Dieci giochi per prepararsi a Cyberpunk 2077 70

Qualche titolo da rispolverare per predisporsi meglio a Cyberpunk 2077

SPECIALE di Giorgio Melani   —   17/07/2018

Indice

Lo stretto rapporto con la fantascienza risale alle origini stesse dei videogiochi, che fin dall'inizio hanno tratto ampia ispirazione dall'immaginario sci-fi tra spazio, astronavi, alieni ed elementi classici del genere. Col tempo, le tematiche si sono approfondite e con la crescita del medium e delle sue possibilità espressive anche la visione fantascientifica ha iniziato a farsi di più ampio respiro, andando a mettere in scena mondi più complessi e storie maggiormente articolate. Espandendo alle estreme conseguenze il concetto dell'interazione uomo-macchina, che è poi anche la base dell'interazione videoludica, il cyberpunk è naturalmente vicino ai videogiochi e in certi suoi elementi basilari può essere considerato l'estremizzazione dell'idea fondamentale di interazione. Non è un caso che alcuni degli autori più famosi di questo genere abbiano parlato esplicitamente di videogiochi come fonte d'ispirazione: William Gibson, Neal Stephenson e Pat Cadigan hanno trattato in qualche modo l'argomento. Sebbene non in maniera diretta nei racconti, tracce sulla fascinazione esercitata su questi autori dal mondo dei videogiochi, da quella fusione totale tra giocatore e schermo a cui entrambi gli elementi complementari sembrano anelare, emergono tra le pagine dei libri, quando non proprio menzionate in lettere e appunti degli autori.


Non arriviamo a dire che i videogiochi abbiano fornito ispirazione al genere, ma sembra che siano stati quantomeno presi in considerazione nella visione generale del futuro fantascientifico di genere cyberpunk, in un processo che è dunque inverso rispetto alla semplice derivazione di suggestioni, ambientazioni e tematiche che i primi videogiochi hanno spesso fatto della fantascienza classica. Il passaggio successivo è ovviamente la riproduzione della visione cyberpunk all'interno del videogioco, che ha ulteriormente aperto la strada a una reinterpretazione del genere e a nuove forme di racconto e interazione che hanno espanso l'immaginario in questione. Il prossimo passo in questo senso dovrebbe arrivare da Cyberpunk 2077, l'attesissimo RPG di CD Projekt RED, ma si tratta di un lungo percorso partito molto tempo fa: vediamo quali sono state alcune delle tappe più importanti nel cammino del cyberpunk videoludico. Considerate quanto segue come una selezione ristretta perché di titoli da menzionare ne sono rimasti fuori tantissimi, tra i quali ricordiamo brevemente Flashback, I Have no Mouth and I must scream, Gemini Rue, Technobabylon e Omikron: the Nomad Soul che fino all'ultimo sono stati in ballottaggio per rientrare nella lista.

Syndicate

Tra i capolavori sfornati da quella fucina incredibile che era la Bullfrog di Peter Molyneux, Syndicate resta particolarmente impresso per aver messo in scena l'aspetto più cinico e spietato della fantascienza in stile cyberpunk, peraltro adottando anche uno stile molto originale. All'interno di una sorta di strategico in tempo reale, la cui meccanica è poi più simile a un vero e proprio sparatutto in isometrico, ci si trova a controllare una squadra di soldati cibernetici specializzati nell'uccisione efferata, nel rapimento e nella distruzione di obiettivi. Agli ordini di una corporazione senza scrupoli, dedita al controllo del mondo, si abbandona ogni senso etico nella costruzione di una squadra di soldati sempre più potenti e privi di coscienza, gestendo i territori conquistati con piglio dittatoriale. La grafica pulita e le strutture ordinate del mondo creato da Bullfrog restituiscono una visione alquanto asettica, e per questo motivo ancora più inquietante, del futuro disumanizzato in Syndicate e nel successivo Syndicate Wars.

Dieci giochi per prepararsi a Cyberpunk 2077

Snatcher

Mettere insieme Hideo Kojima con l'immaginario cyberpunk degli anni 80 non può che portare a risultati esplosivi, e infatti Snatcher rappresenta una sorta di culto per i fan dell'eclettico game designer. Che il cinofilo Kojima sia un estimatore di Blade Runner appare palese fin dal soggetto di questo suo vecchio titolo: Gillian Seed è un investigatore specializzato nella ricerca di bioroidi chiamati "Snatcher", che uccidono gli umani per prendere il loro posto nella società. Il riferimento ai replicanti e al loro rapporto conflittuale con gli uomini nel film di Ridley Scott è chiaro in questa visual novel, ma il design in stile anime nipponico anni 80 e la particolare visione del futuro cyberpunk filtrata attraverso il gusto tipicamente giapponese - pur occidentalizzato come può essere quello derivato dal bagaglio culturale di Kojima - creano un mix davvero esplosivo. Non è facile recuperarlo al giorno d'oggi visto che le ultime versioni risalgono a PlayStation e Sega Saturn, ma anche attraverso emulazione si tratta di un'esperienza interessante, se non fosse per l'enorme dose di testo in giapponese.

Shadowrun

Nelle sue varie forme, Shadowrun rappresenta una delle interpretazioni più genuine e classiche dell'immaginario cyberpunk in termini ruolistici. Si tratta di una serie di RPG che ha assunto negli anni varie forme e stili su diverse piattaforme nel corso di oltre venti anni di storia, dal particolare capitolo su SNES del 1993, con il suo particolare misto tra azione, gioco di ruolo classico e impostazione isometrica al nuovo Shadowrun di Harbrained Schemes, che adatta l'universo di riferimento a un RPG con impostazione tattica a turni, incentrato sulla strategia. Nel mezzo, c'è stato spazio anche per uno sparatutto in soggettiva (peraltro uno dei primi a offrire il cross-play tra PC e Xbox 360) e per una versione su Sega-CD particolarmente "mangata", come nello stile classico delle produzioni nipponiche sul dispositivo ottico Sega. Includiamo in questa menzione tutte le diverse generazioni di Shadowrun, anche se forse quella più particolare e incisiva resta l'edizione per Sega Megadrive, che prendeva l'impostazione di quella SNES arricchendola con maggiore libertà d'azione e varietà.

Dreamweb

Tra le derivazioni del cyberpunk classico possiamo includere anche Dreamweb, un'avventura di Creative Reality uscita nel 1994 e rimasta alquanto trascurata dalla critica, pur rimanendo un'interpretazione originale di questa visione della fantascienza. Protagonista della storia è Ryan, un barista di una distopica città inglese del futuro che si ritrova improvvisamente proiettato in un'oscura avventura, come sicario di un gruppo occulto che opera secondo i dettami di una sconosciuta entità chiamata Dreamweb, che sembra peraltro controllare i sogni delle persone. Sebbene non si tratti proprio di una grande avventura grafica in termini di puzzle design, Dreamweb resta impresso per la costruzione delle ambientazioni, tra interni ed esterni pienamente cyberpunk e una minuziosa (a volte anche verbosa) descrizione degli elementi presenti sullo schermo, oltre a scene di sesso e violenza alquanto crude che all'epoca sconvolsero la critica e il pubblico, nonostante la realizzazione tecnica non sia propriamente il punto di forza del titolo.

Beneath a Steel Sky

Prima di Broken Sword, Revolution Software si impose all'attenzione con Beneath a Steel Sky, prima grande produzione del gruppo dopo l'ottimo esordio sperimentale di Lure of the Temptress. Il gioco in questione è un'avventura grafica punta e clicca dall'impostazione molto classica ma dotata di un'ambientazione dotata di grande carattere, anche grazie alla collaborazione con una firma importante in ambito graphic novel come Dave Gibbons. La storia racconta l'odissea di Robert Foster, esiliato senza apparente motivo da bambino nei territori selvaggi dell'Australia e poi prelevato con la forza da guardie armate e trasportato nella distopica Union City. La progressione di Robert dai malfamati quartieri più bassi della città alle raffinate residenze dei piani più alti offrono un'interpretazione originale della distopia urbana cyberpunk, mentre la continua lotta contro la misteriosa entità cibernetica LINC porta il protagonista anche ad esplorare una vera e propria rappresentazione del cyberspazio. Beneath a Steel Sky è facilmente rintracciabile per PC in digitale e di recente anche su iOS.

Deus Ex

Deus Ex è un concentrato di cyberpunk, forse il massimo esponente videoludico di questa visione del futuro fantascientifico. L'originale datato 2000 ha rappresentato una pietra miliare nello sviluppo di action RPG ibridi, data anche l'apertura del suo design che consentiva diversi approcci e stili di gioco, con varie soluzioni possibili per ogni singola situazione. La formula è stata ripresa con ottimi risultati di recente, attraverso il rilancio della serie ad opera di Eidos Montreal, pertanto Deus Ex è ora tornato a essere un titolo decisamente attuale. Al di là della rappresentazione del mondo di gioco, gli elementi tipici del cyberpunk diventano fondanti dello stesso gameplay, con la possibilità di applicare e utilizzare innesti cibernetici che offrono nuove possibilità di interazione e il fatto di poter effettuare l'hacking di terminali e dispositivi elettronici penetrando in uno spazio propriamente "cyber", tutte cose che rendono la serie Deus Ex perfettamente calata nello spirito tipico del genere fantascientifico in questione.

Blade Runner

Oltre ad essere una pellicola che ha di fatto segnato il genere fantascientifico di stampo cyberpunk (e non solo), Blade Runner ha anche una trasposizione videoludica di ottima fattura. Anzi, si potrebbe definire uno dei casi migliori di tie-in che si siano visti nella storia dei videogiochi, considerando che l'avventura grafica di Westwood Studios datata 1997 coglie perfettamente le atmosfere e lo spirito del film di Ridley Scott (basato sul racconto di Philip K. Dick) e ci costruisce sopra anche un ottimo gioco, che sfrutta alcuni degli elementi tipici del film come interessanti spunti per il gameplay e il puzzle solving. Il lavoro di indagine prende il sopravvento rispetto alle normali dinamiche adventure in questo caso, mentre guidiamo il nuovo Blade Runner, Ray McCoy, verso la soluzione del suo caso attraverso sei differenti esiti che ci portano comunque a comprendere più da vicino la reale condizione degli androidi, da semplici obiettivi da cacciare a esseri complessi, dotati di coscienza avanzata e sostanzialmente umani.

The Red Strings Club

Nel panorama indie ci sono parecchi titoli interessanti afferenti al genere cyberpunk, che trova terreno fertile dove la sperimentazione e la rievocazione nostalgica hanno un ruolo predominante. Difficile anche scegliere tra questi, considerando che sono tante le esperienze che meritano una menzione come VA-11 Hall-A, 2064: Read Only Memories o il prossimo The Last Night, ma fra questi vogliamo parlare in particolare di The Red Strings Club. Incentrato su tre personaggi che ruotano attorno al malfamato bar omonimo, il gioco presenta dei particolari mini-game ma racconta soprattutto una storia incentrata sui rapporti personali: in stridente contrasto con l'asetticità emotiva del futuro iper-tecnologico, The Red Strings Club mette in scena l'aspetto più intimo e relazionale di un'umanità che fa i conti con gli androidi e con sé stessa, in un "transumanismo" imperante nel quale, a dispetto del solipsismo cibernetico, il contatto umano (o umano-androide) torna di centrale importanza per l'esistenza di tutti. Non è un caso, a quanto pare, che varie storie cyberpunk sembrino nascere e svilupparsi sui banconi di bar futuristici.

System Shock 2

A parte la critica, che può essere anche feroce, alla società capitalistica, classista e post-ideologica che sembra scorrere sempre sotto la superficie delle produzioni cyberpunk, c'è anche chi sfrutta il futuro distopico e tecnologico per mettere in scena l'orrore puro. System Shock 2, ad esempio, può sembrare un riferimento alla fantascienza più classica ma introduce presto, nella sua ambientazione che tende fortemente verso l'horror, il tema del rapporto uomo-macchina che diventa da necessario a conflittuale, fino a sfociare in un vero e proprio incubo quando la lotta all'intelligenza artificiale assume i connotati della sopravvivenza a un nemico onniscente e pervasivo, ovvero la peggiore minaccia che si possa affrontare. Tutto questo e il fatto che si tratti di un magico equilibrio tra RPG, sparatutto in soggettiva e survival horror (come verrà ripreso dal discendente BioShock) rendono System Shock 2 un gioco assolutamente da recuperare, magari approfittando del remake in sviluppo presso Night Dive Studios che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.

Remember Me

Anche in questo caso, la scelta è ricaduta su un titolo che non ha certo le velleità del capolavoro senza tempo ma che rappresenta il cyberpunk da un punto di vista piuttosto particolare e, proprio come dice il titolo, in qualche modo memorabile. Remember Me è l'opera prima di Dontnod, team divenuto poi celebre con Life is Strange, e non è certo un gioco privo di difetti, in particolare per quanto riguarda il suo gameplay, eppure la sua particolare rappresentazione del futuro, tutta incentrata sul controllo dei ricordi e quindi dei pensieri, delle emozioni e della personalità da parte di corporazioni ed entità pervasive, risulta particolarmente riuscita. Sarà anche per la scelta di collocare gli eventi in una Parigi del futuro che si rivela piuttosto originale e per la figura della protagonista in grado di evolvere fino a diventare carismatica, ma Remember Me resta comunque un gioco da provare se la fantascienza in declinazione cyberpunk vi incuriosisce. La meccanica della manipolazione dei ricordi è peraltro una reinterpretazione finalmente originale di alcune tematiche gnoseologiche ed esistenziali classiche del cyberpunk.