlo girare a dettagli ultra ad almeno 60 FPS. Nel corso di questi giorni ci siamo confrontati con tanti che, insieme a noi o in separata sede, hanno avuto modo di giocare il titolo e una maggioranza di questi ci ha raccontato di non avere avuto alcun intoppo insormontabile, a fronte delle più disparate configurazioni. È inutile stare a ripetere come il tempo dei giochi ottimizzati all'uscita ce lo siamo lasciato alle spalle almeno da un lustro, e in questo Borderlands 3 non fa differenza. Ad oggi il codice risulta ancora sporco e sistemabile, al netto di una quantità di elementi a schermo che a volte raggiunge vette quasi inesplorate e che in quanto tale non può in nessun modo essere tralasciata.

È vero che solitamente tendiamo a trattare l'aspetto tecnico alla fine di un pezzo, quasi come fosse un accessorio da considerare a margine della bontà dell'opera. Viste però le critiche e la confusione generate in questi giorni, ci sembrava giusto provare a dare un senso alle assurdità che ci è capitato di leggere e che, a dire il vero, non si esauriscono solo nell'ambito dei problemi tecnici. Ancora meno ha senso se lo si mette in correlazione ad un'esclusività temporale che non significa nulla e non comporta nessun genere di deficienza tecnologica, se non quella di inserirsi all'interno di una battaglia campale combattuta da chi non ha né voce in capitolo, né interessi economici sul piatto: ovvero noi giocatori. Per di più le polemiche perdono di senso se si considera che una buona parte dei reali problemi ancora da risolvere, come uno stuttering al limite del sopportabile o un forte lag all'apertura dei menù, sono stati riscontrati più su PlayStation 4 che su PC. Siamo comunque certi che questo accanimento possa velocemente sgonfiarsi, limitando al silenzio tutte le follie che riguardano la pochezza di contenuti, la noia della campagna o le false informazioni sulle fantomatiche microtransazioni invasive. Borderlands 3 è tutta un'altra cosa e ora ve lo iniziamo a raccontare.

Le Terre di Confine

È passato qualche anno dagli eventi vissuti nel secondo, indimenticabile capitolo. La situazione nelle Terre di Confine non è certamente migliorata. Nonostante Pandora sia ormai un pianeta quasi completamente desertico, abitato più da orrende creature che da esseri umani, la caccia alle cripte non si è mai spenta ed è per questo che prende il via la nostra nuova avventura. Dopo un prologo che ci racconta a grandi linee il background dell'universo di Borderlands, siamo subito chiamati a scegliere uno dei nuovi quattro eroi disponibili. Amara è una schiva sirena, pronta a scontrarsi con potenza e con l'ausilio dell'uso degli elementi. Fl4k è un domatore robotico, che arriva da un pianeta sconosciuto e che è stato in grado di addomesticare alcune delle orrende creature che popolano le lande. Zane è un operatore dal grande carisma ma dallo spirito pacato, che utilizza i suoi gadget per confondere il nemico e risultare letale. In ultimo abbiamo Moze: una giovane e apparentemente indifesa veterana di guerra, accompagnata dal suo fido mech.

Presa la decisione su quale debba essere il nostro eroe, veniamo automaticamente catapultati nella mischia, facciamo la conoscenza del folle Claptrap di turno e ci scontriamo per la prima volta con i Figli della Cripta. Questa setta è capitana da due gemelli, i Calypso, che fungono da villain dell'avventura. Non siamo ancora riusciti a concludere la campagna, nelle venticinque ore scarse di gioco accumulate in questi due giorni, ma allo stato attuale possiamo affermare che, nonostante una presenza scenica interessante, la quantità di minuti in campo e l'appeal di Jack il Bello erano tutt'altra cosa. Ci riserviamo però su questo la possibilità di chiudere l'arco narrativo per capire se, come spesso accade, gli eventi accelerano ed esplodono solo nella parte finale. Per il resto il nostro viaggio ci ha finora portati a ritrovare tante vecchie facce amiche, qualche volto nuovo, regalato infiniti momenti di ilarità e generato anche qualche attimo di tristezza. Non andremo oltre nel parlare degli eventi della campagna, tessendo poi le fila in fase di recensione.

Ci interessa però parlare del ritmo con il quale questa è gestita, scandita da una decina abbondante di lunghe missioni principali, e una miriade di compiti secondari. Da questo punto di vista, uno degli aspetti maggiormente curati e migliorati rispetto al passato, è la scrittura e le motivazioni che tengono in piedi ogni incarico assegnato al giocatore. Dalla più seria alla più assurda delle richieste (in classico stile Borderlands), ogni missione assegnata da personaggi non giocanti di cui facciamo la conoscenza, raccoglie al suo interno un piccolo microcosmo sempre piacevole e divertente. Con questo non intendiamo dire che la struttura, di cui parleremo a breve, sia stata modificata. Al contrario si è perfezionata una formula che aveva già fatto centro sette anni fa e che qui trova la sua totale quadratura. A fare da sfondo a questa qualità di scrittura e alla varietà di situazioni, ci pensa anche la frammentazione delle ambientazioni.

Borderlands 3 è il primo capitolo della serie a svolgersi all'interno di un'intera galassia e, in quanto tale, permette di cambiare a piacimento il pianeta nel quale si vogliono portare avanti le proprie scorribande. Ognuno di questi risulta fortemente diverso dagli altri, almeno stando a quella che è la nostra attuale esperienza. Non abbiamo ancora modo di sapere quanti siano i pianeti presenti, ma ci sentiamo sufficientemente soddisfatti di quanto visto finora.

A proposito degli ambienti di gioco è importante sottolineare uno degli aspetti più criticabili tra le scelte di Gearbox: ovvero la divisione e il passaggio tra una mappa e l'altra. Nonostante le zone si rivelino esponenzialmente più ampie e dense del passato, soprattutto quando si lascia Pandora, è altrettanto evidente che il team abbia glissato su quella stessa promessa fatta nel corso degli anni passati: rivoluzionare. Alla luce degli eventi passati e delle ore spese in questi giorni, vorremmo infatti che fosse chiaro a chiunque sia arrivato "vergine" al 13 settembre, che Borderlands 3 non rivoluziona, ma perfeziona. Nessuno eliminerà dalle nostre convinzioni che i ragazzi texani abbiano provato un diverso approccio, magari open world, scegliendo poi col tempo di tornare a una struttura rodata e conosciuta, lasciando probabilmente al futuro cambiamenti drastici.

Questa scelta è riscontrabile in una serie di elementi che non è stata stravolta, ma solamente aggiornata, a partire dai menù, per finire proprio con la gestione degli spostamenti. È ora possibile teletrasportarsi in qualsiasi momento solo aprendo la mappa, o tornare in un istante al proprio veicolo. Allo stesso tempo però la presenza di orrendi muri divisori tra una mappa e l'altra di un pianeta, sono quanto di peggio si possa trovare in un gioco del 2019. Sarebbe davvero bastato poco per rendere il passaggio meno drastico e visivamente più accattivante, visto e considerato il grande lavoro fatto dal punto di visto del caricamento delle zone. Non solo infatti il passaggio dall'una all'altra risulta velocissimo, molto più che in passato, ma anche lo spostamento su di un altro pianeta o il ritorno alla nave spaziale Sanctuary III, si rivelano talmente repentini da lasciare a bocca aperta. Meno bene invece per quanto riguarda i menù, ancora poco intuitivi e confusionari nella gestione degli slot, seppure anche qui qualche buona scelta per snellire sia stata compiuta. Nel rispetto del passato (leggasi nel riciclo degli asset) sono anche gestiti tutti i vari punti di compravendita, le interfacce delle quest, quella relativa alle abilità e le informazioni che compaiono a schermo quando si trova un nuovo pezzo di equipaggiamento. 

È chiaro quindi che si possa provare un senso di déjà vu e di avvicinamento a quell'idea del Borderlands 2.5 paventata da molti dopo il reveal dello scorso aprile. Scavando a fondo sotto la scorza di un titolo sviluppato a partire da un precedente capitolo insostituibile, si arriva però a comprendere quanto avanti Gearbox abbia portato la stessa formula che ha contribuito a creare. Ed è esattamente nel momento più importante, quando si scende in campo e si spara, che il gioco dimostra con fermezza e con grande capacità di meritare davvero quel 3 in coda al proprio titolo.

Il piacere di sparare

Borderlands non è un gioco simulativo. A partire dall'ambientazione, per continuare con la follia della narrazione, per arrivare poi ad una cifra stilistica sopra le righe, è evidente che la sua intenzione sia quella di regalare divertimento e ilarità prima di ogni altra cosa. È per questo che le critiche ad un sistema di shooting troppo arcade, o reso meno vario rispetto al passato, non ci trovano d'accordo. Sparare in Borderlands 3 è uno spasso, considerata la miriade di bocche da fuoco disponibili e la quantità incredibile di combinazioni che ne possono derivare. La gestione dell'equipaggiamento, che sia di carattere offensivo o difensivo, si differenzia grazie ad un valore di potenza, che si accosta a quello relativo alla rarità e alle sue specifiche caratteristiche. Ogni oggetto varia da comune a leggendario (almeno nel corso della campagna) e può contare su una serie di variabili che possono mutare totalmente l'utilizzo dell'arma e degli scudi, sia passivamente che attivamente. A complicare ancora di più le cose ci pensa la differenziazione tra le varie classi, mai così peculiari e distanti l'una dall'altra, in grado inoltre di contenere al loro interno tre diversi alberi di abilità liberamente acquisibili.

Parleremo approfonditamente di come funziona ognuna di queste sia in sede di recensione che con uno speciale apposito, ora è sufficiente fare presente come ognuno dei personaggi sia in grado di equipaggiare fino a quattro armi contemporaneamente, affiancate da una granata, uno scudo, una reliquia e una mod di classe. Avanzare di livello consente di accrescere la propria salute massima e di acquisire punti abilità, da spendere nei sopracitati rami. Ognuno di questi è capitanato da una skill attiva, che consente al personaggio di compiere particolari azioni o di utilizzare uno specifico pet come nel caso di Fl4k. Scorrere nei vari rami significa sbloccare una serie di upgrade passivi e di modifiche per le skill stesse, che alterano la build del proprio personaggio fino a renderlo adatto a combattere in prima linea, a consentirgli una grande mobilità, oppure supportare i compagni. Le possibilità sono davvero tante e, a dispetto del passato, risultano più variegate e profonde, donando ulteriore rigiocabilità ad un titolo che già ora sembra colmo di contenuti.

La progressione nelle missioni è semplice e diretta: si parla con qualcuno, si raggiunge un luogo dove mettere tutto a ferro e fuoco, magari con l'ausilio di uno dei tanti mezzi motorizzati disponibili, e si conclude spesso con uno scontro con il boss di turno. Non è nostra intenzione anticipare alcun tipo di evento particolare della campagna, ma vorremmo che fosse chiaro come già intorno alla metà della stessa, la quantità di elementi a schermo, la frenesia e la solidità della formula di gioco, raggiunga dei picchi mai neanche sfiorati dai capitoli precedenti. È chiaro che questa moltitudine di eventi possa creare in alcune situazioni una certa confusione, specialmente quando si vanno a sommare più personaggi della stessa classe; ma una volta digerite le meccaniche, ciò che ne scaturisce è un divertimento disumano, che per la prima volta riesce ad essere funzionale anche in solitaria. È però ovviamente in gruppo che Borderlands 3 è in grado di sferrare i suoi colpi migliori. Fino a quattro giocatori, sia online che in split screen, possono lanciarsi nella mischia della galassia e divertirsi con il re dei looter shooter. Il netcode funziona a meraviglia e, per il piacere dei meno avvezzi alla rete, si tratta anche dell'unico esponente del genere che è ancora possibile giocare totalmente offline.

Spendiamo le ultime parole di questo articolo su un altro degli aspetti dibattuti in questi mesi: la grafica. Borderlands 3 è magnifico da questo punto di vista. Il passo avanti compiuto in questi sette anni è tangibile e, nonostante un cel shading che da sempre non aiuta a mettere in luce la qualità visiva di un gioco, è sufficiente guardare in movimento questo nuovo capitolo per rendersi conto della vera rivoluzione. Ne parleremo certamente in maniera più approfondita in sede di recensione.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Sistema Operativo: Windows 10
  • CPU: Intel i7 7700
  • Ram: 16GB
  • GPU: NVIDIA GeForce GTX 1070
Requisiti minimi
  • Sistema Operativo: Windows 7/10
  • CPU: AMD FX-8350 o Intel i5-3570
  • Ram: 6GB
  • GPU: AMD Raden HD 7970 o NVIDIA GeForce GTX 680
  • HDD: 75GB
Requisiti consigliati
  • Sistema Operativo: Windows 7/10
  • CPU: AMD Ryzen 5 2600 o Intel i7 4770
  • Ram: 16GB
  • GPU: AMD Radeon RX 590 o NVIDIA GeForce GTX 1060

Borderlands 3 è esattamente ciò che ci aspettavamo. Avendolo giocato svariate volte negli scorsi mesi, sapevamo esattamente a cosa il nuovo gioco di Gearbox stava puntando: il perfezionamento e non la rivoluzione. Dopo aver accumulato altre due dozzine di ore ed essere arrivati a buon punto nella campagna, siamo pronti a promuoverlo così come merita, a dispetto di tutte le malelingue che troppo spesso prendono parola nell'internet. Ci riserviamo il diritto di aspettare la fine della campagna e di scoprire a grandi linee come funziona l'endgame del gioco, prima di assegnargli una votazione che, in ogni caso, non potrà ledere il divertimento e la soddisfazione di tutti quelli che si lanceranno a capofitto nel divertimento e nella follia di Borderlands 3.

CERTEZZE

  • Varietà di ambienti straordinaria
  • La cura per buona parte delle quest è impressionante
  • Visivamente è un tripudio di colori e proiettili

DUBBI

  • Se cercavate la rivoluzione, non la troverete
  • Tecnicamente da limare, soprattutto su console