Divinity Original Sin II - Definitive Edition, la prova su console 48

Siamo volati negli studi di Larian per provare l'edizione definitiva di Divinity Original Sin II. Che sia la versione perfetta di un capolavoro?

PROVATO di Aligi Comandini —   09/07/2018

Sven Vincke è quanto di più lontano dai modelli lombrosiani si possa immaginare: è un uomo dai tratti morbidi, che emana allegria e non potrebbe passare per il cattivo neanche davanti a prove schiaccianti di crimini inimmaginabili. Noi siamo nella meravigliosa cittadina belga di Ghent quando ci compare di fronte, e al suo cospetto non possiamo che provare un po' di soggezione; non tanto per il fatto di esser stati invitati a un barbecue nel suo giardino (una situazione sinceramente inaspettata anche quando si fa da anni questo lavoro), quanto per la magnitudine del carisma di un uomo a cui si devono due dei migliori giochi di ruolo di sempre. Perché Vincke è il CEO di Larian Studios, e i suoi ragazzi con i Divinity hanno preso il genere dei GDR occidentali e lo hanno rivoltato come un calzino, evolvendolo come mai era stato fatto. Credeteci: per gente cresciuta a pane e Baldur's Gate chiacchierare davanti a una griglia piena di pollo marinato col creatore della serie è una sorta di esperienza mistica, e anche se molti dei colleghi presenti alla cena non sembrano condividere la nostra riverenza poco importa... noi ci troviamo lì per ascoltare tutto ciò che i Larian hanno da raccontarci, e scoprire ogni possibile informazione sulla Definitive Edition di Divinity Original Sin II prima dell'uscita. Già, perché il secondo Divinity avrà pur fatto saltare in aria le medie di Metacritic facendosi superare solo da Mario Odyssey e da Breath of the Wild nell'anno di uscita, ma nonostante la sua eccellenza non era un gioco perfetto: il suo quarto atto appariva a tratti incompleto, meno rifinito degli altri e incapace di ripresentare i picchi visti nella parte precedente della campagna, al punto da incrinare un'esperienza complessiva stratosferica (e piagata solo da alcuni fastidiosi bachi). La Definitive Edition del gioco è quindi importantissima, poiché ha tutte le carte in regola per cancellarne i pochi difetti e consolidarne la già imperiale posizione all'interno del genere.

Il port: com'è Divinity Original Sin II su console?

Come avrete ormai capito, l'evento a Ghent è stata una ghiotta occasione per comunicare direttamente col team di sviluppo. I Larian sono ovviamente gran lavoratori, ma tra di loro non si percepisce del nervosismo: sembrano fieri del proprio lavoro e lo conoscono meglio di chiunque altro, quindi non c'è gruppo migliore per ripresentare un gioco di cui ormai conosciamo già ampiamente le caratteristiche. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, ad ogni modo, la Definitive Edition è un'edizione di Divinity II che sostituirà il gioco base per tutti i suoi possessori su PC automaticamente, e arriverà nei negozi anche per Xbox One e Playstation 4 forte di una serie di modifiche chieste a gran voce dai fan e volute dal team di sviluppo. Il grande imputato è ovviamente l'atto quarto di cui parlavamo in apertura di articolo, ma la Definitive Edition non si limita certo a trasformare questa parte dell'avventura, e anzi sembra voler perfezionare ogni singolo aspetto di Divinity II, a partire da un'interfaccia console migliorata rispetto al precedente capitolo.

Siamo sinceri: Divinity II potrebbe risultare opprimente per un possessore di console poco avvezzo ai GDR. Il quantitativo di meccaniche e dati presenti nel gioco è mostruoso, e il numero di fattori da gestire durante l'azione non è da meno, pertanto non c'è combinazione di controller migliore di mouse e tastiera per la sua fruizione. Non crediate però che affrontare la campagna con un pad sia automaticamente un inferno per questo motivo: la Definitive Edition assegna brillantemente tutte le funzioni della versione PC ai vari tasti, e vi aggiunge una ricerca ad area che permette con facilità di analizzare e influenzare tutti gli oggetti all'interno di una zona circolare, per esser sicuri di non farsi scappare alcun dettaglio. I grilletti dorsali sono delegati alla gestione della squadra e all'apertura dei tanti menu (basta una pressione di un tasto in quello del team per "staccare" un personaggio dagli altri e muoverlo singolarmente), mentre per i più precisi è presente persino una funzione "puntatore" che offre un controllo simile a quello del mouse sulla mappa. In parole povere, si tratta di un lavoro certosino, che non lascia nulla al caso.

I cambiamenti: cosa aspettarsi di nuovo

Le migliorie al resto degli elementi sono ancor più marcate, e si parla di oltre 150.000 parole aggiunte ai dialoghi, con una particolare attenzione per Beast, il nano. Per farci un esempio più concreto, dopotutto, i Larian hanno usato proprio il barbuto membro del gruppo, gironzolando per la città di Arx (location primaria del quarto atto) con una squadra da lui capeggiata. Ora, non vogliamo spoilerarvi quale quest fosse quella mostrata - anche perché nella Definitive Edition gli spoiler sono possibili sia per chi non ha giocato il gioco che per coloro che lo hanno completato - ma abbiamo potuto con piacere constatare la presenza di nuove possibilità per la sua risoluzione, derivanti da dialoghi che prima, semplicemente, non esistevano. Questo trattamento lo hanno subito molteplici quest in tutto il gioco, e in più gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire delle missioni e delle sorprese aggiuntive nelle mappe, tra cui una serie di trappole nelle fogne collegate a determinati NPC, e un gran numero di zone segrete aggiuntive.

Tra i tanti smottamenti, persino il finale del titolo è stato modificato per rispecchiare al meglio le scelte fatte dal giocatore e donare una maggior varietà alla fase conclusiva. Non sappiamo ancora come, ma siamo sicuramente desiderosi di provare con mano se effettivamente ci sia stato un balzo di qualità nella narrativa. Per dire, c'è persino una nuova sottotrama legata a uno scoiattolo cavaliere di nome Sir Lorna, che sarà scaricabile come DLC e sembra pensata appositamente per quei fan che ancora sentono la mancanza dell'umorismo del primo capitolo nel suo seguito diretto. Forse non sarà un'aggiunta memorabile, ma è l'ennesima dimostrazione che il team sta cercando di far contenti davvero tutti con questa riedizione.

Comparto tecnico: nemici ancor più cattivi

Giusto per sottolineare ulteriormente quanto lavoro c'è dietro a questa operazione - come se ce ne fosse ancora bisogno - è il caso di descrivere anche alcuni sostanziali cambiamenti legati al gameplay, oltre che al comparto tecnico. Il gioco è infatti stato ribilanciato completamente, con varie modifiche legate agli scudi magici e fisici dei nemici pensati per favorire team misti (molti giocatori esperti si concentravano sul solo danno magico o sul solo danno fisico per avanzare più facilmente nel gioco base, per via della spesso equa distribuzione delle barriere) e alcuni brutali incontri coi boss resi un po' più umani. Occhio però: il gioco non è assolutamente più facile e l'intelligenza artificiale nemica è migliorata parecchio, tanto da rappresentare alla difficoltà Tactician una sfida ancor più brutale rispetto al passato. Per i giocatori più abili è poi stato inserito un ulteriore livello di sfida, calcolato per creare problemi anche a coloro che sono in grado di dar vita a potentissime build in grado di eliminare i boss con un paio di colpi (in Divinity è possibile, vista la sinergia assurda di certe abilità). Non abbiamo osato provarlo, ma siamo sicuri che avrà molto successo con una certa percentuale della community.

Tra le migliorie contenutistiche ci sono poi una nuova fase tutorial iniziale, pensata per spiegare tutti i sistemi con maggior chiarezza, una spassosa modalità arena 1 contro 1 con personaggi fissi selezionabili (presi direttamente dalla serie), alcuni saggi NPC con la tendenza a dare preziosi consigli al giocatore (considerate che la percentuale di quelli che si son resi conto della chance di fondere tra loro i tomi di magia si aggira attorno al 2%, quindi personaggi pensati per dare consigli avanzati sono una necessità) e potenziamenti ad abilità poco usate. Un pacchetto completo che non delude nemmeno dal punto di vista grafico, poiché il titolo viaggia fluidissimo sia su PS4 base che su Xbox One X (la versione Pro non abbiamo potuto testarla), e sulla console più recente di Microsoft vanta una risoluzione 4K nativa che ne migliora notevolmente l'impatto. Funziona alla grande persino la nuova modalità splitscreen, che permette di giocare in cooperativa in locale e sarà presente anche nella versione PC. Lo abbiamo già detto che non è stato lasciato nulla al caso? No perché è il caso di ripeterlo.

La Definitive Edition di Divinity Original Sin II l'abbiamo potuta provare solo per alcune ore, ma sono state sufficienti per comprendere una singola, importantissima verità: i Larian sanno bene quali sono i difetti della loro opera magna, e hanno fatto di tutto per cancellarli dalla faccia della terra. Si tratta chiaramente di una riedizione che non lascia nulla al caso, curata in ogni minimo dettaglio e perfettamente calcolata anche per le console. Insomma, se non avete giocato Divinity Original Sin II, questo è senza dubbio il miglior momento per comprarlo.

CERTEZZE

  • Migliorie numerosissime, specialmente nell'atto quattro
  • Una modalità arena con personaggi fissi, e cooperativa in splitscreen locale
  • Intelligenza artificiale migliorata, scontri e abilità ribilanciati
  • Su console fila che è una meraviglia

DUBBI

  • I bug saranno stati eliminati in toto?