Che fine ha fatto… Shadow of Memories 21

Un omicidio inspiegabile, un viaggio nel tempo per impedirlo: dov'è finito, oggi, Shadow of Memories?

RUBRICA di Massimo Reina   —   10/08/2018

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

Nel corso del suo ciclo vitale, PlayStation 2 ha ospitato una enorme quantità di giochi, tra titoli a loro modo innovativi, classici, semplici evoluzioni di opere precedenti o, in alcuni casi, perfino veri e propri cloni di altre produzioni. Tra questi c'era una particolare avventura con visuale in terza persona a tinte un po' horror, scritta da Junko Kawano e sviluppata da un team interno di Konami che vantava, tra gli altri, anche la presenza di alcuni elementi che avevano partecipato alla lavorazione del primo Silent Hill. Rilasciato in Europa originariamente per PlayStation 2 il 30 marzo 2001, Shadow of Memories riscosse un discreto successo di critica al punto da essere nominato nella sua versione PC tra nella categoria "Best Adventure Game for PC" del 2002 sul canale tematico The Electric Playground.

Morto e risorto

Per la maggior parte dei redattori delle principali riviste del settore, Shadow of the Memories poteva contare su una storia profonda e piena di sfaccettature, un concept interessante, quello cioè di un personaggio che in pratica doveva indagare sulla sua morte, sul suo assassino ed evitare grazie ai viaggi nel tempo che l'atto criminale contro di lui si verificasse. Il tutto accompagnato da una colonna sonora efficace e in grado di calare il videogiocatore all'interno del mondo del gioco. Le uniche critiche furono mosse alle animazioni dei personaggi e alle dinamiche poco originali prese qua e là da altre produzioni del tempo, e con poca azione.

L'avventura presentava infatti una struttura abbastanza lineare a dispetto di una serie di finali multipli, al punto da risultare piuttosto guidata, e iniziava con la morte del protagonista. Proprio così, il personaggio principale, Eike Kusch veniva accoltellato all'uscita di un bar per poi ritrovarsi dopo il trapasso in una sala misteriosa dove una voce gli diceva che poteva ridargli la vita e aiutarlo a cambiare il corso degli eventi grazie ad appositi oggetti. In pratica, tramite un aggeggio chiamato Digipad, Eike poteva viaggiare nello spazio tempo, in momenti prestabiliti del passato, dove agendo in un certo modo poteva influire sugli eventi futuri e quindi, frammento dopo frammento, come in un mosaico, sul suo destino.

A spasso nel tempo

Ogni viaggio nel passato costava un determinato livello di energia al Digipad che doveva essere ripristinato con dei cubi energetici che l'utente trovava nel corso dell'avventura. Questa offriva un gameplay piuttosto comune per il genere, ricalcando più o meno fedelmente, lentezza di ritmo a parte, quello della maggioranza di questo tipo di prodotti, ovviamente riferendosi agli inizi degli anni 2000. Il giocatore doveva di fatto esplorare varie locazioni evitando di farsi ammazzare, cercare di raccogliere oggetti e risolvere enigmi piuttosto semplici che permettevano poi una volta risolti, di proseguire nel viaggio.

Come scritto prima, determinate scelte influivano poi sulle azioni e gli eventi futuri, per cui bisognava usare il cervello per pianificare al meglio le proprie scelte. Per esempio, la scelta o meno in una determinata epoca di fare o no piantare un albero in un certo punto della piazza del paese, poteva determinare in futuro la sopravvivenza del protagonista a un attacco che avrebbe subito da dietro il tronco della pianta. Insomma, Shadow of Memories non era un capolavoro e magari peccava di dinamismo, ma di certo aveva degli spunti interessanti che se ben implementati in un'avventura moderna, potrebbero forse ancora dire la loro anche ai giorni nostri. Sarà difficile che Konami rispolveri questo titolo, ma chissà che almeno l'azienda giapponese non possa trarne spunto per qualche altro progetto.